Ho sospettato che mia moglie mi tradisse perché ha dato alla luce un maschietto. È il terzo figlio maschio.

Mi chiamo Marco. Ricordo ancora quei tempi come se fossero ieri. Mi sono sempre sentito fortunato nella vita, perché sono riuscito a diventare marito e padre. Ho sposato Lucia, la ragazza di cui mi ero innamorato già sui banchi di scuola. Mi ha aspettato fedelmente mentre facevo il servizio militare e, appena sono tornato, ci siamo sposati.

Prima è nato il nostro primogenito, Alessandro. Poi, dopo tre anni, è arrivato il secondo figlio, Matteo. Ma nel profondo, desideravo tanto avere una figlia. Anche quando Lucia era incinta per la prima volta, confessavo a chiunque che sognavo di avere una femminuccia. Tutti si stupivano, perché in genere gli uomini desiderano un maschio come primo figlio. Ma a me lidea di una figlia mi faceva brillare gli occhi. Eppure, il destino volle che Lucia mettesse al mondo un maschio. E, tre anni dopo, un altro maschio.

Io e Lucia vivevamo serenamente, i nostri figli crescevano sani e allegri. Un giorno, però, Lucia mi diede una notizia inattesa: era di nuovo incinta. Ne rimasi sconvolto; un terzo figlio non era affatto nei nostri piani. Ma la gioia per la nuova attesa della mia adorata moglie fu grande.

«Questa volta sarà davvero una femmina!» esclamai. «Adesso sono sicura che sarà una bambina!» rise Lucia, con quella sua dolcezza che mi aveva fatto innamorare.

Anche mia madre e la madre di Lucia, appena videro la pancia, dissero subito che sarebbe stata sicuramente una femmina. Persino lecografia non lasciava dubbi. Era unattesa piena di entusiasmo. I nostri figli già avevano scelto un nome italiano per la sorellina che stavamo aspettando.

Arrivato il momento, accompagnai Lucia allospedale di Firenze. Passai la notte in bianco, col cuore che batteva allimpazzata per la preoccupazione. Avevo mille pensieri: come stava la mia Lucia, e se fosse nata finalmente la femminuccia che tanto aspettavamo? La mattina chiamai in ospedale e mi dissero che era nato un bambino di 3 chili e 200 grammi, lungo 54 centimetri.

Rimasi senza parole. Pensavo fosse uno scherzo, un errore di qualcuno. Tutti aspettavamo una bambina! Ma purtroppo non era uno sbaglio: era nato un terzo maschio. Sia io sia tutta la famiglia eravamo certi che sarebbe stata una femmina. Non riuscivo a capire come il medico potesse sbagliarsi con lecografia. Appena potei, chiamai Lucia:

«Mi hai tradito con il vicino?», domandai scherzando anche se un po perplesso. «Ma che dici, sei impazzito?» ribatté offesa Lucia, «Non dire stupidaggini, doveva essere una femmina!», continuai quasi disperato. «Basta, non ti rispondo nemmeno», e mi riattaccò il telefono.

Quando Lucia fu dimessa dallospedale, andai a prenderla. Arrivammo a casa, e lei scoprì il fagotto. Fissai il nostro piccolo, così fragile e indifeso, che aveva bisogno di tutte le nostre cure e del nostro amore. In quellistante mi innamorai perdutamente di lui, proprio come era successo con i primi due.

Passarono quattro anni e mezzo. Io, con il piccolo Donato così avevamo chiamato il nostro terzo figlio gli insegnai ad andare in monopattino. Non somigliava per niente a me, forse solo vagamente a Lucia. Gli altri bambini, Alessandro e Matteo, invece, erano la mia fotocopia.

Un giorno, dalla finestra della cucina, sentii le nonne discutere tra loro sulle scale del palazzo. Parlavano a bassa voce, ma capii bene quello che dicevano: «Ma hai visto come Donato somiglia tutto ad Antonio del terzo piano?».

Quelle parole mi ferirono. Tornai a casa col cuore pesante e chiesi direttamente a Lucia: «Ma dimmi, chi è davvero il padre di Donato?». Lucia scoppiò: «Ma sei di nuovo con queste sciocchezze? Come puoi sospettare di me? È assurdo!». «Voglio solo la verità, tutto qua! Antonio ti ha accompagnata a casa una volta, ricordi?». «Sì, ma ero già incinta! Mi sentivo male e avevo troppe borse. Antonio si è offerto di portarmi a casa tutto qua!». «Va bene, va bene… Ma Donato proprio non mi assomiglia».

Il litigio quella sera fu forte. Lucia era arrabbiatissima. Così mi venne in mente di proporre il test del DNA. Lucia allinizio si rifiutò, ma dopo quindici giorni cambiò idea: «Facciamolo, ma dopo ti chiederò il divorzio!». Ero convinto fosse solo la rabbia a parlare, ma decidemmo di eseguire il test.

Un pomeriggio, mentre andavo a buttare limmondizia, incontrai Antonio. Aveva già 35 anni ed era ancora scapolo. Lo fissai con attenzione, cercando disperatamente di trovare una somiglianza tra lui e Donato… ma nulla: i loro tratti non centravano nulla.

Rientrai a casa e, riflettendo in cucina, Donato mi corse incontro, mi salì sulle ginocchia, mi abbracciò e cominciò a raccontarmi le sue avventure. Unondata di serenità mi attraversò il cuore. Ma perché mai mi comportavo così? Che bisogno cera di un test? Era mio figlio, lo sentivo nel profondo. Così lo presi tra le braccia e andai in camera da Lucia.

«Non facciamo nessun test!». «Che cosa?», ribatté Lucia, «Io invece ero pronta a farlo, così la smettevi di tormentarmi; avresti visto che Donato è tuo figlio, e basta!».

Ci volle una settimana per farmi perdonare da Lucia, per aver anche solo pensato così male di lei. Alla fine, seppe trovare nel cuore la forza per perdonarmi. I nostri figli crebbero. Il maggiore, Alessandro, si sposò. Poco dopo, sua moglie ci regalò una bellissima nipotina. Finalmente io e Lucia diventammo nonni. Ero al settimo cielo: finalmente una femminuccia da viziare.

So già che la amerò immensamente, proprio come ho amato e amerò tutti i miei tre figli.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

1 × 4 =

Ho sospettato che mia moglie mi tradisse perché ha dato alla luce un maschietto. È il terzo figlio maschio.