Ma come mai hai le federe di due completi diversi sul letto? Non si usa, sai? E poi, dormire così deve essere scomodo: una è cotone, laltra è raso. Le texture diverse irritano la pelle la voce di Gabriella Moretti era dolce, intrisa di quella premurosità ambigua che faceva sempre contrarre la palpebra sinistra a Martina.
Martina, intenta a mescolare il ragù sul fornello, fece un respiro profondo per calmare il battito del cuore. Il pranzo della domenica, ormai un supplizio settimanale, era nel pieno. La suocera sedeva alla tavola della cucina, dritta come una canna, scrutando la stanza con uno sguardo tagliente da cui nulla sfuggiva: che fosse una briciola o la più tenue crepa tra le mattonelle.
Signora Gabriella, sia io che Andrea ci troviamo bene così, rispose Martina con voce pacata. Non ci si fa caso a queste cose. Importante è che le lenzuola siano pulite e profumate.
Piccolezze, ripeté Gabriella, spezzando con cura un pezzetto di pane. Ma la nostra vita, cara Martina, è fatta di piccole cose. Oggi le federe diverse, domani la tazza sporca nel lavello per tutta la notte, e dopodomani la famiglia si sfascia. La gestione della casa è il cemento della coppia, rafforza i legami… oppure li sbriciola, se la padrona di casa… ehm, non è attenta ai dettagli.
Andrea, marito di Martina, sedeva di fronte alla madre, affondando lo sguardo nel piatto come se masticare le carote fosse la cosa più affascinante del mondo. Era un bravo uomo, premuroso e affidabile, ma quando si trattava della madre, si trasformava in uno struzzo: la testa sotto la sabbia. Martina lo sapeva bene: in quei momenti aspettarsi aiuto da lui era inutile. Amava troppo entrambe e aveva un terrore folle dei conflitti.
A proposito Gabriella sorseggiò il tè , sai, ho notato che nella mensola alta del mobiletto in bagno, cè un gran disordine. Creme, tubetti tutto ammassato. Dovresti comprare qualche organizer, nei supermercati ora ci sono sconti. Ordine negli armadi, ordine nella testa.
Martina restò immobile, mestolo in mano. Il mobiletto del bagno. La mensola altalì senza uno sgabello non ci si arriva. La suocera non era andata semplicemente a lavarsi le mani: aveva deliberatamente ispezionato.
Ha aperto larmadietto chiuso? chiese Martina, rivolta alla suocera.
Ma dai, che modo! Aperto, replicò Gabriella, visibilmente infastidita. Cercavo un dischetto di cotone per ritoccare il trucco, lo sportello era già socchiuso. Non è colpa mia se lì dentro regna confusione, mi è saltato allocchio. Lo faccio per te, per farti trovare tutto più facilmente.
Il pranzo finì in un silenzio teso. Quando la porta si chiuse dietro di lei, Martina si lasciò cadere esausta sul divano del salotto. Si sentiva strizzata come un limone. Quella sensazione di invasione appiccicosa laccompagnava ormai da mesi. Da quando avevano dato a Gabriella la copia delle chiavi per ogni evenienza nel caso un tubo scoppiasse, o fosse necessario dare da mangiare al gatto se fossero tornati tardi iniziavano a capitare cose strane.
Martina trovava i suoi abiti appesi per colore invece che per lunghezza, come piaceva a lei. Il barattolo del caffè migrava tra le mensole. La lingerie era sempre riposta in rotolini ordinatissimi, mentre lei laveva sempre piegata a pila.
Andrea, tua madre rovista ancora tra le mie cose, disse Martina al marito, che sparecchiava.
Dai, Marty, non ricominciare rispose lui, stanco. Magari sì, ha guardato qualcosa, ha sistemato. Lei è allantica, per lei lordine è sacro. Si annoia da sola, si sente utile. Non lo fa con cattiveria.
Cattiveria sarebbe senza chiedere permesso, ribatté Martina. Ma spostare le mie cose senza che lo sappia è violazione dei miei spazi. Mi dà fastidio. Mi sento unospite in casa mia.
Ne parlerò con lei, promise Andrea. Ma Martina riconobbe dal suo sguardo che nulla sarebbe cambiato: una frase vaga, la madre si sarebbe offesa, avrebbe piagnucolato, accusandoli di mandarla via dalla famiglia, e Andrea avrebbe fatto subito marcia indietro.
