Finché c’è vita, non è mai troppo tardi. Racconto italiano – Allora, mamma, come abbiamo deciso, do…

Finché si è vivi, non è mai troppo tardi. Racconto

Allora, mamma, come abbiamo detto, domani passo a prenderti e ti accompagno. Sono sicuro che ti piacerà tantissimo lì Giuliano si vestiva di fretta, mentre chiudeva la porta con un gesto nervoso.

Lucia Bellini si lasciò cadere stanca sul divano. Dopo molti tentativi era riuscita a convincersi ad accettare. Le vicine, tutte contente:

Ma che bravo il tuo Giuli, sempre così premuroso! Anche stavolta ti manda a riposarti, che fortuna!

Eppure, nel cuore di Lucia, si insinuavano i dubbi. Ma pazienza, domani tutto sarebbe stato più chiaro.

La mattina dopo Giuliano arrivò presto, trasportò rapidamente le valigie della madre, la fece sedere in macchina e partirono.

Che fortunata, bisbigliavano le altre donne sedute sulla panchina nellingresso, il figlio le prende la donna delle pulizie, poi la porta al centro benessere… Noi invece viviamo alla buona!

Il residence si trovava fuori città.

Mamma, quasi cinque stelle, le sorrideva il figlio, un po a disagio.

Quando arrivarono, uscirono in un cortile dove, sulle sedie, stavano solo persone anziane. Lucia capì subito che aveva ragione a dubitare.

Ma non lo fece capire: era abituata a mantenere sempre la dignità.

Incrociò lo sguardo del figlio ma lui, abbassando la testa, capì che lei aveva intuito tutto.

Mamma, qui ci sono i dottori, tante attività, compagnia Prova almeno per tre settimane, poi vediamo… borbottava Giuliano, senza mai fissarla negli occhi. Lei però gli disse soltanto:

Vai pure, figlio mio. E non chiamarmi mammina, chiamami solo mamma, come facevi da piccolo, va bene?

Lui annuì sollevato, le diede un bacio sulla guancia, e se ne andò.

A Lucia fu offerta la scelta: una camera da sola o condivisa. Scelse la seconda: non se la sentiva di restare sola con i suoi pensieri.

Benvenuta, cara, una signora elegante sedeva composta sul divano finalmente non sono più sola, mi chiamo Elettra Vismara.

Si presentarono.

La stanza era davvero da cinque stelle: soggiorno in comune, due camere con doccia e bagno privato. Giuliano aveva pensato a tutto.

Elettra aveva novantun anni, ed era una signora benestante, sola:

Cara, sono stanca. Voglio che si prendano cura di me, affitto il mio appartamento grande in centro e vivo qui, servita e riverita, ci sono i dottori, le attività, il teatro… Ho lasciato la casa a mio nipote, che mi porta sempre al mare in autunno. E tu, cara, come sei arrivata qui? Sei ancora giovane…

Lucia sorrise amaramente. Ma la voglia di confidarsi prese il sopravvento:

A dire la verità, non proprio per scelta mia. Mio figlio e sua moglie vivono per conto loro. Non ci siamo mai trovate molto… Io ho una bella casa grande, ma appena hanno potuto ne hanno comprata una loro e sono andati via. Allinizio si stava anche bene, io e Maria, mia nuora, non abbiamo mai avuto un gran rapporto. Giuliano si trovava sempre nel mezzo tra noi due, e io volevo che scegliesse me, non lei.

Che sciocchezza.

Quando sono andati via, allinizio ero persino sollevata. E sembrava che i rapporti migliorassero, venivano spesso a trovarmi, Giuliano, Maria e Martina, la mia nipotina. Ma poi, ecco, ancora una volta niente andava mai bene a me!

Colpa mia.

Presa dalla paura di restare sola, ho iniziato ad inventarmi acciacchi, a far vedere che non mi sentivo bene. Pensavo che così sarebbero venuti più spesso. Ma Giuliano ha pensato diversamente. Forse aveva paura che io e Maria ci saremmo messe di nuovo a discutere, o forse aveva solo tanto lavoro.

Io invece pensavo sempre e solo a me.

Colpa mia.

Ha provato a trovarmi una signora che mi facesse compagnia, poi unaltra. Ma nessuna mi piaceva. Io volevo solo attirare lattenzione dei miei, e invece…

Martina, la mia amata nipotina, studiava in unaltra città. Telefona sempre:

Nonna! Arrivo presto, sto bene. E tu?

Anche io sto bene, rispondeva Lucia.

Nonna, non essere triste, torno presto! Martina davvero le voleva bene.

Colpa mia.

Ho raccontato a Giuliano che mi confondevo con le medicine, che dimenticavo tante cose. Ho mentito.

Speravo mi chiedesse di vivere di nuovo insieme.

Ma, forse, Giuliano si è davvero spaventato, e temeva che fossi alla fine. Lui e Maria lavorano… Chi si occupa di me? Così, alla fine, mi ha portata qui.

In quel residence a cinque stelle per anziani.

Lucia si guardò allo specchio.

Una donna anziana, quasi ottantanni. E allora?

La mente cè, e la forza ancora pure.

Colpa mia. Forse, in fondo, va bene così.

Si distese e si addormentò.

Le tre settimane le parvero eterne.

Il figlio veniva ogni venerdì, portava dolci e pensierini, ma qui non mancava nulla.

Sarebbe stato tutto perfetto, se fosse stato davvero solo una vacanza in un grande albergo. Ma il pensiero che potesse essere per sempre la logorava.

Sa, abbiamo visitato sua madre. Lucia ha unottima salute, soltanto un po dansia, ma capita a tutti dissero a Giuliano i responsabili, durante una visita.

E Lucia allimprovviso vide che lui… rimase stupito e sollevato. Chissà! Lei aveva creduto che tutti aspettassero solo che lei non ci fosse più.

Improvvisamente arrivò Martina di corsa:

Nonna, papà mi ha detto che sei in vacanza? Che posto strano! Comunque mi sono laureata, augurami! Torni a casa? Ora che ci sono io è freddo senza te. Ti va se vivo un po con te?

Il cuore di Lucia saltò un battito: Martina era così sincera.

Papà viene domani, preparati che ritorniamo a casa!

Lucia annuì, mentre le scendevano le lacrime.

Elettra, sistemando i bigodini, si pettinava per la serata:

Cara, per te è tempo di tornare a casa, qui non è cosa tua disse, con una vena di invidia, posando gli occhi su di lei tu sei una donna di casa. Si alzò, e con passo deciso entrò nella sua stanza.

Lucia raccolse le proprie cose, ancora incredula di poter lasciare quel paradiso.

Giuliano arrivò presto. Entrò, sorrise appena, e disse solo:

Mamma, e la strinse forte a sé.

In macchina cera Martina e, cosa ancora più sorprendente, Maria. Si scambiarono uno sguardo, e Lucia si sentì davvero riscaldata dentro:

È tutta colpa mia. Volevo comandare io, volevo sistemare tutti. Ma che mi prendeva? Guarda come mi guardano, con affetto. Sono la mia famiglia.

Grazie… sussurrò appena Lucia. Il figlio le aprì la portiera, lei salì.

Mentre tornava a casa, il cuore le traboccava di gioia.

Da ora sarà diverso. Da ora crederà nel bene.

Perché non è mai troppo tardi per vivere, essere felici e rendere felici gli altri.

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