Diventata la donna delle pulizie
Quando Simonetta annunciò che avrebbe sposato un uomo, suo figlio e sua nuora rimasero talmente basiti dalla notizia che quasi rovesciarono il caffè. Non sapevano proprio come reagire.
Ma sei sicura di voler stravolgere tutto a quest’età? chiese Martina, guardando suo marito come se chiedesse aiuto.
Mamma, ma che ti prende con queste scelte drastiche? sbuffò Luca. Capisco che sei stata sola tanti anni e hai speso la vita a crescermi, ma ora mettersi a fare la sposa è fuori luogo.
Parlate così perché siete giovani, disse Simonetta con calma olimpica. Ho sessantatré anni, nessuno sa quanto resta da vivere, ma ognuno ha diritto alla sua felicità a qualsiasi età.
Almeno non correre a firmare i documenti, cercava di convincerla Luca. Questo Giorgio lo conosci da quattro gatti di tempo e già vuoi cambiare tutto.
Alla nostra età il tempo corre, meglio non sprecarlo, ribatté Simonetta. E cosa cè da sapere ancora? È di due anni più grande, abita con la figlia e la sua famiglia in un trilocale, prende una buona pensione, ha la villetta al lago.
E dove pensate di stare? domandò Luca, sempre più confuso. Noi viviamo insieme, pure lo spazio non è che abbondi.
Non fate gli allarmisti, Giorgio non ha pretese sulle nostre mura. Andrò io a vivere da lui spiegava Simonetta. L’appartamento è spazioso, con sua figlia ho fatto amicizia, sono tutti adulti, non cè motivo per litigi e drammi.
Luca era agitato, Martina cercava di fargli accettare la scelta della suocera.
Forse siamo solo egoisti? rifletteva lei. Ci fa comodo che tua mamma ci aiuti, spesso sta con Carlotta, ma ha diritto a rifarsi la vita. Ora che può, è solo giusto lasciarla libera.
Vabbè, se si limitassero a convivere! Ma il matrimonio? protestava Luca. Non ci mancano la suocera vestita da sposa e la festa con i quiz di gruppo.
Saranno all’antica, magari si sentono più sicuri così, cercava motivi Martina.
Simonetta si sposò col suo Giorgio, che aveva conosciuto per caso alla posta, e presto si trasferì nel suo appartamento. Allinizio tutto procedeva alla perfezione, la famiglia la accettò, il marito era gentile, e Simonetta cominciò a pensare che forse aveva davvero trovato la sua felicità, tanto vale godersi la vita. Solo che piano piano le mansioni familiari iniziarono a crescere come il lievito della pizza.
Ma non potresti preparare lo spezzatino per cena? suggerì Ivana, la figlia di Giorgio. Io avrei anche cucinato, ma il lavoro mi mangia anche il tempo libero, e tu invece di tempo ne hai a palate.
Simonetta capì al volo e si ritrovò presto ad occuparsi di cucina, spesa, pulizie, bucato e pure gite alla villetta al lago.
Ora che siamo sposati, la casa al lago è anche tua, proclamò Giorgio. Ivana e il marito non hanno tempo, la nipotina è piccola, tutto resta a noi due.
Simonetta non faceva storie, anzi le piaceva stare in una famiglia grande e attiva, dove la collaborazione era un valore. Col primo marito, nemmeno a parlarne: pigro, furbacchione, e alla fine era sparito quando Luca aveva dieci anni. Da quel giorno erano passati ventanni e nessuno sapeva più nulla di lui. Ora invece tutto sembrava funzionare e le fatiche non pesavano.
Mamma, ma che lavoratrice da giardino sei tu? commentava Luca, tra il serio e il faceto. Dopo ogni gita, sarà un miracolo se la pressione non ti sale alle stelle! Ma ti serve davvero?
Certo che mi serve! Mi piace! ribatteva Simonetta, da pensionata tosta. Con Giorgio raccoglieremo un sacco di pomodori, finocchi e carciofi e ve li porteremo tutti!
Solo che cerano dei dubbi: nessuno li aveva invitati mai, neanche per conoscersi. Luca e Martina invitavano Giorgio, lui prometteva, ma poi scusava sempre la mancanza di tempo, di energie, di probabilità cosmiche. Alla fine avevano lasciato perdere, accettando che la nuova famiglia non avesse tutta questa voglia di parentela. A loro bastava sapere che la mamma era felice.
