La vicina di campagna pensava che il mio raccolto fosse di tutti, ma io le ho insegnato rapidamente …

Ma dai, su, Michela cara, che sarà mai, due cetrioli! Con tutti quelli che hai, si rovineranno comunque! Io ho i nipotini arrivati da Milano, hanno bisogno di vitamine. Non fare lavara, siamo vicine di casa, la siepe ci separa soltanto!

Caterina si era spinta oltre la bassa rete che divide i nostri appezzamenti, il suo volto largo si era disteso in un sorriso che voleva essere gentile ma che sapeva di falso. Nella mano teneva una bacinella smaltata, già mezzo piena delle mie fragole, e con laltra si allungava verso il mio cespuglio di ribes.

Io, piegato tra le file di carote, stavo da tempo a strappare le minuscole erbacce. Mi raddrizzo lentamente, la schiena mi scricchiola tradendo la fatica. Mi asciugo il sudore dalla fronte con il dorso della mano, sporco di terra umbra, e guardo Caterina con occhi pesanti. Siamo vicini me lo ripete ogni estate, da quando abbiamo comprato la nostra casa di campagna e trasformato una giungla incolta in un orto da manuale.

Cate, rispondo piano, ma deciso Hai anche tu le fragole, lo so. Perché non raccogli le tue?

Ma che fragole, dai! sbuffa, per nulla imbarazzata Un mucchietto acido, e poi i vermi ci hanno fatto festa. Io non sono abile come te, con i fertilizzanti, le concimazioni Io tutto naturale, come viene viene. Ma guarda che roba che hai tu! Un peccato lasciarle lì. E tu e Saverio siete in due, mica mangerete tutto vi scoppiano le pance, alla fine!

Sospiro a fondo. La logica di Caterina è coriacea, come lacciaio delle navi. Lei è davvero convinta che chi ha abbondanza sia in dovere di condividere, senza badare al fatto che quella abbondanza nasce da dedizione, non dal caso.

La sua campagna fa pena: meli storti e pieni di muschio, aiuole che vedono la zappa solo a Ferragosto e dente di leone ovunque, pronto a invadere anche il mio orto. Caterina viene in campagna solo per rilassarsi: amaca, salsicce comprate al discount arrostite sui mattoni e a tutto volume Radio Italia.

Io invece amo davvero lorto. Ogni piantina la conosco a memoria, ordino semi rari di pomodori dal catalogo, mi sveglio allalba per aprire la serra, annaffio fino a notte fonda se fa caldo. Ogni cetriolo, ogni pomodoro, è il risultato di mani sporche, schiena dolorante e notti in piedi per le gelate improvvise.

Caterina, posa quella bacinella dico Mi servono le fragole per la marmellata. Per me ogni frutto conta.

Uff, ecco che ricominci! fa loffesa. Tirchio! Cosa vuoi che sia, saranno due bocconi per i bambini. Non vorrai mica strappargliele dalla bocca?

E, approfittando del fatto che non posso avvicinarmi alla rete in tempo, si mette in bocca una fragola enorme, la mastica con ostentazione e se ne va verso casa con il suo bottino.

Resto tra le mie carote, lirritazione che sale come una pentola che bolle. Saverio, mio marito, esce dal capanno con il martello in mano, ha visto la scena ma aborra le liti tra donne.

Ancora Caterina in cerca di merenda? mi domanda, avvicinandosi.

Eh sì, annuisco come una capra nellorto altrui. Saverio, non è più tollerabile. Sabato scorso si è presa pure le zucchine mentre eravamo a prender pane. E ora va avanti a rubare fragole.

Costruisci un muro, mi suggerisce Due metri di altezza, di quelli in lamiera.

Nemo, non si può. Sospiro Il regolamento qui consente solo reti o siepi basse, per la questione delle ombre. E poi i soldi per il muro non li abbiamo, con la serra nuova appena comprata.

La situazione peggiora di settimana in settimana. Luglio è stato infuocato, il raccolto esagerato. Meli colmi di frutti, cetrioli da far invidia, pepi lucidi e gonfi. Più raccolgo e più Caterina si avvicina alla rete.

Un sabato, arrivano da Caterina una dozzina di amici. Festa grande, musica a palla, casse di birra Peroni. In serata, mentre innaffio i fiori, mi si avvicina, già ben allegra.

Michele! grida Dacci una mano, tra vicini. Ci sono finite le scorte per fare linsalata. Dai un po’ dei tuoi pomodori, quelli grossi, e una manciata di basilico. Il negozio è lontano e gli amici vogliono continuare la cena.

Mi raddrizzo con il tubo in mano, lacqua sui fiori.

Caterì, i pomodori maturi domani li porto a mia figlia. Quel che vedi è già prenotato.

Ma non dire sciocchezze! sghignazza e alita vino Li vedo bene che sono rossi che sembrano lampioni. Per due spiccioli di pomodori è tragedia? Siamo amici! Ti porto una tavoletta di cioccolata la prossima volta, dài!

