Dario, sul serio? Ancora queste rosse insidiose? Anita contorce le labbra, osservando il mazzo. Te lho detto cento volte: mi piacciono le peonie. Le peonie, capisci? O non mi ascolti proprio? Che cosa ascolti allora?
Dario resta fermo nella soglia. Le guance si tinge di rosa, negli occhi brilla quellespressione colpevole, smarrita, pronta a fare di tutto per vedere quel suo sorriso.
Scusa, amore mio, me lo segno. La prossima volta saranno sicuramente peonie.
Anita posa il mazzo sul tavolo senza nemmeno annusarlo. E le rose erano belle voluminose, bordeaux, con gocce dacqua sui petali
Maria Bianchi ricordava quando la figlia, per la prima volta, lo portò a casa. Alto, spalle larghe, volto aperto e mani screpolate un ingegnere. Dario guardava Anita come se fosse il più grande miracolo del mondo. Francesco Rossi annuì approvante dietro le spalle dellospite: un ragazzo serio, affidabile.
I primi diciotto mesi andarono tutti bene. Dario portava Anita al mare, le regalava gioielli per le ricorrenze e senza, ascoltava pazientemente i racconti infiniti delle sue amiche e dei colleghi. Ma Maria cominciò a notare qualcosa di strano: la figlia parlava di lui con tono condiscendente, a tratti annoiato, persino sprezzante Dario ha portato una torta, sai? Io sono a dieta. Chiama ancora, è come una piaga che non si stacca. Sfogliava i suoi regali come se fossero un tributo, non un gesto daffetto.
Al secondo anno le liti iniziarono. In realtà era Anita a scatenarle, era disperatamente annoiata.
Mi ami davvero? Eh? Mi ami? la domanda le usciva regolarmente, di solito la sera. Non mi sembra così.
Anita, ho passato tutta la giornata
Proprio così! Tutta la giornata da qualche parte, e io qui sola! Forse ti è spuntata unaltra?
Dario si difendeva, spiegava, giurava. Anita rimaneva accaldata per un giorno o due, poi lo perdonava con grazia. Lui portava fiori, il libro che lei desiderava, biglietti per il teatro. Il mondo si riconciliava fino alla prossima discussione.
Gli scuse potevano venire da qualsiasi parte. Non lhai detto. Lhai guardato così. Hai dimenticato il like alla foto. Sei rimasto più a lungo in ufficio. Hai risposto troppo in fretta al messaggio, quindi eri al telefono invece di lavorare. Troppo lentamente, quindi ti sei preso a ignorare.
Basta! Ci lasciamo! quella frase risuonava troppo spesso nella loro vita.
E ogni volta Dario era il primo a chiedere perdono. Anita manteneva la pausa: un giorno, tre, una settimana. Poi si scioglieva di nuovo.
Un giorno Maria chiese cauta:
Anita, tu lo ami davvero? O ti è solo comodo stare con lui?
La figlia sbuffò:
Mamma, che domande! Certo che lo amo. È solo che a volte è insopportabile, non ho più energie.
Cinque anni passarono in quel bizzarro tango: passione litigio rottura riconciliazione. Dario cominciò a ingrigire alle tempie, nonostante non avesse ancora trentanni. Abbassò di peso, sorrideva meno. Ma continuava a resistere. Perché? Maria non sapeva. Forse per speranza, per la fede che un giorno le cose sarebbero cambiate, sarebbero più facili, più calme.
Al sesto anno le fece la proposta.
Lanello era elegante una sottile fascia doro con un piccolo ma puro diamante. Dario si preparò: prenotò un tavolo in un ristorante di buona fama, accordò i musicisti, scrisse persino un discorso su un foglietto che poi, imbarazzato, lesse ad alta voce.
Anita disse sì. Con nonchalance, come se le avessero offerto un dolce al caffè. Non un dolce particolarmente goloso. Ma indossò lanello, ne scattò una foto per i social, chiamò le amiche.
Maria abbracciò il futuro genero con affetto materno:
Dario, sono felice. Davvero, contentissima.
Francesco stringeva la mano:
Benvenuto in famiglia. Ora ufficialmente.
I preparativi del matrimonio partirono subito. Anita si mise al timone: vestito da alta moda, fotografo con portfolio di stelle, orchidee vive sui tavoli. Dario annuiva a tutto, accettava mappe, acconsentiva a ogni capriccio. Voleva che quel giorno fosse perfetto per la futura sposa.
Un mese prima della data fissata tutto crollò.
Ma che cosa è questa? Anita puntò il dito sul menù stampato. Arcobaleno? Davvero hai scelto Arcobaleno?
È cucina eccellente, Anita. Labbiamo provata, ti è piaciuta.
Ti è piaciuta?! Io avevo chiesto Il Giardino Bianco, con terrazza, con vista sul fiume! E tu mi proponi una rosticceria!
Non hanno più posti per noi quel giorno. Ho chiamato, è già prenotato un altro matrimonio.
E allora? Dovevi negoziare! Offrire soldi! E tu semplicemente Anita esplose di rabbia. Basta! Il matrimonio è annullato! Sono stanca!
Gettò il menù a terra e uscì dalla stanza. Lo scenario abituale: lei rimane lì, aspetta le scuse, Dario arriverà, chiederà perdono, lei lo rimprovererà per qualche giorno e poi lo perdonerà. Ma questa volta lui non si scusò. Sembrava semplicemente stanco.
Il giorno dopo Dario venne a prendere le sue cose. Anita lo guardava mentre raccoglieva rasoio, caricabatterie, la felpa dal armadio.
