I parenti di mio marito si sono autoinvitati nella nostra casa di campagna per le vacanze, ma io ho …

Guarda, abbiamo pensato così: perché lasciare la tua casa in campagna vuota? Noi ci andiamo per le vacanze di Capodanno coi bambini. Aria buona, la collinetta per slittare dietro langolo, facciamo partire la stufa. Tanto tu, Giuliana, sei sempre a lavorare; e Andrea avrebbe bisogno di riposare, ma non ci vuole venire, dice che sogna solo di dormire. Quindi dai le chiavi, domattina passiamo.

La voce di Marta, la cognata di Giuliana, risuonava al telefono con una sicurezza sfacciata, tanto che Giuliana dovette allontanare lapparecchio dallorecchio. Era lì, in mezzo alla cucina fra il profumo di caffè e le mani ancora umide di detersivo, mentre asciugava una tazza, e cercava di comprendere ciò che aveva appena sentito. Da anni la sfacciataggine dei parenti di Andrea era proverbiale, ma nemmeno lei si aspettava una tale irruenza.

Aspetta un attimo, Marta, pronunciò pianissimo Giuliana, controllando che la voce non tradisse il fastidio che sentiva salire dallo stomaco. Cosa vuol dire avete deciso? Con chi? La casa in campagna non è un ostello, è nostra, di Andrea e mia. Peraltro ci stavamo andando anche noi, eh.

Ma su! sbuffò Marta dallaltra parte, sentendosi il rumore di qualcosa che sgranocchiava. Andrea ha detto a sua madre che state a casa, incollati al divano. E la vostra casa là è enorme, due piani, non ci daremo fastidio se doveste arrivare. Ma meglio se non lo fate: il nostro gruppo è vivace, Gigi porterà amici per la grigliata, musica Dai, tu con i tuoi libri ti annoieresti.

Giuliana sentiva la testa che le pulsava. Nella mente si fissò limmagine: la comitiva di Gigi, marito di Marta, amante dei neomelodici e dei liquori forti, i loro due figli adolescenti che non conoscevano la parola proibito, e la povera casetta dove Giuliana aveva riversato tutti i risparmi e le energie degli ultimi cinque anni.

Marta, no, rispose ferma Giuliana. Le chiavi non le do. La casa non è pronta per ospiti: il riscaldamento va sfiatato bene, il pozzo ogni tanto fa i capricci. E non voglio estranei a far festa lì.

Estranei? strillò la cognata, smettendo di mangiare. Sorella di tuo marito, nipoti! Sei diventata di ghiaccio con tutta sta contabilità! Adesso chiamo la mamma di Andrea e le racconto come tratti la famiglia!

I bip del telefono le parvero colpi di pistola. Giuliana appoggiò il cellulare sul tavolo: le mani tremavano. Sapeva che quella era solo la prima ondata. Di lì a poco sarebbe cominciato il vero assedio, con la suocera, la signora Anita Vismara, in prima linea.

Andrea entrò in cucina dopo qualche minuto, accennando un sorriso colpevole. Aveva sentito tutto, ma aveva preferito rimanere nascosto in salotto.

Giulì, ma dai Così però sei troppo dura, tentò, abbozzando un abbraccio. Marta è una rompi, lo so, ma sono parenti. Ci rimarranno male.

Giuliana si scostò, guardandolo negli occhi: dentro, la stanchezza e la determinazione erano chiare. Andrea rimase sospeso.

Andrea, ti ricordi il maggio scorso? domandò piano.

Andrea fece una smorfia, come se si fosse punto con una spina.

Eh sì, mi ricordo

Solo ti ricordi? lo incalzò Giuliana, alzando appena la voce. Sono venuti per due giorni a far la grigliata. Risultato? Il melo che aveva piantato mio padre, spezzato. Moquette bruciata dai carboni nel salotto ci ho perso una settimana, e le macchie ci sono ancora. Piatti ovunque coperti di grasso secco, perché Marta ha dichiarato: Ho il gel alle unghie e cè la lavastoviglie, che poi non hanno nemmeno acceso solo ci hanno buttato tutto dentro finché sè intasata! E il vaso rotto? E le peonie calpestate?

Eh, ma sono ragazzi balbettò Andrea, fissando il linoleum.

Ragazzi? Tuo nipote ha quindici anni! E tua nipote tredici. Non sono bambini, sanno benissimo quello che fanno. E in sauna han rischiato di bruciare tutto, dimenticando la valvola della stufa! Adesso vuoi lasciargli la casa per una settimana, in pieno inverno?