No, rispondo fermo. Basta.

In un attimo smette di sorridere, il viso le si contrae.

Stai pure con i tuoi pomodori! Che ti si spacchino tutti! Tu e la tua avarizia Manco lombra vi regala! Bah!

Se ne va sbattendo i piedi. Da lì a sera, dalla sua casa arrivano battutine e risate. Sento frasi come: genovesi tirchi, per due euro si venderebbero la gola, quei suoi ortaggi puzzano di chimica. Mi piglia una rabbia da piangere. Entro in casa, chiudo tutto e alzo il volume della TV.

La mattina seguente, sceso sul terrazzo, mi ghiaccio. La porta della serra nuova è socchiusa. Corro tra i pomodori.

Ho indovinato: i grappoli migliori sono stati rubati, alcuni rami spezzati, pomodori infantili a terra, i cetrioli dimezzati. Nel letto delle erbe una chiazza vuota: basilico e prezzemolo strappati.

Sto lì, il pugno che stringe rabbia e amarezza. Non era solo un furto, era unoffesa al mio sforzo.

Saverio! gli grido, con la voce che trema.

Arriva subito, scruta i danni e si fa serio.

Questa è una denuncia, Michele. È furto!

Cosa denunciamo, Saverio? Chi lo prova che è stata lei? Non ci sono telecamere. Dirà che ce li siamo mangiati noi. E poi Caterina avrebbe la faccia di negare anche davanti a Papa Francesco

Guardo il loro giardino. Tutto tace, gli ospiti dormono distesi e tra le bottiglie, in veranda, vedo quella bacinella di insalata. Pezzi dei miei pomodori Cuore di bue in bella mostra. Le mie foglie di prezzemolo arricciato.

Ora basta, dico, e nella voce sento la lama dellacciaio. Io ho sopportato anche troppo. Ho provato con la gentilezza. Tocca cambiare registro: guerra psicologica.

Che vuoi fare? Saverio si preoccupa Niente di illegale, ti prego, che non possiamo andare a commissariati per due pomodori!

Niente reati, sghignazzo Solo un po di psicologia e chimica.

Il piano mi viene di colpo. Scappo in città al garden center. Torno dopo tre ore con un costume protettivo giallo, maschera antigas, uno spruzzatore nuovo e bustine di colorante alimentare blu, più una tanica di sapone di Marsiglia concentrato.

La sera, mentre Caterina e la sua banda bevono il tè, io e Saverio indossiamo le tute e le mascherine. Usciamo in giardino.

Mi metto in scena: miscelo nellinnaffiatoio acqua, colorante e mezzo litro di sapone. Lodore è pungente, il liquido blu petrolio.

Saverio, stai lontano! grido perché mi sentano Questo prodotto è micidiale! La scheda di sicurezza dice: pericolo di morte!

Comincio a spruzzare tutto: pomodori, peperoni, verze. Le foglie si macchiano di blu, sembra siano finite in un qualche esperimento nucleare.

Caterina sporge la testa dalla siepe.

Che succede, Michele, un incendio? O hai le cavallette? Che puzza!

Non tolgo la maschera.

Peggio, Caterina! Ho letto su Internet di un nuovo virus delle piante, una roba pericolosissima. Ho comprato questo preparato sperimentale, ammazza tutto. Devi star distante. Si resta avvelenati anche solo a toccare prima di ventuno giorni. Chi mangia prima rischia ospedale e fegato distrutto! Dopo tre settimane va tutto via spero

Caterina diventa bianca come un cencio.

Ma davvero, ventuno giorni? E se uno le tocca soltanto?

Basta lavarsi subito le mani con acido o alcol, forse Se va negli occhi? Meglio non provare. Io brucerò la tuta dopo, per sicurezza.

Torno a disinfestare lorto. Lei resta due minuti in silenzio e poi si ritira piano.

Poco dopo sento la sua voce: Buttate quellinsalata, bimbi! Che magari la roba lì cera anche ieri

Sotto la maschera sorrido. La trappola è scattata.

Per una settimana Caterina gira al largo. Guarda i pomodori blu con occhi terrorizzati. Quando i nipoti si avvicinano al confine grida:

Allontanatevi! È tutto veleno!

Noi ci gustiamo ogni sera i nostri cetrioli, dopo averli sciacquati bene, e ci godiamo il raccolto. I pomodori restano blu, le cince neppure li assaggiano.

Ma Caterina è astuta. Dopo sei, sette giorni, si accorge che io mangio comunque ortaggi.

Ehi Michele! mi urla mentre bevo il caffè sulla veranda e addento un cetriolo Ma non dicevi ventuno giorni? Come fai a mangiarli?

Non mi scompongo.

Quelli sono del supermercato, Caterì. I miei sono blu, non vedi? Mica sono così scemo da rischiare!

Mah borbotta, ma non si avvicina più.

La vera svolta arriva a fine agosto, quando il sole e qualche pioggia portano via buona parte del colore blu, restando solo una leggera patina sullattaccatura.

