Restituisci le chiavi di casa nostra

Guarda, io e papà abbiamo già deciso, disse Lucia, sovrapponendo la mano a quella del figlio. Vendiamo la casa al mare. Ti diamo quarantamila euro per lanticipo del mutuo. Basta vivere tra gli affitti, è ora che abbiate qualcosa di vostro.

Matteo rimase fermo, la tazzina di caffè sospesa a metà strada tra tavolo e bocca. Martina, la sua compagna, smise di masticare: un pezzo di torta rimase inchiodato sulla forchetta.

Mamma, che stai dicendo? Matteo appoggiò piano la tazzina. Quale casa al mare? Ci andate ogni estate…
Ce ne faremo una ragione. Gigi, spiegalo tu.

Il padre, che fino a un attimo prima armeggiava sulle fette di crostata con la marmellata di arance, sollevò lo sguardo.

Tua madre ha ragione. Quella casa avrà quarantanni ormai. Il tetto perde, la recinzione è marcia. È solo una fatica, figlio mio. E voi non avete una casa.

Papà, ce la facciamo da soli, Matteo scosse la testa. Ancora due anni, forse tre…

Tre anni! Lucia alzò le mani sconsolata. Tre anni a saltare tra affitti, e con un bambino in arrivo? Martina, almeno tu dimmi qualcosa!

Martina guardò prima il marito, poi la suocera, senza sapere cosa dire.

Lucia, sono tanti soldi. Non possiamo accettarli così…

Ma certo che potete, tagliò corto Lucia. Non se ne parla più. Ho già sentito il notaio, sabato ci vediamo per i documenti.

Matteo stava per ribattere, ma Lucia fu più veloce.

Figlio mio, noi non siamo più giovani. Tuo padre è dal medico ogni mese per la pressione, tra un anno ne faccio sessanta. Che ce ne facciamo di quella casa? Per piantare pomodori? Li compro dai coltivatori al mercato. Preferisco che mio nipote cresca in una casa vera, di proprietà, capisci?

Cala il silenzio. Martina strinse la mano di Matteo sotto il tavolo. Lui si passò una mano sul viso, come sempre quando non sa cosa rispondere.

Mamma… Vi restituiremo ogni euro, piano piano, ma restituiremo tutto.

Lascia perdere, Gigi fece un gesto Non importa. Limportante è che la piccola abbia lo spazio per gattonare.

Un mese e mezzo dopo la casa al mare era venduta. Lucia si occupò personalmente dei documenti, contò i soldi e trasferì quarantamila euro al conto di suo figlio. Dopo altri tre mesi Matteo e Martina si trasferirono in un bilocale nuovo, al nono piano di via dei Lilla, con la finestra che dava sul parco.

Alla festa di inaugurazione cerano almeno quindici persone. I genitori di Martina portarono stoviglie, le amiche regalarono asciugamani, i colleghi di Matteo si misero insieme per regalare la macchina da caffè. Lucia girava tra le stanze, sfiorava i muri, apriva gli armadi, scuoteva la testa chi sa se per approvazione o valutazione, non si capiva.

Verso sera, quando ormai tutti vagavano sparsi per casa, Lucia fermò Matteo in corridoio.

Matteo, due parole soltanto.

Lo portò vicino alla porta dingresso, fuori dalla portata degli altri.

Dammi la chiave.

Matteo non capiva.

Quale chiave?

Quella di casa. La copia di riserva. Non si sa mai, abbassò la voce Lucia. Siamo noi che vi abbiamo aiutato, capisci. Se succede qualcosa, almeno possiamo entrare. In Italia è normale, sai? Tutti i genitori hanno la chiave di casa dei figli.

Matteo si sentiva a disagio, si vedeva che voleva dire di no ma non trovava le parole. O magari non ci riusciva.

Mamma, ma e Martina?

Che centra Martina? Non sarà mica contraria? Lucia strinse gli occhi. Dopo che avete la casa grazie a noi, non volete darmi una chiave?

