Goccioline

Goccioline

E non è affatto brutta! È bellissima! Massimo, diglielo tu!

Santuccia stringeva a sé una gatta spelacchiata, magra come uno stecchino, piangendo così forte che i vicini, assiepati attorno a lei nel cortile del grande palazzo, si tappavano le orecchie.

Di voce potente e decisa, come quasi tutti della sua numerosa famiglia, Alessandra riusciva sempre a farsi sentire: magari non sempre con parole chiare, ma certamente con un volume tale da far tremare i vetri delle finestre. A cinque anni, nessuno sapeva urlare come lei nel quartiere.

Tutti ormai si erano abituati a Santuccia e ai suoi numerosi fratelli e sorelle. Nessuno si scandalizzava delle loro marachelle, consapevoli che per Teresa, la madre, domare quellallegra tribù era impresa quasi impossibile. Teresa lavorava a turni così assurdi che chiunque al suo posto avrebbe, già da tempo, appeso il grembiule al chiodo e dichiarato resa.

Il cancello di ferro battuto che separava il palazzo antico, trasformato decenni prima in una casa multipla, dalla strada, era vanto dellintero edificio. Ogni primavera, Teresa insieme ai vicini, si prodigava a ridipingere quello stesso cancello. E dunque, scherzando, diceva di avere tutto il diritto di restarci appesa quanto voleva.

Ma anche a questa ironia, Teresa preferiva sospirare:

Siamo tutti cavalli da tiro, belle e forti bestie da lavoro Ma il peso è il nostro, nessuno ci solleva dai fardelli. Tutto sulle proprie spalle, sempre! E io, ragazze, sono un pony immortale che corre in tondo senza sapere dove va. Il perché ormai lho capito ma il dove Ti trascini dietro il muso nel fianco della cavalla davanti e sogni solo la sera, finalmente, quando tutti sono a letto, puliti, sazi e contenti. E nel lavandino non cè nemmeno un piatto sporco Perché qualcuno già lo ha lavato. Che strano, vero? Ma quel vuoto si chiama felicità

Teresa aveva una mente filosofica e conservava ancora uno sguardo gentile e attraente. Ma, si sa, chi guarda una donna con sei figli piccoli e pochissimo aiuto? La sua vita privata, Teresa laveva chiusa in un cassetto; anche senza amori aveva fin troppo da pensare.

Essere madre di sei figli non è mica una passeggiata!

Eppure, nessuno le rimproverava nulla: tutti sapevano bene la storia della sua famiglia.

Dei figli di Teresa, quattro erano adottivi.

Ma no, non li aveva accolti da orfanotrofi per salvarli o dar loro un futuro migliore. Forse se la sarebbe sentita una donna simile, certo, ma in quel momento della sua vita, e completamente da sola, no; aveva altri sogni, altri progetti.

Ma si sa, la vita è burlona e non chiede mai permesso prima di mettere qualcuno alla prova.

Eccoti qui: pensa, decidi, che persona sei?

E così Teresa si trovò a riflettere e decidere. Anche se in fondo, la decisione laveva sempre saputa.

Tutti quei figli erano per lei eredità.

E le eredità, si sa, si accettano o si rifiutano. Teresa decise che il rifiuto era impensabile: lei non era stata abbandonata, e non avrebbe mai abbandonato chi la sorte aveva privato di qualcosa. Daltronde, erano tutti di famiglia, sangue del suo sangue.

Per queste idee, Teresa aveva i suoi motivi. Giusti o sbagliati che fossero, le bastavano.

Teresa era figlia degli anni Novanta.

Sua madre, Annina, era stata la reginetta di bellezza di un piccolo paese abruzzese e la invidiavano tutte le ragazze. Sposata a diciotto anni, con un abito candido da sogno: tutti sospiravano vedendola e fantasticavano su cerimonie simili. Il marito, uomo daffari, del cui operato era meglio non chiedere troppo.

Teresa i suoi genitori non li ricordava affatto.

