Nonna per un’ora

Nonna a ore

Signor Pietro, mi scusi, ma oggi dovrei andare via prima. Posso? Mio figlio si è ammalato.

Maria appoggia sulla scrivania i documenti preparati e la lista degli appuntamenti per il giorno dopo. Mancano ancora sessanta minuti alla fine dellorario di lavoro, ma dallasilo hanno già chiamato due volte e lei ha deciso di rischiare a chiedere il permesso. Lavorava in questa impresa edile da poco, e solo per miracolo lavevano presa, visto che non aveva esperienza come segretaria e nemmeno laspetto richiesto nellannuncio. Davanti allo specchio, prima del colloquio, Maria aveva scosso la testa.

Eh già. Quella parte non fa proprio per me.

Il vecchio cardigan che cercava di non rovinare si difendeva ancora bene, ma la gonna lasciava a desiderare. Laveva cucita sua madre anni prima, scegliendo con cura la stoffa e sedendo per giorni davanti alla macchina da cucire, ogni volta raccogliendo il coraggio per fare una nuova cucitura.

Non sarà peggio di una comprata.

Mamma, è fatta a mano! Meglio di così diceva Maria, sapendo che sua madre aveva bisogno di sentire quelle parole.

Di soldi per i vestiti nuovi in famiglia non ce nerano. Maria ricordava il periodo in cui il papà era ancora vivo e non aveva problemi a scegliere cosa mettersi. Poi tutto era cambiato. Con lo stipendio da infermiera della madre non cera molto da godersi. Però ce la facevano, almeno fino a quando la nonna si era ammalata. I rapporti tra la madre di Maria, Lidia, e la suocera erano, per essere gentili, decisamente tesi.

Lidia! Tu proprio non hai il senso della famiglia. Ma con le tue origini non cè da sorprendersi. Ora fai parte della nostra famiglia e devi abituarti al fatto che tutti sono responsabili luno per laltro.

Maria aveva ancora unetà in cui non capiva bene cosa volesse dire la nonna. Le sembravano parole importanti e solenni, ma dopo un po aveva capito che erano solo parole: tutto andava solo in una direzione. Lidia doveva gestire la suocera, lasciare gran parte del suo stipendio, mentre la nonna prendeva tutto con aria regale e non sentiva il dovere di ricambiare mai nulla; solo rimproveri e critiche, senza fine.

Mamma! Perché stai zitta? Perché non rispondi? domandava Maria sempre più grande, dopo unaltra “lezioncina” rivolta da sua nonna a sua madre. Lidia raramente la portava con sé a trovare la suocera, ma quella spesso pretendeva di avere anche la nipote.

Sai, Maria, lei non ha ragione. Però è malata e terribilmente sola. Oltre a noi due non ha più nessuno. Con la sorella ha litigato anni fa, i nipoti non la vogliono neanche sentire. Lidia piegava con cura il bucato stirato. E poi Ho promesso a tuo padre che non lavrei mai lasciata sola. Come potrei?

Maria si infuriava sentendo la nonna e voleva ribattere, ma Lidia la fermava ogni volta con uno sguardo dolce ma fermo.

Perché, Maria? Non prendertela. Limportante è sapere che sto facendo la cosa giusta e che tua nonna non manca di niente.

Ma non le mancherebbe nulla neanche così! borbottava Maria tra sé, ormai grande abbastanza per capire come funzionava il mondo.

Crescendo, aveva imparato che la nonna, in realtà, non era affatto povera. Un grande appartamento per sé, uno lasciatole da sua madre che dava in affitto da anni, buona pensione e un bel conto in banca ereditato dal marito. Tutto questo permetteva alla nonna di vivere bene, senza rinunciare a nulla.

Perché prende soldi anche da te, mamma? Non le bastano? domandava Maria, indispettita, annotando le spese e le entrate nel quaderno di casa.

Maria! Lidia si irritava e sbatteva lo strofinaccio sul tavolo.

Che cè?

Basta così. Non diventare…

Cosa? Come chi?

Non importa! Sii semplicemente te stessa! Non lasciarti accecare dai pensieri neri. Tutto quello che è suo, rimane suo. Mai stato nostro e probabilmente mai lo sarà. spiegava Lidia sistemando con pazienza le tazze. Maria osservava con rispetto quella compostezza: sapeva che tutte le sue forze andavano in quei gesti ordinati. Non pensarci, non desiderare ciò che non ti appartiene. Altrimenti dopo non ne uscirai più.

