Marito picchia Olga e la scaraventa fuori dall’auto sulla statale in pieno inverno dopo aver scoperto che l’appartamento non si divide col divorzio

La neve cadeva giù da tutto il giorno, grossi fiocchi bagnati che sappiccicavano allasfalto, trasformando la strada statale che tagliava le campagne lombarde in un nastro viscido di incertezza. Giulia fissava il vetro fianco del loro SUV nero, senza vedere il candore che si ammucchiava sulle carreggiate, né le intermittenti luci dei paesi nella notte. Tutta la sua concentrazione era assorbita dal groppo gelido che le stringeva lo stomaco e dalla voce monotona dellavvocato, ovattata dal telefono stretto in una mano sudata.

Il regime patrimoniale della comunione dei beni vale per quello acquistato durante il matrimonio, signora Giulia Valentini. Sì. Ma lappartamento, comprato dal marito prima delle nozze, anche se lei ci ha vissuto per sette anni, non è soggetto a divisione. Rimane suo.

Appoggiò il cellulare sulle ginocchia, lentamente. Sette anni. Sette anni aveva impiegato per trasformare quella scatola di cemento ai margini di Brescia in un vero nido: aveva scelto la carta da parati con cura, le tende, si era persa per ore nelle offerte dei mercatini online alla ricerca della lampada perfetta per langolo del divano. Sette anni a lavare, cucinare, sopportare le continue sbornie con amici rumorosi fino a notte fonda, il carattere feroce e possessivo di lui. E tutto questo in una roccaforte che non le era mai appartenuta. Ora che il castello di carte del matrimonio era crollato, dopo quella notte in cui lui non era tornato a casa e la mattina dopo Giulia aveva trovato nella giacca una traccia di rossetto sconosciuto e un SMS a forma di cuore, aveva scoperto che lunica a dover uscire in strada sarebbe stata lei. Con il suo modesto stipendio da maestra e una valigia.

Allora? Che tha raccontato il tuo avvocato sanguisuga? chiese brusco Andrea girando sul volante, la faccia grande e un tempo rassicurante ora deformata da un sorrisino sprezzante. Sapeva già la risposta. La pregustava.

Giulia si voltò verso di lui. Gli occhi, asciutti, sembravano enormi sul viso sbiancato.

Lappartamento è tuo. Lhai comprato prima delle nozze. Non mi spetta nulla.

Andrea non rispose, strinse solo di più il volante. I muscoli delle mascelle pulsavano.

Lo immaginavo. Credevi che fossi scemo abbastanza da intestarti mezzo appartamento? Hai pensato che non avrei previsto tutto, Giulia? la voce era densa di compiacimento.

Le si spezzò qualcosa dentro. Non era dolore da tradimento. Né rabbia. Quello era un altro gelo. La cristallina comprensione che lui non solo non laveva mai amata, ma che la disprezzava. Laveva sempre vista come una coinquilina provvisoria, buona a fargli da serva, pronta a essere sbattuta fuori. Aveva già fatto i suoi conti, come un ragioniere scrupoloso.

Hai fatto i tuoi conti, disse piano, la voce che non le sembrava nemmeno sua.

La vita va calcolata, Giulia. Non fare la stupida. Tanto queste come te si buttano tutte sullassegno di mantenimento, appena cambiano le leggi. Io tho salvata anche da quello. Hai vissuto gratis, ringrazia.

Sul tremore incontrollabile del suo corpo calò, improvvisamente, uno strano senso di calma. Il ghiaccio dentro di lei sembrava crescere, occupare tutto.

Portami a casa, Andrea. Raccolgo le mie cose, me ne vado stasera.

A casa? rise sordo.Casa mia, dici? A te ho già trovato un nuovo posto. Guarda laggiù.

Sterzò dimprovviso sulla corsia demergenza. Erano ormai nei dintorni di Lodi, dove i lampioni rarefacevano la luce e la statale sallargava sulle campagne. La neve batteva sui vetri, la notte era buia, le raffiche di vento correvano nei campi.

Scendi. Prendi una boccata daria. Rifletti sul tuo futuro.

Sei impazzito? Ci sono meno di dieci gradi, sono in pantofole! Giulia istintivamente si raggomitolò nel sedile.

Hai capito cosa ti ho detto? Fuori! ruggì lui. Sbloccò il centrale, le strattonò un braccio. Lodore del suo profumo costoso impastato allalito pesante della sbornia le esplose in faccia.

Provò a divincolarsi, a resistere. Ma lui era enorme e furioso. Il suo pugno, piombò sulla tempia di lei con un anello spesso rilucente. Una costellazione bianca negli occhi, il fuoco del dolore che si diffonde. Un altro pugno sulla spalla. La trascinò fuori dalla macchina come un sacco. Giulia crollò sul bordo ghiacciato, sbattendo il ginocchio contro il guardrail. Lo sportello sbatté. Il SUV partì con uno scossone, lanciandole in faccia schizzi di neve sporca dai copertoni e scomparve nella bufera.

Per qualche istante restò stesa, incapace di muoversi. Il corpo urlava di dolore, la guancia e la tempia erano insensibili. La neve le cadeva sulla faccia, si scioglieva e mescolava al pianto che finalmente irrompeva. Si alzò a fatica. Ai piedi solo pantofole con suole in feltro, infilate di corsa dopo la telefonata dellavvocato. Addosso solo una giacca leggera, nessuna difesa dal gelo.

Prese il telefono. Scarico. Il caricabatterie era rimasto nella sua casa. Nella sua presa. Intorno a lei nessuna traccia dumanità. Solo il rombo delle auto in corsa. Nessuno si sarebbe fermato. Nessuno avrebbe visto quella sagoma minuscola vagare nel buio del margine.