Li andava a trovare con la nonna al cimitero del paese. Lì cera una lapide con fotografie in bianco e nero: la piccola Teresa accarezzava quei visi con il dito, raccontando, sottovoce perché la nonna non sentisse, i suoi disegni o del bel foulard rosso che la nonna aveva tessuto per lei.

Seppe cosera accaduto davvero solo a sedici anni.

Tuo padre era un bandito, tesorina mia. È morto presto, e si è portato con sé anche mia figlia. Non dovrei parlarne male, ma la rabbia per quello che ha fatto a tua madre non mi passa. Mai gliela perdonerò, temo. Quanto ho pianto! Pregavo Annina che non lo seguisse Macché! La colomba non voleva ascoltarmi Lo amava, quello scellerato Anche lui la amava, dicono: quando vennero a prenderlo, le fece scudo con il proprio corpo. Provò a salvarla Forse lamava davvero, chissà? Tu, almeno, sei il loro amore rimasto a me

Allora Teresa cominciò a capire quegli strani visitatori che ogni tanto la nonna riceveva. Rimanevano muti nellingresso, o bevevano il tè ascoltando i racconti della nonna sulla scuola di musica o sui suoi voti, poi lasciavano una grossa busta di denaro sul tavolo andandosene senza spiegazioni.

La nonna non rifiutava quei soldi, ma nemmeno li spendeva: metteva da parte. E alla maturità, comprò a Teresa un grande appartamento in città.

Ecco il tuo tesoro, bambina. Lascito di mamma e di papà

Ma Teresa non volle andare a vivere lì. Restò con la nonna.

Perché, Teresa? È un bel palazzo, a due passi dal liceo e dal lavoro tuo. Basta uscire e sei arrivata! Perché tanta testardaggine?

Non voglio stare senza di te! O vieni tu con me, o resto qui!

La nonna non voleva abbandonare la sua vecchia casetta, dove tutto rammentava la figlia; accettò solo quando si fece viva la nipote, Graziella.

Teresa, lasciaci vivere per un po nel tuo appartamento, ti prego! Ho figli anchio, e tu quella casa non la usi. Sarebbe vuota. Ti pagherò laffitto, almeno ti curo le spese. E aiutami con la residenza, senza non accettano i bambini allasilo!

Graziella era una donna intraprendente, capace di convincere chiunque. La nonna la chiamava volpe astuta e metteva in guardia Teresa.

Non ascoltarla troppo, Teresa! È una Birba di prima categoria! Se la lasci fare, ti ritrovi fuori da casa tua!

Nonna, ha dei bimbi

E allora? Che si arrangi da sé! Io devo pensare a te!

Teresa ascoltava la nonna, ma non riusciva a respingere i piccoli Massimo e Lisa quando correvano ad abbracciarla e piagnucolavano quando la mamma li portava via:

Niente storie! Teresa non è la vostra baby-sitter!

Accarezzava i bimbi, riflettendo che non era giusto possedere un grande appartamento vuoto mentre tanti vivono disagi. Graziella non smetteva mai di ripetere che in fondo erano parenti, e non si abbandonano i propri.

Quellidea di fare da umani perseguitava Teresa: fin da piccola la nonna la rimproverava dicendo che, se il padre avesse fatto da persona perbene, la madre sarebbe ancora viva.

Quelle parole le davano sempre dolore; tutto ciò che faceva, sperava che almeno una volta la nonna le dicesse un semplice:

Ecco, Teresa, così si fa, umanamente! Posso essere orgogliosa: stai diventando una brava persona!

Niente la rendeva più felice. Così pensava di comportarsi allo stesso modo anche con Graziella, ma stavolta la nonna la sorprese.

Non è la stessa cosa, Teresa!

Perché? Non è giusto che lei coi figli viva in case improvvisate mentre io ho il lusso dello spazio vuoto?

Sì! Perché lei è una volpe, e tu hai dimenticato la favola della volpe e del gallo Che vuoi fare, figlia mia! Sarai sempre troppo buona

Ma nonna!