Ma hanno promesso Gigi ha detto che controllerà.

Gigi controllerà solo che non finisca la grappa! sbottò Giuliana, girandosi verso la finestra. No, Andrea. Le chiavi non le do. Quella casa è nostra, mia per la precisione, anche legalmente. Ci ho messo tutto quel che mi ha lasciato mia nonna. Ogni chiodo lo conosco. E non permetto che la trasformino in porcile.

La sera scivolò in un silenzio carico. Andrea tentò la tv, poi la spense ed entrò in camera. Giuliana restò in cucina, il tè ormai quasi freddo fra le mani, a ricordare i giorni in cui costruivano quella casa.

Non era solo una casetta in campagna. Era il sogno. Un vecchio cascinale che i genitori le avevano lasciato, restaurato con economia e pazienza per tre anni. Giuliana risparmiava su tutto: niente vestiti nuovi, niente vacanze al mare. Tutto finiva lì. Aveva carteggiato i muri da sé, scelto piastrelle, cucito tende. Quel posto era il suo santuario, rifugio contro la città nervosa e il lavoro che la consumava. Per i parenti di Andrea invece era solo una base gratis coi comfort.

Sabato mattina il campanello squillò. Giuliana spiò dallo spioncino e sospirò. Sulla soglia, in cappello di visone e rossetto acceso, la suocera Anita con una borsa da cui pendeva la coda dunorata surgelata.

Apri, Giuliana! Dobbiamo parlare! tuonò senza salutare.

Giuliana aprì. Anita attraversò lingresso come un rompighiaccio, invadendo ogni spazio. Andrea spuntò dalla camera, titubante:

Mamma! Ma ci avvisavi

Adesso serve il permesso anche per venire dal figlio? sbottò Anita, lanciando la pelliccia sulle sue braccia. Metti il tè, e anche la mia valeriana, ché mi sento il cuore a pezzi per voi.

Seduta in cucina come una giudice, la suocera sorseggiava il tè bollente. Giuliana, preparate le tazze e tagliato il ciambellone, sapeva già cosa sarebbe piovuto.

Allora, dimmi, cominciò Anita, cosa ha fatto di male Marta? È sangue tuo marito, sono nipoti tuoi! Hanno chiesto con cortesia, di lasciarli solo riposare. Hanno il cantiere in casa, polvere da impazzire, i bambini stanno male E la tua villa vuota. Che ti costa?

Signora Anita, rispose calma Giuliana, guardandola dritta negli occhi. Primo: non villa, ma casa che richiede cura continua. Secondo: i lavori da Marta durano da cinque anni e non è una scusa per prendere la nostra. Terzo: mi ricordo benissimo lultima volta che sono stati da noi. Ancora oggi le tende in ospite puzzano di fumo, benché avessi pregato di non fumare.

Per carità, hanno fumato, tutto qui! le mani allaria della suocera. Basta arieggiare. Giuliana, dai troppa importanza alle cose e ti scordi le persone. Questa è roba da borghesi! Abbiamo cresciuto Andrea onesto, generoso. E tu lo trasformi in uno straccione taccagno. Tanto la casa in campagna nella bara non te la porti!

Mamma, però Giuliana ha ragione tentò timido Andrea.

Zitto! seccata la madre. Sotto il tacco! Tua moglie ti manipola. Ma tua sorella e i bambini devono stare al freddo? Gigi compie quarantacinque anni il tre gennaio! Volevano festeggiare in modo decente, allaria aperta. Già invitato amici, comprato carne. Adesso che facciamo, disdiciamo tutto? Che figura ci facciamo?

Non sono problemi miei se organizzano eventi in casa nostra senza chiedere permesso replicò Giuliana. Questatteggiamento si chiama maleducazione, signora Anita.

La suocera si fece paonazza, sorpresa dallo scontro, lei che abbatteva sempre ogni minima resistenza, soprattutto di Andrea. Ma Giuliana era coriacea.

Maleducazione?? si aggrappò teatralmente al petto. Ecco come parli ora? Lho trattata come una figlia, e lei Andrea! La senti? Se non lasci le chiavi domani a Marta, io io maledirò quella casa! Non ci metterò più piede!

Tanto qui non viene mai, le aiuole non le piacciono, sbottò Giuliana.

Vipera! urlò la suocera alzando la sedia. Andrea, dammi le chiavi! Le porto io a Marta! Sei tu luomo di casa, sì o no?

