Quel che accorci, non puoi riavvolgere: Una storia di matrimoni, scelte e rimpianti tra Kiev, Odessa…

CHE ACCORCI NON TORNA MAI INDIETRO

Quando Tatiana mostrava le foto del suo matrimonio agli amici, ripeteva sempre tra una risata e laltra:
Ah, quanto ho sofferto in quellabito da sposa! Certo, era bellissimo, ma così pesante e ingombrante! La prossima volta che mi sposerò, sceglierò un vestito leggero e svolazzante.
Tutti erano sicuri che Tatiana stesse scherzando, e ridevano con lei. E in effetti Tatiana scherzava davvero. Gli amici sapevano bene che Tatiana si era sposata per amore reciproco. Era iniziato tutto come una tipica storia d’amore estiva. Lei aveva ventun anni, lui, Oliviero, ventotto.

Era agosto, il mare della Liguria che accarezzava la riva, vino frizzante nei bicchieri, il cielo punteggiato di stelle Tutto ciò intrecciato insieme aveva portato a un certificato di nozze depositato allanagrafe. Tuttavia, prima di questo passo, Oliviero aveva dovuto divorziare dalla sua seconda moglie, mentre Tatiana si era trasferita nella città natale dello sposo, lasciando Roma per Genova.

RomaGenovaRoma. Per dieci anni, questa tratta sarebbe diventata per Tatiana quasi una seconda casa, riconoscibile nei suoi dettagli più minuti.
Ma tutto questo venne dopo, perché all’inizio i giovani sposi dovettero affittare un appartamento. Oliviero aveva lasciato la sua casa alla seconda moglie, che lo minacciava di ogni tragedia immaginabile: avrebbe preso delle pillole, avrebbe rovinato la terza sposa con dellacido, avrebbe saltato dalla finestra se lui non fosse tornato a casa.

Col tempo, però, la ex seconda moglie sparì, si zittì. Forse Oliviero le aveva promesso di tornare da lei un giorno? Oliviero preferiva non parlare mai della prima moglie. Era stato un matrimonio breve, non avevano trovato un equilibrio. Poi Oliviero le aveva perfino organizzato un buon matrimonio con un suo amico, felici tutti quanti, lui incluso.
La seconda moglie era durata di più, tre anni bastarono a Oliviero per capire quanto fosse inquietante la sua scelta: mai un desiderio di avere dei bambini umani, come li chiamava lei in modo sprezzante.

Queste complicazioni della vita non scalfivano Tatiana. Era indipendente, ambiziosa, convinta della propria bellezza e unicità. Oliviero la trattava come una regina; la sua felicità era racchiusa tra le braccia di lei. Se le regalava dei fiori, era sempre un mazzo enorme; se una pelliccia, erano tre modelli diversi. Non parliamo poi di scarpe: Tatiana poteva cambiarle ogni giorno. Oliviero la portò a Londra, a Parigi, perfino in Costa Azzurra, giusto per ampliare i loro orizzonti e fortificarsi in vista della nascita del primo figlio.

Nacque presto una bambina, Mariella. Mentre Tatiana se ne prendeva cura, Oliviero acquistò una casetta, la arredò di tutto punto, con attenzione in ogni dettaglio. Tutto per le sue adorate donne.

Festeggiarono la nuova casa, Mariella fu iscritta allasilo. Tatiana si dedicò con costanza agli studi, ma preferiva studiare nella sua Roma. Lì cerano le sue amiche, la mamma e persino gli estranei le sembravano più gentili. Sotto gli alberi di tiglio del suo quartiere natalizio, trovava sempre pace.

Con tranquillità lasciava Mariella alla suocera, che adorava la nipotina, e durante le sessioni universitarie si fermava a Roma, lontana da Genova. Oliviero, però, era molto geloso. Continuava ad andare a prenderla nei giorni più impensati, improvvisava agguati per incontrarla per casoimmaginatevi, in una città diversa dalla loro! A dire il vero, Tatiana non dava particolari motivi di preoccupazione… O almeno così sembrava.

La verità è che Tatiana voleva soltanto sfuggire alle fatiche della famiglia. Studiare le offriva la scusa per non fare i lavori di casa, non occuparsi del marito, né educare la figlia. Le pareva che la vitacosì brevele stesse sfuggendo. Perché, si chiedeva, avrebbe dovuto dedicarsi a inutili sciocchezze domestiche, lei che era intelligente e bella?

Negli anni, Tatiana raccolse nella borsa tre lauree, tutte con il massimo dei voti. La sua specialità era la psicologia. Portava sempre in borsa i suoi diplomi, ansiosa di trovare un lavoro. Oliviero si opponeva in tutti i modi:
Non ti basta quello che guadagniamo? Io impazzisco se devo aspettarti sempre dal lavoro! Tatiana, perché non facciamo un altro bambino? Un maschietto, magari. O una femminuccia, mi va bene tutto. Basta che tu stia con me.

Ma Tatiana non ci pensava proprio a diventare di nuovo madre; sentiva di aver già svolto il suo dovere dando una figlia a Oliviero. La suocera, ascoltando i suoi discorsi, propose di occuparsi lei di Mariella “finché Tatiana non fosse maturata”. Dopotutto, Tatiana sembrava volersi dedicare solo agli studi e a sogni irraggiungibili. E una bambina aveva bisogno dellaffetto di qualcuno vicino.

