I miei genitori non mi hanno mai considerato davvero loro figlio, perché passavo la maggior parte del tempo con mia nonna. E ora non posso trascorrere nemmeno una giornata con i miei nipoti.

Mi sono sempre sentita un po la Cenerentola di casa mia. Fin da piccola, i miei sembrava că m-au tratato come una figlia adottiva. Praticamente sono cresciuta con mia nonna, la mitica nonna Rosa, perché mamma e papà erano sempre in giro a sgobbare per mantenere la famiglia. Mi ricordo ancora quando mi lasciavano da lei, con la promessa che sarebbero tornati in fretta (spoiler: non tornavano mai tanto in fretta). A dire la verità, nonna Rosa mi ha cresciuta davvero, e per questo le sarò sempre grata.

Ora ho le mie di figlie, due pesti di nome Giulia e Benedetta. Mio marito Luca e io facciamo salti mortali, tutti e due con due lavori, per mettere da parte qualche euro e comprarci finalmente un appartamento tutto nostro. Allinizio eravamo un po allo sbando, ma sorprendentemente i miei genitori si sono offerti di darci una mano. Si occupavano delle bambine, le portavano allasilo, le riprendevano, le spupazzavano e le portavano pure in giro agli spettacoli della città tipo il festival della porchetta o la sagra delle castagne.

Insomma, mentre noi lavoravamo come muli, loro si godevano le nipotine e ci davano una mano a non impazzire. Sembrava filare tutto liscio, finché un giorno mamma si presenta con una notizia-bomba: Abbiamo deciso di affittare la casa e trasferirci in un paesino sulle colline delle Langhe. Cioè a chilometri da qui! Mi è preso letteralmente un colpo. Mamma, ti prego, puoi aspettare ancora qualche mese? Siamo quasi riusciti a mettere abbastanza soldi da parte per comprarci un bilocale! Se te ne vai adesso, dovrò lasciare il lavoro e addio sogno casa.”

La risposta di mia madre? Un fulmine a ciel sereno: Non restiamo qui per te. È ora che tu impari a cavartela da sola. Ti appoggi sempre agli altri! Adesso basta, pensaci tu alle tue figlie. Noi ce ne andiamo. Bam! Schiaffo morale. Ci sono rimasta male, anzi malissimo, ma ho cercato di non dare di matto davanti a lei. Alla fine, in cuor mio, ho capito che non avrei mai potuto costringerli a restare, né (onestamente) a passare ancora altri mesi a portare le bambine dappertutto.

Insomma, Luca ed io abbiamo incassato il colpo e ci siamo rimboccati le maniche come sempre. Siamo italiani: le tempeste si affrontano con la faccia tosta e una buona dose di ironia e magari, ogni tanto, una cena dalla nonna Rosa quando capita di trovarla ancora in città.

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I miei genitori non mi hanno mai considerato davvero loro figlio, perché passavo la maggior parte del tempo con mia nonna. E ora non posso trascorrere nemmeno una giornata con i miei nipoti.