Simonetta inizialmente ci si trovò bene, era una gioia occuparsi delle faccende. Solo che, giorno dopo giorno, le richieste aumentavano. Giorgio appena arrivato alla villetta si aggrappava la schiena, lamentando dolori al cuore. La solerte moglie lo stendeva sul divano, e poi lei spalava rami, rastrellava foglie, buttava limmondizia nella buca.
Ancora il minestrone? storceva il naso Antonello, il genero di Giorgio. Labbiamo mangiato ieri, oggi pensavo qualcosa di diverso.
Non sono riuscita a cucinare altro e non sono neanche passata dal supermercato, si giustificava Simonetta. Ho lavato tutte le tende e rimontato, ero a pezzi e mi girava la testa, mi sono anche sdraiata dieci minuti.
Capisco, però il minestrone mi annoia, scuoteva la testa Antonello.
Domani Simonetta ci farà una cena coi fiocchi! interveniva subito Giorgio.
E il giorno dopo, effettivamente, Simonetta stava tutto il pomeriggio in cucina, e la sera si trovava i piatti vuoti dopo mezzora. E poi puliva. E poi puliva di nuovo. Figlia e genero trovavano sempre qualcosa che andava storto, e Giorgio si metteva dalla loro parte, scaricando la colpa sulla moglie.
Non sono mica una ragazzina, anchio mi stanco e non capisco perché devo fare tutto da sola! sbottò dopo una delle solite lamentele.
Sei mia moglie, devi controllare lordine della casa, ricordava Giorgio.
Come tua moglie ho il diritto di avere diritti, oltre alle doveri, si commosse Simonetta.
Poi si riprendeva, tornava a occuparsi di tutti e tentava di ricreare un clima carino, ma una volta le saltarono proprio i nervi. Quella sera Ivana e Antonello dovevano uscire con gli amici e volevano lasciare la bambina a Simonetta.
La piccola può rimanere con il nonno o venire con voi, perché io stasera vado dalla mia nipotina spiegava Simonetta.
E chi lo dice che dobbiamo adattarci ai tuoi piani? sbottò Ivana.
Nessuno lo dice, però neanche io sono obbligata a tutto, ribatté Simonetta. Oggi è il compleanno della mia nipotina, ve lho detto anche martedì. Non solo avete ignorato la cosa, ma ora volete pure trattenermi qui.
Non si fa così, davvero, diventò rosso Giorgio. Ivana si trova con i programmi stravolti, tua nipote è piccola, puoi festeggiare domani.
Si può anche andare da mia figlia ora, oppure tu resti con tua nipote finché torno, Simonetta mostrava polso.
Lo sapevo che questo matrimonio non avrebbe portato a nulla di buono, sibilò Ivana. Non cucina granché, tiene la casa così così e pensa solo a sé stessa.
Dopo tutto quello che ho fatto qui, pensi davvero così? chiese Simonetta al marito. Sii sincero: volevi una moglie o assumevi una colf?
Ora sei tu a fare il dramma e a farmi passare per cattivo, Giorgio balbettava, Non iniziare un casino.
Eh, vorrei solo una risposta onesta insisteva Simonetta.
Se parli così, fai come vuoi, ma in casa mia il lavoro si rispetta, si impettiva Giorgio.
E allora mi licenzio! tuonò Simonetta, si mise a fare su le sue cose e salutò.
Mi riaccettate la nonna che non sta mai ferma? si presentò con la borsa e il regalo per la nipotina. Sono stata moglie, sono tornata, non me lo chiedete per favore, accettatemi e basta.
Ma certo! corsero Luca e Martina. La tua stanza ti aspetta, siamo contenti che sei tornata.
Contenti e basta? voleva sentirsi dire quelle parole giuste.
E cos’altro si può essere contenti di una persona di famiglia? ribatteva Martina.
E lì Simonetta lo capì: non era mai stata una serva. Aiutava, sì, si occupava della nipote, ma suo figlio e sua nuora non avevano mai preteso, non lavevano mai stravolta. Lì era solo la mamma, la nonna, la suocera e parte del nucleo, non la donna delle pulizie. Simonetta rimase con loro, fece domanda di separazione al Comune e si impose di lasciarsi alle spalle quella parentesi stramba.




