Ha rifiutato di portare le piantine alla suocera con la sua nuova auto e ora è considerata una catti…

Marina Ferri, guardando il nuovo crossover scintillante al sole di primavera, sentiva il cuore battere come in un sogno. Lorenzo Bianchi, in piedi nella porta aperta, le sorrideva imbarazzato.
Martina, ma sei così stramba! Sono solo pomodori, non mordono le disse, mentre il vento accarezzava la carrozzeria nuova di zecca.

Marina inspirò profondamente, sfiorando il volante di pelle ancora profumato di fabbrica. Quellauto era il suo desiderio più caro: tre anni di risparmi, vacanze annullate, un cappotto logoro per comprare, senza mutui né aiuti del marito. Il cruscotto era di un beige latte, quasi irreale. Sapeva che era un lusso superfluo, ma laveva persa così a lungo che ora la desiderava con la stessa intensità di unonda che vuole infrangersi sulla spiaggia.

Solo quattro giorni dopo lacquisto, la mamma di Lorenzo, la signora Caterina Bianchi, gli chiedeva di portare le piantine in vaso al suo paese.
Lorenzo, guarda linterno, è beige. Le tue piantine sono terra, acqua e dei sacchetti di kefir che perdono sempre. Non lo faccio. disse Marina, cercando di mantenere la calma mentre lacqua ribolliva dentro di lei.

Possiamo proteggere tutto! implorò Lorenzo. Mamma ha già imballato. Mettiamo giornali, sistemiamo nel bagagliaio. Non è necessario chiamare un camion per dieci scatole. Sarebbe una vergogna per te, sai? Per Caterina quei pomodori sono come figli. Da febbraio li accudisce.

Marina chiuse la portiera con delicatezza, il riflesso del sole sul cofano bianco come neve.
Dieci scatole? chiese. Il weekend scorso parlavi di «un paio di scatoline». Da dove escono dieci?

Ci sono anche peperoni, melanzane, petunie Lorenzo, ti prego. Il generatore della mia auto è rotto, sai, è in officina. La stagione è in pausa, la mamma è in panico, dice che le piantine crescono troppo in fretta. Se non le portiamo oggi, scoppierà una lite che durerà un mese.

Una lite non è il problema, è la macchia sul mio nuovo interno tagliò Marina. Chiama un taxi. Girocamion o un furgone. Pago io.

Non capisci abbassò la voce Lorenzo, guardando le finestre al piano di sopra dove viveva sua madre. Caterina non affiderà le piantine a un tassista. Lei penserà che le rovinerà, che le farà cadere sui dosso. Deve essere noi, con amore, capisci?

Marina lo osservò. Lorenzo, trentotto anni, sembrava un ragazzo di scuola che temeva più la rabbia della madre che una guerra nucleare.
Va bene cedette, sentendo il rimorso perla sua. Ma con una condizione: tutto solo nel bagagliaio, niente vasi nel salone. Controllerò io ogni scatola, il fondo deve essere asciutto. Capito?

Capito! Sei la migliore! baciò Lorenzo la guancia e corse verso lascensore. Subito, scarichiamo tutto!

Marina rimase ad attendere, il cuore in subbuglio. Conosceva Caterina da sette anni; era una tempesta di buona volontà, capace di nutrire con dolci ricci, intrecciare maglioni spinosi e arrabbiarsi se non li indossavano. Il suo giardino era un tempio sacro.

Dieci minuti dopo, la porta dellascensore si aprì. Lorenzo arrivò indietro, trascinando una scatola di cartone gonfia dacqua, dai lati spuntavano steli di pomodoro avvolti in stracci. Dietro di lui comparve Caterina, con due secchi di plastica colmi di verde.

Attento, Lorenzo, non inclinare! ordinò la suocera. Sono i «Cuori di Bue», varietà pregiate! Mari, apri il bagagliaio, vedrai che le mani di tuo marito sono occupate!

Marina premé il pulsante sul telecomando; il coperchio del bagagliaio scivolò lentamente verso lalto.

Signora Caterina, buongiorno. Che cosè questo? indicò la scatola. Il fondo è bagnato.

Che bagnato? Lho annaffiata al mattino, così non si seccano in strada! Quale caldo cè fuori!

Lorenzo, con trepidazione, infilò la scatola. Un’ombra scura di umidità si diffuse sul tappeto di pelliccia nuovo, comprato apposta per proteggere la superficie.

Ferma! gridò Marina. Tolgi la scatola!

Che succede? chiese Caterina, fermandosi con un vaso in mano.

Sta perdendo! Avevo chiesto un fondo asciutto! Lorenzo, è terra e acqua!

Una goccia qua e là, niente di grave sbuffò la suocera. È solo terra, non petrolio. Si asciuga, la spazzoli via. Lauto è fatta per trasportare, non per pulire la polvere.