Caterina evidentemente decide che il periodo di sicurezza è passato o la golosità vince la paura. Ho da partire per Roma un paio di giorni. Metto un lucchetto al cancello e attacco alla rete dalla sua parte un bel cartello, stampato e plastificato:

*Attenzione: Area sotto videosorveglianza. Trattato con agrofarmaci sperimentali di livello 3. Il consumo dei prodotti senza neutralizzazione può provocare seri danni. Avvisata la Direzione del Consorzio. In caso di intrusione si chiama la polizia.*

Le telecamere sono finte, ovvio. Ma la scritta fa scena.

Al rientro, trovo la scena: Caterina che discute in modo veemente con il presidente del consorzio, signor Pietro Marchetti, che la ascolta con aria esausta.

Vede, signor Presidente! grida Lui ci avvelena! Fa esperimenti strani! Mio nipote ha avuto mal di pancia, sarà colpa delle sue schifezze. Deve essere fermato! E poi spia con le sue telecamere, ci scruta la privacy! È da denuncia!

Il presidente si stropiccia gli occhiali. Quando mi vede arrivare, sospira di sollievo.

Buongiorno, signor Michele. Abbiamo delle lamentele sulle sostanze chimiche e le telecamere.

Saluto educato:

Nessun prodotto illegale, signor Pietro. Il cartello è là solo per tener lontano i ladri. Tanto per evitare altri danni al raccolto. Quanto ai bambini coi mal di pancia, basterebbe non scavalcare la siepe in casa daltri per non rischiare!

Ma chi scavalca? Io? insorge Caterina Dimostralo! Non cè prova!

Ho le registrazioni mento sorridendo e la guardo fisso Le telecamere vere le ho montate prima di partire. Se vuole, le riguardiamo insieme, anche col presidente qui. Ci sono i video delle sue “visite” e dei suoi ospiti che rubano basilico sabato. Stavo giusto per andare dai carabinieri

Il bluff è servito. Caterina si fa rossa. Sa bene che qualche furtarello lha fatto, che non può sapere quando le telecamere erano vere e quando finte. Vince la paura del pubblico disonore.

Tieniteli stretti i tuoi pomodori! grida andando via E che ti restino indigesti! Io ne farò di migliori, vedrai!

Il Presidente mi guarda, e poi ammicca sulle piante ancora un po blu.

Davvero hai usato una chimica così potente, Michele?

Solo colorante alimentare e sapone, Presidente. Funziona contro gli afidi e contro i ladri ancor di più.

Ottimo ride lui Lascia pure il cartello, serve a dare il buon esempio.

Da quel giorno, con Caterina è “guerra fredda”. Non mi saluta più, anzi, racconta in paese che ho i poteri delle streghe. A me va bene. Quel che conta, il raccolto è salvo.

Il miracolo vero succede lanno dopo. Arrivo per lapertura della stagione e la trovo china a zappare le aiuole del suo lato. Brontola, ma lavora. Vicino ha cassette con piantine, magre e un po storte, ma sue.

Mi avvicino. Lei, vedendomi, si raddrizza e brandisce la zappa come lancia.

Che vuoi? Vuoi prenderti gioco di me?

Buon lavoro, Caterina rispondo pacato Attenta a non affondare troppo, lì sotto cè largilla. Serve sabbia.

So quel che faccio! scatta lei Stavolta me la vedo da sola. I miei ortaggi saranno naturali, senza le tue porcherie!

Proprio così sorrido Il gusto di farli con le proprie mani è unaltra cosa.

A metà estate, i suoi primi cetrioli nati storti e qualche pomodoro poco più grande di unoliva la riempiono dorgoglio. Sta sempre lì a controllare, come un padre premuroso. E non guarda più oltre la siepe.

Una sera, la sento sgridare i ragazzini del vicino che tentano di saltare dentro.

Via! Via dai miei orti! Non siamo in campo da calcio! Qui cè sudore, capite?

Guardo Saverio, che prepara il barbecue, e sorrido.

Hai visto? gli dico E tu che volevi il muro. Insegnare il valore del lavoro è la miglior soluzione.

Alla fine della stagione, Caterina si presenta alla siepe. In mano ha un barattolo con qualche cetriolo sottaceto.

Tieni, dice brusca Assaggia. Fatti da me, ricetta presa dal settimanale.

Prendo il vaso con rispetto.

Grazie, Caterina. Li proveremo. Ti porto io dei semi buoni lanno prossimo. Proprio di Cuore di bue. Si seminano a febbraio, ti spiego come fare.

Va bene fa lei, forzando un mezzo sorriso Se non ti pesa.

Per chi lavora con le mani, non pesa nulla rispondo.

Restiamo lì un minuto in silenzio a guardare gli orti che vanno a riposo. Il cartello anti-ladri ormai sbiadito dalla pioggia non serve più. Ormai cè rispetto. Quel rispetto valeva più di qualsiasi muro di cemento.

E quellanno, ho messo via così tanti pomodori che non ne è andato sprecato neanche uno.

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