Passò una settimana. Martina tentava di non pensarci, immersa nel lavoro. Era responsabile logistica in una grande azienda; rincasava quasi sempre la sera. Un martedì, rientrando prima per via di una riunione saltata, notò impronte leggere sul tappeto dingresso. Un profumo denso e dolciastro, il classico Acqua di Parma che usava solo Gabriella, aleggiava nellaria.
Martina si precipitò in camera. Il cuore martellava. Si avvicinò al comò. Il cassetto, dove teneva documenti importanti e qualche risparmio personale, non era chiuso bene: un dettaglio minuscolo, ma per lei eloquentissimo.
Il fascicolo del mutuo stava sopra ai passaporti, ma Martina laveva lasciato sotto. Una busta di risparmi per le ferie era stropicciata, come se qualcuno avesse contato i soldi.
Una rabbia bruciante le montò dentro. Non era più ordine in bagno. Era vera e propria ispezione. La suocera entrava di nascosto, usando le chiavi demergenza, e controllava anche i conti.
Martina non alzò subito la voce: senza prove, Gabriella avrebbe negato tutto, trovando scuse tipo lodore di gas o i fiori da annaffiare; Andrea, come sempre, avrebbe dato credito alla madre. Serviva qualcosa di inoppugnabile.
Durante la pausa pranzo del giorno dopo, Martina si incontrò al bar con la sua amica Sveva, donna coriacea, passata attraverso due divorzi e con esperienza di dispute domestiche.
Tua suocera davvero non conosce limiti concluse Sveva, mescolando il cappuccino. Fa i conti pure sui soldi? Classico. Le interessa quanto spendete, se dilapidi la paghetta del figliolo. Ma sei sicura che cerchi solo soldi? Magari cerca non so, compromessi?
Ma che compromessi? Martina rise, incredula. Faccio casa-ufficio, punto.
Non si sa mai. Magari cerca un diario segreto dove la insulti, o scontrini di boutique costose. Donne così accumulano dossier, per tirarlo fuori al momento giusto: Guarda, tua moglie si è comprata la pelliccia di nascosto mentre tu lavori!
Martina rifletté. Lidea del dossier le accese la lampadina.
Sve, voglio inchiodarla, in modo che non possa più negare e che Andrea si convinca.
Telecamera disse Sveva, decisa. Una Wi-Fi minuscola, nascosta fra i libri. O in un peluche. E prepara una bella esca.
Unesca?
Ovviamente. Metti qualcosa a cui proprio non sa resistere.
La sera, Martina acquistò una microcamera. Con Andrea sotto la doccia, la collocò sulla mensola tra i libri classici: da lì vedeva comodino e armadio. Appena qualcuno si muoveva, partiva la notifica sullo smartphone.
Ma voleva essere sicura. Seguendo il consiglio di Sveva, preparò una vera trappola.
Sullo scaffale delle lenzuola, spesso meta delle ispezioni di Gabriella, Martina liberò spazio. Prese una scatola da scarpe, la ricoprì con carta regalo rossa. Sopra, con un pennarello nero, scrisse in grande: PERSONALE! NON APRIRE! SEGRETO!
Niente attrae i curiosi più di un non aprire.
Dentro mise qualche oggetto bizzarro ma innocuo: uno scontrino finto (stampato apposta) da 5.000 euro per uno scherzo, una mascherina piumata da carnevale, e soprattutto un foglio A4.
Sul foglio:
Gentilissima Signora Gabriella, se sta leggendo questa lettera, vuol dire che è ricascata a mettere il naso tra le cose altrui. Sorrida: una telecamera nascosta la sta filmando! Il video della ispezione sarà inoltrato ad Andrea tra 5 minuti. Buona visione!
Per completare la burla, Martina infilò nella scatola anche una piccola molla lancia-corallini: aprendola, chi lapriva sarebbe stato colpito da una pioggia di coriandoli scintillanti. Spavento assicurato, confusione garantita.
Il piano era pronto. Bisognava soltanto creare loccasione.
Giovedì mattina, preparando il caffè, Martina disse ad alta voce, ben udibile da Andrea (che poi lo avrebbe girato alla mamma):
Oggi giornata impossibile. Torneremo tardi, verso le dieci, cè una riunione fiume.
Andrea, ignaro, annuì:
Sì, ieri ho avvisato mamma. Lei chiedeva di venire a bagnare i fiori, col caldo. Ho detto che non serve, ma la conosci. Magari si fa vedere comunque.
