La mia famiglia
Mamma mia, Anita, quanto sei bella! esclamò Patrizia, entrando nella stanza della figlia con gli occhi colmi di meraviglia.
Anita era davanti allo specchio, in attesa che Chiara, amica dinfanzia e stilista improvvisata, sistemasse lultimo dettaglio del velo. Quando lultimo fermaglio fu messo a posto, Anita si voltò verso la madre.
Davvero, mamma? Sto bene?
Sei incantevole, amore mio! Sei la sposa più bella che abbia mai visto! Patrizia pronunciò queste parole e sorrise involontariamente, ricordando di quando sua madre disse lo stesso a lei Forse è una frase che ogni mamma rivolge alla propria figlia nel giorno del suo matrimonio.
La scelta dellabito era stata lunga e piena di indecisioni. Anita era molto esigente in fatto di vestiti; la moda, le opinioni altrui e le tendenze le interessavano poco, voleva qualcosa che piacesse solo a lei. Aveva buon gusto e un fisico che le permetteva quasi tutto, così nessuno aveva mai avuto da ridire su come vestisse. Anche per labito da sposa cercava qualcosa di unico, non scontato. I consulenti in atelier erano disperati: come accontentare questa sposa? Fu Alberta, la titolare, ad avere la soluzione.
Secondo me ho qualcosa che fa proprio per te.
Uscì dalla sala e dopo pochi minuti tornò con una custodia diversa. Appena Alberta la aprì, Anita trattenne il respiro. Era lui!
Linee semplici, nessun ricamo superfluo. Solo un tessuto pregiato, pulito. Anita si specchiò. Nessun dubbio: era quello che aveva sognato! Le calzava a pennello, nemmeno una modifica da fare.
Che ne pensi?
Lo prendo!
Alberta sorrise. Nei suoi occhi balenò una lieve tristezza subito scomparsa. Non era il caso di raccontare che quellabito lo aveva ordinato per sé, ma poi nulla era andato come sperava. Non ci si sposa senza fiducia e amore: senza luno, manca anche laltro. E così addio sogni, addio famiglia. Alberta scosse la testa, scacciando i pensieri. Non serve rimpiangere il passato, bisogna andare avanti.
Per questo abito ho anche un velo meraviglioso, te lo porto subito.
Anita fece locchiolino a sua madre.
Non ti avevo detto che avrei trovato ciò che desideravo?
Patrizia annuì, piena di gioia. Avrebbe ricordato questi attimi come i più belli della sua vita. Le tornarono alla mente i suoi preparativi: ai suoi tempi, comprare un vestito da sposa non era così facile. O si prendeva ciò che proponeva latelier, o si faceva cucire labito da qualche sarta amica. Sua madre aveva chiesto aiuto a varie parenti: chi il tessuto, chi i bottoni, tutto era complicato. Fu un abito splendido, ma non le portò la felicità. Con suo marito si lasciarono quando Anita aveva appena due anni; poi nuove storie, nuove passioni Patrizia era diventata una presenza marginale, lei e la figlia, ormai solo un obbligo di mantenimento per il padre di Anita, Giancarlo, che non aveva mai voluto avere rapporti con la figlia.
Non mi servono problemi in più.
Patrizia non insistette. Meglio nessun padre che uno indifferente.
Con gli anni provò a costruire una vita serena per Anita, trovandole un modello maschile, un nuovo compagno. Ma il rapporto tra Anita e il patrigno fu un fallimento: lui odiava i bambini, e quando un giorno propose senza pudore di lasciare Anita al padre, Patrizia mise la sua roba fuori dalla porta, senza dirgli altro.
Vedrai, amore, ce la facciamo da sole. Non ci serve nessun altro.
Anita capiva solo che la mamma aveva scelto lei, e quellepisodio le rimase impresso. Forse per questo, crescendo, tra lei e la madre non ci furono mai conflitti. Patrizia era la persona più importante della sua vita.
Tesoro, è ora! Sennò fate tardi! disse Patrizia aggiustando il velo, e la baciò in fronte. Sii felice, figlia mia!