Maria aveva compreso davvero solo quando la nonna era mancata. La busta con il testamento e una lettera daddio stava nel comodino. Lidia, leggendola, sbuffò, strinse i fogli e li gettò via.

Andiamo!

Dove? Maria non capiva.

Non abbiamo più niente da fare qui. Ho fatto il mio dovere.

Non domandò altro. Solo dopo scoprì che la nonna aveva lasciato tutto ai nipoti. Cosa fosse scritto nella lettera, Lidia non lo rivelò mai. Disse una sola volta:

Ha lasciato tutto a loro perché sono figli di sangue. Basta, Maria, non domandare più. Meglio non sapere.

Dubitava fossi sua nipote? Maria non resistette.

No. Lidia sospirò. Sosteneva solo che sei troppo simile a me, niente di tuo padre in te. Sangue estraneo.

Ma è vero?

Maria! Lidia abbassò la testa stanca. Tu assomigli a tuo padre come una goccia dacqua. Non tanto esternamente, quanto di carattere. Non ho mai conosciuto uomo migliore. Prendi dalla famiglia solo il bene e lascia il male. Non portartelo dietro. Non ti serve.

Maria non ebbe più nulla da aggiungere. Non capiva sempre la madre, ma vedeva quanto le importasse trasmetterle quei valori.

Il tempo passava. Maria finisce il liceo e si iscrive alluniversità. Proprio allora viene cucita la famosa gonna. Con quella va agli esami, segue le lezioni, lavora poi come assistente in facoltà e conosce il futuro padre di suo figlio. A quella gonna si era affezionata, la chiamava la sua gonna fortunata. Così, anche se cera poco altro da indossare, la scelse per il colloquio. Non poteva certo presentarsi in jeans.

In ufficio risatine sotto voce la accolgono subito, ma ricordando le parole di Lidia, si raddrizza decisa.

Signorina, come mai qui senza esperienza, con un figlio piccolo? Dove ha lavorato prima?

Ho insegnato in università.

Come mai cambiare settore?

Volevo provare qualcosa di diverso. cerca di mostrarsi sicura ma le gambe le tremano. Sicura che rifiuteranno anche lì.

E invece no. La responsabile del personale, dopo ancora qualche domanda, le offre il posto da segretaria in prova. Maria non sente quello che si dice alle sue spalle quando esce.

Clara, perché questa scelta? Ma a che serve al direttore una così?

A lui piacciono le donne in gamba. E questa, vestita meglio, vi dà la paga a tutte. Su, teniamoci occupate!

Col direttore, Pietro, nasce subito un buon rapporto. Un giorno, vedendola leggere istruzioni della macchina del caffè, ride:

È la prima volta che vedo una donna che legge le istruzioni invece di premere tutti i bottoni a caso. Lavoreremo bene insieme!

Il lavoro non le sembra difficile. Pietro vuole sempre avere tutto sotto controllo, ma capisce presto che Maria ha ottima memoria e una precisione rara. Riesce a trovare chiunque, organizzare incontri perfettamente, a spostarli senza problemi con tutti soddisfatti. Gli orari e le scadenze non saltano mai. Solo un punto debole: Maria ogni tanto deve chiedere permessi per il figlio piccolo.

Maria, capisco tutto, ma così rischio di restare senza segretaria! si lamenta Pietro.

Le occorre una pastiglia per il mal di testa?

Passerà da sola, grazie. Certo che può andare, suo figlio è importante. Ma pensi a come risolvere la cosa. Sua madre, una zia? Una babysitter?

Non ho nessuno. Maria stringe la giacca nuova.

Davvero nessuno?

Davvero. Mia madre è mancata, parenti non ne ho.

Peccato. Allora una tata?

Non posso permettermela. Ma cercherò una soluzione, prometto.

Maria esce dallo studio appena trattenendo le lacrime. Allasilo la aspetta Paolo con la febbre, a casa le solite incombenze. Si sente svuotata e sola. Perché è tutto così difficile? Perché così sbagliato? Perché è sola?

Ma conosce già la risposta. Come diceva sua madre:

Nella vita non si incontrano solo brave persone. A volte capita solo un paio di volte, per questo è ancora più importante non farsi sfuggire quei momenti.

E se non capita mai?

È quasi impossibile, Maria. Dai, fai un calcolo, tu che sei matematica. I buoni ci sono! Lidia rideva. Non tutti possono essere cattivi, dai! La verità è che le persone davvero cattive sono poche: quasi sempre sono solo egoiste, pensano a sé, vivono per loro. È normale… Spero solo che tu abbia la fortuna di incontrare tante persone del secondo tipo, non del primo.

