15 dicembre 2025
Oggi il mio cuore è un pentolone di rabbia. Nessuna delle due nonne vuole andare a prendere Luca dal nido di Via Romana, a Bologna, e io mi ritrovo a dover spendere decine di migliaia di euro al mese per una babysitter. Ho litigato di nuovo con mia madre, Maria Rossi, e nemmeno lidea di chiamare Teresa Bianchi, la suocera, mi passa per la mente.
Diciamo che fortuna è un termine un po forte, perché le due donne che dovrebbero farci da nonne vivono a pochi passi dal nido e, però, rifiutano categoricamente di andare a prendere il nipotino. Io potrei farlo, ma il mio turno finisce alle 18:00 e non riesco a essere puntuale. Il mio compagno, Luca Bianchi, non può sempre farlo perché lavora su turni in una fabbrica di componenti metalliche. Perciò dobbiamo assumere una tata, unondata di spese che sta prosciugando il bilancio familiare, nonostante la presenza dei parenti.
Mia madre lavora fino alle 16:00 in un ufficio a Modena. Quando torna a casa passa sempre davanti al nido, ma la sua vita è al momento tutta incentrata su se stessa: si è appena separata dal patrigno, vuole ritrovare la sua indipendenza, si rilassa con maschere facciali per sembrare più giovane e il fine settimana lo riempie di cinema, mostre darte e cene con le amiche. Prende Luca solo di rado, di solito nei weekend, e sostiene che il rumore del piccolo disturba la sua meditazione. Mi lancia consigli su come crescere il figlio, ma si rifiuta categoricamente di partecipare attivamente, lasciandomi i regali di Natale ma niente di concreto.
La madre di Luca è unaltra storia. Teresa non ha mai lavorato fuori casa, è sempre stata casalinga. Ha quattro figli, con meno di tre anni di differenza fra loro, e Luca è il più grande. Sembra la persona ideale per darci una mano, ma lei insiste che ha già i suoi figli da gestire, mille faccende domestiche, cucinare, pulire, fare il bucato e mettere ordine dopo tutti. I suoi due figli più giovani, un diciottenne e un ventunenne, vivono ormai da soli e non hanno bisogno di aiuti. Un giorno, Teresa è venuta a prendere Luca dal nido, ma si è mostrata furiosa, ha detto che non ha tempo e ha rimproverato me per non essere in grado di farcela da solo. Da quel momento ci ha detto di non contare più sul suo supporto.
Il costo per la cura di Luca è ormai un buco nel nostro bilancio. Mi sconvolge lipocrisia di queste donne che, a Natale, si stringono al piccolo e raccontano quanto lo amano, sfoggiando regali comprati luna per laltra, ma che poi non offrono un gesto pratico di aiuto. Oggi ho dovuto chiamare di nuovo mia madre, implorandola di andare a prendere Luca, perché non abbiamo più soldi per pagare la tata.
Da queste persone non possiamo più aspettarci né sostegno economico né aiuto reale. Anche la suocera dice che i suoi figli mangiano fuori e che tutti i soldi vanno a comprare il cibo. Non riesco a immaginare come usciremo da questa situazione: il nostro stipendio finisce in spese per cibo, vestiti, bollette e la paga della tata.
Ho capito, però, che non posso più affidarmi a chi non è disposto a dare una mano. Devo prendere in mano le redini della mia famiglia, cercare soluzioni alternative e, soprattutto, accettare la responsabilità di essere io il pilastro su cui costruire il futuro di Luca. Questo è il mio insegnamento di oggi: la vera forza non sta nellattesa di un aiuto che non arriva, ma nella capacità di affrontare i problemi con coraggio e iniziativa.





