Lina era considerata una donna cattiva. Ma proprio cattiva, poverina, tanto da fare quasi pena: così…

Caterina era considerata una cattiva donna.
Così cattiva che quasi mi spiaceva per lei, povera Caterina, davvero.
Tutti cercavano di farlo capire anche a sua madre: “Guarda che tua figlia è proprio una brutta persona”.
Cattiva e pure infelice.
Si capisce, non aveva marito, il figlio era già grande e viveva per conto suo.
Caterina era sola, senza essere indispensabile a nessuno.
Arrivava al lavoro il lunedì, e tutte le colleghe si vantavano su come avevano passato il weekend: chi a pulire la casa dei suoceri in campagna, chi a fare conserve di pomodori o marmellata.
Caterina invece rimaneva in silenzio. D’altronde, cosa avrebbe dovuto dire? Non aveva un uomo, il figlio grande era ormai indipendente, e allora stava zitta, quasi volesse non farsi notare.
Se ne andava prima dagli uffici, come succedeva un paio di volte al mese.
Le altre scuotevano il capo, bisbigliando, convinte che Caterina avesse chissà quanti amanti.
Per loro non ci sono dubbi: una così non può che essere immorale.
Certo, loro invece sono tutte brave donne di casa: sposate, laboriose; mentre Caterina, cosa vuoi… è cattiva.

Caterina, diceva la mamma, ma perché sei così?
Così come, mamma?
Così insoddisfatta, dovresti almeno trovare un uomo per compagnia. Davvero, cara, non è troppo tardi neanche per un secondo figlio: ormai tutte mettono al mondo dopo i quarantanni!
Mamma, ma che me ne faccio di un altro uomo? Perché dovrei avere un altro figlio adesso? Ho già Matteo, mi basta e avanza…. E luomo, come lo chiami tu, cosa dovrei farci? Ho già Riccardo.
Caterina! sbottava la mamma, Riccardo non è il tuo uomo!
Come sarebbe a dire, mamma? Altroché, mi porta fuori una volta a settimana, mi regala pensierini, mi aiuta a programmare le vacanze; non mi stressa, non mi manda a pulire casa/aiutare la suocera, non pretende che gli lavi i calzini, non mi stressa per la cena, non mi pesa con i suoi problemi, non si incolla al divano.
Una pacchia!
Sì, una pacchia che invece si sorbisce sua povera moglie.
Preferiresti che fossi io a sorbirla? No, grazie, cara. Ho poco più di quarantanni, sono stata sposata due volte e ti ricordo che da quelle fortune sono scappata alla prima occasione.
Il mio primo marito, se ti ricordi per tuo volere, perché a diciotto anni già dovevo sistemarmi e assicurarmi la felicità era di dieci anni più grande: serio, con i soldi, maturo, insomma tutto giusto… vero?
Per cinque anni, mamma. Cinque anni a fare la reclusa: niente università, vietato vedere le amiche, nemmeno con Matteo potevo fare gran che, troppo giovane e inesperta secondo lui. Dovevo solo sgobbare per lui e sua madre.
Unica consolazione, mi riempiva di gioielli e vestiti.
Mi portava fuori una volta al mese, così, per mostrarmi come un trofeo: “Vedete? Mia moglie giovane e perbene, mica come le vostre”.
Ma lui non disdegnava di andare con le “altre”, le bamboline.
Quando son fuggita e ho chiesto il divorzio, solo grazie alla nonna che Iddio la abbia in gloria mi ha persino chiesto indietro le mutande…
Poi per amore mi sono risposata. Studiavo e lavoravo, ti ricordi, mamma?
Correvo tutto il giorno, le lezioni, il lavoro alla sera… per non pesare su te e papà…
Ma Caterina! urlava la mamma, ti ho mai fatto una colpa di darti da mangiare?
Tu no, mamma… ma non ceri solo tu in casa. Cera chi temeva che io mi attaccassi al collo come un peso e non me ne andassi mai via con mio figlio.
Di chi parli?
Di papà, chi sennò? E Carlo, il mio caro fratello, sempre tra il divano e il computer, mai una vera responsabilità.
Tu, sempre di corsa, due lavori, mai un sospiro per te. E io, per amore (amore vero, questa volta), ho dato il secondo sì, tanto peggio di così non poteva essere.
Cosa è cambiato? Nulla. Solo altre fatiche in più; ero diventata la Caterina tuttofare.
Il mio secondo marito stava sul divano, Caterina fuori a lavorare, poi allasilo a prendere Matteo (che non sia mai che il compagno si abbassi a queste cose, non tocca alluomo, non è figlio suo, e anche se lo fosse, sono cose da donna gli uomini sono troppo stanchi).
Spesa, bambino, tutto a piedi perché la macchina serviva a lui. Tornavo, cucinavo, sparecchiavo, lavavo i panni, stiravo, sistemavo la casa, soddisfacevo anche i suoi “bisogni coniugali” che sennò “magari va a cercarseli altrove”, poverino.
I soldi non bastavano? Colpa mia, cerca chi ti mantiene te e tuo figlio, io ho già i miei impegni.
E a pagare la riparazione dell’auto? Ma che c’entra? Siamo una famiglia.
Guarda quanto guadagni tu senza far niente e quanto io… tu sei fortunata”.
Cosa? Vuoi lasciarmi? Ma vai, chi vuoi che ti prenda con un figlio, ahahah.
Quindi, mamma, posso dirlo: sono stata sposata sia con uno che guadagnava di più, sia con uno che portava meno soldi a casa. Nessuna differenza.
Tutti felici, tranne me, mamma. Io stavo male.