No, non è questo

Allora basta, su. Non fare come i bambini.

Matteo si rovistò in tasca, prese il mazzo di chiavi. Scelse quella nuova, ancora lucida.

Eccola.

Lucia la prese, la girò tra le dita, la mise nel suo mazzo tra la chiave di casa e quella del box. Si sentì il tintinnio del metallo.

Bravo, gli diede una pacca sulla guancia. Dai, mangiamo il dolce, che altrimenti sparisce tutto.

Fu una bellissima serata.

…Qualche settimana dopo, Lucia toccava il velluto delle nuove federe con attenzione. Le aveva scelte di un bel giallo senape, calde e accoglienti, perfette per il divano grigio di Martina. Ne aveva presa anche una terracotta. Già si immaginava le coperte, il plaid che aveva adocchiato pochi giorni prima.

Sul tram, Lucia stringeva la busta tra le braccia. Fuori passavano cortili, parchi giochi, auto parcheggiate. Via dei Lilla, arrivata.

Landrone aveva ancora odore di vernice fresca, la palazzina era stata ristrutturata da poco. Lucia salì al nono piano, cercò la chiave giusta, aprì la porta.

Silenzio. Casa vuota.

Lucia si tolse le scarpe, andò in soggiorno. Il divano era spoglio, triste. Sistemò le federe nuove, si allontanò di un passo, valutò leffetto. Perfetto. Unaltra atmosfera.

Ma vide subito la polvere sulla mensola, e una tazza sporca sul davanzale. Lucia scosse la testa, ma non toccò niente. Non era ancora casa sua. Ancora.

La sera, verso le nove, squillò il telefono.

Mamma, sei venuta da noi?

La voce di Matteo stranamente tesa.

Certo! Hai visto le federe nuove? Sono belle, vero?

Mamma pausa Sarebbe meglio avvisare. Martina è tornata e non si è ritrovata con le cose spostate, le federe

Le federe Lucia sbuffò. Sono costate venticinque euro luna. E di pure a Martina che dovreste pulire un po di più. Cè polvere dappertutto, e le tazze sono sporche. E il frigorifero lho visto mezzo vuoto. Ma mangiate abbastanza? Abbiamo dato dei soldi, non per vivere da studenti.

Mamma, la prossima volta avvisaci, ok? Basta una chiamata

Oh Matteo, Lucia alzò gli occhi al cielo, anche se non poteva vederlo Va bene, ora devo andare, tuo padre mi chiama.

E riattaccò senza salutare.

Dopo una settimana portò un set di lenzuola buone, di raso. Martina era in casa, ma sotto la doccia Lucia sentiva scrosciare lacqua. Lasciò il pacchetto sul letto e se ne andò, senza biglietto. Che senso aveva? Capiscono lo stesso.

Tre giorni dopo, portò un set di pentole. Quelle che avevano loro, cinesi e rovinate, non si potevano proprio vedere.

Sabato vennero Matteo e Martina a cena. Mangiarono ravioli, chiacchierarono del tempo e dei lavori in corso da quelli sopra. Tutto educato, formale, scialbo.

Martina posò la forchetta.

Lucia

Eh?

Ci sarebbe una cortesia Martina esitò, guardò il marito. Potresti chiamare prima di venire? Così, solo per sapere.

Lucia si asciugò le labbra, lentamente.

Martina, vi abbiamo dato quarantamila euro. Lo sai quantè? Ho tutto il diritto di venire quando voglio. E quella, tra parentesi, è anche casa nostra.

Mamma Matteo cercò di intervenire.

Cosa cè? Ho torto?

Silenzio. Gigi scavava tra i ravioli, come se non sentisse nulla.

Grazie per la cena, Martina si alzò Matteo, andiamo.

Si raccolsero di fretta. Salutando, sorridevano con delle espressioni storte, forzate. Lucia richiuse la porta, tornò in cucina a sparecchiare. Qualcosa le fece avvicinare la finestra, proprio mentre loro lasciavano il portone.

