Ha messo gli occhi sulla moglie altrui: la storia di Vittorio, artista fallito, e Sofia, tra arte fr…

Si era fatto unidea sulla moglie altrui

Quando vivevano insieme, Vittorio Donati si era dimostrato un uomo molle come uno gnocco troppo cotto: debole e privo di qualsiasi spina dorsale.

Le sue giornate dipendevano dallumore con cui si svegliava. A volte apriva gli occhi pimpante e allegro, passava la giornata a raccontare barzellette di dubbio gusto e a ridere come se avesse appena scoperto il piacere del caffè.

Peccato che, nella maggior parte dei casi, fosse immerso in pensieri cupi, beveva litri di moka e si aggirava per casa più tetro di un lunedì di novembre, come spesso succede a chi si considera un artista. Vittorio, infatti, insegnava arte, lavori manuali e, quando la prof di musica si ammalava, anche educazione musicale nella scuola media del paese.

Era attratto dallarte in modo compulsivo. A scuola non riusciva a esprimersi come avrebbe voluto, così aveva sacrificato la casa: la stanza più grande, quella dove Chiara aveva già immaginato una cameretta per i futuri pargoli, era diventata la sua officina creativa.

Ma la casa era di Vittorio e Chiara, alla fine, lasciava correre.

Lì, Vittorio aveva sistemato cavalletti, sparso tubetti di colori, sacchi di creta, e si dedicava alla sua arte con la passione di un affamato davanti al tiramisù: dipingeva nature morte incomprensibili fino a notte fonda, o passava un intero weekend a modellare statuine tanto strane che avrebbero fatto rabbrividire anche uno psichiatra.

Le sue opere darte non venivano certo vendute. Tutto restava a casa, appeso alle pareti o traboccante su mensole e mobili. A Chiara quei quadri non piacevano affatto; armadi e scaffali gemevano sotto il peso di animaletti di creta dalle forme curiose.

E dire che, se almeno ci fosse stata della bellezza in quelle opere! Invece…

Gli amici artisti di Vittorio (pochi e sopravvissuti alla scuola darte) venivano ancora ogni tanto a trovarlo, ma davanti ai quadri abbassavano lo sguardo in silenzio e tiravano un sospiro triste. Nessuno fece mai un complimento.

Solo Leone Gerasimo Pezzetti, il decano del gruppo, dopo avere tracannato una mezza bottiglia di limoncello fatto in casa, esclamò:

Madre santa, che scarabocchi senza senso! Cosè sta roba? Non cè una sola cosa decente in questa casa fatta eccezione, naturalmente, per la splendida padrona di casa.

Il commento ferì Vittorio come uno scivolone sul granito bagnato: urlò, pestò i piedi e disse alla moglie di cacciare via lospite sgarbato.

Fuori di qui! strillava come se recitasse alla Scala. Incapace! Lartista non sei tu, sono io! Ah, ora ho capito: mi invidi! Non riesci più nemmeno a tenere un pennello con quelle mani tremolanti dal vino e allora screditi tutto!

Leone scappò giù dalle scale, quasi inciampando, e si fermò davanti al portone. Chiara corse da lui per scusarsi:

Mi dispiace, davvero Non doveva ascoltare. Non dovev”

Non prendertela, cara, disse Pezzetti, facendo cenno con la testa, Va tutto bene. Limportante è che tu stia bene Anche se, mi dispiace per te: questa casa è bellissima, ma quei quadri di Vittorio sono tremendi! E quelle statuine andrebbero nascoste, non mostrate. Ma conoscendo Vittorio, intuisco che non sia facile vivere con lui. Sai, per noi artisti le opere riflettono lanima. E lanima sua è vuota come quelle tele.

Salutando con un bacio galante la mano di Chiara, Leone se ne andò lasciando la casa più fredda di prima.

Vittorio rimase in trance per giorni: urlò, spaccò qualche statuina, strappò dei quadri e continuò a lamentarsi per un mese prima di placarsi.

***

Eppure, Chiara non aveva mai contraddetto il marito.

Pensava che sarebbe arrivato il momento in cui avrebbero avuto dei figli e il caro marito avrebbe mollato la fissa dellarte.

La camera dei sogni sarebbe diventata una vera cameretta e per adesso, lasciava stare lui e le sue strampalate nature morte.

