Ricordo per tutta la vita

Diario personale

Non potrò mai dimenticare quel giorno.

Già alle superiori avevo capito che sarei diventato insegnante. Era più di un semplice desiderio: una convinzione profonda nata da un evento che ha segnato la mia adolescenza. Sin da giovane, ho capito che nonostante le difficoltà bisogna restare persone vere, e avevo davanti agli occhi un esempio concreto. È stato un vero momento di educazione, uno di quelli che ti restano dentro, che ti guidano per tutta la vita.

Frequentavo la seconda media a Firenze. Vivevo solo con mia madre, mio padre ci aveva lasciati proprio quellanno, gettando la porta alle spalle, urlando:

Ho unaltra famiglia, arrangiatevi come volete.

Quelle parole non le ho mai dimenticate. Mi sono rifugiato nella mia stanza senza farmi vedere da mamma, in lacrime.

Da grande non farò mai qualcosa del genere, promisi a me stesso, e di mio padre non voglio più sapere nulla.

Così è stato: non l’ho più visto né cercato, quasi non ci pensavo più, però sentivo la mancanza. Vedevo i padri degli altri ragazzi e mi sembrava ingiusto.

Mia madre lavorava in una piccola fabbrica tessile di Prato, e cuciva abiti anche a casa. Non abbiamo mai vissuto nel lusso, ma a tavola non mancava mai niente. Lei si sforzava di vestirmi bene per la scuola, così da non essere diverso dagli altri. La vita era dura, ma simile a molti anche se in fondo qualche eccezione cera.

In classe con me cera Riccardo, un ragazzo ordinario, finché suo padre ebbe fortuna: ereditò una casa in campagna che vendette, investendo i soldi in unofficina. Lattività decollò, e la famiglia di Riccardo cominciò a stare bene. Riccardo era sempre in giro con abiti nuovi e non perdeva occasione di vantarsi, mentre noi, sotto sotto, lo invidiavamo.

Un giorno entrò in classe:

Guardate che orologio mi ha comprato mio padre! disse fiero, allungando il braccio. Lorologio era davvero bello, vero, diverso da quelli che si trovavano nei negozi del quartiere.

Lo osservai con un pizzico dinvidia, e Riccardo era quasi sul punto di esplodere dallorgoglio: nessuno in classe aveva un oggetto simile. Non facemmo commenti, il desiderio era silenzioso. Quella notte, ripensai a papà:

Riccardo ha un padre che sta con lui, mentre il mio se nè andato…

Non ci pensai più. Mi concentravo sullo studio: mamma mi ripeteva sempre:

Studia bene, figlio mio, così avrai una vita migliore… io ho solo te.

Non ero il primo della classe, ma un buon allievo.

Quella giornata terminava con la lezione di educazione fisica. In spogliatoio i ragazzi scherzavano, si spingevano. Riccardo, temendo per il suo orologio prezioso, se lo tolse e provò a metterlo nel suo zaino, ma sbagliò mira: scivolò sotto una panca. Solo io lo vidi.

Mi balenò subito lidea di prenderlo e infilarlo nella tasca dei pantaloni della tuta, senza pensarci troppo. Un attimo dopo mi venne il dubbio:

Dovrei dirgli Riccardo, ho trovato il tuo orologio, ma non lo feci.

Il professore di ginnastica, Ivan Bellini, gridò:

Forza, fuori, tutti in fila! e la lezione cominciò.

Mentre correvamo e saltavamo, io pensavo solo allorologio nella mia tasca:

Che non cada, altrimenti che vergogna. Dovrei metterlo di nuovo sotto la panca, ma come? Oppure lanciarlo nello zaino di Riccardo, però se qualcuno vede? Peggio ancora. Se poi mi chiedono perché non ho detto subito qualcosa, penseranno che sia un ladro…

Mi sentivo male, lorologio sembrava pesare centinaia di chili. Alla fine della lezione tutti si precipitarono negli spogliatoi, io entrai per ultimo. Riccardo era già lì, urlando:

Mi hanno rubato lorologio! È costoso, forza, mostrate le tasche.

Non sapevo cosa fare. Se trovavano quell’orologio nella mia tasca sarei morto di vergogna, i compagni non mi avrebbero più rivolto la parola.

Professore Bellini, gridò Riccardo, mi hanno rubato lorologio.

Silenzio, che succede qui? disse il professore, e tutti si zittirono.

Il mio orologio, me lhanno rubato, era un regalo!

Perché portare oggetti di valore a scuola? Per vantarti? Non è bello. Vediamo, magari non si tratta di un furto, può essere finito sotto qualcosa… In fila!

Perché? chiesero i ragazzi stupiti.

Così non mi ostacolate, tutti immobili e occhi chiusi; se vedo che qualcuno apre gli occhi penso subito a chi è stato.

Ci mettemmo in fila, occhi stretti, e Ivan Bellini cominciò a controllare le tasche. Arrivò alla mia, la toccò delicatamente e trovò l’orologio. Io stavo immobile, terrorizzato.