Anita agitò le mani e rise.
Mamma! Mi fai commuovere e Chiara mi strozza. Mi ha truccato per unora senza far notare nulla, ora rovino tutto!
Abbracciando la mamma, le sussurrò:
Ce la metterò tutta…
Il giorno del matrimonio volò. Patrizia, rientrata nellappartamento ormai vuoto, chiuse la porta e si sedette sulla panca dellingresso. Era rimasta sola. Anita avrebbe vissuto nellappartamento ereditato dalla nonna, quello che Patrizia aveva deciso di destinare ai ragazzi. Quando Anita aveva accennato alla possibilità di andare a vivere dai genitori di Marco, suo marito, Patrizia non aveva detto nulla, ma quella sera stessa, dopo che il futuro genero era andato via, consegnò alla figlia le chiavi.
Non preoccuparti. Vivete per conto vostro.
Ma gli inquilini?
Ho già parlato con loro. Lasciano casa prima del matrimonio.
Ma sono soldi… i tuoi. Noi avevamo pensato di prenderci qualcosa in affitto…
Cosa mi serve, figlia mia? Sto bene, lavoro, me la cavo. Voi pensate a voi. Non sprecate soldi per un affitto, se avete la vostra casa.
Anita ballò dalla felicità stringendo le chiavi.
Grazie, mamma! Ora il mio sogno di avere una casa mia si avvicina davvero.
Casa?
Sì, una bella casa grande, luminosa, per stare tutti insieme. E almeno tre camere per i bambini! Anita arrossì, stringendosi alla madre. È troppo?
Più siete, meglio è! Basta che tu e i bimbi stiate bene!
Limportante è che tu mi capisca…
E che i tuoi figli abbiano una nonna giovane rise Patrizia, baciando la testa ad Anita. Casa sia! Vivi, figlia mia. Come vuoi tu, vivi!
Patrizia non le raccontò del confronto avuto il giorno prima con i futuri consuoceri.
Il fidanzamento si era deciso di celebrarlo secondo tradizione, a casa della sposa. Patrizia aveva passato la giornata ai fornelli; amava cucinare ed era brava, ma vivendo da sole, non cera quasi mai occasione di sfoggiare le sue doti.
I genitori di Marco le erano parsi, allinizio, gentili. Ma la prima impressione svanì quando la futura suocera di Anita, la signora Lucia, dopo aver assaggiato appena, fece una smorfia.
Mah… Non è come facciamo noi…
Patrizia sbarrò gli occhi. Il pesce al forno secondo la ricetta di nonna, il brasato cotto per ore… nessuno era mai rimasto indifferente! Il padre di Marco, Alfredo, mangiava in silenzio, facendo il bis. Evidentemente apprezzava.
Anita non sa cucinare, vero? Lucia spostò il piatto Dovremo insegnarle tutto. Non importa, ce la faremo. E la casa nostra è grande, cè posto per tutti. Meglio così, mentre vivranno con noi, Anita potrà imparare come occuparsi di Marco. È figlio unico, un po viziato. Anche la tua è figlia unica?
Sì.
E lhai cresciuta da sola?
Sì, è andata così…
Eh, lesempio di una famiglia classica è importante. Come può una ragazza imparare a vivere in famiglia, senza una presenza maschile? Anita ci piace molto, ma crescere solo con la mamma, senza padre, non sarà abituata alla vita in casa.
Patrizia trattenne la lingua, sentendo sotto al tavolo Anita che la sfiorava con il piede, tre volte: Mamma, taci. Lei laveva avvertita: Marco era molto diverso dai suoi.
Lui è davvero speciale, mamma. Capirai anche tu. Qualsiasi cosa sentirai, promettimi di non prendertela. Per lui è difficile, non ha scelta…
Solo ora Patrizia capì che cosa intendeva Anita. Le venne quasi voglia di alzarsi e mandarli via di casa, ma Anita era sempre stata saggia, e se aveva scelto Marco, avrà pesato bene tutto.