Ripensando alle parole della madre, Maria si rammarica per non averle dato retta con il padre di Paolo. Giovane ricercatore brillante, entusiasta e ambizioso… Tutto quello che a Maria mancava, lui lo aveva. Solo che volevano cose diverse: lei desiderava famiglia e carriera, lui pensava solo al presente. Ricevuta unofferta allestero, se nè andato senza rimorsi, anche se avevano appena deciso di sposarsi.

Aspettiamo qualche anno, non è un problema.

Igor, non posso aspettare. Aspetto un figlio

Vede il suo viso trasformarsi. Sa che è finita.

Proprio ora doveva succedere? Non si può rimandare? Igor gira tra le stanze, evitando lo sguardo.

No, non passa da solo. Non ti preoccupare! Maria prende la porta. Risolvo tutto da sola. Buon viaggio!

Non lo vede più.

Paolo nasce un mese dopo la morte di Lidia, colpita da un infarto a lavoro: i colleghi non sono riusciti a salvarla. Maria accompagna la madre allultimo saluto senza piangere.

Dopo, mamma, dopo. Quando nascerà Paolo, allora piangerò, va bene?

Ma il tempo per piangere non lo trova. Paolo nasce fragile, malaticcio. Lei si occupa solo di lui, tutto il resto si annulla. Si ritrova come un automa: lavatrici, pulizie, passeggiate, pappa e così via. Lascia luniversità a causa dei giudizi e dei sussurri.

Scusa, mamma, sono troppo sensibile Ma non ce la faccio… sussurra davanti alla foto di Lidia senza svegliare il bambino. Cosa ho fatto di male? Mettere al mondo mio figlio? Non ho forzato Igor a sposarmi Forse avrei dovuto insistere. Ma tu mi avresti detto di andare avanti, di non pensare a quello che dicono gli altri. Ci sto provando, mamma, ma non è facile

Quando arriva il suo turno, iscrive Paolo allasilo. Il primo anno è durissima: si ammala di continuo e Maria smette di spedire curriculum, sapendo che con quella situazione nessuno la assume. Trova lavoro in nero come donna delle pulizie in un salone vicino casa e ogni sera, lavando i pavimenti, sogna tempi migliori.

Questi pensieri si rincorrono mentre torna a prendere Paolo allasilo. Lo recupera, passa dalla farmacia e rientra a casa. Apre la porta e saluta la vicina:

Ciao, Anastasia!

Ancora malato, eh? la vicina accenna al bimbo che si nasconde dietro la madre.

Eh sì. Prima o poi mi licenziano. Già due volte in un mese. Speravo fosse finita visto che era mesi che stava bene…

Essì, sembra tanto, ma non lo è. La mia per un anno niente, poi ha iniziato ogni mese a prendersi la febbre. E la babysitter? Ormai guadagni meglio.

Non abbastanza. sospira Maria. Dai, Paolo, togliti le scarpe.

Eh già, la babysitter è cara. Solo quello ti resta. Peccato non avere una nonna.

Già vabbè, ciao Anastasia. entra in casa e ha un nodo in gola.

Mamma, quanto mi manchi

Ma Paolo la riporta alla realtà. Lo mette a letto, gli fa una tisana calda e pensa che deve trovare una soluzione.

Un colpo lieve alla porta. Paolo dorme, Maria sfoglia gli annunci di babysitter cercando di non far rumore. Si chiede perché il visitatore non abbia suonato. Va ad aprire.

Buonasera, Maria!

Sulla porta cè la signora Claudia, una vicina del palazzo accanto. Maria la conosce a malapena. Solo qualche saluto.

Buonasera! È successo qualcosa? Maria la guarda sorpresa.

Beh, sì, in un certo senso. Non mi fai entrare? Restiamo sul pianerottolo?

Oh, certo! Maria si scosta per farle strada.

Claudia, rapida, sinfila in casa e, tolte le scarpe, si dirige verso la cucina:

È di là la cucina?

Andiamo. Meglio non svegliare il bimbo. Il sonno è la miglior cura.

Maria la segue ancora incredula. Claudia le sorride:

Hai bisogno di una “nonna a ore”?

Come, prego? Maria strabuzza gli occhi.

Una nonna a ore. Quando il bambino sta male o hai bisogno di qualcuno che lo segua. Claudia ripete con la voce che ricorda quella, dolce e decisa, di sua madre.

Ne avrei tanto bisogno ma dove trovarla?

Non cè bisogno di cercare. Sono qui. Mi prendi come babysitter?