Dopo le nozze, Vittorio per un po recitò la parte del marito modello: portava frutta fresca a casa e il suo stipendio da insegnante; si prendeva cura della giovane moglie.

Ma la recita durò poco. Il suo calore verso Chiara si spense più in fretta di una candelina, e lo stipendio non si vide più. Tutto ricadde sulle spalle di Chiara: casa, orto, pollaio con le galline, e soprattutto la suocera.

La notizia di una futura maternità fece saltare Vittorio di gioia. Peccato che lentusiasmo fu prematuro: pochi giorni dopo Chiara si ammalò, venne ricoverata e perse la gravidanza.

Appena lo scoprì, Vittorio cambiò come il tempo a marzo: divenne lamentoso, nervoso, urlò contro la moglie e si chiuse in casa.

Quando Chiara fu dimessa era uno straccio: uscì dallospedale stanca come un vecchio ombrello e tornando a casa trovò la porta chiusa a chiave.

Apri, Vitto!

Non apro, biascicava dietro la porta, perché sei tornata? Dovevi portare a termine la missione di darmi un figlio. Hai fallito! E per colpa tua mia madre ora è in ospedale per un infarto!

Perché ti ho sposata? Sei stata solo una sventura! Vattene, via, non voglio più stare con te.

A Chiara girò la testa, si sedette sugli scalini e singhiozzò.

Ma cosa dici, Vitto Sto male anchio, apri, per favore!

Nessuna risposta. Chiara restò lì fuori fino a notte inoltrata.

Solo allimbrunire la porta si aprì cigolando. Vittorio uscì, pallido come uno spaghetto scotto,

chiuse con il chiavistello ma senza ricordare dovera la chiave.

Ignorava tutto di ciò che stava in casa: chiedeva sempre tutto a Chiara.

Non la degnò di uno sguardo, filò fuori dal cancello.

Chiara entrò in casa (lasciando la porta mezza aperta) e crollò sul letto.

Aspettò il marito tutta la notte. La mattina dopo la vicina portò tragiche notizie: la suocera non aveva superato linfarto e aveva lasciato tutti quanti.

Questo colpo stese definitivamente Vittorio, che mollò il lavoro, si mise a letto e confessò a Chiara:

Non ti ho mai amata. Il matrimonio è stato solo un desiderio di mia madre, che voleva un nipotino. Ma tu hai distrutto la nostra vita, non ti perdonerò mai.

Parole che trafissero Chiara come una spilla in un cuscino, ma decise di non abbandonare suo marito.

Passarono i mesi, ma niente migliorava. Vittorio rifiutava di alzarsi: sopravviveva a pane e acqua, accusando mancanza di energia e vitamine, mentre in realtà era la vecchia gastrite a tormentarne lo stomaco delicato.

A poco a poco, smise anche di tentare di camminare. Infine, Chiara scoprì che aveva chiesto il divorzio e il tribunale lo concesse.

Chiara piangeva in silenzio la fine del matrimonio.

Provò ad abbracciare, baciare il marito, ma Vittorio si scansava e sussurrava che appena guariva lavrebbe cacciata subito. Che le aveva rovinato la vita.

***

Chiara non se ne andò per un motivo semplice: non aveva dove andare.

La madre, che aveva benedetto quel matrimonio precoce ancora dal banco di scuola, finì per volersi rifare una vita e traslocò da un vedovo conosciuto anni prima. Abitava ormai lontano, verso la Liguria. Le cose con lui andarono bene, si sposò e tornò al paese solo il tempo necessario per vendere la casa.

Incassato il ricavato, la madre partì allegra verso il marito, lasciando la povera Chiara senza alcuna possibilità di tornare a casa dopo il divorzio.

Così Chiara restò intrappolata nel suo destino.

***

Un giorno le scorte di casa finirono. Raccolse dai pensili lultimo pugno di riso, lessò lultimo uovo raccolto sotto lultima gallina rimasta ed imboccò Vittorio con risotto annacquato e un po di tuorlo.

Sì, il destino aveva deciso che invece di imboccare un bambino (che sarebbe già nato, se solo non avesse dovuto sollevare secchi dacqua per lorto e caricare da sola la legna), doveva imboccare il suo ex marito, che la trattava come uno strofinaccio.

Esco per poco, oggi cè la fiera in paese. Provo a vendere la gallina o magari scambiarla con qualche provvista.