A fine cena, mentre sparecchiava, si sentì chiamare: era Lucia.
Ora che i ragazzi non ci sono, possiamo parlare?
Alfredo, in silenzio, era lì. Nei suoi occhi Patrizia colse qualcosa di simile a una richiesta di scusa. Non voleva contraddire la moglie, oppure si sentiva impotente. Patrizia annuì.
Patrizia ormai siamo di famiglia, lasciamo da parte i formalismi. Sono madre anchio, e desidero che mio figlio sia felice. Ora prende una delle decisioni più importanti della vita. Voglio essere sicura che sia quella giusta.
Lucia stava cercando conferme. Patrizia, imparata dalla vita e dal lavoro come caposala, sapeva: chi parla troppo, dice più di quello che vorrebbe. Così lasciò parlare.
Sappiamo che da tempo sei separata dal padre di Anita, ma conosci la sua famiglia? Cerano gravi malattie? Perché vi siete lasciati? Alcolismo? Qualche problema?
Nulla di tutto ciò.
Sii chiara. La salute è importante, soprattutto per i figli dei ragazzi. Lo sai bene anche tu come infermiera. Sorvolo sul fatto che tua figlia sia cresciuta senza una figura paterna. Ma almeno vorrei sapere cosa aspettarci. Puoi capirci…
Arrivata al limite, Patrizia avrebbe voluto reagire a quella mancanza di tatto. Ma vide Anita sulla soglia della cucina, implorante: Fermati, mamma. Non aveva sentito nulla, ma era chiaro che stava per scoppiare il temporale.
Mamma?
Sì, cara. Ho quasi finito. Prepara il servizio della nonna, ci pensi tu?
Appena Anita uscì, Patrizia si voltò verso Lucia.
Anita ha unottima eredità genetica. Se vuoi ti fornisco le carte, non cè nulla da temere. E non ti chiederò dettagli sulla tua famiglia. I ragazzi decideranno da soli. Capisco le tue paure, Lucia, ma non penso che questo possa giustificare linsistenza nel porre al figlio le stesse scelte più volte.
Patrizia prese il vassoio col millefoglie fatto in casa e la invitò ad aiutare.
Non facciamo aspettare i ragazzi. Mi aiuti?
Uscendo in sala con il tè pronto, colse uno sguardo di approvazione e gratitudine da Alfredo. E per tutta la sera fece intendere a Lucia che la discussione era chiusa.
Fino al matrimonio non si rividero più. Anita e Marco lavorano da tempo, si sono pagati tutto da soli, e non hanno chiesto aiuto per i preparativi.
Due anni dopo, cominciano i lavori per costruire la nuova casa. Vendono lappartamento della nonna e col ricavato comprano un terreno. Anita, ormai incinta, aveva studiato il mondo delledilizia per tre anni: si infilava nel cantiere come un vero capo, e gli operai, divertiti, assecondavano ogni desiderio della padrona. A casa non finita, e nonostante le proteste di Lucia, Marco porta Anita e la figlia appena nata, Sofia, a casa di Patrizia.
Mi perdoni, se la porto da te e non a casa nostra. Marco depone con delicatezza la bimba nella camera che Patrizia aveva lasciato tutta per loro. Anita, e anchio, ci sentiamo più tranquilli così.
Hai fatto bene, Marco. Patrizia sorride Coraggio, papà: scartala questa bimba, avrà caldo!
Ho paura
Non devi. È tua figlia, male non potresti farle nemmeno volendo. Fidati del tuo istinto.
Patrizia afferrò Anita per mano e le sussurrò: Lascia fare.
Bagnetti, prime passeggiate: Marco si dimostra un padre in gamba. Lucia, venuta il giorno dopo per conoscere la nipote, scuote la testa:
Non sono cose da uomini, queste.
Preconcetti tagliò corto Patrizia, sorridendo al genero che teneva Sofia tra le braccia.
Non raccontò le sue voglie di prendere in mano tutto lei. A tutte le nonne succede, si dimentica quanto loro stesse siano state mamme alle prime armi.
