I miei sogni di diventare una cantante famosa sono stati soffocati dai miei genitori, che vedevano questa ambizione solo come un passatempo frivolo. Tuttavia, non hanno colto un dettaglio fondamentale.

În timp ce la parrucchiera mi sistemava i capelli con una cura degna de una scultura di Michelangelo ci siamo buttate in una conversazione che, per me, aveva il peso di un piatto di lasagne. Da tempo mi scervellavo se mandare o meno la mia bambina, Benedetta, a una scuola di musica. Due erano i grandi ostacoli: il dover comprare un pianoforte (mica una fisarmonica!) e la responsabilità di trascinarla tra lezioni e aiutarla con ogni nota. Daltro canto, la mia Benedetta aveva una voglia matta di suonare; era convinta che sarebbe stata la nuova Mina.

Durante il taglio, la parrucchiera, Lucia Bianchi una donna con più storie delle puntate di un teleromanzo ha condiviso la sua esperienza: Sono nata a Pienza, un paesino dove le uniche musiche erano le campane e il vociare delle signore sotto casa. Da piccola ero affascinata dal canto e cercavo di esercitarmi ovunque: cori, gruppi parrocchiali, persino con la maestra di musica che sembrava uscita da un film di Fellini. Mi sono dedicata anima e cuore, imparando perfino a prendere a martellate il pianoforte, che era più vecchio della nonna.

Sapevo che la musica era la mia strada tutti mi dicevano che avevo una voce da brividi, in senso buono. Ma nella nostra città, leducazione musicale era una chimera. Quando avevo nove anni, alle elementari, un gruppo di signori è venuto in classe: ci hanno fatto battere le mani e poi hanno scelto alcuni di noi per cantare. Tre sono stati portati in aula magna tra cui io e ci hanno fatto suonare, cantare melodie, indovinare le note. È passato tanto tempo, quasi mi ero dimenticata. Poi, un giorno, mia mamma ha trovato una busta nella cassetta della posta con su scritto, a lettere rosse e grassottelle, DOMANDA”. Ero lunica della scuola ad essere scelta per una prestigiosa scuola musicale a Roma.

La scuola copriva tutte le spese non serviva manco un euro! Ma il trasferimento nella capitale non è stato accolto con entusiasmo: i miei genitori, Enrico e Silvana, lavoravano in fabbrica e consideravano la musica roba da perditempo. Meglio un lavoro vero! mi dicevano, Lascia stare le illusioni, trova qualcosa di stabile. Per un anno ho continuato a ricevere inviti ogni due mesi, poi, come il caffè dopo cena, sono spariti. In quel momento ho capito che qualcosa in me si era incrinato: il sogno della musica si era spento, la scuola non mi diceva più niente. Poi, alla mia quattordicesima ricerca di compleanno, riapparve una speranza: un famoso direttore e compositore cercava una nuova voce femminile. Tra tante candidate, scelse me io, proprio io!

Sentivo le ali dellopportunità spalancarsi il talento era rimasto! Peccato che sono riuscita a partecipare solo a un paio di prove, prima che i miei genitori scoprissero tutto e mi vietassero di frequentare quei musicanti, preoccupati che mi portassero chissà dove. Così finì il mio sogno musicale. Poi, ho mollato gli studi, mi sono infilata in compagnia di amici allegri fumatori, bevitori, un po come si faceva da noi pensavo fosse normale. La maggior parte dei miei coetanei faceva così: era la dolce vita di provincia. Ho appena finito le medie e sono entrata al liceo, ma la mia vita continuava a scivolare verso il basso. Ancora oggi, ogni invito ricevuto è custodito nel cassetto dei ricordi di mia madre, nascosto tra le foto dei tempi belli. Spesso li tira fuori, li legge, fa un sospiro e li rimette, come a dire: magari, in unaltra vita ha fatto la cantante!Mi sono alzata dalla poltrona con la testa leggera e il cuore pesante. Guardando Benedetta, che armeggiava con il telefono imitando le star, ho capito: i sogni non vanno messi nel cassetto. Ho ringraziato Lucia, e mentre mi sistemava lultimo ciuffo, mi ha sorriso: Se vuoi che Benedetta impari a volare, apri la finestra, non la porta del cassetto.

Quella sera, ho abbracciato la mia bambina più forte. Le ho detto che, se davvero voleva la musica, ci avremmo provato insieme, pianoforte o no. Forse cucineremo più spesso lasagne con meno carne, forse correrò tra spartiti e pizzichi di note, ma ci proveremo. Perché i sogni crescono come capelli: se li lasci andare, si annodano, ma se li coccoli, diventano una bellezza.

Lucia, chiudendo il negozio, si è voltata verso di noi: La musica non si spegne mai. Può cambiare stanza, ma rimane accesa. In quel momento, ho sentito che mio desiderio di dare a Benedetta la possibilità di cantare non era solo un regalo per lei, ma anche il modo di far cantare una parte perduta di Lucia, e forse, di tutte le madri che hanno dovuto chiudere una finestra troppo presto.

Benedetta mi ha preso la mano, ridendo. Mamma, posso essere Mina anche con un pianoforte usato? Gli occhi di Lucia si sono illuminati: La voce, tesoro, è sempre nuova.

E così, tra una ciocca ben fatta e una nota stonata, abbiamo deciso: la musica non aspetta, è pronta, basta ascoltarla.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

3 × 4 =

I miei sogni di diventare una cantante famosa sono stati soffocati dai miei genitori, che vedevano questa ambizione solo come un passatempo frivolo. Tuttavia, non hanno colto un dettaglio fondamentale.