Andrea guardò da un volto allaltro, in pezzi. Aveva paura della madre, ci era cresciuto sottomesso, ma amava sua moglie e, a dirla tutta, gli dispiaceva anche per la casa. Ricordava ancora le riparazioni del portico dopo che Gigi laveva sfondato tentando di portare il barbecue sotto la pioggia.

Mamma, le chiavi le ha Giuliana, borbottò. E poi ci potremmo andare anche noi.

Bugie! lo schiacciò Anita. Domani mattina Marta viene da voi. Voglio trovare le chiavi sul tavolo. E scrivi pure le istruzioni per la caldaia! Altrimenti, Andrea, per me sei morto! E tu, indicando Giuliana questoggi te lo ricorderai. Il mondo è rotondo.

Chiuse la porta con un tonfo. Scese un silenzio rotto solo dal ticchettio dellorologio.

Non lo farai, vero? sussurrò Andrea mezzora dopo.

No, disse Giuliana. Anzi, domattina andiamo noi. Sùbito.

Ma avevi da finire le scadenze…

I piani cambiano, Andrea. Se non prendiamo possesso della casa, la invaderanno. Tua sorella entrerebbe anche dalla finestra, se decidesse che le serve. Se ci saremo noi, sarà costretta a tornare indietro.

Così però è una guerra

È difesa dei confini, Andrea. Prepara una valigia.

Partirono allalba, il buio ancora denso. Milano era silenziosa e bellissima negli addobbi natalizi, ma il peso dello scontro li seguiva. Andrea era nervoso, sbirciava ossessivamente il telefono che Giuliana aveva preteso silenzioso.

Il viaggio fino a San Tommaso durò unora e mezza. Il paese dormiva sotto una coltre spessa di neve. La loro casa, con il tetto bianco e la facciata color miele, sembrava uscita da un presepe. Giuliana fece un respiro: lì era al sicuro.

Accesero il camino, avviarono il riscaldamento a pavimento. Giuliana tirò fuori le decorazioni natalizie. Allora di pranzo, in casa sapeva di pino e arance. Andrea spalava la neve in cortile con entusiasmo, anche lui aveva bisogno di pace, anche se non lavrebbe mai ammesso.

Alle tre del pomeriggio il temporale. Un clacson insistente davanti al cancello. Giuliana sbirciò: due auto parcheggiate, quella vecchia di Gigi e una sconosciuta. Giù, Marta col piumino fosforescente, Gigi con la giacca aperta, ragazzi, una coppia con un enorme cane un dobermann senza museruola. E Anita, imperiosa al comando.

Andrea si immobilizzò con la pala al centro del cortile.

Aprite! Sono arrivati gli ospiti! urlò Gigi forte da sparpagliare gli uccelli.

Giuliana si mise la giacca e uscì. Andrea era alla porta, il chiavistello bloccato.

Dai Andrea, sbriga! Siamo congelati! sbaitava Marta scuotendo il cancello. Dai, Giuliana, abbiamo voluto farvi una sorpresa! Se ci siete voi, è più bello! Festeggiamo insieme!

Giuliana posò una mano sulla spalla di Andrea e dichiarò:

Salve. Non aspettavamo nessuno.

Dai, finirla di fare la preziosa! rise Gigi. Sorpresa! Abbiamo portato la carne, una cassa di limoncello! Guarda cè Toni con la moglie e il cane, tanto è buono, non morde. Andrea, apri!

Il cane? Giuliana vide la bestia alzare la gamba sulla sua preziosa tuia, avvolta per linverno. Via il cane dalle piante!

Ma dai, è un albero! ridacchiava Marta. Su, fateci entrare! I ragazzi devono andare in bagno!

Il bagno è al distributore, cinque chilometri più in là, scandì Giuliana. Vi ho detto ieri: la casa è occupata. Siamo qui. Non cè posto per dieci persone e un cane.

Calò il gelo. I parenti elaboravano la novella: erano certi che con una visita di forza nessuno avrebbe negato lingresso, specialmente con la suocera.

Davvero non ci fai entrare? il tono di Anita tremava di rabbia. Tua madre la lasci fuori? Andrea! Dillo tu!

Andrea guardava moglie e parenti. Negli occhi la supplica.

Giulì, su ormai sono qui, come si fa?

