La cucù diurna ha cantato più del dovuto
Ma dai, sta scherzando! esplose Chiara. Giulio, vieni qui. Subito!
Il marito, che aveva appena lasciato le scarpe da ginnastica allingresso, apparve sulla soglia mentre si sbottonava distrattamente il colletto della camicia.
Chià, che cè ora? Sono appena tornato dal lavoro, mi scoppia la testa…
Che cè?! esclamò Chiara, indicando con un gesto il bordo della vasca. Guarda bene. Dovè il mio shampoo? Dovè la maschera per capelli che ho comprato ieri?
Giulio strizzò gli occhi miope, guardando la fila ordinata di boccette.
C’era un enorme flacone di shampoo al catrame, un Bardana da mezzo litro, e un barattolo pesante di crema dal colore marrone intenso, che quasi spaventava.
Ehmm… Li ha portati mia mamma. Forse le fa comodo averli qui, così sono a portata di mano… balbettò, cercando di evitare lo sguardo della moglie.
A portata di mano? Giulio, non abita qui! Ora dai unocchiata qui sotto.
Chiara si abbassò e tirò fuori da sotto la vasca una bacinella di plastica. Lì dentro, buttati, c’erano i suoi costosi prodotti francesi, insieme con il suo guanto da doccia e il rasoio.
Ma allora, Giulio? Lei ha buttato le mie cose in questa bacinella sudicia e ha sistemato le sue con onore!
Ha deciso che i miei prodotti stanno bene vicino allo straccio del pavimento, mentre il suo Bardana trionfa sul bordo della vasca!
Giulio sospirò pesantemente.
Chiara, non arrabbiarti. La mamma non sta bene in questo periodo, lo sai anche tu. Faccio io, rimetto tutto a posto, e andiamo a cena? A proposito, ha preparato gli involtini di verza.
Non mangerò i suoi involtini ribatté secca Chiara. E comunque, perché si piazza sempre qui? Perché gestisce casa mia, Giulio?!
Mi sembra di essere uninquilina alla quale hanno concesso, per grazia, di usare il bagno.
Chiara spinse via il marito ed uscì in fretta, mentre Giulio, piano, spinse nuovamente la bacinella della moglie sotto la vasca, di nascosto.
Il famoso problema dellalloggio, quello che ha rovinato la vita a milioni, non aveva mai toccato Chiara e Giulio.
Giulio aveva un luminoso bilocale, regalo del nonno paterno, mentre a Chiara era rimasto un nido ereditato dalla nonna.
Dopo il matrimonio, avevano scelto di vivere da Giulio lì cera la ristrutturazione fresca e il condizionatore, mentre il piccolo appartamento di Chiara era stato affittato a una coppia gentile.
Il rapporto con i genitori di Giulio era stato sempre di neutralità armata, sfiorando la cordiale simpatia.
Lucia e il marito, il riservato e taciturno Enrico, abitavano in fondo alla città.
Una volta a settimana: tè tradizionale, domande di rito sulla salute e sul lavoro, scambio di sorrisi educati.
Oh, Chiaretta, come sei dimagrita diceva Lucia, appoggiandole una fetta di torta. Giulietto, non la nutri abbastanza questa ragazza?
Mamma, è che andiamo in palestra replicava Giulio, scherzando.
E finiva lì. Nessuna visita improvvisa, niente consigli sulla gestione della casa.
Chiara si vantava pure con le amiche:
Ho avuto fortuna con la suocera. Una santa, non si intromette mai, non predica, non tormenta Giulio.
Ma tutto crollò in un martedì nuvoloso, quando Enrico, dopo trentadue anni con Lucia, fece la valigia, lasciò sul tavolo una nota Sono andato al mare, non cercarmi! e bloccò ogni contatto, sparendo.
Si scoprì che il diavolo con la coda non era solo un modo di dire, ma una giovane amministratrice delle terme di Rimini, dove la coppia aveva passato le ultime tre estati.
Per la sessantenne Lucia, il mondo si rovesciò.
Prima le lacrime, poi telefonate alle tre di notte e ripetute domande:
Come ha potuto? Perché? Chiaretta, ma è possibile?
Chiara provava davvero pietà. Andava portando camomilla per calmare la suocera, ascoltava decine di volte le stesse storie, annuendo quando Lucia malediceva quelluomo indegno.
