«Questestate il mare non ce lo possiamo permettere», ha detto mio marito. Poi è salito in macchina ed è partito per lavoro. Il giorno dopo, ho visto una sua foto dalla spiaggia abbracciato a mia sorella.
Martina, dai, smettila! mi urlava lui col tono da contabile che ha sempre quando vuole imporre ragioni. Camminava avanti e indietro nella nostra piccola cucina milanese, gesticolando nervoso. Apriva e chiudeva gli sportelli, faceva tintinnare i bicchieri, riempiva un bicchiere dacqua per poi svuotarlo nel lavandino senza berne una goccia. Non riusciva neanche a guardarmi negli occhi, come se fossi una funzionaria dell’Agenzia delle Entrate pronta a controllare ogni sua parola.
Io ero seduta con la schiena curva davanti al portatile, la finestra dellagenzia viaggi spalancata su un sogno turchese: acqua trasparente, sabbia bianca così luminosa da far male agli occhi, palme che danzano sulla brezza, bungalow dalle tettoie di paglia. Non era solo una foto. Era LA mia speranza, quella per cui avevo vissuto gli ultimi tre anni nei giorni più grigi.
Leo Ho messo via i soldi apposta ho sussurrato, controllando che la voce non tremasse. Ho evitato di spendere la tredicesima, preparato i pranzi, lavorato come una matta a partita doppia per tre studi al mese. Tre anni. Sul mio conto separato ci sono settemila euro, basta e avanza. Abbiamo bisogno di staccare, Leo. Non ci fermiamo davvero da cinque anni, da quando abbiamo preso il mutuo. Tu sei sempre più nervoso, io sto per crollare. Abbiamo bisogno di ricordarci che siamo marito e moglie, non due sconosciuti che fanno a gara a chi paga le bollette.
Non è solo una questione di soldi! mi ha urlato, facendo vibrare la tazzina sul piattino. In ufficio è linferno! Il geometra ci sta addosso, il capo minaccia il licenziamento, arriva la consegna fra dieci giorni e tu vuoi partire? Finisce che sto a spasso, addio Maldive, addio pure casa!
Ma mi avevi detto che il cantiere era a posto
Si è complicato tutto! ha sbraitato, diventando bordeaux in faccia. Il cliente ha rimandato nuove richieste da rifare! Finita qui. Per questanno, il mare scordatelo. Al massimo, a Ferragosto si va a Pieve di Cadore da mia madre, si ridipinge la staccionata, una bella grigliata. Aria buona, natura, bosco. Che ti manca?
Non voglio andare in montagna da tua madre ho mormorato, sentendo le lacrime salire. Io lì lavoro, non mi riposo. Voglio il mare. Voglio non fare nulla.
Vorrei vedere! Sempre solo quello che vuoi tu! si è alzato minaccioso, il pugno schiantato sul tavolo. E comunque io parto in trasferta, settimana prossima. Bari. Due settimane nelle officine. Ho bisogno di anticipo. I soldi del viaggio, Martina.
Ma lazienda non copre le trasferte?
Prima le paghi, poi ti rimborsano su presentazione di scontrini! Hotel, spese di rappresentanza Non posso pranzare con la pasta in bianco davanti ai dirigenti dellENI. Devo fare bella figura.
Quanti soldi? ho chiesto con il cuore che pesava trenta chili.
Cinquemila euro. Mi servono domani, per i biglietti e lhotel. Ti ridarò tutto.
Mi sono sentita sciocca a dubitare. Era mio marito. Dieci anni insieme, sempre affidabile. Ho fatto il bonifico con le mani che tremavano.
Il giorno dopo partì.
Io gli sistemavo la valigia. Non stare in pensiero, Marti mia! mi ha detto spruzzandosi il profumo che gli avevo regalato per Natale, risparmiando su tutto quellanno. Ti chiamo, ma tanto nel sud c’è poco campo… fabbriche, officine, capisci. Se non rispondo, non preoccuparti.
Copriti bene, lì tira vento gli ho sistemato la sciarpa. Perché hai preso i costumi? ho visto per caso i pantaloncini da mare nella tasca laterale.
Sè rabbuiato, poi ha sorriso: Cè la piscina in albergo, e la sauna. Un tuffo fa sempre bene.
Aveva risposto sicuro, ci ho creduto.
Partì portandosi i miei soldi e tutte le mie speranze per lestate.