Che venga, se le fa piacere rispose Martina, stentando a trattenere il sorriso. Limportante è che non si annoi.
Uscirono. Martina verificò linquadratura dal cellulare: tutto perfetto. La scatola troneggiava in bella vista.
La giornata trascorse lentissima. Martina controllava di continuo il telefono. Ore, niente. Forse Gabriella non si sarebbe presentata? Forse, davvero, aveva altro da fare?
Alle 14:30, la notifica: Movimento nella zona: Camera da letto.
Martina si isolò in corridoio in ufficio e mise le cuffiette, le dita tremavano.
Sul video in bianco e nero (tende tirate) entrò la figura inconfondibile di Gabriella. Non vestita da ospite, ma con una vestaglia casalinga che teneva probabilmente lì a casa loro (ennesima scoperta!). Guardò intorno, circospetta.
Si avvicinò al comodino di Andrea. Aprì il cassetto, frugò, niente di interessante. Passò al comò di Martina. Estrasse la biancheria, la srotolò, scuoteva la testa in segno di disapprovazione, risistemava tutto a modo suo.
Martina sentiva il cuore battere, un misto tra rabbia e trionfo. Attivò la registrazione.
Ispezionati i cassetti, Gabriella puntò larmadio: guardò tra grucce e vestiti, tastò le stoffe, annusò una manica.
Poi vide la scatola.
Rossa, con la scritta SEGRETO. Si bloccò. Guardò la porta, come a sincerarsi che nessuno vedesse; la curiosità prevalse.
Staccò la scatola dalla mensola, la posò sul letto. Martina trattenne il fiato.
Gabriella sollevò lentamente il coperchio.
SBAM!
Anche senza audio era chiaro: Gabriella trasalì. Unesplosione di coriandoli colorati le piovve in testa, sui capelli, sulla vestaglia, sul copriletto. Si mise una mano al petto.
Ripresasi dallo spavento, guardò nella scatola. Trovò il foglio, lesse, sgranò gli occhi. Smise di leggere e iniziò a scrutare le pareti, cercando la telecamera. Il volto, anche senza colori, rifletteva paura e vergogna.
Ributtò il foglio nella scatola, cercò invano di togliersi i coriandoli, che rimanevano attaccati ovunque. Corse fuori dallinquadratura, trafelata.
Martina salvò il filmato. Con un sospiro, chiamò il marito.
Andrea, riesci a parlare? È urgente.
Certo, Martina. Cosè successo?
Nulla di grave, ma vorrei che stasera tu venissi a casa prima. E dobbiamo vedere tua mamma subito. Oggi.
Da mamma? Perché? Eri sfinita, hai detto
Cambio programma. Andrea, ti ho mandato un video sul telefono. Guardalo ora. Aspetto.
Lattesa sembrò interminabile.
Ma è successo oggi? la voce di Andrea era stupita e affranta.
Venti minuti fa.
Ma lei fruga davvero tra la tua roba? E quella scatola Lo sapevi?
Lo sospettavo, Andrea. Non volevo crederci ma i segnali erano chiari. Dovevo difendermi. Tu non mi credevi.
Silenzio. Martina sentiva il suo respiro pesante. Andrea stava affrontando la caduta della propria visione della madre: la donna sempre buona, solo premurosa. Vederla rovistare tra gli indumenti della moglie, leggere presunte note private, giudicare i vestiti era straziante.
Chiudo qui e vengo, disse infine. Ci vediamo in garage tra mezzora.
Andarono a casa di Gabriella. Andrea guidava cupo, le nocche bianche. Martina tacque: aveva bisogno di tempo.
Gabriella aprì la porta. Aveva i capelli umidi aveva chiaramente cercato di lavare via i coriandoli ma alcune pagliuzze scintillavano ancora dietro lorecchio.
Oh, Andrea, Martina Così presto? Non mi avvisate mai cercava di sembrare naturale, senza lasciarli entrare.
Mamma, dobbiamo parlare, disse Andrea, entrando con decisione e accompagnandola in cucina.
Gabriella si mise a trafficare col bollitore, scosse le tazze senza alzare lo sguardo.
Siediti, mamma. Niente tè.
Gabriella sedette sullorlo della sedia, mani intrecciate in grembo, come una scolara in punizione.
Abbiamo visto la registrazione, disse Andrea.