Vittorio, fissando il soffitto come se aspettasse lispirazione divina, domandò:

Ma perché la vendi? Fanne un bel brodo, mi sono stancato di mangiare riso annacquato, ho voglia di qualcosa di serio.

Chiara iniziò a giocherellare con lorlo dellunico vestito di seta che possedeva: quello con cui aveva fatto la maturità, si era sposata e che ora indossava in estate, non avendo altro.

Lo sai che non ce la faccio Meglio scambiarla o venderla. Ai vicini avevo già dato le altre galline, ma questa, Piumetta, si è affezionata a me e temo verrebbe a cercarmi.

“Piumetta?” sbuffò Vittorio. «Dai un nome a ogni gallina? Sei proprio sciocca, ma da te non mi aspettavo di meglio»

Chiara abbassò gli occhi, mordicchiandosi il labbro.

Vai quindi alla fiera? prese un lampo di interesse in Vittorio, Porta con te anche un paio delle mie creazioni: magari qualcuno se le compra.

Chiara cercò di svicolare:

Ma caro ci tieni così tanto

Ho detto di portarle! comandò lui col tono capriccioso.

Lavandosi le mani davanti allo specchio, Chiara prese due fischietti a forma duccellino e un salvadanaio di terracotta a forma di porcellino orgoglio di Vittorio e uscì di corsa, sperando che il marito non la seguisse chiedendo di aggiungere anche le tele.

Le statuine, in fondo, si potevano ancora proporre in giro, ma i quadri mamma mia, quelli no. Nessuno li avrebbe voluti. E lei avrebbe provato troppa vergogna persino solo a mostrarli.

***

La giornata era torrida. Nonostante si fosse vestita leggera, Chiara grondava sudore: fronte lucida, frangetta appiccicata.

In paese era giorno di festa.

Chiara quasi non ricordava lultima volta che aveva camminato tra la folla e ora si perdeva a stupirsi per la gente elegante attorno ai banchi della fiera.

Ce nera da vedere: cera chi vendeva miele di mille tipi, chi foulard di seta coloratissimi, poco distante dolciumi per i bambini; il profumo della griglia si mischiava alla risata e alla musica popolare.

Chiara si fermò accanto a una bancarella, stringendo la borsa di stoffa con dentro la gallina, e la accarezzò, ormai malinconica.

Non la voleva proprio lasciare. Qualche anno prima aveva allevato i pulcini, diventati poi tutti galli e galline. Una si era ferita a una zampa e Chiara laveva curata in casa: una gallina curiosa e simpatica, saltellava dietro la sua padrona. In breve, Piumetta era diventata un animale di famiglia. Ogni volta che entrava nel pollaio, Piumetta correva a salutarla.

Anche ora, la gallina si sporgeva dalla borsa, scuriosendo, pizzicandole la mano.

***

Una signora dietro il banco di bigiotteria la squadrò:

Vuoi un bracciale, bella? Guarda, ho anche cose in argento, e catenine placcate oro.

No, grazie avrei da vendere una gallina, rispose Chiara con la gentilezza di chi ha bucato una ruota in autostrada. È unottima ovaiola, fa uova grandi.

Una gallina? E dove la metto io

A quel punto un uomo giovane, dal lato opposto del banco, si voltò interessato:

Fammi vedere la gallina.

Un attimo.

Chiara consegnò con delicatezza la gallina tra le mani dello sconosciuto.

Quanto vuoi? Così poco? Dovè la fregatura?

Chiara avvertì addosso lo sguardo indagatore delluomo, e sentì il caldo aumentare.

Zoppica un po’, però è in forma, giuro.

Va bene, la compro io. E queste che sono?

Indicò le statuette.

Ah, queste sono oggetti artigianali. Fischietti e un salvadanaio.

Lui prese in mano il porcellino e sorrise sorridendo storto:

Fatti a mano, eh? Originali.

Sì. Venderei tutto a poco, mi servono soldi.

Prendo anche questi. Mi piacciono le cose strane.

La venditrice di bijoux sospirò:

Ma dimmi tu, Denis, che te ne fai di ste cose? Vai ad aiutare tuo fratello con larrosto!

Chiara, impacciata coi soldi in mano, si irrigidì:

Allora fate voi larrosto? Allora niente gallina! Non posso darvela per essere grigliata!

Provò a riprendersela, ma Denis fu più veloce, già allontanandosi.