Lo prese e disse:

Cambiatevi di posto e mi spostò vicino a un altro compagno, sempre ad occhi chiusi. Silenzio totale…

Io mi preparavo al peggio, ma poi sentii:

Eccolo qui, Riccardo. Dovresti stare più attento.

Gli occhi si spalancarono, anche io. L’orologio era di nuovo sotto la panca, qualche centimetro più in là. Riccardo lo raccolse velocemente e se lo mise. Ora nessuno invidiava più, anzi, lo guardavano storto: aveva perso il suo regalo e accusato gli amici.

Non portare più orologi a scuola, mai si sa… aggiunse il professore, e ci lasciò andare.

Nel frattempo erano arrivati i ragazzi più grandi. Io uscii per ultimo, cercando lo sguardo del professore, temendo una conversazione sgradevole. Tornai a casa, spossato, e la notte non dormii.

Il giorno dopo, andare a scuola mi sembrava un calvario.

Chissà se il professore racconterà tutto davanti alla classe…

Ma tutto fu normale: lezioni, intervalli, e il professor Bellini non si fece vedere.

Dopo un po, tirai un sospiro di sollievo.

Forse passerà tutto in silenzio, il professore ha deciso di non dire nulla. Se voleva, avrebbe potuto farlo subito.

Ho rimuginato a lungo. Da quel giorno ho deciso che non avrei mai più preso niente che non fosse mio. Finito il liceo, mi sono iscritto alla facoltà di Scienze della Formazione.

Gli anni sono volati. Sono diventato insegnante, proprio come avevo immaginato. Un giorno, successe un episodio spiacevole in classe. A una delle mie alunne, Lavinia, mancavano dei soldi. Si rivolge al suo insegnante:

Professore Bellini, mi hanno rubato dei soldi.

Immediatamente mi sono rivisto ragazzo.

Ho osservato bene tutti gli studenti, e lo sguardo spaventato di Caterina mi ha colpito. Era la più povera della classe, vestita male, i genitori avevano problemi. Quando i nostri occhi si sono incontrati, le sono brillati gli occhi di vergogna.

Ho deciso di agire a modo mio:

Lavinia, quanti soldi ti sono spariti? Lei ha detto una somma modesta. Perfetto, questa cifra Caterina me lha consegnata, li ha trovati a terra e li ha dati a me. Cerca di fare più attenzione. È bello che Caterina abbia fatto la scelta giusta.

Ho preso le mie banconote da venti euro, gliele ho date, mentre raccomandavo di non perdere il denaro. Tutti i ragazzi hanno iniziato a elogiare Caterina, lei arrossiva e guardava me. Era quasi in lacrime, consapevole di non poter deludere il suo professore.

Dopo le lezioni Caterina mi ha aspettato, lho sentito. Entrando in classe, ha messo davanti a me i soldi presi: erano esattamente quelli scomparsi. Le ho detto:

Siediti, Caterina, ti voglio raccontare una storia.

Mi ha ascoltato rapita: le ho narrato di Riccardo e del suo orologio; di come un ragazzo, in realtà poco interessato, finì col prendere qualcosa non suo e delle paure che lo tormentavano; del professore Bellini che con saggezza seppe gestire la situazione.

Capisci, quella persona avrebbe potuto rovinare la mia vita. Sarebbe stato giusto, la verità era dalla sua parte. Ma mi ha dato la possibilità di correggermi. Ed ora la stessa opportunità l’ho data a te.

Caterina è scoppiata a piangere.

Grazie professore Bellini, sarà la prima e ultima volta Non lo farò mai più, singhiozzava, ed io le ho creduto.

Sapevo che Caterina aveva davvero capito: mai più avrebbe ripetuto quel gesto.

Incontro col vecchio maestro

Unestate sono tornato a Firenze per le vacanze. Mia madre era anziana, aveva bisogno di me. Uscendo dal supermercato, ho incontrato il professor Bellini, ormai in pensione, con il bastone ma ancora energico. Ci siamo salutati, seduti su una panchina e abbiamo parlato.

Ora seguo un gruppo per anziani, sorrideva, bisogna trovare il modo di essere utili.

Professore Bellini, vorrei ringraziarla per quella brutta storia, gli ricordai dellorologio.

Sai, io non ho mai saputo chi l’aveva preso, ma grazie per avermelo detto.

Come non sapeva? Lha trovato lei nella mia tasca.

Vedi, controllavo le tasche da cieco, non volevo vedere il volto di chi aveva sbagliato. Quando trovai lorologio, ti feci cambiare di posto e lo rimisi sotto la panca. Girandomi, non sapevo più chi lavessi trovato. Così fu. Capivo che ti avrebbe spezzato. Ora sei insegnante: sono fiero di te, è il premio per aver creduto in te.

Quel giorno mi ha guidato nella scelta della vita. Le sarò sempre grato.

Abbiamo continuato a parlare a lungo, io chiedendo consigli a lui, condividendo storie. Prima di salutarci, mi disse:

Sai, cè un vecchio detto: Copri lerrore dellaltro e Dio coprirà il tuo. Nella vita è proprio così.

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