Ma la pazienza si consumò in fretta le lamentele della suocera cominciavano a irritarla.
Giulio, tua madre mi ha chiamata cinque volte stamattina disse un giorno a colazione. Vuole che vada a cambiare la lampadina in corridoio.
Capisco tutto, ma… Quando finirà?
Il marito abbassò lo sguardo:
Si sente sola, Chià. Ha sempre vissuto accanto alluomo, e ora papà lha distrutta…
Non te la prendere…
Ma una lampadina si può cambiare da soli, o chiamare un tecnico! Invece cerca sempre te. O me. E a me manca il tempo e la voglia!
Poi arrivarono le notti passate da Lucia il marito cominciò a correre da lei.
Chiara, mamma ha paura a dormire da sola diceva Giulio, imbustando pigiama e spazzolino. Dice che il silenzio le pesa. Dormo da lei due sere, ok?
Due sere? Chiara aggrottò le sopracciglia. Giulio, siamo appena sposati, e già ti dilegui! Non voglio dormire sola mezza settimana.
Solo per poco, te lo giuro. Quando si riprende, tutto tornerà a posto.
Quel per poco durò più dun mese.
Lucia pretendeva che il figlio passasse da lei le sere e le notti, quattro giorni a settimana.
Simulava crisi di pressione, attacchi di panico, intasava di proposito il lavandino.
Chiara vedeva il marito sfinito, spaccato tra due case, e fece lerrore fatale di cui poi si pentì ogni giorno.
***
Decise di parlare chiaramente con la suocera.
Senta Lucia disse a pranzo, mentre sparecchiavano. Se qui non ne può più di restare sola, perché non viene da noi durante il giorno?
Giulio lavora, io spesso sto a casa in smart working. Qui cè il centro, il parco, può passeggiare, stare un po a casa. Prima di dormire poi, Giulio la riporta da lei.
Lucia guardò la nuora con uno sguardo strano.
Ma guarda, Chiaretta… che ragazza in gamba! In effetti, perché restare murata là dentro?
Chiara si aspettava qualche visita a settimana, magari dalle dodici alluna, e pensava che la suocera sarebbe andata via prima del ritorno di Giulio…
Ma Lucia aveva una sua idea: si presentò puntuale alle sette di mattina.
Chi è? mugugnò, ancora a letto, Giulio, sentendo il campanello.
Andò lui ad aprire.
Sono io! squillò la voce allegra di Lucia dal citofono. Vi ho portato della ricotta fresca!
Chiara si tirò la coperta sulla testa.
Ma che diavolo… sibilò. Giulio, sono le sette! Dove avrà trovato la ricotta a questora?
Mamma si sveglia presto Giulio già si stava infilando i jeans. Dormi, apro io.
Da quel giorno la vita divenne un incubo. Lucia non veniva soltanto: stava in casa otto ore di fila.
Chiara tentava di lavorare, ma accanto risuonava ininterrotta:
Chia, qui cè polvere sulla tv. Ecco, ho trovato uno straccio, ci penso io.
Lucia, sto lavorando, tra cinque minuti ho un meeting!
Ma figurati, stai solo guardando delle immagini.
E poi, cara, le camicie di Giulio le stiri male. Devono avere la riga perfetta. Vieni che ti mostro, tanto ora i tuoi clienti possono aspettare.
Tutto era bersaglio di critica.
Come tagliava le verdure: A Giulietto piacciono a julienne, tu invece a cubetti, come in mensa.
Come rifaceva il letto: La coperta deve sfiorare il pavimento, così è tirata male.
Il profumo in bagno: Dovrebbe esserci una fragranza fresca, qui invece odora di umido.
Non prendertela, Chiaretta, diceva Lucia, sbirciando nella pentola. Ma hai salato troppo il brodo.
Giulietto è delicato fin da piccolo, ha lo stomaco di vetro, lo sai? Lo rovini con questa cucina tua. Lascia, ti faccio vedere io.
Era buono! digrignava Chiara a denti stretti. E a Giulio è piaciuto, ne ha mangiato due piatti ieri!
Oh, lui è troppo buono. Non vuole ferirti, per questo mangia, poverino.