Zitta! Graziella non vivrà nel tuo appartamento! Viviamo noi lì dentro, invece!

Ma tu non volevi lasciare la tua casa

Adesso dobbiamo, mi hai convinta; aiutare i tuoi è giusto, ma regalare tutto appena lo chiedono è sciocchezza! Graziella si farà tutta la sua strada, sistemerà i bambini e avrà anche la sua casa. Serve tempo Si regali una lenza, mica il pesce! Fidati, Teresa: donare troppo a volte non fa bene.

Perché?

Così la gente non si sforza. Gli dai tutto già pronto! Se la lasci ora dentro, poi non la scacci più e tu resterai a sentirti in debito. E lei ci conterà. Ma ognuno deve farsi la sua strada, e si ama ugualmente. Ecco il valore di ogni piccola goccia damore, anche minima, è una ricchezza! Ricordatelo, tesoro!

Col tempo, la nonna ebbe ragione in ogni cosa.

Alla proposta di abitare la vecchia casa, Graziella sospirò:

Sapevo non avreste dato via Teresa.

Avevi intenzione di farle del male?

Ma no! Siete rimaste solo voi, nella nostra famiglia!

Allora stringiamoci, ragazza! Il nostro aiuto non mancherà mai.

Lo so

Ma Teresa resta la mia orfana, e lasciare sola unorfana è cosa che non si perdona, nemmeno il paradiso lo tollera. E io, lassù, voglio solo sentirmi in pace davanti a mia figlia Questa casa te la lascio per un po; è piccola, ma buona. Quartiere ottimo, scuole a due passi. Cosa vuoi di più?

Grazie Grazie di tutto, anche della sincerità!

Non sei estranea, Graziella. Ricordatelo!

Il trasloco ebbe luogo, Teresa e la nonna si installarono nella casa grande.

Ma il tempo corre senza chiedere permesso.

Teresa sognava solo che la nonna potesse godersi la tranquillità, ma la sorte aveva piani diversi.

Andava spesso alla vicina ASL.

Quasi un lavoro! scherzava lanziana sfilando le ricette del medico.

La salute le vacillava, Teresa le stava accanto, ma la nonna scrollava le spalle.

Ma che sono, una scarpa vecchia? Due passi appena! Vai, vai a fare le tue cose, ce la faccio da sola!

Quanto si pentì Teresa, dopo

Una storia banale, quasi, dinverno: la neve copre tutto e il ghiaccio si nasconde sotto, pronto a tradire.

La nonna scivolò poco fuori dalla ASL, batté la testa e cadde priva di sensi. E i passanti frettolosi, non fecero caso allanziana distesa contro il marciapiede. Solo un tassista, trovando tra i suoi effetti un biglietto con lindirizzo e il numero di Teresa, telefonò e chiamò lambulanza. Ma ormai era tardi

La nonna morì il giorno dopo lincidente. Teresa restò per tutto il tempo in ospedale, abbracciata a Graziella, che lasciò i bambini al vicino per raggiungerla.

Come farò senza di lei, Graziella?

Ma non sei sola! Su, speriamo! Graziella provava a tranquillizzarla, ma sapeva che era inutile.

I medici si muovevano a testa bassa, e anche Graziella comprese subito che non cera speranza.

Teresa, a lei non piacerebbe vederti così!

Cosa?

Mollare così, lamentarti! Era forte, voleva che lo fossi anche tu! Giusto?

Dai allora, asciuga le lacrime! Bisogna essere forti. Per lei.

Lo sarò

Quando anche questo dolore si placò, Teresa capì che doveva cavarsela da sola ormai.

E fu linizio di altre svolte.

Arrivò Oliviero: con lui Teresa visse quasi cinque anni, poi si lasciarono senza drammi, restando con due figli e senza troppi rimpianti. Oliviero era sempre stato diretto: trovò una nuova compagna, lo dichiarò subito a Teresa, assicurandole che avrebbe comunque aiutato coi figli.