Maria esita. Lofferta è perfetta, ma conosce poco la vicina. Può fidarsi del tutto subito?

Posso chiederle come ha saputo che cercavo aiuto?

Figurati! Claudia sorride. Anastasia oggi mi ha parlato di te.

Capisco Guardi, non voglio sembrare scortese

Ma no! Domanda quello che vuoi, se devi affidarmi tuo figlio. Anzi, ti racconto subito di me e poi decidi. Domani mi dirai.

Maria si siede decisa, versa il tè, avvicina i biscotti e ascolta.

La storia di Claudia è semplice.

Sono nata qui, a Torino. I miei lavoravano in fabbrica, gente semplice. Finito il liceo, sono andata anchio in fabbrica. Qui ho incontrato mio marito, ci siamo sposati e abbiamo avuto due figli. Li abbiamo cresciuti con tanti sacrifici. Mio marito è mancato giovane, non aveva ancora cinquantanni. I figli, dopo il militare, sono andati via. Hanno costruito la loro vita altrove. Così sono rimasta sola. Ho quattro nipoti, due di uno e due dellaltro, ma vedo poco anche loro. Le nuore avevano le loro mamme a disposizione. E lavorando non ho potuto godermeli. Adesso, vedendo i bimbi nel giardino, mi si stringe il cuore. Almeno uno vorrei crescere vicino a me. Anastasia mi ha suggerito di propormi come nonna a ore e allora ci provo. Magari vado bene a te, e sto meglio anchio. Che dici? Pensaci. Prezzo basso, certo. Non devi rispondere subito, domani mi dirai.

Maria annuisce e accompagna la vicina alla porta, riflettendo a lungo.

Che dici, mamma? È tutto un po strano appena penso di cercare una soluzione, arriva da sola. Speriamo bene.

Lidia le sorride dalla foto, mentre Maria rimugina. Ormai la vita lha insegnata a non fidarsi mai troppo subito: soprattutto in gioco cè Paolo. Controlla il bambino, non prende sonno, ma allalba si decide.

Signora Claudia, buongiorno! Accetto.

Così inizia la loro “collaborazione”. Così la chiamava Claudia.

Siamo colleghe. Tu lavori, io pure. Stiamo bene insieme. Tu sei tranquilla per il bambino, io ho unaggiunta di pensione.

E i suoi figli laiutano?

Sì, ma io non chiedo molto. Solo quando mi sono sentita male hanno insistito. Hanno famiglie e figli. Io ho ancora le forze per lavorare.

Allinizio Maria osserva Claudia con diffidenza, poi si rilassa presto vedendo Paolo affezionarsi subito.

Che succede? Hai mal di testa? Claudia tocca la fronte al piccolo al primo incontro. Niente paura! Ora ti faccio una tisana con la marmellata di lamponi e ti racconto una favola lunga. Vedrai come passa tutto!

Ma a casa non ho lamponi

Li ho portati io. Quando potevi prepararli? Vai pure al lavoro, ci penso io.

Dopo qualche mese Paolo sorprende la mamma: a soli cinque anni inizia a leggere correttamente!

Claudia, ma come ha fatto?

Era già portato! A dama gioca bene, anche a scacchi. Dovresti portarlo a fare qualche corso. Lo accompagno io.

Presto Paolo nuota in piscina due volte a settimana, gioca a scacchi. Maria non ci crede quasi: ringrazia ancora Anastasia appena può.

Non avrei mai avuto tempo! Grazie, davvero!

Fino a quando cresce la mia, poi mi rubo Claudia anche io! scherza la vicina.

Il tempo scorre, Paolo inizia la scuola. Laiuto di Claudia serve meno spesso, ma per entrambe la presenza dellaltra ormai è naturale.

Maria, secondo me sei un po sprecata qui. Pietro mentre valuta dei documenti la osserva. Con la tua laurea in matematica potresti fare ben altro. Mai pensato di provare altro?

A dire il vero no, qui sto bene.

Ma io invece credo tu possa crescere. Ti mando a un corso di formazione. Voglio vedere che cosa sai fare davvero.

Nuovo incarico, nuove prospettive La vita di Maria cambia in meglio e lei inizia a respirare un po più libera. Anche economicamente.

Bene così, Maria! Claudia si gioisce sinceramente per lei.

Il loro rapporto ormai va oltre il lavoro. Così, quando Claudia sparisce per qualche giorno, Maria si preoccupa non poco.

Anastasia, dove sarà andata? Non ha detto niente, è strano!

Hai chiamato in ospedale?