A ora di pranzo, Chiara era già vicina a una crisi di nervi.
Fuggiva a prendere un caffè, stava fuori ore, solo per non ascoltare quella voce ammonente.
Quando tornava, la rabbia aumentava.
Prima, nella cucina era apparsa la tazza preferita della suocera enorme, coloratissima, con la scritta Migliore Mamma.
Poi, in corridoio, era spuntato il suo impermeabile di scorta; dopo una settimana, nellarmadio una mensola libera per le sue cambiate e due vestaglie.
A che servono qui le vestaglie? chiese Chiara, trovando un accappatoio rosa tra i suoi indumenti di seta.
Ma come, tesoro? Sto qui tutto il giorno. Mi stanco e voglio mettermi comoda.
Siamo famiglia ormai, perché fai quella faccia?
Giulio rispondeva sempre uguale alle lamentele della moglie:
Dai Chiara, abbi pazienza. Sta soffrendo. Senza il papà si sente inutile. Che ti costa un ripiano dellarmadio?
Non è il ripiano, Giulio! Tua madre mi sta cacciando dalla mia stessa casa!
Non esagerare. Aiuta, cucina, pulisce. Non ti piaceva stirare, no?
Meglio stropicciata che stirata da lei! ringhiava Chiara.
Ma il marito sembrava non sentirla nemmeno.
***
Le boccette in bagno furono la goccia.
Giulio, vieni! chiamò Lucia dalla cucina. Gli involtini si raffreddano!
Chiaretta, vieni anche tu, ho messo poco peperoncino solo per te, lo so che non ti piace il piccante.
Chiara entrò di furia in cucina, dove la suocera già disponeva piatti piena di zelo.
Lucia, chiese, sforzandosi di restare calma. Perché ha messo sotto la vasca le mie cose?
Lucia non ebbe un sussulto, sistemò la forchetta accanto al piatto di Giulio e sorrise.
Oh, Chiaretta, parli di quelle boccette? Ma erano quasi finite e occupavano spazio.
E poi hanno un odore così… pungente, mi veniva il mal di testa.
Ho messo le mie, che sono collaudate. Le tue le ho sistemate sotto, non davano fastidio.
Non ti dispiace, vero? Andava data una pulita, in fondo.
Mi dispiace eccome Chiara si avvicinò al tavolo. Questo è il mio bagno. Le mie cose. La mia casa!
Ma cara, è di Giulietto… Lucia si sedette con un sospiro teatrale. Tu sei la padrona, certo, però… bisogna rispettare la madre del marito.
Giulio, alla porta, impallidì.
Mamma, dai… Anche Chiara ha il suo appartamento, viviamo solo qui…
Ma va là, sarà pure quello della nonna, ormai è vecchio. Giulietto, siediti, mangia. Tua moglie è nervosa, di sicuro ha fame.
Chiara guardò il marito. Attese.
Attese che dicesse: Basta mamma. Hai esagerato. Vai a casa tua.
Giulio esitò, guardando ora la madre, ora la moglie, poi… si sedette.
Chiara, sul serio, vieni a mangiare. Parliamone con calma. Mamma, anche tu hai sbagliato a mettere mano alle sue cose…
Visto! esultò Lucia. Mio figlio capisce.
E tu, Chiaretta, sembri proprio una strega. Non bisogna essere così gelosi. La famiglia è di tutti.
La pazienza di Chiara finalmente si spezzò.
Tutto di tutti? ripeté. Benissimo.
Si voltò e uscì dalla cucina.
Giulio gridò qualcosa dietro di lei, ma non ascoltò. In venti minuti fece le valigie, infilando tutto nei borsoni.
Non prese le boccette dal bagno: avrebbe comprato tutto nuovo.
Uscì accompagnata da due cori: il marito che la implorava di ripensarci, e la suocera che lamentava, senza dimenticare una stilettata velenosa.
***
Chiara non pensò mai di tornare da Giulio chiese il divorzio quasi subito, dopo quella fuga.
Il marito, ancora legale, la tempestava di telefonate chiedendo di tornare, mentre la suocera spostava a poco a poco tutte le sue cose nel bilocale del figlio.
Chiara era certa che era proprio quello lo scopo di Lucia fin dallinizio.