La finestra era aperta. La voce di Martina arrivò chiara e tagliente:

o restituiamo questi soldi, o divorzio. Io non ce la faccio più.

Lucia rimase immobile con il piatto in mano.

Soldi? Quali soldi?

Sotto, Matteo rispose qualcosa, ma non si sentì. Una portiera sbatté, il motore partì.

Lucia mise il piatto nel lavandino, piano.

No, questa cosa non le piaceva per niente.

Pochi giorni dopo, Lucia girò la chiave nella serratura, spinse la porta e quasi si scontrò con Matteo, che sembrava aspettarla. Martina sbucò dalla cucina, asciugandosi le mani.

Ah, siete a casa, Lucia si ricompose subito Vi ho portato

Mamma, aspetta.

Qualcosa nella voce di Matteo la fermò. Lui tirò fuori una busta dal taschino interno del giubbotto.

Voglio darti una cosa.

Lucia la prese meccanicamente, guardò dentro e quasi non si reggeva in piedi.

Soldi. Tanti.

Che cosè?

Quarantamila euro, Martina si avvicinò al marito. Abbiamo acceso un prestito.

Un prestito? Lucia la guardò Siete impazziti? Perché?

Perché non vogliamo essere obbligati, Martina non abbassava più gli occhi, parlava diretta e sicura. Lucia, siamo stanchi. Di visite improvvise. Di controlli. Di vederti entrare quando vuoi e rovistare tra le nostre cose.

Non rovistavo! Portavo solo federe, lenzuola, pentole!

Mamma, Matteo mise una mano sulla spalla di Martina Cambiamo la serratura domani. Il fabbro viene.

Lucia batté le palpebre. Ci mise un po a capire.

La serratura?

Sì. Non avrai più la chiave.

Un silenzio caldo e denso piombò tra loro. Lucia guardava il figlio, poi Martina, poi ancora lui. Un nodo le strinse la gola, il viso arrossì.

Siete ingoiò le parole Siete meschini. Meschini e ingrati. Abbiamo venduto la casa per voi! E mi buttate fuori come fossi una ladra!

Non ti stiamo buttando fuori, Martina non indietreggiò Ti stiamo solo chiedendo di lasciarci vivere.

Lucia strinse il mazzo di chiavi in tasca. Le dita intorpidite.

Matteo, davvero permetti che ti parli così?

Matteo abbassò il capo, poi guardò sua madre negli occhi.

Mamma. Abbiamo deciso insieme.

Senza salutare, Lucia uscì di scatto.

Per tutta la strada verso casa, Lucia si ripeté mentalmente cosa avrebbe detto a Matteo quando sarebbe tornato con le scuse. Ci avrebbe messo un giorno, massimo due. Poi si sarebbe reso conto di aver esagerato.

Passò una settimana. Il telefono non squillava.

Lucia pensò di chiamare lei stessa, ma ogni volta esitava, posava la cornetta. No. Devono prima venire loro. Che si scusino. Sono madre, in fondo. Non voleva male a nessuno.

Dopo un mese, a cena, Gigi le chiese se si fossero riappacificati. Lucia alzò le spalle, cambiò discorso.

Dopo due mesi non saltava più ad ogni suono.

Dopo tre, capì tutto.

Il figlio non avrebbe mai chiamato. Né domani, né tra una settimana, né tra un anno.

Lucia era seduta in cucina, guardando il mazzo di chiavi. Casa sua, il box. In mezzo quella che apriva la porta dellappartamento di via dei Lilla.

Voleva davvero aiutare. Cuscini, pentole, lenzuola era solo affetto, no? In Italia si fa così: i genitori aiutano, i figli ringraziano, tutti contenti.

Ma da qualche parte si era rotto qualcosa. E Lucia, per quanto rivoltasse pensieri, parole, visite, non riusciva a capire dove.

Forse non voleva nemmeno capirlo.

Ma ormai era tardi per mettere a posto.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

three + eight =

Restituisci le chiavi di casa nostra