Vieni, mamma, ti stavamo aspettando, dice il figlio Matteo, mentre la nuora, Francesca, le prende il cappotto e porge le pantofole a sua suocera. Un sorriso illumina il volto di Francesca, ma a un tratto si trasforma in preoccupazione.
Caterina entra nel salotto dove si trovano gli ospiti, mentre Francesca fa un cenno discreto verso il pavimento; Matteo nota subito anche lui le orme di acqua sulla ceramica. Si scambiano uno sguardo, decidendo di non parlarne subito.
Per Matteo e Francesca era un giorno speciale: erano diventati genitori di due gemelli qualche mese prima. I bimbi ora erano abbastanza cresciuti da poter festeggiare con i familiari più cari la loro nascita.
Caterina, ormai da anni in pensione, aveva portato per i nipotini delle bellissime cose fatte alluncinetto, realizzate a mano, perché i soldi per comprare qualcosa in negozio non li aveva. Per questo allinizio aveva detto di non sentirsi di andare, ma suo figlio e la nuora lavevano convinta: in un giorno così importante, la mamma non poteva mancare.
I due piccoli si chiamavano Leonardo e Pietro. Caterina era felicissima per la scelta dei nomi, perché suo marito si chiamava Pietro e suo padre Leonardo; così suo figlio aveva rispettato la tradizione di famiglia, e questo la riempiva dorgoglio.
Quanto sono belli, questo assomiglia tutto a te, Francesca. E lui invece è tutto tuo, Matteo. O forse mi confondo, sono uguali come due gocce dacqua Caterina girava intorno alla culla, un po confusa da quanto i gemelli si somigliassero.
Matteo e Francesca ridevano di cuore, vedendo la gioia e la lieve ansia della nonna, che riusciva sempre a strappar loro un sorriso.
Gli ospiti alla fine se ne andarono, e anche Caterina si preparò. Francesca guardò il marito, e Matteo propose subito:
Mamma, vuoi fermarti da noi a dormire? Si è fatto tardi, magari il pullman non passa più. E poi potresti aiutarci con i bambini, questa sera dobbiamo fare il bagnetto e metterli a letto.
Se volete, figli cari, resto volentieri rispose Caterina con un sorriso timido.
Aiutò Francesca a sparecchiare, lavò i piatti, e ripose tutto a posto. Poi tutti insieme si dedicarono al bagnetto dei piccoli. Negli occhi di Caterina si leggeva una gioia sincera. La nuora le mise in braccio uno dei bimbi, ma lei esitò, temeva fosse troppo piccolo e le scivolasse.
Mamma, hai cresciuto Matteo senza mai farlo cadere le disse ridendo Francesca.
Ah, ma è passato così tanto tempo, non mi ricordo più come si tiene un neonato in braccio… si lamentò Caterina, fingendo disperazione.
Allora Francesca le mise Leonardo in braccio e lui, non appena sentì il calore della nonna, si addormentò subito, come a sentirsi finalmente al sicuro. Francesca invece cullava Pietro tra le sue braccia.
Quella sera prepararono una camera per Caterina, affinché potesse riposare. Ma il sonno non arrivava: ogni piccolo rumore la faceva sobbalzare, temendo che Leonardo o Pietro potessero svegliarsi. Solo allalba, esausta dalla veglia premurosa, si addormentò profondamente.
Al risveglio, Francesca aveva già preparato la colazione e i bambini dormivano ancora.
Ma dovè Matteo? chiese Caterina, sorpresa, accorgendosi che in cucina erano sole.
Mamma, siediti pure, Matteo arriva subito la rassicurò Francesca con dolcezza.
Dopo pochi minuti Matteo rientrò con una grande scatola tra le braccia.
Mamma, questo è per te. Apri, dai le disse sorridendo.
Dentro la scatola, Caterina trovò un paio di stivali nuovi fiammanti. Era così stupita che non riuscì a dire una parola.
Figli miei, costano troppo, non posso accettare questo regalo balbettò Caterina, tremando dallemozione.
Non sono troppo costosi per te, mamma. Dai, indossali, così starai bene al caldo rispose Matteo, abbracciandola dolcemente.
Caterina provò gli stivali e si meravigliò: come avevano fatto a capire che ne aveva davvero bisogno? I suoi si erano ormai scollati completamente, tanto che non era possibile aggiustarli, e non aveva abbastanza soldi nemmeno duecento euro per comprarne di nuovi.
Allimprovviso uno dei gemelli cominciò a piangere, e lei, con gli stivali nuovi appena indossati, si precipitò dai nipoti.
Sei stata bravissima, grazie sussurrò Matteo abbracciando Francesca. Se non ci fossi stata tu, non ci avrei pensato.
Non era difficile capire, ieri è arrivata con i piedi bagnati, le orme in corridoio, e i suoi stivali ormai distrutti Abbiamo speso trecento euro, sì, sono tanti per noi, ma li riguadagneremo. Per tua mamma era impossibile, almeno adesso va in giro senza problemi disse Francesca, stringendolo con affetto.
Caterina si sentiva finalmente al caldo. Forse per i nuovi stivali, forse perché sapeva di essere amata e necessaria alla sua famiglia.