La casa si riempì di silenzi. Milano era ancora marrone, pioggia e smog che annusavi nelle ossa. Sola, tornavo dal lavoro e scaldavo la pizza surgelata, guardando serie TV dove le famiglie ridevano e partivano per la Costa Smeralda.
Avevo bisogno di parlare con mia sorella, la piccola, lesplosiva: Chiara. Bionda, influencer, sempre in giro, con la testa tra le nuvole. Distante da me anni luce, ma sangue del mio sangue. Lho sempre aiutata, pure economicamente, anche quando mi snobbava con superiorità.
Provo a chiamarla. Telecom mi dice che lutenza è irraggiungibile.
Strano, lei il telefono lo vive pure in bagno. Cerco i suoi social. Ultimo post di una settimana prima, coincidenza: lo stesso giorno in cui Leo era partito.
Valigia fuxia, didascalia: Pronta per la partenza dei sogni! Indovinate dove? Fa caldo!! #TopSecret #Vacanze
Pensavo: un nuovo fidanzato con i soldi, la solita fortuna di Chiara.
Passano i giorni. Leo chiama poco, la voce squillante, rilassata, diversa. Se sentiva sottofondo, era musica latina, rumore di onde, non la nebbia delle officine.
Leo, ma che musica cè? Che suono è?
Sta roba? Radio nel furgone! Il collega campano mette sempre salsa napoletana fa colore! E il rumore è vento. In Puglia cè vento forte, Martina! Basta, ho poco segnale!
Una sera non dormivo, il respiro corto. Scorrevo la bacheca social, tra piatti di carbonara e bambini dei compagni del liceo. Dun tratto una notifica lampeggia. Chiara Bellini ti ha taggata in una foto.
Mi si ferma il sangue. Apro.
Prima il cielo blu. Poi il mare turchese, il pontile in legno che conosco a memoria, le palme in fila, la spiaggia bianca. Il Paradise Island Resort delle mie fantasie.
Sdraio a righe, bikini rosso che lascia poco allimmaginazione. Occhialoni. Cocktail in mano, sorriso smagliante di chi si sente al centro delluniverso. Accanto a lei, un braccio peloso con il Casio che avevo regalato io cinque anni prima, carezza la sua vita sottile.
Costume con disegni di palme. Il sorriso di Leo, quello che una volta era per me.
Mio marito.
Abbraccia mia sorella, in vacanza, alle Maldive, con i miei risparmi.
La didascalia: La felicità ama le sorprese La mia favola. Il mio eroe. Grazie amore! #Maldives #Love #MyMan #Vacanze #SorellaScusaNonScusa.
E la tag, dritta sulla sua faccia.
Capisco subito: non è una svista. È un schiaffo. Mi ha taggata per ferirmi, umiliarmi. Perché io sono la sfigata, la brava casalinga, quella che paga la festa agli altri.
Mi gira la testa, la stanza si stringe.
Con i miei soldi. Con le mie rinunce, i miei sogni tagliati.
Tu il mare non te lo meriti, resta a casa.
Egoista.
Non ci sono soldi.
Mi ripetevo le battute di Leo, ormai trasformate in risate di scherno. Già progettava come spalmare la crema sulla schiena di Chiara, mente mi guardava negli occhi e prometteva fedeltà.
Ho iniziato a tremare. Sempre di più.
Sono corsa in bagno, ho vomitato.
Poi mi sono sciacquata con lacqua gelata, guardandomi nello specchio: una donna grigia, le rughe gli occhi rossi, i bordi della bocca ormai scesi.
E loro? Lei giovane, spensierata, lui che ride ancora a trentacinque anni.
E i conti li ho pagati io.
Mi sono seduta al PC di nuovo. Le mani tremavano ma la mente era lucida, fredda come non mai.
Screenshot, download di storie, video in cui lei brinda col prosecco in business class, Leo che la solleva e la porta in acqua.
Poi la banca online.
Vediamo. Mutuo cointestato, ma lauto la sua Toyota Land Cruiser è a nome mio, lui mi versa le rate ma il proprietario sono io.
Controllo: mutuo residuo 15.000. Avevo ancora la procura generale che Leo mi aveva firmato lanno prima, per vendere lauto in caso di emergenza.
Mi cambio. Tailleur, tacchi a spillo, rossetto rosso (come faceva Chiara).
Prendo i documenti, duplicato delle chiavi della macchina e vado dal mio ex compagno di università, ora manager nel concessionario Toyota a Sesto San Giovanni.
Marco, buon giorno. Mi serve vendere il Land Cruiser. Subito, cash.
Mi lancia unocchiata: Tutto bene?