Proprio così, Andrea, Giuliana gli restituì lo sguardo. Se apri adesso, fra unora qui ci sarà il caos: il cane scaverà lorto, sporcherà il tappeto, i ragazzi sfasceranno il piano di sopra. Tua sorella mi spiegherà come cucinare nella mia cucina e Gigi fumerà in salotto. La nostra pace sarà finita. Cosa preferisci? Perdere tuo capodanno o viverlo tranquillo? Scegli. Ora.

Andrea guardò la folla urlante. Gigi calciava una ruota, Marta gridava senza cuore, i ragazzi tiravano palle di neve alle finestre. Anita, toccandosi il petto, faceva scena tragica.

Dun tratto Andrea ricordò: le altalene rotte, le scuse che aveva dovuto inventare per il tappeto bruciato, il desiderio, mai concesso, di stendersi al camino senza ansie.

Si raddrizzò, si avvicinò bene al cancello e disse, piano ma fermo:

Mamma, Marta. Giuliana ha ragione. Avevamo avvertito: niente chiavi, niente ospiti. Andate.

Cosa?! gridarono in coro.

Avete sentito. Anchio sono proprietario. Non voglio confusione qui. Tornatevene a casa.

Ma cominciò Gigi, mentre tentava di forzare la serratura con la mano.

Basta Gigi, Andrea si appuntò la pala in spalla. Chiamo i Carabinieri. Dico che sconosciuti stanno cercando di entrare. Cè la vigilanza privata qua.

Sconosciuti?! ansimò Anita. Tua madre?! Maledetto, tu e quella vipera che ti porti dietro! Non metterò più piede qua!

Andiamoce, gridò Marta, tirando il marito. Sono pazzi! Meglio da Toni, anche se la casa è un cantiere, almeno lì ci trattano bene!

Giusto, andiamo! confermò Toni, che non vedeva lora di chiudere quella parentesi.

Motori accessi, auto che arrancano nella neve. Marta fece un gesto volgare dal finestrino, Anita rigida davanti, statua dodio.

In cinque minuti tornò il silenzio. Solo la neve impolverava lingresso e sulla tuia restava una triste macchia gialla.

Andrea infilò la pala nella neve e crollò sulle scale.

Madonna, che vergogna… mormorò. Proprio mia mamma…

Giuliana lo raggiunse, lo strinse, appoggiando la guancia sulla sua spalla.

Non è vergogna, Andrea. È crescere. Stavolta hai protetto noi: la nostra famiglia. Non il clan che solo prende, ma noi due.

Ma lei non me lo perdonerà.

Prima o poi sì: quando avrà di nuovo bisogno, per i farmaci o qualche aiuto. È gente che si offende solo se le conviene. Ma adesso sanno che questa è una frontiera. Che qui non si entra senza chiedere. E se non altro, cominceranno a rispettarti. Non subito, ma lo faranno.

Davvero?

Lo so. Altrimenti vivremo più tranquilli. Dai, entriamo: fuori si gela. Ti preparo un vin brulé.

Rientrarono nella casa calda. Giuliana chiuse le tende, separando il loro piccolo regno dal gelo e dalle parole maligne. Quella sera stettero in silenzio davanti al camino. Era una quiete colma di complicità.

Seguì una lunga pace: settimane di camminate nel bosco, carne alla brace solo per loro, libri e sauna. I telefoni tacevano boicottaggio familiare silenzioso.

Il tre gennaio, proprio come aveva previsto Giuliana, Andrea ricevette un messaggio da Marta. Nessuna scusa: solo una foto. Una specie di baracca, una stufa arrugginita, bottiglie di liquore e facce gonfie. Sotto, la scritta: Stiamo benissimo anche senza di voi! Rosicate!

Giuliana guardò quellimmagine, la tavolata malmessa, la smorfia di Gigi, poi voltò lo sguardo su Andrea che sonnecchiava pulito e sereno su una poltrona, col libro in grembo.

Non cè proprio nulla da invidiare, Marta, bisbigliò, eliminando la foto senza svegliare Andrea.

Dopo una settimana, rientrati a Milano, la suocera chiamò. Voce scostante e offesa, ma chiese ad Andrea di accompagnarla in ospedale. Della casa non disse più una parola. Il confine era tracciato. Qualche piccola schermaglia ci sarebbe ancora stata, ma la fortezza era salva.

Così Giuliana capì: a volte bisogna accettare di essere cattiva agli occhi degli altri per essere leale con se stessi e custodire la propria famiglia. Le chiavi di casa, ora, non stavano più nel cassetto dellingresso, ma nel suo piccolo cassaforte. Per sicurezza.

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