Ti ho dato un figlio, ma da te non vogliamo nulla disse la voce della donna al telefono.
Quando Giulio posò il telefono, guardò Valeria come un cane ferito.
Hai capito bene, Vale. Sai, sei mesi fa ho frequentato unaltra… solo poche volte, un semplice sfogo. E ora… mi ha dato un figlio. È nato da poco…
Valeria sentì la testa girare. Che notizia assurda! Il suo Giulio, marito fedele, aveva un figlio fuori casa!
Le parole le giungevano smorzate, come se venissero da lontano.
Restò lì impietrita diversi minuti, cercando di capire bene cosa stesse succedendo.
Giulio era seduto di fronte, le spalle curve, le mani strette tra le ginocchia.
Sembrava più piccolo del solito, come se gli avessero tolto lanima.
Quindi, un figlio ripeté Valeria. Da uomo sposato, hai messo al mondo un bimbo.
E a farlo non sono stata io, tua moglie…
Vale, ti giuro non sapevo nulla. Davvero.
Non sapevi come si fanno i figli? Giulio, hai quarantanni!
Non sapevo che avrebbe deciso di tenerlo. Era già finita tra noi, lei è tornata dal marito. Pensavo fosse tutto chiuso.
E poi ieri sera la telefonata: Hai un figlio, tre chili e duecento, sta bene.
Poi ha messo giù.
Valeria si alzò. Le gambe molli, le ginocchia come di gomma, come se avesse appena corso la Maratona di Roma.
Fuori, lautunno infuriava.
Lei restò qualche secondo a osservare i colori dietro il vetro. Così bello…
E adesso? domandò, senza voltarsi.
Non lo so…
Bella risposta, degna di un vero capofamiglia. Non lo so.
Si girò bruscamente.
Intendi andare là? A vedere?
Giulio, spaventato, sollevò gli occhi su di lei.
Vale, mi ha scritto lindirizzo dellospedale, ha detto che la dimettono dopodomani.
Ha detto: Se vuoi vieni, se non vuoi fa pure. Da te non mi serve niente.
Quanta fierezza…
Nulla vuole da me…
Nulla, ripeté Valeria fredda. Che ingenuità.
In quel momento, la porta dingresso sbatté forte: erano rientrati i più grandi.
Valeria in un attimo indossò il suo sorriso. Da anni nellambiente degli affari, sapeva bene come reggere la scena, anche quando qualche trattativa stava per andare in pezzi.
Si affacciò Marco, il primogenito: ventanni, alto, atletico.
Ma che facce avete? Tutto a posto?
Mamma, cè qualcosa da mangiare? Dopo calcio siamo morti di fame.
In frigo ci sono i tortellini, scaldateli rispose Valeria.
Papà, mi dai unocchiata alla macchina? Il carburatore fa i capricci, il secondo figlio, più piccolo, diede una pacca sulla spalla del padre.
Valeria osservò la scena con il cuore in apnea.
Come chiamavano Giulio, papà, quei ragazzi. Il padre vero era sparito molti anni prima, spedendo solo qualche assegno e cartoline dauguri.
Era Giulio che li aveva cresciuti. Gli aveva insegnato a guidare, fasciato le ginocchia sbucciate, seguito le riunioni a scuola, risolto mille problemi.
Era lui il loro vero padre.
Giulio si sforzò di sorridere:
Appena posso, controllo. Fatemi parlare prima con vostra madre.
I ragazzi se ne andarono sghignazzando.
Ti vogliono bene, sussurrò Valeria. E tu…
Vale, non dire altro. Gli voglio bene anchio. Sono miei figli. Io non me ne andrò mai.
Te lho detto subito: è stato solo un momento di follia. Un errore.
Con lei… non cera niente di serio. Solo… una debolezza.
Solo una debolezza, che ti costerà pannolini e sveglie di notte…
Entrò in cucina la piccola Martina, sei anni, e lì Valeria sentì che il muro si incrinava. La bambina corse da Giulio, saltandogli in braccio.
Papà! Perché sei triste? Mamma ti ha sgridato?
Giulio la strinse a sé, e si immerse nei suoi capelli biondi.
Per lei avrebbe fatto qualunque cosa. Valeria lo sapeva: per Martina avrebbe affrontato il mondo intero. Era amore puro e totale.
