10 giugno
Oggi sono tornato al paese, in Umbria, per vedere mia zia. Da quando sono rimasto praticamente solo i miei genitori se ne sono andati da tanti anni e gli altri parenti si sono sparsi per lItalia cè solo zia Giuliana che vive ancora nella vecchia casa di famiglia.
Appena arrivato davanti al cancello di ferro che conosco così bene, ho spinto il battente che cigola sempre. Mi ha accolto subito zia Giuliana, col grembiule a fiori.
E tu perché non mi hai chiamato prima? mi ha detto rimproverandomi, ma subito mi ha abbracciato stretta. Non è venuta con te Eleonora e i ragazzi?
Le ho spiegato che non avevano potuto: loro erano rimasti a Perugia, la città dove adesso viviamo.
Zia Giuliana, come sempre, ha apparecchiato velocemente e abbiamo pranzato assieme, al ritmo lento che solo nei paesi piccoli trovi. Dopo mangiato, con lo sguardo serio, mi ha detto: Guarda un po cosa ho trovato nella cassapanca in dispensa.
Dal fondo del baule ha tirato fuori un foglio ingiallito, che mi ha passato con voce esitante. Lho letto, e dopo poche righe mi sono irrigidito sulla sedia: cera scritto che, a seguito di una brutta malattia avuta a sette anni, probabilmente non avrei mai potuto avere figli. Era il referto di un medico, dato a mia madre tanto tempo fa. Io non ne avevo mai saputo nulla.
Non ti agitare, ha sussurrato zia Giuliana vedendomi pallido, sono passati decenni ormai! Pensa a tutto quello che hai fatto, ai tuoi figli come potrebbe essere vero? Sei stato un padre straordinario.
Quella notte sono rimasto a dormire nella stanza degli ospiti da zia. Non ho chiuso occhio. Mi tormentava un pensiero brutto: davvero i miei figli non potevano essere miei? Ma non poteva essere nella mia Eleonora ho sempre creduto, e non avrei mai immaginato altro.
Dopo che se nè andata mia madre, avevo appena nove anni. Mio padre si era risposato subito, e da lì in poi molte notti le ho passate proprio qui, dalla sorella più giovane di mamma, che mi imparò pian piano ad amare come unaltra madre.
Finito il militare, non sono più voluto tornare al paese: non cera lavoro, e poi con mio padre avevo rapporti sempre più freddi. Mi trasferii a Perugia, trovai impiego come autista e allinizio dovetti vivere in una camerata, in condivisione. Poi un po alla volta, dopo qualche anno da camionista, ho messo da parte qualche soldo. Ho comprato finalmente una piccola casa tutta mia.
Lì conobbi Eleonora. Quando mi disse che aspettava un bambino, non eravamo ancora sposati. Abbiamo iniziato la nostra vita insieme così, e poi, dopo tre anni dalla nascita della nostra primogenita, è arrivato anche un maschietto.
Ormai vicino ai quarantanni, con i risparmi fatti facendo il camionista, ho lasciato i viaggi lunghi. Ho aperto una ditta di trasporti: dalla furgonetta al piccolo magazzino, piano piano le cose sono andate bene. Oggi la mia azienda va avanti e i soldi non mancano.
Non riuscendo a calmarmi dopo il ritrovamento di quel foglio, la mattina dopo ho preso il treno per Roma e mi sono fatto visitare in una delle migliori cliniche. Purtroppo, il vecchio referto risultava corretto: secondo i medici, avrei dovuto essere sterile da quando ero bambino. Tornato a casa, ero sconvolto.
Eleonora mi ha accolto con il sorriso e il profumo del ragù in cucina.
Sei tornato! Fame?
No, ho risposto a voce bassa, e ho posato il nuovo referto sul tavolo.
Che cosè?, ha detto lei confusa.
Qui cè scritto che non avrei mai potuto avere figli… Leggi tu stessa.
Lho vista impallidire e sedersi piano sulla sedia.
Ma che dici, Corrado, sarà un errore!
Non mentire, Eleonora. Non voglio sentire altre bugie da te. Se non mi dici la verità me ne vado e non torno più.
Dopo un momento di silenzio, ha iniziato a raccontare: ai tempi del liceo cera un suo compagno che la corteggiava, si sono frequentati anche dopo il diploma. Poi lui lha lasciata per unaltra. È stato allora che sono arrivato io nella sua vita. Quando ha saputo dessere incinta, non era sicura di chi fosse il padre, ma aveva troppa paura per dirlo a casa. Il matrimonio con me fu la sua salvezza.
La prima figlia è andata così ma come spieghi il secondo bambino? le ho chiesto, sentendomi svuotato.
Le sono scese le lacrime sulle guance. Ai tempi lavoravi tanto, eri spesso in viaggio. In quella solitudine ho rivisto quellaltro ragazzo per caso. Non so cosa mi sia preso, sono andata con lui una sera, tutto qua. Poi non lho più cercato, non lho mai tradito con nessun altro. Solo tu sei sempre stato lamore della mia vita.
Sono rimasto seduto a lungo, la testa tra le mani, senza sapere cosa fare.
Ti prego, Corrado, non lasciarmi. Non resisto senza di te, mi ha detto disperata.
Io non ce la facevo nemmeno a guardarla negli occhi.
Lei mi ha seguito fino alla porta. Io lho chiusa alle mie spalle, senza mai voltarmi.
Per qualche giorno mi sono rifugiato solo nel lavoro, ore e ore in ufficio, e il sabato sono tornato in paese da zia Giuliana. La notte sembrava non finire mai.
A cosa è servito vivere se poi tutto si sbriciola così?, pensavo fisso al soffitto. Per quale colpa devo sopportare tutto questo? E come si va avanti?
La mattina avevo il cuore intempestato dai dubbi. Ma poi mi sono detto: se lavessi saputo appena tornato dal militare che non avrei avuto figli, forse non mi sarei mai fatto una famiglia. Allora non avrei mai vissuto quei momenti. La bellezza di vederli crescere, le loro risate, le gioie della casa Tutto quello che mi ha reso felice lo devo al mio non sapere.
Domenica sono arrivati i miei figli in paese.
Papà, non so cosa sia successo tra te e mamma, ma ce lhai anche con noi? Non vuoi vedere neppure me e Marco?, mi ha detto Francesca entrando in casa con voce decisa.
Ma no, tesoro. Vi voglio bene sempre, siete sempre i miei figli. Ma con la mamma abbiamo dei problemi.
Papà, torna a casa da lei. La vedi? Piange giorno e notte e io ho paura che le succeda qualcosa di brutto, ha aggiunto Marco, il più piccolo.
Papà, basta litigare, ormai dovreste sapere che tra poco diventerai nonno sì, papà: io sono incinta! mi ha sussurrato Francesca, stringendomi la mano.
Lho abbracciata forte.
Questa sì che è la notizia più bella!
Papà, ora però torni a Perugia con noi. Basta con questo orgoglio. Dopo tanti anni insieme vale la pena buttare via tutto?
Sono rimasto un attimo in silenzio, con le lacrime agli occhi, poi mi sono fatto scappare un sorriso.
Avete ragione, ragazzi. Andiamo a casa.



