«Non voglio unaltra nuora, fai come vuoi!» mi disse mia madre con tono deciso.
Quando stavo per terminare gli studi alluniversità, pensai che fosse il momento giusto per sposare la mia prima fidanzata del liceo, Caterina. Caterina era una ragazza davvero bella, ma soprattutto gentile e molto intelligente. In quel periodo stava finendo la sua tesi di laurea. Ci promettemmo che ci saremmo sposati appena avessimo raggiunto entrambi i nostri traguardi accademici.
Quando raccontai delle nostre intenzioni a mia madre, la sua reazione fu tuttaltro che positiva. Mi disse senza girarci attorno che avrei dovuto sposare Francesca, la figlia dei vicini, oppure nessunaltra. Poi mi chiese se per me fosse più importante la carriera o lamore. Era evidente che sognava per me un futuro brillante, fatto di successo e rispetto.
Francesca proveniva da una famiglia benestante; in realtà lei mi era sempre stata un po dietro, ma io non ricambiavo quei sentimenti, ormai tutto il mio amore era per Caterina, che invece veniva da una famiglia modesta con alle spalle una madre dalla reputazione discutibile Cosa avrebbero detto le persone del paese?
«Non mi serve unaltra nuora, fai come vuoi!» sbottò mia madre.
La situazione divenne presto insostenibile; provai a ragionare con lei tante volte, ma era inflessibile, e arrivò persino a dirmi che, se avessi sposato Caterina, mi avrebbe disconosciuto. A quel punto fui troppo debole. Continuai a vedermi con Caterina ancora per sei mesi, ma piano piano il nostro rapporto scemò.
Alla fine sposai Francesca. Lei mi voleva davvero bene, ma non abbiamo nemmeno festeggiato con un vero matrimonio; non volevo che Caterina vedesse mie foto in abito da sposo in giro. Francesca, cresciuta agiatamente, mi ha fatto trasferire nella villa dei suoi genitori, che furono anche determinanti per la mia carriera. Eppure, la felicità non lho mai trovata.
Non volevo figli. Quando Francesca si rese conto che non lavrebbe mai avuto da me, fu lei stessa a chiedere il divorzio. Avevo già compiuto quarantanni, lei ne aveva trentotto. Dopo il nostro fallimento, Francesca si risposò, diventò madre e trovò davvero la sua felicità.
Io continuavo a pensare a Caterina. Ho provato a cercarla, senza mai avere successo, sembrava sparita nel nulla. Poi finalmente seppi: un mio vecchio conoscente mi raccontò che, dopo di me, Caterina aveva sposato il primo uomo incontrato, un individuo violento che finì per ucciderla di botte.
Quella notizia mi gettò nella disperazione. Ormai vivevo da solo nel vecchio appartamento dei miei genitori e passavo le giornate a bere. Continuavo a guardare la fotografia di Caterina giovane e non sono mai riuscito a perdonare mia madre.
Scrivendo queste righe, capisco che nella vita bisogna avere il coraggio di seguire il proprio cuore, anche contro il parere di chi ci vuole bene: la paura di deludere gli altri mi ha tolto la felicità, e questo è un peso che porterò per sempre.