Seriamente? ancora non riusciva a crederci. Te ne vai così? Mi lasci?
Dario chiuse la cerniera, la fissò a lungo con unespressione indefinita.
Sii felice, Anita. Davvero
E se ne andò
Anita aspettò una settimana. Poi due. Il telefono taceva. Nessun messaggio, nessuna chiamata, nessuna visita improvvisa. Apriva più volte la chat con lui il cursore tremava sul campo vuoto ma non scriveva nulla. Lorgoglio la tratteneva. Dario doveva tornare per primo. Sempre il primo a tornare.
Passò un mese.
Forse è ammalato? Anita si aggirava nella cucina di casa. O in trasferta? O chiamo?
Maria, senza dire una parola, mescolava il ragù.
Mamma, dì qualcosa!
Che cè da dire, Anita? Lhai lasciato andare è andato via.
Io non lho lasciato! Io
Cosa?
La figlia rimase in silenzio, incapace di rispondere.
Due mesi dopo, la collega di Anita, Silvia dellamministrazione, lasciò casualmente un commento a pranzo:
Senti, ho visto il tuo Dario ieri. Con una ragazza, una tipa carina, bionda.
Anita lasciò cadere la forchetta.
Con chi?!
Non lo so. Una nuova, a quanto pare. Ridevano, si tenevano per mano era così dolce che mi è venuta la nausea.
Quella sera Anita iniziò a rovistare nei profili social di Dario. Il suo profilo era pubblico laveva già costretto a togliere le impostazioni private. Nessuna foto nuova, ma nei contatti appariva un nome sconosciuto: Caterina Soleri. Profilo ordinato, paesaggi e gattini. Avatar: una giovane donna di venticinque anni con un sorriso dolce.
Anita scorré la pagina fino alle tre del mattino.
Maria vedeva la figlia cambiare. Scomparve la sicurezza, il sorriso beffardo. Anita si assottigliò non nel modo che desiderava, ma in maniera malsana, cadde in un peso anomalo. Sotto gli occhi apparvero occhiaie. Lirritabilità era al limite dellisteria.
È tutta colpa sua! Anita sfogava contro i genitori. Sei anni! Sei anni di vita e così lo lasci! Per una topa… insignificante!
Tu lhai lasciato, ricordò sottovoce Maria.
Non è lo stesso!
Allora in che cosa differisce?
Anita non riusciva a spiegare.
Un anno trascorse veloce e doloroso al tempo stesso. Anita seguiva la vita di Dario tramite lo schermo: ecco loro al barbecue, ecco al concerto di una band, ecco una foto con la scritta Siamo trasferiti!. Un appartamento in comune. Una vita insieme. Tutto quello che lui aveva sognato con lei.
Poi comparve una foto dellanello su un dito femminile. Ho detto sì! didascalia e tre cuoricini.
Maria incappò in quel post per caso, scorrendo il feed. Caterina brillava nella foto. Dario al suo fianco ancora sorridente, occhi vivi. Come prima, prima che la gioia fosse prosciugata a goccia.
Bravo, Dario, pensò Maria. Finalmente.
Nel frattempo Anita provava nuove relazioni. Igor durò quattro mesi finì per una lite sul ritardo al compleanno di unamica. Sergio durò due scappò quando Anita fece una scenata in un ristorante davanti ai colleghi.
Tutti gli uomini sono uguali! accusava il nuovo ex, seduta nella cucina di casa. Inaffidabili, egoisti!
Francesco masticava silenzioso una polpetta. Maria versava il tè, riflettendo su quanto sia strana la vita. La figlia fissava il telefono, scorrendo il feed, tornando sempre a foto di felicità altrui.
Maria sorrise. Era contenta che Dario fosse riuscito a sfuggire alle grinfie di Anita. Sì, era sua figlia. Ma Maria conosceva il carattere della sua bambina.
A una cena di famiglia Anita rimescolò un vecchio disco.
Almeno Dario è stato paziente. Questi loro non possono mai accettare una critica, si offendono subito!
Forse non è colpa loro? ipotizzò silenzioso Francesco.
Papà, di che parli?
Lui scrollò le spalle:
Ecco, è il terzo uomo in un anno che se ne va. Strano caso.
Anita scoppiò:
Quindi è colpa mia, vero?!
I genitori rimasero muti. A volte il silenzio è più eloquente delle parole.
Più tardi, Maria pensava a come spiegare a sua figlia lovvio. Che lamore non è un gioco in cui si può premere allinfinito il pulsante salva e tornare al punto comodo. Che la pazienza non è illimitata. Che le manipolazioni corrodono la fiducia lentamente, come il ruggine che consuma il ferro.
Anita incolpava il mondo dellingiustizia e aspettava un principe sul cavallo bianco qualcuno che sopportasse i suoi capricci per sempre.
Maria asciugò lultima piatto e la ripose nellarmadio. Dalla porta socchiusa vide Anita sul divano, di nuovo incollata al telefono, a scorrere pagine altrui. Sapeva che la figlia aveva visto le foto di Dario e Caterina: volti felici, sguardi innamorati. Anche Maria, di nascosto, seguiva la vita di Dario.
Trenta anni prima, Maria aveva preso per la prima volta tra le braccia la sua piccola Anita e giurato di proteggerla da ogni male. Ma la solitudine la condannò a se stessa. E per essere felice, la figlia dovrà cambiare. O non scoprirà mai cosa significhi essere moglie e madre.