Il terrore era così denso che le sembrava di masticarlo. Capì che Andrea voleva che lei congelasse, che riflettesse. O magari peggio No, non era un assassino: voleva solo disfarsene, come di un giocattolo rotto. E che fine facesse poi a lui non importava un accidente.

Bisognava camminare. Verso il nulla. Giulia si sollevò controvento, zoppicando in direzione della città da cui erano venuti. Ad ogni passo, il ginocchio urlava. Il freddo le masticava la pelle. Dopo cinque minuti, perse ogni sensibilità nei piedi. Dopo dieci, la faccia era come cava. Il respiro usciva strappato e si ghiacciava sulle ciglia.

Un pensiero, assurdamente, batteva insistente: Ora lui starà brindando con gli amici alla sua vittoria.

Andrea, infatti, era già nel suo elemento preferito. Fece rotta su un centro benessere fuori Bergamo, dove lo aspettavano i suoi vecchi compagni, Marco e Dario: grossi, rumorosi e soddisfatti come lui.

Ahah! Allora, tutto ok col condominio? rise Marco, versando un goccio di grappa.

Eh, la piccolina mia lho buttata fuori come un pacco. Che si prenda una boccata daria fresca, sogghignò Andrea, tracannando dun fiato. Il calore dellalcol gli diede sicurezza. Raccontò tutto: la telefonata con lavvocato, la sceneggiata, la strada gelata. Raccontò riso, esagerando i dettagli.

Gli amici risero di gusto. Bravo, Andre! Una donna deve imparare qual è il suo posto. Ormai vogliono tutte metà di tutto! Si lasciarono andare fra sauna, brindisi di cognac e bistecche giganti, sghignazzando su barzellette sceme. Andrea era sul suo trono. Aveva vinto. La vita era sua.

Ma, in fondo, oltre lebbrezza e larroganza, qualcosa di sgradevole iniziava a rosicchiare. Lultima occhiata di Giulia, proprio prima del pugno: non paura, no. Vuoto. Come se fosse già andata via da tempo. Cercò di scacciare il pensiero con un altro bicchiere. La notte era lunga.

Intorno alle tre Andrea, esausto e brillo, rientrò a casa sua. Definitivamente sua. Trovò a fatica la serratura, spalancò la porta, accese la luce dellingresso.

E la voce gli mancò.

Lappartamento era in ordine. Un ordine da museo, o forse da tomba. Tutto ciò che era Giulia era svanito. Foto, cuscini ricamati da lei, i suoi romanzi preferiti, le sue violette stupide sul davanzale: nulla. Ma non era il peggio.

Aveva portato via solo il suo. Ed esattamente solo quello. Come una chirurga, aveva asportato tutto ciò che era stato scelto, comprato, vissuto da lei.

In salotto mancavano le tende nude le finestre. Aveva preso proprio quelle: lo aveva detto lei, color rosa appassita, sei mesi per trovarle. Dai muri spariti quadri e poster, restavano solo ombre polverose. In cucina le erbe, i suoi coltelli e la ceramica preferita tutto svanito. Perfino il portarotolo smontato, rimasto solo un buco.

Barcollando, fece il giro di casa. In camera, metà vuota dellarmadio. E i suoi cuscini, quelli belli scelti da lei, via anche quelli. Il bagno deserto. Shampoo, mollette, accappatoi e tappetino: spariti.

Si lasciò cadere sul pavimento gelido, guardando la parete nuda. Silenzio assoluto. I mobili restavano, certo. Ma lanima, il tepore, laccoglienza tutto era stato arato via. Aveva annullato sette anni della sua vita. Trasformato la sua roccaforte in una scatola spoglia.

Gli tornò in mente lultimo sguardo di Giulia. Non dolore, non supplica un calcolo freddo, come il suo. Non aveva esitato a lasciarsi prendere per il ruolo della vittima. Ma, mentre lui affogava nellalcol, lei era tornata. Forse con lo stesso taxi che poi lo aveva riportato indietro. Aveva avuto il coraggio di entrare, rimuovere ogni traccia di sé con precisione glaciale.

Lira gli esplose addosso. Si alzò di scatto, prese a colpire il muro. Stronza! urlò, ma il silenzio divorò la bestemmia. Andò a prendere il cellulare, voleva telefonarle, minacciarla, ma il numero era bloccato, e quello nuovo non lo sapeva. E poi per dirle cosa? Restituiscimi le tende?

Si avvicinò alla finestra. Sotto, la città così piccola. Chissà dovera lei, ora. Forse da unamica, forse già in affitto da qualche parte. Forse, nel nuovo posto, lavrebbe già reso accogliente. Le sue tende, le sue violette. Qui solo gelo. Non quello della strada: quello che entrava nelle ossa.

Era stato meticoloso. Aveva calcolato tutto. Ma non aveva calcolato che la partenza di lei sarebbe stata la raccoglimento del vincitore che si porta via ogni trofeo e lascia dietro di sé terra bruciata. Lappartamento era suo. Tutto. Ogni centimetro quadrato. Ma ora ogni centimetro pesava di vuoto, pesava come ghiaccio.

Andrea restò davanti alla finestra, guardando il suo riflesso nei vetri neri. Poi si mosse verso la cucina per bere ancora, ma anche lì, dei bicchieri restava solo il suo, il vecchio, quello con su scritto Miglior Papà, portato a casa di nascosto dallufficio. Bevve il cognac dalla bottiglia, seduto sul pavimento freddo, nella casa vuota, ormai solo sua.

E fuori, lenta e inesorabile, la neve continuava a cadere.

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