Leo è complicato, ha delle spese. Serve contante, ha fatto un casino.
Va bene. Dovrò farti 35.000, offerta per limmediato.
Si fa. Domani sera voglio vedere il bonifico.
In unora avevo chiuso: 35.000 euro cash.
Vado in banca, saldo il debito, ritiro lo storno. Il resto quasi ventimila euro lo deposito subito sul mio nuovo conto personale, intestato al mio cognome da nubile (non lho mai cambiato, meno male).
Torno a casa.
Chiamo il trasportatore. Impacchetto TUTTO di Leo: vestiti firmati, la sua Playstation, la macchinetta del caffè, le canne da pesca costosissime.
Dove? mi domanda il corriere.
Provincia di Belluno, frazione Pieve di Cadore, via Roma, 8, signora Lucia Bianchi (sua madre). Che lo accudisca lei.
Poi chiamo il fabbro.
Serrature nuove. Urgente, e metta lantifurto.
Sono entrati i ladri?
Più di uno rispondo fredda.
Mi rimane la chicca finale.
Ricordo la password della sua posta. Trovo il voucher per il Paradise Island Resort, la prenotazione, la lista degli extra.
Chiamo lhotel (il mio inglese non è male):
Good afternoon. Sono Martina Moretti, contabile della ditta. Mio marito, signor Leonardo Rinaldi, ospite nella camera 105, risulta aver pagato la vacanza con carta aziendale bloccata per frode. La transazione sarà rimborsata entro unora, vi consiglio di organizzare un immediato check-out.
Il manager sbianca, promette di verificare. Scusate, cercate con Interpol! chiudo, lasciando il numero.
Tempo mezzora, notifica in banca: Transazione 2.000 euro negata.
Dopo unora squilla il telefono. Leo. Non rispondo. Poi Chiara. Non rispondo.
Messaggi a raffica.
Leo: Martina, che cazzo succede?! La carta non funziona! Vogliono i contanti! Siamo fuori dallhotel con le valigie! Please, rispondi.
Leo: Rispondi, maledetta. Qui +40 gradi, Chiara piange! Sei pazza?
Chiara: Martina, ti prego abbiamo solo parlato, non ti sei offesa, vero? Non abbiamo fatto nulla. Non lasciarci qui, siamo a secco, mandaci almeno i soldi per il motoscafo, ti scongiuro
Leo: Cosè sta storia della macchina? Marco mi ha detto tutto, lhai venduta? Sei impazzita?
Li leggevo e ridevo istericamente.
Ho mandato loro solo il famoso screenshot.
Sotto, una frase: “La felicità ama il silenzio. Gustatevelo. In Italia trovate la macchina venduta, le vostre cose da mamma, la casa chiusa. Ci vediamo in tribunale. Addio, bamboccioni.”
Leo tornò dopo tre giorni, abbronzato male, ustionato dalle scottature: senza un euro, senza macchina. Si fece prestare i soldi da amici che gli avevano creduto in Puglia, poveretti.
Voleva entrare in casa a calci. Gli ho risposto dal citofono: La casa è ipotecata, ti attacchi. Ho già chiesto la divisione in tribunale e chiesto il divieto daccesso. Il citofono era presidiato dal vicino, carabiniere fuori servizio.
Leo si arrese.
Il processo fu un inferno: Leo gridava che avevo rubato la macchina. Documenti alla mano, il giudice legge: Mandato valido, soldi a saldo debito, resto spese famiglia e danni morali.
Mia sorella si fece viva solo per elemosinare la pace. Mia madre in lacrime supplicava: Martina, era Chiara! È ingenua, non sa cosa fa! Perdona, hanno chiuso.
Non ho più una sorella ho risposto gelida. Si arrangi.
Chiara, appena tornata, ha mollato Leo. Non mi servo di poveri senza casa. Era già a Ibiza con un nuovo sponsor. Che ognuno abbia il karma che merita.
E ora?
Io ho ripreso quei 7.000 euro avanzati e i 20.000 dalla vendita dellauto.
Mi sono regalata il viaggio alle Maldive. Paradise Resort, bungalow più lussuoso, piscina privata.
Da sola.
Scrivo sdraiata, bevo una Piña Colada. Il mare turchese mi guarisce, la brezza mi libera i pensieri.
È il mio riscatto.
Secondo Leo, non mi meritavo il mare.
Ora so di meritarmi tutto.
E mai più lascerò che sia un uomo a decidere il valore della mia felicità.




