Il suono della suoneria sul telefono di mia nuora ha cambiato per sempre i miei progetti di aiutare la giovane famiglia a trovare casa
Vivo da sola in un grazioso monolocale nel cuore di Roma. Mio marito è venuto a mancare cinque anni fa, lasciandomi lappartamento e, grazie a una zia generosa, ho ereditato anche un bilocale in una zona meno raffinata, ma comunque ben collegata. Da due anni lo affitto a una coppia di giovani in gamba: ogni mese passo a ritirare laffitto e controllo che tutto sia in ordine. Mai un problema, mai una lamentela.
Quando mio figlio Alessandro si è sposato con Martina, hanno deciso di affrontare la vita insieme, affittando casa per conto proprio e risparmiando euro su euro per il mutuo. Non ho detto nulla: lasciavo che costruissero da soli le loro fondamenta. Ma, dentro di me, pensavo che prima o poi il bilocale di zia Lucia sarebbe stato loro. E magari avrebbero potuto farci quello che volevano: venderlo, ristrutturarlo, cambiare i mobili, come meglio credevano.
Lanno dopo il matrimonio, è nato mio nipote Leonardo. Con il suo arrivo, il desiderio di sistemare tutto per regalar loro lappartamento è cresciuto ancora di più. Avevo quasi preso la decisione di preparare i documenti, ma una settimana fa, tutto è cambiato.
Era appena passato il mio sessantesimo compleanno. Avevo deciso di celebrare con stile, soprattutto per me stessa: ho prenotato una sala in una bella trattoria romana, ho invitato amici cari, parenti, e naturalmente anche Alessandro e Martina.
Con mia nuora non ho mai avuto grandi problemi. È una ragazza focosa, a volte anche troppo, e non sempre riesce a trattenere qualche parola di troppo, anche con me. Ma ho sempre dato la colpa alla sua giovane età, senza mai portare rancore. Eppure, quella sera, il modo in cui mi ha messa in imbarazzo davanti a tutti, mi ha lasciata senza parole.
Alessandro e Martina sono arrivati insieme al piccolo Leonardo. Latmosfera, tra risate e chiacchiere, era vivace e un po caotica: non ideale per un bimbo così piccolo. Capivo che sarebbero dovuti andar via presto, e le ho detto che non cera problema.
Quando hanno deciso di andarsene, Martina non trovava più il suo cellulare. Mi sono messa ad aiutarla, chiedendole il numero per chiamarlo e sentirlo squillare. Gli ospiti, vedendo quellagitazione improvvisa, hanno iniziato a restare in silenzio, un po imbarazzati.
Improvvisamente, dalla finestra, abbiamo sentito un ululato rabbioso e il latrato di un cane, così realistico da farmi saltare il cuore in gola. Tutte le teste si sono girate verso Martina, che, paonazza dalle guance fino alle orecchie, si è precipitata a recuperare il telefono e ha chiuso la chiamata, abbassando subito lo sguardo.
Gli amici, gli zii, tutti, avevano gli occhi fissi prima su di lei e poi su di me. Mio fratello Giorgio, da vero romano, ha provato a sdrammatizzare: ha chiesto di rimettere la musica e ha fatto partire un brindisi per stemperare la situazione. Ma, come si dice da noi, ormai la frittata era fatta.
Per tutta la sera, ho notato gli sguardi e i sussurri dei presenti: ormai il segreto della suoneria canina impostata solo per il mio numero era di dominio pubblico. Il giorno dopo, ho chiesto spiegazioni ad Alessandro lui sicuramente aveva già sentito quellabbaiare ma ha fatto spallucce, minimizzando tutto.
Da allora, non li ho più chiamati. Il regalo dellappartamento per ora rimane solo unidea in sospeso, almeno fino a quando tra noi tornerà il rispetto. In fondo, vorrei solo sentire da Martina e Alessandro qualche parola di scuse. Se davvero pensano che io sia un cane, beh, è una loro scelta…