No, principessa. Stiamo solo parlando di cose da grandi. Vai a vedere i cartoni, arrivo subito.
Quando Martina sparì, il silenzio tornò a occupare la cucina.
Lo capisci che ora tutto cambierà? sussurrò Valeria, sedendosi di nuovo.
Io non me ne andrò, Vale. Ti amo, amo i nostri figli… Senza di voi non esisto.
Parole, Giulio. I fatti sono questi: hai un figlio là fuori. E avrà bisogno di un padre.
Quella donna… adesso non vuole niente. Ma è solo il momento. Domani il bambino crescerà, si ammalerà, serviranno soldi. Ti chiamerà: Giulio, ci serve una giacca per linverno.
O Giulio, dobbiamo andare dal dottore.
E tu andrai. Perché sei buono, troppo onesto.
Giulio rimase in silenzio.
E i soldi, Giulio? abbassò la voce Valeria. Dove li prendi?
Lui scattò, come punto da un insetto: Valeria aveva colpito dove faceva più male.
La sua attività era fallita due anni prima, i debiti li avevano saldati con i soldi di Valeria.
Ora lavorava, si arrangiava, portava qualcosa a casa, ma nulla a confronto di ciò che guadagnava lei.
Casa, macchine, vacanze, studi dei figli… tutto sulle sue spalle.
Non aveva nemmeno un vero conto, tutto bloccato dai creditori, usava contanti o la carta di Valeria.
Troverò una soluzione, borbottò.
E come? Facendo il tassista di notte? O con i soldi miei aiuti quella donna e il suo bambino?
Te ne rendi conto? Io mantengo tutti, e tu aiuti loro con i miei soldi?
Non è una poco di buono! scattò Giulio. Era tutto già finito sei mesi fa!
Un figlio lega più di un matrimonio, Giulio.
Andrai lì il giorno delle dimissioni?
Il silenzio cadde di nuovo. Giulio si sfregò il volto.
Non lo so, Vale. Davvero. Umanamente… dovrei andare. Non è colpa del bambino.
Umanamente sorrise Valeria amaramente e con me? Con Martina? Con gli altri?
Andrai a vedere il piccolo, lo prenderai tra le braccia e ti lascerai andare. Ti conosco, sei troppo sensibile.
Inizierai ad andare lì una volta a settimana, poi due, poi ogni weekend.
E a noi racconterai scuse sul lavoro. Intanto noi qui, ad aspettare.
Valeria si avvicinò al lavandino, aprì lacqua, guardò il getto per un attimo e la chiuse.
Ha otto anni meno di me, Giulio. Ne ha trentadue. Ora ti ha dato un figlio. Il suo, il tuo.
I miei figli non sono tuoi, anche se li hai cresciuti. Là invece, cè il tuo sangue.
Non credi che farà la differenza?
Dici sciocchezze. I ragazzi sono miei, li ho cresciuti io.
Su, lo sai che ogni uomo sogna di avere un erede. Uno suo.
Ma cè Martina!
Martina è una bambina…
Giulio si alzò in piedi.
Basta! Vuoi cacciarmi? Dimmi solo questo: vuoi che vada via? O restiamo famiglia?
Io ho sbagliato, lo so. E se vuoi, faccio subito la valigia e me ne vado.
Vado da mia madre, o dove vuoi, ma non ricattarmi!
Valeria rimase gelata. Allimprovviso ebbe paura.
Se ora avesse detto vattene, lui sarebbe uscito davvero.
Orgoglioso. Sciocco, ma orgoglioso. Andrebbe via, senza soldi, senza un tetto, e allora finirebbe dallaltra.
Lì lo accoglierebbero come un salvatore, un padre, magari povero, ma vero. E allora lavrebbe perso per sempre.
E lei non voleva perderlo. Nonostante la rabbia, la ferita che bruciava, lei lo amava. E lo amavano i ragazzi.
Distruggere è facile, cacciare un uomo in pochi minuti. Ma poi? Come vivere in una casa vuota, dove tutto parla di lui?
Siediti, disse piano. Nessuno ti caccia.
Giulio esalò, sedendosi esausto.
Vale, perdonami. Sono stato un idiota…
Idiota, confermò lei, ma il mio idiota…
La sera passò annebbiata.
Valeria aiutava Martina con i compiti, controllava e-mail di lavoro, ma la testa era altrove.