Siamo amici, vero Teresa? diceva facendo la valigia senza guardarla in faccia.

Sì Ma ti ascolti, Oliviero? Lei che si sentiva come il giorno della chiamata dal tassista, non riusciva nemmeno ad arrabbiarsi.

E per cosa? Per lonestà? Perché ha scelto unaltra? Questo è vivere. Succede Solo che con i bambini è dura

Non trovava parole, e non insistette. Lo aiutò a fare le valigie e, una volta uscito, chiamò Graziella e bisbigliò:

Vieni, ho bisogno

Graziella, che intanto continuava a vivere nella vecchia casa della nonna, lavorava in ospedale come caposala. Era appena tornata dalla scuola con la figlia più piccola, pronta a rimproverare la cugina, ma la voce sottile e stanca di Teresa la spinse solo a rispondere:

Sto arrivando!

In mezzora era già lì a stringere Teresa, che piangeva in silenzio, bofonchiando improperi contro tutta la stirpe di Oliviero.

Non versar lacrime! Che si goda la sua nuova strada! Teresa, non te la prendere! Sarebbe andato via comunque. Prima o poi!

Perché? Che ho sbagliato?

Ma che colpa hai tu? Sono così certe razze di uomini. Scusami la franchezza: il tipico maschio randagio! E che sia tu o unaltra, sarebbe scappato uguale. E scapperà anche dalla nuova Ma almeno i figli li vuole. Vedrai: manterrà la promessa. E tu, adesso, cerca di pensarne è già tanto.

Graziella, che devo fare?

Non litigare, lunico consiglio che posso darti. Il resto si aggiusta. Serve tempo!

Non dire che il tempo guarisce

Non guarisce, è una bugia. Cambia solo la prospettiva e nuove preoccupazioni oscurano il dolore senza cancellarlo.

Da dove la prendi tutta questa saggezza?

Dalla tua nonna! Sapeva spiegare la vita con tale chiarezza! Non ti ricordi che dicevo che era come se non ci lasciasse mai? Finché la portiamo nel cuore, è viva. Parlarti adesso mi sembra sentirla accanto a noi

Grazie, nonna Teresa cercò uno strofinaccio asciutto respingendo via quello ormai zuppo. Ma perché fa così male?

Perché è naturale! Se non sentissi niente, ci sarebbe da preoccuparsi!

E fu così: il tempo scorse, Teresa si riebbe. Non aveva il tempo di soffrire.

Oliviero frequentava i figli, li portava fuori nei fine settimana, si faceva in quattro perché non si sentissero privati di nulla.

Così, quando annunciò che aspettava un altro bambino con la nuova compagna, Teresa non ci rimase troppo male.

Bene, sono contenta

Grazie Teresa!

Di cosa?

Per la tua reazione! Sei una donna stupenda!

Lo so! sorrise Teresa.

A quella notizia ne seguì unaltra.

Graziella! Ma come hai fatto?

E tu che mi chiedi?! Anche tu hai due figli Serve una lezione di biologia? scherzava, ma gli occhi erano troppo scuri dalla paura.

Spiritosa! E il padre?

Non importa! Appena ha saputo della gravidanza, si è volatilizzato! Che vada dove vuole! Peccato, non ho fatto in tempo a dirgli che aspetto due gemelli Teresa, cosa devo fare? Da medico, la risposta la so. Ma da persona come si fa? Ne ho già due, né una casa, né mezzi

Graziella, visibilmente sconvolta, corse in bagno mentre Teresa osservava i bambini che, entrati di corsa in cucina, svuotavano la ciotola delle caramelle.

Avanti, bambini! ordinava Massimo. Pari per tutti! Niente avarizia! Zia Teresa, perché sei così triste? Prendi una caramella! Aiuta!

Guardando quegli occhi vispi e affettuosi, Teresa prese una decisione che molti avrebbero giudicato follia.