Sofia crebbe sana e vivace. Festeggiarono il trasloco nella casa nuova, e dopo un anno e mezzo Anita pensò a un secondo figlio. Ma arrivò la tempesta.
Mamma, Sofia ha la febbre Patrizia avvertì il panico nella voce della figlia, una tonalità che non aveva mai sentito.
Alta?
Sì. E non scende.
Chiama il 118. Sto arrivando!
Guidando di notte attraverso Torino, Patrizia prega sottovoce. Solo che non sia niente di grave
Le preghiere non pare vengano accolte, o forse sono rimandate.
Ambulanza, rianimazione, e due giorni di angoscia nella sala dattesa, dopo le parole del medico: Aspettate, stiamo facendo il possibile
Anita, impietrita dietro la porta della rianimazione dove non poteva entrare. Patrizia non cercò di portarla via, solo la obbligava a bere un caffè caldo, a mangiare qualcosa.
Ti servono forze. Quando Sofia sarà fuori, dovrai essere forte per lei.
Marco correva tra casa, lavoro e ospedale. Patrizia lo abbracciava quando lo vedeva vicino al crollo.
Forza! Se molli tu, Anita impazzisce.
Lucia arrivò subito, carica di domande.
Da dove viene? Che cosè? È genetico o uninfezione?
Lucia, per favore! per la prima volta, Patrizia perse la pazienza. Cosa importa ora?!
Ma Lucia si bloccò vedendo Anita appoggiata al muro, gli occhi chiusi che mormorava parole mute, Marco che le stringeva la mano, e Patrizia che fissava Lucia con uno sguardo mai avuto prima. Scusami
Patrizia si limitò a un cenno. Non tutti si rendono conto a tempo di ciò che è il momento giusto per certe domande.
Sofia, dopo aver terrorizzato tutta la famiglia, si riprese. Appena sveglia, chiese della mamma. Fu trasferita in una stanza normale e Patrizia tirò un sospiro di sollievo. Il resto, lo avrebbero superato.
Qualche giorno dopo, andando in ospedale, Anita la fermò.
Mamma, aspetta. Aspettiamo Marco: dobbiamo chiederti una cosa.
Patrizia capì subito, e si sentì felice.
Mamma, ci aiuteresti?
Ma certo! Potevi non chiederlo nemmeno!
Grazie! Anita si rilassò Due bambini piccoli, e Sofia avrà ancora bisogno di tanto tempo Senza di te non ce la farei.
Ti sbagli, ce la faresti eccome. Ma un marito così aiuta!
Marco, che stava giocando a nascondino con Sofia sotto la coperta, si sporse.
Quindi non ti dispiace, vero?
Venire a stare da voi? Mah, in realtà sì. Ma sono costretta. Solo per un po, finché Sofia non sta meglio. Ditemi lavoro stagionale.
Mamma!
Che cè? Certa dellutilità, ma non mi trasferirò per sempre. Non sarebbe giusto.
A me piacerebbe averti sempre!
Sono sempre vicina, anche da casa mia! Ma la vostra è la vostra famiglia. Io, resto solo per dare una mano, non per sempre. Va bene così. Giusto, Sofia?
Sì!
Quando tornò a casa, iniziò a fare la valigia, squillò il telefono.
Patrizia? Non ti sembra strano? era Lucia, sempre diretta. Credo che io sarei più utile. Io non lavoro più, so gestire i bambini meglio di te.
Lucia, non sono io a decidere. Forse dovresti parlarne con Marco e Anita. Io aiuto, come mi chiedono.
Marco non vuole nemmeno ascoltarmi! Non so cosabbia tua figlia che la rende così speciale. La mamma vera lasciata da parte! Perché?
Non lo so, chiedilo a loro.
Parlarci è impossibile! Lucia ormai stava perdendo la pazienza. Dovresti rifiutare, dire che sei troppo impegnata.
Lucia, ti ascolti? Non ti chiederò perché dovrei, ma quando è stata lultima volta che sei stata da Sofia?
Che senso ha? Tanto ci sei sempre tu! Non faccio in tempo a portarle qualcosa che tu hai già pensato a tutto.