Immaginava quella donna. Bella? Giovane, ovvio.
Chissà se ora guarda il bambino pensando di aver vinto.
Non voglio nulla… il colpo più efficace. No richieste, nessuna scenata. Semplicemente: Tieni, hai un figlio, ci arrangiamo.
Un colpo basso per orgoglio maschile. Subito luomo sente il desiderio di dimostrarsi un eroe.
Giulio si rigirava nel letto, sospirava, dormiva male. Valeria, immobile, fissava il soffitto nel buio.
Quarantacinque anni, bella, realizzata, eppure sentiva il tempo che passava. E dallaltra parte, la giovinezza…
***
La mattina dopo fu peggio. Valeria non riusciva a raccapezzarsi.
I ragazzi fecero colazione velocemente e uscirono, mentre Martina si mise subito a fare i capricci.
Papà, fammi le trecce! chiese lei. Mamma me le fa storte.
Giulio prese la spazzola e, con le sue mani grandi, abituate ad avvitare bulloni e girare chiavi, accarezzò delicatamente i capelli fini della figlia.
Li intrecciò con attenzione, la lingua stretta tra i denti per la concentrazione.
Valeria sorseggiava caffè e fissava la scena.
Quello era suo marito. Il suo amore, la sua casa. Eppure, altrove, cera un altro bambino che avrebbe avuto diritto allo stesso papà.
Come si poteva gestire tutto questo?
Giulio, disse, quando Martina corse a vestirsi dobbiamo decidere. Ora.
Lui posò la spazzola.
Ci ho pensato tutta la notte.
E?
Non andrò a prenderlo allospedale.
Valeria sentì una fitta dentro, ma non lo diede a vedere.
Perché?
Perché se vado, darò speranza a lei, a quel bambino, persino a me stesso.
Ma non posso essere padre in due case. Non voglio, Vale! Non voglio mentire, non voglio rubare il tempo a Martina e ai ragazzi.
La mia scelta lho fatta undici anni fa. Tu sei mia moglie, questa è la mia famiglia.
E laltro bambino? Valeria si stupì di se stessa nel chiederglielo.
Lo aiuterò economicamente. Ufficialmente, con un bonifico, o tramite avvocato.
Ma andare lì… no. Meglio che cresca senza conoscermi, piuttosto che aspettare un papà la domenica.
Papà che guarderà lorologio desiderando di tornare da noi, dalla vera famiglia.
È più onesto così.
Valeria rimase in silenzio, giocherellando con la fede nuziale.
Sei sicuro? Non ti pentirai?
Mi pentirò, ammise Giulio. Lo penserò spesso, come starà.
Ma se inizio a frequentarlo, perderò voi.
Lo sento. Perché tu non lo accetterai. Sei forte, Vale, ma non sei di ferro.
Finiresti per odiarmi, e io non lo voglio.
Sto parlando male, lo so…
Si alzò, le si avvicinò e le mise le mani sulle spalle.
Vale, non voglio unaltra vita. Io ho già tutto: te, i nostri figli.
Il resto… è il prezzo del mio errore.
Pagherò con i soldi, solo questo posso dare.
Né tempo, né cura, né attenzioni posso dedicare a quel bambino…
Valeria posò la sua mano su quella di lui.
Solo soldi, eh? sorrise amaro.
Lavorerò. Farò di tutto, ma non prenderò più nulla da te per questo. È una questione mia.
Valeria si sentì meglio.
Forse lui aveva sbagliato, forse non era corretto nei suoi confronti, ma proprio queste parole le ridavano pace.
Non avrebbe diviso il marito con nessuno. Dei sentimenti di quella donna non le importava nulla.
Ha avuto un figlio da un uomo sposato? Problema suo.
***
Giulio non andò allospedale.
Per settimane, la donna lo assillò con messaggi e telefonate urlava, lo accusava, chiedeva perché non fosse venuto.
Giulio fu chiaro: laiuto sarebbe stato solo economico, nessun incontro.
Dopo qualche mese, quella donna sparì del tutto, il telefono spento. E Valeria non avrebbe potuto sentirsi più sollevata.
A volte la vita ci mette alla prova nei modi più dolorosi. Ma soltanto noi possiamo scegliere quale tipo di famiglia e quale amore custodire nel nostro cuore.