Riprendetevi i soldi! disse con voce rotta Chiara Piumetta non è da griglia! Non è di carne!

Ho capito, Denis sorrise gentile. La regalo a mia madre che alleva galline. Puoi venire a trovarla quando vuoi. Nemmeno sapevo che ci fossero galline con nomi propri.

***

Nel pomeriggio, mentre Chiara tornava a casa, Denis la raggiunse in macchina:

Signorina volevo solo chiederle, ha per caso altre statuette di quelle a casa? Le comprerei, son ottime come regali!

Chiara, accecata dal sole, accennò un sorriso:

Certo, di roba così ne abbiamo a chili a casa!

***

Vittorio, sentendo i rumori da letto, si lamentò forte:

Chi è, Chiara? Portami un bicchiere dacqua!

Lospite sulla soglia gettò uno sguardo a Vittorio, poi si voltò stupefatto a fissare un quadro.

Incredibile, sussurrò. Chi ha dipinto tutto questo? Lei? chiese alla padrona di casa che passava con il bicchiere.

Io! esclamo Vittorio drizzandosi E non si dice dipingere! Quello lo fanno i bimbi con i gessetti, io dipingo!

Mentre parlava, mantenne occhi fissi sullospite.

Ma perché tutte queste domande sui miei quadri? domandò spazientito.

Mi piacciono. Vorrei comprarne uno. E quelle statuette? Tuo anche quelle?

Certo! urlò Vittorio, respingendo Chiara. Qui tutto porta il mio nome!

Poi si alzò, un po zoppicante, avvicinandosi.

Ha degli schizzi curiosi, rispose lospite, gettando uno sguardo a Chiara.

E, mentre Vittorio si lanciava in spiegazioni, lospite non smetteva mai di osservare la padrona, colpito dalla sua timida dolcezza.

Epilogo

Chiara rimase stupita dal miracolo della guarigione di Vittorio.

Eh sì, perché sorpresa! non era mai stato davvero malato!

Bastò che qualcuno si interessasse alle sue opere per fargli improvvisamente passare tutte le malattie.

Il misterioso Denis si presentava ogni giorno a comprare un quadro o una statuetta.

Finite le tele, si buttò sulle statuine.

Vittorio, vedendo che finalmente qualcuno apprezzava i capolavori, si chiuse nella stanza grande per produrre a valanga.

Non gli passava nemmeno per lanticamera del cervello che linteresse di Denis non fosse per i capolavori ma per la ex moglie.

Perché, ogni volta che portava via una tela, Denis si fermava sul portico a chiacchierare con Chiara.

Tra i due nacque una tenerezza che fece presto a trasformarsi in qualcosa di più.

Alla fine, la storia si concluse come doveva: Denis portò via dalla casa dei Donati proprio quello che cercava. La ex moglie.

Ecco spiegato tutto.

Quando Denis tornava al suo paese, gettava le tele direttamente nella stufa e, quanto alle statuine, le infilava in un sacco senza ancora sapere che farne.

Pensava al sorriso gentile di Chiara.

Laveva notata fin da quando, vestita di leggero col vestito azzurro e la borsa di stoffa, si era presentata alla fiera.

Denis aveva capito subito che lei era la sua fortuna.

Si informò sulla sua vita e scoprì che quella ragazza era sola con uno che si credeva nuovo Michelangelo, e ci viveva male, malissimo. Ma non aveva alcuna via duscita.

Perciò Denis continuava a comprargli statuine, solo per rivederla. Fino a quando Chiara capì tutto.

***

Vittorio non si aspettava una simile svolta.

Denis, che aveva svuotato casa sua di opere, improvvisamente smise di venire appena se ne fu andato con Chiara.

Poi si sparse la voce che si erano sposati e Vittorio si mangiò le mani dalla rabbia per essersi lasciato confondere tanto facilmente.

Eh già, perché trovare una moglie così non è mica facile. E Chiara lo era.

Solo molto tempo dopo Vittorio si rese conto del valore di ciò che aveva perso.

Una donna così, dove la trovi? Chiara non solo sopportava, ma si prendeva cura di lui meglio di una mamma. Ed era bella come il sole.

E lui, scemo, si era lasciato scappare un vero tesoro.

Quasi si lasciò andare in depressione, poi si rese conto che ora non cera più nessuno a imboccarlo con le uova, nessuno a portargli il bicchiere dacqua, nessuno a cui lasciare casa e cortile.

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