Sei matta! Graziella fissava la donazione notarile, incredula. Non posso accettare

Puoi! Teresa, scambiando uno sguardo col notaio, fece un sorriso. È la cosa giusta, Graziella. La nonna capirebbe. I tuoi figli sono bravi, meritano una casa. Almeno questa, poi si vedrà.

La vecchia casa passò ufficialmente a Graziella e la strana famiglia aspettò i gemelli.

Santuccia e Maria nacquero puntuali: piccine come due bambole, già facevano sentire la loro voce nel mondo.

Due urlatrici! Come le chiamiamo, signora?

Una la chiamo Alessandra, in onore della mamma, laltra Maria, per la zia.

Doveva essere proprio una gran donna, la zia, se le dedica la figlia!

Più che gran donna! Se non fosse per lei, questi bambini non sarebbero al mondo!

Alluscita dallospedale Graziella trovò Teresa e i bambini ad attenderla.

Ecco, siamo ancora di più ormai! sussurrava Teresa sollevando il bordo del lenzuolino per ammirare le due piccole. Che meraviglie!

Che possano essere felici Graziella abbracciava i figli, celando a tutti la sua inquietudine.

Avrebbe dovuto confidarsi con Teresa, andare dal medico, forse sarebbe andata diversamente.

Ma una madre pensa sempre ai suoi figli, non a sé.

Graziella iniziò a stare male una settimana dopo le dimissioni. Fece cenno a Massimo, già in procinto di andare a scuola, indicando le culle delle gemelle.

Guardale tu. Ho chiamato lambulanza. Telefona a Teresa. E niente pianti! Non spaventare Lisa Non ancora, almeno.

Non riuscirono a salvarla.

Il cuore, mai lamentato, la tradì allimprovviso.

E Teresa si trovò davanti a una scelta dura. Ma poteva davvero esserci unaltra soluzione?

Sì, siete lunica parente, non cè dubbio, la funzionaria dei servizi sociali scuoteva la testa. Ma quattro bimbi, più i suoi due È una gran responsabilità. Dobbiamo pensarci bene. È una decisione troppo delicata.

Teresa non ribatté.

Non cera proprio nulla da obiettare. Non aveva mai affrontato nulla di così difficile. Ma dare via Massimo, Lisa e le gemelle a un istituto o a estranei Era impensabile. Ogni parola, ogni scelta ha un peso. Così laveva educata la nonna. Ed è quello che aveva trasmesso ai suoi figli.

Se era giusto così, allora non servivano altre domande. Bisognava che i bambini crescessero insieme, punto.

Oliviero aiutò. Trovò un avvocato abile, diede mano nelle pratiche, e stette con i bambini mentre Teresa correva tra uffici e tribunali a dimostrare la propria idoneità.

Tua moglie non dice nulla?

No. È anche lei madre, sa bene una cosa.

Cosa?

Che non tornerai mai con me. Giusto?

Giusto.

Allora che paura dovrebbe avere? Oliviero alzava le spalle. Senti, Teresa, ma sei sicura?

Di nulla, Oliviero. Ho paura! Anzi, sono nel panico! Ma non posso fare altro: sono tutti miei figli Come si dividono? Come si lasciano andare via?

Ma di cosa hai paura?

E tu pensi che non ci siano motivi? E se non ce la faccio? Sono sola

Non sei sola. Se vuoi, ti aiuterò. Te lo devo, lo sai? Oliviero le asciugava le lacrime. Tranquilla. Ce la faremo. E, Teresa?

Che cè?

Non ho mai conosciuto donna migliore. Nessun essere umano così. Anzi, non esistono. Vedrai, ce la farai! Tu sì!

Che il cielo ti ascolti, Oliviero!

Credo ci ascoltino già, tua nonna è lassù! Se cè da spiegare qualcosa, di certo lo farà capire!

Ecco, vero! Per la prima volta dopo la morte di Graziella, Teresa sorrise.

