Il destino non sbaglia mai Dopo la morte della mamma erano passati circa quattro anni, ma Agata non…

Sai, davvero, nella vita non esistono le coincidenze.

Era passato già quasi quattro anni da quando era venuta a mancare la mamma di Agata, ma lei sentiva ancora quellamaro e quella malinconia che proprio non andavano via. Era rimasto impresso soprattutto quel silenzio pesante in casa quella sera, subito dopo il funerale. Il padre, Enrico, sembrava invecchiato di colpo, era schiacciato dal dolore, e Agata ormai aveva finito le lacrime. In quella grande casa di famiglia regnava solo una tristezza sorda.

Agata aveva sedici anni e capiva bene quanto fosse dura per lei e per suo padre; fino a poco tempo prima erano stati tutti e tre così felici. Enrico, allora, passandole il braccio sulle spalle, disse con voce rotta:

Dobbiamo andare avanti, tesoro ce la faremo.

Il tempo era passato. Agata aveva studiato per diventare infermiera e da poco lavorava nellambulatorio del loro paese. Viveva da sola nella casa di famiglia perché il padre, un anno prima, si era risposato e ora abitava nel paese vicino con la nuova moglie. Ma Agata non gli portava rancore, né lo giudicava; la vita è questa, e pure lei un giorno si sarebbe sposata. E poi, era giovane, suo padre.

Quella sera Agata arrivò in corriera, indossava un vestito carino e delle scarpe col tacco: quel giorno era il compleanno del padre, lunico parente stretto che le era rimasto.

Ciao, papà! esclamò con gioia Agata appena lui le aprì il portone. Lo abbracciò forte e gli consegnò un pacco regalo. Buon compleanno!

Ciao, bella mia! Vieni, che la tavola è già pronta rispose lui, sorridendo. Entrarono assieme in casa.

Agata! Era ora che arrivassi dalla cucina uscì Caterina, ora sua matrigna i miei figli stanno morendo di fame.

Enrico ormai viveva da un anno con la nuova famiglia. Caterina aveva una figlia, Rita, di tredici anni insopportabile, sempre scontrosa e un figlio ancora più piccolo, di dieci anni. Agata non andava spesso da loro, quello era solo il secondo incontro in un anno. Cercava di lasciar correre sugli atteggiamenti di Rita, che parlava sempre senza filtri né rispetto, e la madre non la fermava mai.

Dopo gli auguri e qualche domanda di circostanza, Caterina iniziò il suo interrogatorio:

Ce lhai il fidanzato, Agata?

Sì, ce lho.

E allora, quando vi sposate?

Agata rimase un po spiazzata da tutta quella schiettezza e tagliò corto:

Vediamo un po, non ho fretta.

Caterina le si avvicinò, copiando un sorrisetto forzato:

Senti, Agata io e tuo padre ne abbiamo parlato: da adesso in poi lui non potrà più aiutarti economicamente. Ha già dato troppo a te, e noi qui siamo tanti. Sposati e fatti mantenere dal tuo compagno. Tuo padre ha una famiglia adesso, deve pensare prima a noi E poi sei grande, e lavori già.

Caterina, aspetta provò ad intervenire Enrico ne abbiamo parlato diversamente. Do meno soldi ad Agata di quanti ne do qui

Ma Caterina, alzando la voce, lo interruppe:

Sei solo il bancomat per tua figlia! E noi? Dobbiamo andare avanti così?

Enrico abbassò il capo, mortificato. Agata si sentì stringere lo stomaco e, senza neanche salutare, scappò fuori in cortile, sedendosi su una panchina per calmarsi. La festa di compleanno non aveva proprio nulla di festa.

Rita la raggiunse e si sedette accanto a lei.

Guarda che sei carina disse, ma Agata si limitò a un cenno, tanto non le andava di parlare. Non prendertela con la mamma, è nervosa perché è incinta aggiunse con tono malizioso. Vedrai che ne vedrai delle belle e schizzò via ridendo.

Agata si alzò e uscì dal cortile; voltandosi, vide per un attimo suo padre sul portone, che la guardava andare via.

Dopo tre giorni, però, suo padre e Caterina si presentarono a casa sua, inaspettatamente.

Ma che sorpresa, accomodatevi, prendo il tè li accolse lei.

Caterina, girando per le stanze, si mise a osservare:

Bella casa davvero, non se ne trovano così in paese.

Papà lha costruita quasi tutta da solo, vero papà, con lo zio Giulio?

Ma va là, era per noi stessi

Lo so disse Caterina fortuna che mi è capitato un uomo così. Siamo qui proprio per parlare della casa.

Ad Agata venne il sospetto e fu chiara:

La mia parte non la vendo. Sono cresciuta qui, questa casa per me vale troppo.

Che furba, che testarda sibilò Caterina, stavolta senza nascondere lastio. E tu, Enrico, non dici nulla?

Tesoro, dobbiamo risolvere sta cosa La mia famiglia è cresciuta, tra poco arriva un altro bimbo Se vendiamo la casa te ne prendi una più piccola. Se serve, ti aiuto col mutuo

Papà, ma cosa stai dicendo? Agata non ci credeva.

Devi fartene una ragione urlò Caterina ora tuo padre ha unaltra famiglia! La casa non è più la tua. Ti dovrai fare da parte e nessuno chiederà più il tuo permesso.