Quale registrazione? cercò debolmente di negare, ma la voce tremava.
Telecamera. In camera. Abbiamo visto tutto. Comò, armadio, scatola.
Il volto di Gabriella arrossì a chiazze.
Avete avete spiato la vostra madre?! Come fossi una ladra? Ma come vi è venuto in mente
E a lei, signora Gabriella, come è venuto in mente di curiosare tra le mie cose intime? chiese Martina, ferma ma pacata. Viene in casa nostra in assenza, tocca tutto. Cosa cercava in quella scatola? Un segreto, una prova di chissà cosa, magari soldi?
Volevo solo mettere ordine! urlò la suocera tra le lacrime. Da te cè sempre caos! Sei una cattiva massaia! Andrea gira con le camicie stropicciate, io lo faccio per lui, volete solo tendermi trappole! Quellaffare dei coriandoli! Mi avete fatto prendere un colpo!
Mamma, basta tagliò corto Andrea, battendo il pugno sul tavolo. Le camicie me le stira Martina e, anche se fosse, riguarda noi. Non hai il diritto di entrare in casa nostra senza permesso e tanto meno di toccare i nostri oggetti.
Allungò la mano, risolto:
Le chiavi.
Come? mormorò Gabriella.
Dai le chiavi. Subito.
Le togli a tua madre? Per colpa di di lei? Per delle sciocchezze? Figlio mio! Io ti ho dato la vita!
Hai superato i limiti, mamma. Hai umiliato mia moglie e tradito la mia fiducia. Voglio sentirmi sicuro in casa mia, senza dover temere occhi indiscreti. Le chiavi.
Gabriella scoppiò in un pianto vero, non simulato. Tolse dal gancio il mazzo con il portachiavi a forma dorsetto regalo di Andrea e lo gettò sul tavolo.
Prendete! Vivete come vi pare! Diventerete dei selvaggi nel disordine, sommersi dai debiti, e non venite a cercarmi! Non metterò mai più piede in casa vostra!
Grazie, disse Martina, rasserenata. È proprio questo il punto: che entriate solo quando sarete invitata.
Scivolarono fuori dal portone in silenzio. Allaria della sera, Martina respirò a fondo. Il peso degli ultimi mesi era scomparso.
Perdonami disse Andrea in macchina, senza guardarla. Sono stato cieco. Dovevo darti retta subito.
La ami, rispose Martina, poggiandogli la mano sul braccio. È naturale. È difficile credere che una persona cara possa essere così invadente. Ma ora è finita.
Sì, annuì lui. La guardava con rispetto. Sei intelligente e coraggiosa. Quella scatola un colpo di genio.
Ho dovuto usare la fantasia, sorrise Martina. Tranquillo, i coriandoli li raccolgo io col Folletto.
A casa cambiarono subito le lenzuola: Martina voleva cancellare ogni traccia di estraneità. Ordinarono una pizza, aprirono una bottiglia di vino.
Gabriella Moretti non chiamò per un mese. Offesa, si fece sentire solo via messaggini: Buona festa della Repubblica, Che tempo fa? Andrea rispondeva cortese ma conciso. Non si impose più a casa loro, né furono invitati. La relazione scivolò in una pace fredda, che a Martina non dispiaceva affatto.
Sei mesi dopo, a una cena dalla zia di Andrea, si rividero. Gabriella si mostrò distaccata e rigida con Martina, ma nessuno scandalo scoppiò.
Durante la cena, la zia lodò un nuovo servizio da tè, dichiarando: È bello ma fragile! Lho nascosto in credenza, ai nipoti ho detto di non toccare nulla. Sono curiosi, mettono mani ovunque
Martina incrociò lo sguardo di Gabriella, che arrossì e chinò gli occhi sulla sua insalata russa.
Martina sorrisette e fece locchiolino ad Andrea. I loro confini erano al sicuro. E ora solo loro due ne detenevano la chiave. Nessuna polvere visiva poteva più turbare larmonia della loro casa.
A volte, per ridefinire lordine nella vita, bisogna non solo organizzare gli oggetti, ma anche allontanare chi quellordine lo distrugge. E se serve unesplosione di coriandoli per ricordarlo a qualcuno ne vale la pena.
Grazie per essere arrivati in fondo. Se questa storia vi è piaciuta, lasciate un pensiero o condividetela: il rispetto dei confini e della serenità familiare non ha prezzo e non serve neppure il Folletto!