Ovunque, ma non accettano la denuncia: non sono parente.

E i figli?

Dicono di non sapere nulla. Non verranno. Ma come fanno?

Cè poco da fare. Devi cercare ancora.

Non rinunciando, Maria inizia a girare per le strutture sanitarie.

Lei chi è? Nessun legame? E allora perché la cerca? si sente ripetere sempre.

Passa quasi una settimana, poi la trovo.

Ricoverata senza documenti. È tornata cosciente il secondo giorno. Amnesia parziale.

Maria la guarda fragile in quel letto e le si stringe il cuore.

Perché non mi avete avvertita subito?

È stata investita. Probabile perdita di memoria temporanea. Lei chi è? chiede il giovane medico.

Sono la figlia! Dovè il direttore?

Dopo poche ore, Claudia viene spostata e Maria le tiene le mani tra le sue.

Come va?

Tu chi sei?

Sono Maria. Adesso riposa, poi ricorderemo tutto insieme.

Chiama i figli di Claudia, nessuna risposta concreta. Nessuno si presenta.

Pazienza! Ce la caveremo noi! Maria quasi vorrebbe buttar via il telefono, poi lo posa. Mamma, quanto avevi ragione sulla gente

Claudia viene dimessa dopo una settimana. Maria la prende con sé.

Paolo, Claudia non ricorda niente. Chiamala semplicemente nonna e cerca di farla stare sempre tranquilla, capito? Il medico ha detto che magari la memoria ritorna.

Allora adesso vivrà con noi?

Sì!

Paolo annuisce serio.

È giusto così.

Ora si occupa lui della signora Claudia. Dopo scuola le prepara il pranzo, la convince a mangiare, poi fa i compiti con lei accanto:

Ora studio, poi giochiamo insieme a dama, va bene?

Claudia annuisce felice. Per lei Paolo è un nipote, Maria una figlia, e nessuno sente il bisogno di chiarire: quello che conta è che stia bene.

Il figlio di Claudia si presenta dopo sei mesi.

È il compleanno di Paolo, Maria torna a casa con la torta appena ritirata. Allentrata la ferma un uomo alto, gli occhi conosciuti.

Lei è Maria?

Sì.

Sono Alessio, il figlio di Claudia.

Salve. le dita di Maria stringono il pacco della torta.

Posso vedere mia madre?

Certo. Perché chiede? Doveva venire prima!

Sì, io Alessio sembra nervoso. Maria lo fissa.

Non giudichi male. Non le serve niente dalla sua mamma. Lei ci è stata vicina in tanti momenti. Ora le siamo riconoscenti.

Mi fraintende

Può darsi. Comunque la vedrà, ma la sua mamma non gliela lascio. Nemmeno ci provi.

Perché? Volevo portarla con me.

Se lo voleva davvero, sarebbe venuto prima. Ormai forse è troppo tardi, potrebbe anche non riconoscerla.

Davvero?

Vedrà lei. Stia pronto, non si aspetti niente. Venga.

Salendo, Alessio la ferma.

Mi scusi

Non a me. Limportante è non turbarla.

Va bene

Paolo apre la porta, sgrana gli occhi vedendo la scatola della torta.

Che bellapacchetto!

La torta è ancora meglio! Buon compleanno, caro! Paolo, ti presento Alessio, il figlio della nonna Claudia.

Davvero? Paolo quasi lascia cadere la torta. Maria lo ferma con un gesto.

Piano! Ricordi cosa ha detto il dottore?

Non va agitata?

Esatto. Porta la torta in cucina, arrivo subito.

Claudia non riconosce il figlio. Alessio guarda la madre, smarrito davanti a quella signora fragile, quasi irriconoscibile.

Non ci riconoscerà più? domanda mentre saluta Maria.

I medici non si sbilanciano. Una cosa è certa: qui sta bene. Meglio non spostarla ora.

Capisco Possiamo venire ogni tanto?

Perché chiede? È sua madre! Venga quando vuole.

Quando Alessio se ne va, Maria lo segue con lo sguardo pensierosa. Qualcosa le dice che tornerà raramente. Ma non importa. Lasciano che passato e nuove relazioni restino al loro posto.

Paolo! Metti su il tè! Si festeggia!

Mamma, la nonna può mangiare la torta?

Ci manca! Il pezzo più grosso! Era lei che voleva sempre “dolcetti”, ricordi?

Impossibile dimenticare! Paolo ride contento.

Già! Fa bene a tutti. chiudendo la porta, Maria entra in cucina al seguito del figlio.

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