Poi vennero giorni difficili.

Teresa teneva duro, ma la sera, sola, sfogava tutto. Piangeva come una bambina, picchiava con il pugno sul cuscino, mordendolo per non farsi sentire dai bambini.

Nonna, che faccio? Dove vado? Tu sapevi sempre tutto! Dammi una mano! Come sistemo questa banda?

Ed era strano: la memoria suggeriva sempre un indizio, un segno. Spesso non era nemmeno una risposta completa, solo una traccia, ma bastava per placare le lacrime, prendere sonno e svegliarsi con una strada davanti, anche se incerta. Ma i suoi figli crescevano, e nessuno era per loro più caro di Teresa. Per qualsiasi cosa, sapevano che avrebbero sempre potuto correre da lei: che avrebbe capito, accolto, perdonato se serviva. Mai avrebbe fatto del male.

Così, ora Santuccia stringeva la gattina trovata, ribollendo dorgoglio di fronte ai vicini che scuotevano il capo:

Teresa ti caccerà di casa per quella gatta! Guarda comè sporca! E ha pure la rogna! Lasciala stare!

No! Santuccia guardava il fratello maggiore e poi la porta del portone, col fiato corto.

Quella mattina Teresa si era alzata presto: doveva portare i figli al Bioparco. Prese il caffè al volo, preparò la colazione e organizzò la spedizione: in unora erano già pronti tutti. Mentre cercava un attimo, affidò i più piccoli a Massimo, invitandoli a stare sulle altalene.

Portali lì, Massimo! Mi serve un minuto! Dove ho messo la scatola coi vecchi scarponcini?

Guarda nellarmadio di Lisa! Ha riordinato ieri! Noi siamo fuori! Massimo spinse via le sorelle. Mamma, ricorda di truccarti laltro occhio! E non correre! Rimango io coi piccoli.

Teresa si agitava ovunque. Trovati gli scarponcini, si truccò anche le labbra, cosa che di solito sul weekend non faceva mai. Alla fine, si guardò allo specchio e pensò: sì, ha tanti figli, cento preoccupazioni ma meglio presentarsi bene, oggi, anche davanti alle scimmie del Bioparco!

Aveva imparato che si può scegliere: vivere dietro ai figli rimproverando ogni sciocchezza, o godersi il momento. Comprare zucchero filato, distribuire gelati e dire:

Io vado a vedere lelefante! Chi mi segue?

E ricordare comera andare al Bioparco con la nonna, bere la spremuta da casa e mangiare tramezzini insieme, stringendole la mano e augurandosi che il giorno non finisse mai.

Adesso toccava a lei preparare la spremuta, imbottire di panini lo zainetto: un giorno i suoi figli avrebbero fatto lo stesso per i propri. Era giusto così.

Uno sguardo rapido ancora, poi raccolse lo zaino e uscì dallappartamento.

La vicina, salendo, le fece locchiolino.

Vai, Teresa, ci sono sorprese per te sotto!

Santuccia le corse incontro, il trofeo tra le mani.

Mamma! Guarda! Non è bellissima?

E cosa poteva rispondere Teresa?

Nulla!

Prese la gatta per la collottola, la sollevò per bene e sospirò.

Niente Bioparco. Oggi abbiamo il nostro piccolo tigrotto. Massimo, dovè la clinica veterinaria più vicina? Avanti, andiamo!

E sarebbe stata una gran bella giornata. Forse niente zoo, ma con tantissime cose da fare.

Quella gatta spelacchiata che Santuccia, tra lo sguardo sconcertato di tutto il quartiere, portò a casa, di lì a pochi mesi sarebbe diventata una regina: bella, curata, dolcissima, pronta a portare in quella casa una goccia in più di gioia, e un vero mare di felicità.

Questo non sorprenderebbe nessuno. Né Teresa, né i suoi figli. Perché per loro tutto è semplice e chiaro. Lo hanno imparato da tempo: dove cè amore, ce nè sempre abbastanza.

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