Caterina, tutte vivono così, mi dicevi.
Sì, ma io non ci sto più, mamma! Non voglio questa vita.
E allora cosa hai fatto sabato?
Eh, Carlo e Martina mi hanno lasciato Sofia e Gabriele. Li ho portati a spasso, ho fatto le crespelle, pulito un po’, messo la lavatrice, la sera messi a letto, dato da mangiare a papà, stirato, poi a mezzanotte sono crollata.
Al mattino i piccoli volevano le crespelle, le ho rifatte, poi Carlo e Martina sono tornati: avevo preparato pollo arrosto, insalata, e una pizza fatta in casa; abbiamo cenato, li ho salutati e poi sono crollata sul divano.
Mamma, mi ricordo poche occasioni in cui tu abbia tenuto Matteo come faccio io ora coi figli di Carlo. Non ricordo di averti mai lasciato Matteo per correre via a riprendermi
Tu eri indipendente, ma questi qui (i tuoi nipoti)… non so che dire…
Mamma, vuoi sapere come ho passato il weekend scorso? Venerdì sera Matteo mi chiama: posso tenere Nerone per il weekend? Loro volevano andare in montagna.
Certo che prendo Nerone: il gatto della sua ragazza, Marina sai, mamma, se avessi meno da fare per Carlo e la sua famiglia forse sapresti qualcosa di tuo nipote maggiore.
Comunque, mi hanno portato la pizza e il gatto e sono partiti.
Io mi sono piazzata davanti alla TV a guardare una serie, senza svegliarmi all’alba il sabato.
Al mattino, colazione, coccole a Nerone, un po’ di pulizie leggere, una lavatrice, un caffè; poi ho pensato di invitarti per andare insieme al museo o semplicemente a chiacchierare.
Ha risposto papà: tu, come sempre, avevi le mani immerse nellacqua.
Mi ha chiamato scansafatiche, dicendo che tu sgobbi per la famiglia mentre io vado ai musei come una signora.
Ci sarei rimasta male, ma poi ho pensato che non ne vale la pena: papà ha sempre ragione, almeno secondo lui.
Sono andata comunque al museo, cera quella mostra che ti piace tanto: ti ricordi quanto amavi andare alle mostre?
Poi sono andata un po per negozi, ho pensato a Nerone e sono tornata; il gatto dormiva beato sul letto.
Alla fine, divano e serie TV per tutto il resto della domenica.
La domenica sveglia tardi col gatto, ho pensato ancora di invitarti a fare un giro sul battello sullArno, ma al telefono ha risposto Martina: La mamma è impegnata, con la bocca piena. Sicuramente stavi pulendo o lavando i piatti.
Domenica sera Riccardo mi invita a cena fuori, e perché dovrei rifiutare?
Sono una donna libera, non gli chiedo mai nulla sulla moglie, non mi interessa cosa fa con lei, non ci raccontiamo i problemi reciproci, stiamo bene così.
Ho passato una splendida serata e lunedì mattina sono andata al lavoro riposata.
Ci ho provato anchio a frequentare uomini non sposati, mamma.
Un incubo.
Solo ragazzi che cercano una mamma, oppure poveri diavoli mollati dalla prima, seconda, o anche terza moglie, pieni di figli e lamentele.
Mi guarda strano, mamma? Il mondo è cambiato, capisci?
Uno mi ha detto che DEVO accettare i figli suoi, che è naturale, è una cosa che viene alle donne.
E lui comunque deve sostenere ex moglie e figli; i suoi soldi gli servono, quello che avanza lo spende per la pesca.
Per il resto vivremo della mia busta paga… e in cambio mi porterà a casa i pesci che pesca.
Quando gli ho chiesto se avrebbe aiutato anche Matteo, si è offeso: Matteo ha già un padre, ci pensi lui!
Giusto, no? Per questo è stato subito spedito al mittente. Matteo ha anche una madre, che sono io.
Ora per tutti sono cattiva, furba, egoista, calcolatrice Avrei dovuto appioppare mio figlio a un poveruomo e vivere felice…
Ecco perché adesso cè Riccardo.
Sì, mamma, sono cattiva ai vostri occhi, ma io non mi vergogno, affatto, di questa mia libertà.
Piuttosto, mi dispiace per te che continui a vivere così. Ed è per questo che oggi, come spesso faccio, ho mentito dicendo che mi serviva il tuo aiuto, solo per portarti un po fuori da casa.
Mamma, sto bene, e ora ce ne andiamo a prenderci del tempo per noi due: per te, per me, tra madre e figlia.
Sei matta, Caterina, e papà?
E che è papà? Sta male?
No, però il pranzo…
Non ci credo che tu non abbia già preparato qualcosa.
Ma va riscaldato, e poi c’è Carlo
Mamma! Mi offendo sul serio Dai, lasciami essere buona almeno oggi vieni via con me a rilassarti, te lo chiedo davvero
Al lavoro, il lunedì, le altre donne si lamentano di quanto sono stanche dopo il riposo.
Caterina sorride sorniona. Tutti sanno che Caterina è cattiva; la vedono camminare danzando e sorridere di qualcosa che solo lei conosce.
Tutti sono sicuri di sapere quali pensieri passino per la testa di Caterina: saranno sicuramente cattivi.
Ma io, finalmente, ho imparato che si può scegliere la propria strada, anche se agli altri non va bene. E non ci si deve vergognare della felicità.

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Lina era considerata una donna cattiva. Ma proprio cattiva, poverina, tanto da fare quasi pena: così…