Non osate gridare in casa mia. E ora vi prego di andare rispose Agata, secca.

Dopo che andarono via, Agata si sentì distrutta. Suo padre aveva tutto il diritto di rifarsi una vita, certo, ma non alle sue spalle. Non avrebbe mai venduto la parte di casa sua, dove aveva vissuto la madre.

Più tardi venne a trovarla Alberto. Non appena vide Agata col viso triste, si sorprese:

Che succede, amore? Sembri a pezzi.

Lei si lasciò andare fra le sue braccia e pianse tutto quello che aveva dentro. Poi, pian piano, gli raccontò tutto. Alberto, che lavorava nei Carabinieri, la confortò:

Tuo padre è una brava persona, non farà mai nulla che tu non voglia. È Caterina quella scaltra Vedrai che ce la facciamo. Ci penso io a chiamare un avvocato a Milano, tu non cedere, non firmare nulla.

Nel frattempo, dopo essere rientrato a casa, Enrico era inquieto e si sentiva in colpa verso la figlia. Sposarsi con Caterina allinizio era sembrata una buona idea, ma con il tempo lei era diventata aggressiva, chiedeva sempre più soldi e premeva per vendere la casa del paese. Enrico cominciava a pensare di aver fatto un errore, ma poi Caterina annunciò la gravidanza.

Enrico voleva chiamare Agata per rassicurarla. Uscì dalla cucina cercando il cellulare ma si bloccò sentendo Caterina parlare al telefono.

Niente da fare, non cede. Tocca muoverci noi, io provo a convincere Enrico Se non basta vediamo cosa fare.

Riattaccando, notò Enrico sulla porta.

Con chi parlavi?

Una mia amica rispose lei, ma lui non era convinto.

Non mi prendere in giro, stavi parlando della casa

Caterina, recitando la vittima, spiegò:

Lamica conosce un agente immobiliare Magari troviamo subito un compratore. Agata sarebbe soltanto contenta, farebbe un bel gruzzoletto.

E poi cosa volevi dire con ci penso io? insistette Enrico.

Ah, no, intendevo il box, magari mettiamo in vendita anche quello mentì Caterina, spudorata.

Enrico le credette a malincuore.

Nel frattempo era autunno e Agata finiva di lavorare sempre tardi. Anche se Alberto aveva promesso di venire a prenderla, quel giorno era dovuto andare a una chiamata urgente. Agata aveva solo una gran voglia di rincasare in fretta. Quando era quasi sotto casa, una macchina la bloccò, scese un uomo massiccio che la spinse dentro sul sedile posteriore. Come parte la macchina, Agata provò il panico.

Chi siete? Che volete da me? Avete sbagliato persona, forse

Ma nellauto scoppiò una risata.

Nella nostra professione nulla è casuale Se fai come diciamo, tu e tuo padre starete bene rispose luomo, calmissimo.

E mio padre cosa centra?

Devi firmare dei documenti. In due giorni prendi i soldi e lasci la casa. Gli acquirenti sono già pronti.

È tutto illegale! Non firmo nulla, denuncio tutto ai Carabinieri, la casa non la vendo! Ma a quelle parole ricevette un pugno in faccia, sentì il sapore del sangue sulle labbra.

Non ci spaventa la tua polizia né quel tuo fidanzato sogghignò il tipo Se non firmi, paghi tu e il tuo fidanzato farà indagini su un delitto in famiglia!

La macchina si fermò alla periferia del paese, il tizio le mise sotto il naso le carte e puntò una torcia:

Firma, e attenta a non sporcare col sangue. Domani saranno dal notaio.

Allimprovviso dai finestrini si videro le luci blu dei Carabinieri, poi ne arrivò un’altra pattuglia. Il guidatore provò a scappare ma, nel panico, confuse i pedali e finì nel fosso.

Tutto grazie a Massimo, un collega di Alberto, che aveva tenuto docchio Agata sapendo che tornava tardi. Vide tutto, avvisò Alberto e organizzò lintervento lampo.

Poi si scoprì che il tipo che aveva rapito Agata era lamante di Caterina era lui il padre del suo bambino e insieme avevano architettato tutto per avere la casa di Enrico, che voleva vendere da tempo. Lunico ostacolo era Agata, e su Enrico avrebbero trovato il modo di sbarazzarsi in seguito.

Col tempo, tutto si è sistemato. Enrico ha divorziato ed è tornato nella sua vecchia casa, ha ripreso a lavorare; si è messo in proprio aprendo un piccolo negozio di ricambi dauto. La sera, lui, Agata e Alberto si stringevano intorno al tavolo insieme. Quelle mura ora valevano il doppio.

Papà, non stare in pensiero, non resterai mai solo diceva allegra Agata.

Adesso confessate: che state combinando voi due?

Papà, ho chiesto ad Agata di sposarmi e lei ha detto sì rispose Alberto, sorridendo complice. Abbiamo già fissato la data, tra poco si festeggia ancora!

Anche se andrò a vivere con Alberto, promesso che verremo sempre a trovarti, saremo qui vicino

Enrico si commosse, con gli occhi lucidi fissò una foto di sua moglie.

Figlia mia, perdonami per tutto Ho fatto tanti errori, perdonami.

Basta, papà adesso tutto va bene. Andrà ancora meglio, vedrai.

Grazie di cuore per aver ascoltato questa storia, e davvero: che la vita vi porti tanta fortuna!

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