Ho 42 anni e sono sposato con la donna che era la mia migliore amica sin da quando avevamo 14: ci si…

Ho quarantadue anni e sono sposato con la donna che è stata la mia migliore amica fin dai nostri quattordici anni. Ci siamo incontrati tra i banchi del liceo a Firenze. Nessuna scintilla, nessun interesse romantico. Eravamo semplicemente due ragazzi che per un caso si sono trovati a condividere il banco e, da quel giorno, ogni pausa scolastica, i compiti, i pomeriggi a parlare nei bar sotto i portici. Allinizio era unamicizia limpida: compiti condivisi, segreti sussurrati nei corridoi, confidenze sul primo amore. Io conoscevo tutti i suoi fidanzatini, lei sapeva delle mie cotte. Mai un bacio, mai una parola fuori posto, mai oltrepassato alcun confine. Eravamo davvero migliori amici.

Negli anni delladolescenza ognuno ha seguito la propria strada. A diciannove anni mi sono trasferito a studiare a Milano, lei è rimasta a Firenze. A ventuno ho avuto la mia prima storia seria, a ventiquattro mi sono sposato con unaltra donna. Lei, la mia migliore amica, era al mio matrimonio, seduta proprio accanto alla mia famiglia, con il suo ragazzo di allora. Eppure, le nostre telefonate non si sono mai interrotte: raccontarsi i problemi, confidarsi le ansie, chiedere consigli, ascoltare.

Il mio primo matrimonio è durato quasi sei anni. Allesterno sembrava stabile, ma dentro era già segnato da silenzi, distanze, litigi sottovoce. Lei sapeva tutto: quando dormivamo in stanze separate, quando avevamo smesso di parlarci, quando mi sentivo solo pur essendo insieme a qualcuno. Non ha mai detto una parola cattiva su mia moglie, non ha mai cercato di schierarsi contro di lei: semplicemente mi ascoltava. In quegli stessi anni finì anche la sua lunga relazione e, per qualche tempo, si è dedicata solo al lavoro, restando sola.

Il divorzio arrivò che avevo trentadue anni. Un processo logorante, tra avvocati, carta bollata e notti insonni. Ho iniziato da capo, da solo. In quel periodo, lei è stata la persona più presente nella mia vita: mi ha aiutato a cercare un appartamento, mi accompagnava a scegliere mobili allIKEA di Sesto Fiorentino, veniva a cena perché sapeva quanto non sopportassi la solitudine. Continuavamo a chiamarci amici, ma tra noi iniziarono a trovar spazio nuove abitudini: lunghi silenzi che non davano fastidio, sguardi che si trattenevano più del dovuto, una sottile gelosia che nessuno di noi ammetteva.

Ricordo benissimo: avevo trentatré anni, una sera, dopo cena nel mio nuovo appartamento, capii che non volevo che lei andasse via. Nulla di fisico, nessun bacio, solo la consapevolezza, inquietante, che non era più soltanto la mia amica. Quella notte non riuscii quasi a dormire, impaurito da quellevidenza che non volevo accettare. Qualche giorno dopo fu lei stessa a confessarmi qualcosa di simile mi parlò di episodi precisi: la rabbia quando mi aveva visto con unaltra donna, il fastidio nel saperlo dai racconti degli altri, il domandarsi da quando provasse quei sentimenti.

Ci abbiamo messo quasi un anno ad accettare cosa ci stava succedendo. In quellanno abbiamo anche frequentato altre persone, tentando di convincerci di non essere innamorati. Ma era inutile. Tornavamo sempre a cercarci, a parlare, a confrontare tutto ciò che avevamo con ciò che noi eravamo insieme. A trentacinque anni prendemmo il coraggio di provarci. Allinizio ci sentivamo goffi ventanni di amicizia richiedevano ora uno slancio nuovo, ma la paura di perdere tutto era tanta.

Due anni dopo ci siamo sposati. Io avevo trentasette anni, lei trentasei. Niente matrimonio in grande stile, niente festeggiamenti esagerati. Ununione voluta e maturata, decisa dopo tante notti passate a parlarne, a soppesare paure e speranze. Tutti ci dicevano che era ovvio, che eravamo fatti luno per laltra da sempre. Ma noi non ce ne eravamo accorti. Più di ventanni da amici, senza mai oltrepassare i limiti, senza nemmeno sfiorarci. Lamore non cera dallinizio è arrivato dopo, quando avevamo già vissuto, sofferto e perso.

Oggi siamo sposati da anni. Non dico che sia tutto perfetto, ma è una stabilità profonda. Ci conosciamo a fondo: sappiamo come reagiamo davanti allo stress, come litighiamo, quando restiamo in silenzio o quando ci chiediamo scusa. Ogni tanto penso che se non avessi attraversato il divorzio non avrei mai capito davvero chi avessi accanto. Non ho sposato la mia migliore amica per comodo: lho fatto perché, dopo tutto quello che abbiamo vissuto, lei è rimasta lunica persona davanti alla quale non dovevo mai fingere di essere qualcun altro.

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