Ecco perché scelgono me. Scusa, devo andare. Ciao.
Patrizia spense il telefono. Bastava poco per rovinare la pace familiare, ricostruirla sarebbe quasi impossibile. Anche se Lucia non lo capiva, lei sì. Decisa, chiamò Marco.
Dobbiamo parlare.
Tre anni dopo.
Nonna, oggi ai balli mi porti tu o nonna Lucia?
Oggi ci vengo io. Nonna Lucia esce con Paolo. Mamma deve andare al lavoro.
Quindi oggi pranzo da te?
Sì.
Evviva! Fai i panini dolci come laltra volta?
Ti sono piaciuti? Allora li faccio! Patrizia guida guardando la nipotina nello specchietto.
Nonna…
Sì, cara?
Andiamo allo zoo nel weekend tu, nonna Lucia o tutti insieme?
Tutti insieme! Anche il nonno viene, fa bene anche a lui.
E mi comprerai i palloncini?
E il gelato, e lo zucchero filato.
Che bello! Ma anche a Paolo li prendiamo, ok?
Certo! ride Patrizia.
Nonna…
Dimmi?
Ti posso confidare un segreto? Proprio segretissimo?
Lo puoi!
Tra poco avrò un altro fratellino o una sorellina.
Patrizia alza le sopracciglia, sorpresa. In effetti, Anita nelle ultime settimane era più sorridente, ma non aveva detto nulla. Da quando Patrizia aveva deciso di aiutare a distanza, dividendosi il ruolo di nonna con Lucia, Anita la rispettava ancora di più, ma le prime notizie le dava sempre Marco.
Allinizio non era stato facile, senza qualche discussione, ma avevano trovato il modo di collaborare. Certi hanno dovuto adattarsi, altri imparare a stare zitti a volte. In gioco cera la salute di Sofia e la futura serenità della famiglia. E ora, Sofia e Paolo avevano due nonne e un dolcissimo nonno.
Come lo sai? Patrizia abbassa la musica.
Mamma e papà ne parlavano ieri sera. Pensavano dormissi. Nonna… posso desiderare una sorellina?
Perché? Ti dispiacerebbe un fratellino?
Beh, sì… non sarebbe il massimo se lui scoprisse che lo volevo meno.
Patrizia sorride. Sta crescendo proprio bene.
Ami Paolo?
Tanto!
Allora amerai anche il nuovo fratellino o sorellina e lui (o lei) amerà te. Vero?
Vero!
Vediamo cosa dirà il dottore a mamma, ok? E, sai una cosa?
Cosa?
Anche io ho sempre sognato un fratello, anzi, due!
Sul serio?
Giuro!
Allora va bene. Aspetto anche un fratellino.
E sai unaltra cosa? dice Patrizia mentre gira nella via di Anita e Marco È come un regalo di Natale: finché non apri il pacco, non sai cosa cè dentro.
Mi hai già comprato il regalo di Natale? Sonietta la guarda furba, mentre Patrizia la sgancia dal seggiolino.
Quello no, è presto. Ma il regalo per il tuo compleanno sì. E se vuoi ti dico un segreto?
Sì!
Anche nonna Lucia ti ha preso qualcosa. Ma non ti svelo cosa!
Uffa! Sonietta si acciglia.
Tra poco è il tuo compleanno, no? Vedrai tutto allora.
Va bene! la piccola prende il suo coniglietto e corre verso il cancello.
Patrizia prende lo zainetto della piscina dal bagagliaio e saluta Lucia, che arriva con Paolo in braccio.
Ciao nonna!
Ciao a te, tesorina! sorride Lucia Noi andiamo al parco.
E noi ai balli! Ma prima ci cambiamo.
Patrizia osserva Sonietta che corre verso Lucia, raccontandole mille cose tutte insieme, e pensa a quanto sia semplice e difficile stare insieme. Amare chi hai vicino, ascoltare davvero; sapere che sei importante e che hai bisogno degli altri Essere famiglia.