Non è una «Zhiguli», replicò Marina, cercando di restare fredda. E non porto letame. Dobbiamo mettere una pellicola impermeabile. Ce labbiamo?

Pellicola? Pensavo fossero giornali esitò Lorenzo. Ma i giornali si inzuppano in un minuto!

Serve una pellicola spessa, un telo resistente! protestò Caterina, stringendo i denti. Ho messo il telo sul capanno, ma adesso ci mettiamo

A quel punto uscì dalla porta la vicina di Caterina, la signora Valentina, con un cagnolino piccolino al guinzaglio.

Oh, Caterina! Stai andando alla fattoria? chiacchierò la vecchietta. E questa è la nuora tua? Ha comprato la macchina? Che ricca…

Sì, Valentina, stiamo per partire rispose Caterina a voce alta. La macchina è nuova, ma serve una trattoria, non un camion. La nuora ha paura di mettere i pomodori nel bagagliaio.

Marina sentì il colore del viso riempirsi di rosso; era la classica mossa della suocera: chiamare in causa la comunità per far vergognare.

Lorenzo, vai al negozio dietro langolo, compra una pellicola resistente sussurrò Marina tra i denti.

Perché spendere soldi? sbuffò Caterina. Ho una vecchia tenda da doccia, la porto subito.

Mentre Caterina cercava la tenda, Lorenzo cambiau piede, agitato.

Marina, aspetta. Sistemiamo e partiamo. Sono quaranta minuti di viaggio.

Lorenzo, vedi quante scatole? indicò Marina la colonna di scatole, barattoli e pacchi. Non entrerà tutto nel bagagliaio, neanche se calpestiamo.

Possiamo mettere qualche cosa sul sedile posteriore. Mettiamoli sui piedi.

No. Ho detto no. Il tappeto è beige, non vuole sporcarsi.

Caterina tornò con la tenda gialla, appiccicosa e puzzolente.

Ecco, buona e solida! Mettiamola, Lorenzo.

Pussero la tenda, sistemarono i sacchi, infilavano le scatole di cartone bagnato. Solo cinque scatole entrarono nel bagagliaio; il resto rimaneva fuori, con secchi, picconi, una valigia enorme di cose della suocera.

Il resto lo mettiamo nel salone disse Caterina, asciugandosi il sudore con il dorso della mano. Apri la porta laterale, Lorenzo.

Nel salone non è permesso, intervenne Marina, chiudendo la porta laterale con decisione.

Come è impossibile? protestò Caterina, stringendo le braccia. Dove devo metterla? Sul tetto? Ho coltivato questi peperoni per tre mesi! Sai quanto costano i semi?

Ti avevo proposto il furgone, ribatté Marina. Non lo farò.

Taxi! È una truffa! Ma un tassista non rispetterà le piantine! Lui le farà schiacciare, le getterà via! urlò Caterina. Metterò le piantine sui miei piedi e le proteggerò con le mani!

Lorenzo intervenne: Marina, davvero hai chiesto di non sporcare lauto?

Sì, lho chiesto, confermò. E adesso vuoi che sparga la terra sul pavimento?

Caterina afferrò una scatola di succo, la tagliò a metà, e il fondo di terra scivolò via, cadendo sui mocassini bianchi di Lorenzo e sul bordo della porta del conducente. La terra nera, umida, si sparse sui pantaloni grigi di Marina.

Un silenzio teso avvolse la scena.

Marina guardò i suoi pantaloni, poi il bordo dellauto, poi la suocera.
Oh balbettò Caterina. È colpa tua! Se avessimo apertamente messo tutto, non sarebbero saltate le cose!

Marina si alzò, girò la chiave e accese il motore.
Marina? chiese Lorenzo, immerso nella terra. Dove vai?

Verso lautolavaggio rispose lei, alzando la voce dal finestrino aperto. Chiamate il taxi, il furgone o anche lelicottero. Non trasporterò più piantine.

Ti lasciamo qui con le cose? protestò la suocera. Come fai a vivere così!

Basta, fu lunica risposta di Marina, fredda come il ghiaccio. Ho offerto di pagare il trasporto, voi lo avete rifiutato. Risolvete voi il problema.

Spostò lauto, la lasciò al centro del cortile con Lorenzo e Caterina in mezzo a scatole, secchi e terra sparsa. Nel retrovisore vide Caterina agitare le braccia, lanciare parole incomprensibili, mentre Lorenzo abbassava le spalle.

Marina guidò verso lautolavaggio. Il giovane addetto, con un sorriso comprensivo, la salutò:
Contadini? chiese.
Quasi, sospirò Marina.

Mentre lauto veniva pulita, il cellulare vibrava incessante: chiamate di Lorenzo, messaggi di Caterina. Marina lo mise in silenzioso.

Ritornata a casa, si versò una tazza di tè, guardò fuori dalla finestra. Lorenzo era sparito da quattro ore. Immaginava la scena: i due nel cortile a raccogliere la terra, il taxi che arrivava, la suocera a inveire contro il figlio per la scelta della moglie.

Lorenzo tornò tardi, sporco, con lodore di terra. Si avvicinò alla cucina, bevve un bicchiere dacqua e disse:
Basta, non ti piace? La mamma ha avuto pressione, ha preso il Corvalol.

Hai chiamato il taxi? chiese Marina, serena.
Sì, Girocamion. È arrivato in venti minuti, ha caricato tutto, è andato via.

Vedi? Nessuno è morto e lauto è pulita.

Mari, non è questione dellauto! sbatté Lorenzo il bicchiere sul tavolo. È la relazione! Hai mostrato a tua suocera che la tua macchina vale più di una persona. Ha detto che i suoi piedi non entreranno più in casa nostra.

È una sua scelta, Lorenzo. Ho proposto il taxi subito, ero pronta a pagare. Lei voleva costringermi a portare terra in un salone beige. Perché? Per dimostrare il suo potere?

È anziana, ha le sue stranezze! Potrebbe concedersi un po di flessibilità!

Non voglio cedere dove mi danneggia, rispose Marina, alzandosi. Rispetto tua madre, ma esigo rispetto per me e per la mia auto. Se volesse che la portassi in ospedale, lo farei senza esitazione. Ma caricare letame, terra, sacchetti di patate su questauto è assurdo. Non parteciperò più.

Lorenzo rimase in silenzio, fissando la finestra. Poi, con un sospiro pesante, disse:
Metà delle piantine è morta, quella che è caduta. E nel bagagliaio, unaltra scatola si è rovesciata. Credo che dovremo farla pulire a secco.

Marina chiuse gli occhi.
Ti avevo avvertito.

Sì, confermò Lorenzo. Chiamerai la suocera domani? Una scusa, solo per la forma? Il suo compleanno è vicino

Non mi scuserò, rispose Marina. Non ho nulla da chiedere scusa. Ho difeso i miei limiti. Se vuole parlare, sono disponibile. Ma non trasporterò più terra, vecchi divani, sacchi di patate nella mia auto. Punto.

Le due settimane successive furono un silenzio gelido. Caterina non chiamò più, ma al telefono lamentava a Lorenzo una serpente che aveva riscaldato. Marina rimaneva ferma. Ogni volta che entrava nel suo salone chiaro, sentiva di aver fatto la scelta giusta.

Sabato Lorenzo la chiamò per andare alla campagna.
Vieni? chiese, senza grandi speranze. La fragola è pronta, la mamma sembra più tranquilla.

Marina rifletté. Nascondersi per sempre era assurdo.

Vado, ma con la mia auto. E se mi chiedono di portare rifiuti o letame, giro le spalle e me ne vado.

Affare fatto, disse Lorenzo, sorridendo. Nessun letame.

Al loro arrivo, la campagna era avvolta da un silenzio ovattato. Caterina, intenta a sistemare le aiuole, si raddrizzò quando vide la brilla macchina di Marina parcheggiata al cancello.
Valentina, la vicina, dice che la tua auto è per le galline, una rottura commentò la suocera.
Mi piace, rispose Marina.
Bene, bene sospirò Caterina, poi aprì le porte. Ti offro del tè e una torta di fragole.

Il tè scorreva, la conversazione era tiepida, ma nessuna guerra scoppiò. Lorenzo scherzava sul lavoro, Caterina serviva i pezzi migliori di torta al figlio. Quando si alzarono per andare via, Caterina si avvicinò alla macchina di Marina, girò intorno, osservò i sedili chiari.
Splendido, disse. Tengo il tuo numero di cellulare, così mi dirai quando servono i pomodori

Marina, sorpresa, accettò il gesto. Caterina le porse un sacchetto con erba, aneto, ravanelli, tutto avvolto in una pellicola doppiamente sigillata.
Grazie, disse Marina, notando che il sacchetto era asciutto e pulito.

Gli sguardi si incrociarono, e per la prima volta Marina percepì che la vittoria non era una grande esplosione, ma un piccolo sussurro di rispetto reciproco. Tornando a casa, il tramonto avvolgeva labitacolo di un oro caldo, lauto scivolava lieve sulla strada.
Hai ragione, disse Lorenzo. Pensavo che ti fosse più facile. Ma il rispetto nasce quando dici no con chiarezza. Quando cerchi di accontentare tutti, ti calpestrano i piedi.

Lorenzo rimase pensieroso.
Mentre lauto scompariva dietro lorizzonte, Marina sentì il silenzio della campagna avvolgere il suo cuore, sapendo che la libertà di dire no era il più dolce frutto di quella stagione.

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