Tatiana accettò senza esitazione e partì subito per Roma, senza neanche avvertire Oliviero. Lo chiamerò da lì, pensò.

Ma a Roma la attendeva proprio Oliviero. Ormai aveva imparato a conoscere i trucchi della moglie.
Tatiana, dovè Mariella? Perché sei qui e non a Genova? Hai forse un altro uomo?sbottava lui.
Oliviero, stai tranquillo Non ho amanti, non ho corteggiatori. Mi annoio, ecco tutto. Voglio la mia libertà!rispondeva lei, calma.
Libertà? Da tua figlia, da me? Che fine ha fatto il nostro amore? Forse stai attraversando una crisi di mezza età? La supereremo insieme, non è niente, Tatianacercava di convincerla Oliviero.
Non la supereremorispose Tatiana, mettendo fine a ogni discorso.

Oliviero cercò laiuto della suocera, che allargò le braccia:
Cosa vuoi che ti dica, Oliviero? Parlatene voi due. Non riuscirai a farle cambiare idea: Tatiana è una roccia!

Oliviero tornò solo a Genova, confuso, senza sapere che fare e come riportare a casa la moglie e la figlia. Si sentiva rifiutato, spaesato.
Giorni, settimane passarono. Tatiana non tornava. Al telefono, rispondeva a malapena: Va tutto bene.

Il tempo, intanto, scorreva.
Dopo molti pensieri, Oliviero decise di vendere la casa e trasferirsi con Mariella a Roma, deciso a salvare la famiglia.

Tatiana accolse freddamente la notizia. Cercò di dissuadere Oliviero, sostenendo che la figlia avrebbe sofferto cambiando scuola e lasciando gli amici, che persino la nonna non era favorevole al trasferimento. In realtà, erano solo scuse. Tatiana si godeva ogni istante della sua libertà; vivere come un uccello del cielo era il suo motto. Aveva aperto una sartoria, gestiva un piccolo alloggio in affitto, collezionava corteggiatori, donne e uomini. La noia era scomparsa dalla sua vita. E allimprovvisoil marito, la figlia ma perché? Tatiana voleva cancellare il passato, come se non fosse mai esistito.

Oliviero non diede ascolto; si trasferì comunque a Roma con Mariella, sperando ancora di ricostruire la famiglia. Dentro di lui restava quella sofferta, vera, infinita nostalgia per la moglie.
Allinizio andava a prendere Tatiana al lavoro, la accompagnava la figliache sembrava proprio una fotocopia di lei. Tutto inutile. Tatiana era fredda come una statua, indifferente a tutto.
Alla fine, Tatiana mise la parola fine:
Oliviero, lasciami in pace. È ora che divorziamo. Mariella può restare con me.

Mariella aveva già undici anni. Non aveva bisogno di essere accolta, aveva un papà che la amava e una nonna che pregava per lei giorno e notte. Amava la mamma, ma non capiva come potesse rinunciare alla propria figlia così, di sua volontà.

Il tempo continua a scorrere, nessuno può fermarlo.
La vita va avanti, e ognuno riceve ciò che merita.

Oliviero smise di pescare il pesce sulla riva secca. Capì ormai da tempo che non sarebbe mai più riuscito a toccare il cuore di Tatiana.
Il destino gli regalò una donna semplice, cresciuta tra la campagna e le tradizioni. Nessun bisogno di Londra, Parigi, pellicce o cento paia di scarpe. Bastano degli stivali di gomma per il fango dautunno, una giacca calda per dare da mangiare agli animali, e che i figli crescano bene! Ecco tutti i suoi desideri.
Con una donna così, Oliviero trovò serenità, calore, pace (Dove la vita è semplice, ci sono cento angeli; dove è complicata, nessuno). Dalla nuova unione nacque una bambina, e Oliviero conobbe finalmente la felicità genuina. Seppure al quarto tentativo, sentì per la prima volta cosa significava amare davvero. Dei primi tre matrimoni non parlava più.

Tatiana invece vive ancora con la madre, nella casa di famiglia a Roma. A un certo punto, uno dei suoi soci le promise la luna, ma finì per rovinare Tatiana in affari. Così, la sartoria chiuse e i corteggiatori sparirono come neve al sole. Insomma, tanti si erano promessi, ma poi tutti si erano nascosti. Tatiana ora lavora come psicologa in una scuolaalmeno ciò che ha studiato non è stato inutile. Non si pente di nulla anche se il cuore umano nasconde abissi che nessuno riesce a sondare. Forse, luccellino del cielo un giorno sentirà un piccolo rimpianto? Chi può saperlo…

Mariella, ormai cresciuta, si è sposata anche lei. Vive con il marito e la nonna a Genova, che lha cresciuta fin da piccola.
Il giorno delle sue nozze, Mariella indossava un abito da sposa leggero e vaporoso. Fu la mamma, Tatiana, a regalarglieloNella luce delicata del tramonto, fuori dalla chiesa, Mariella abbracciò la nonna la vera radice della sua famiglia e lanciò unocchiata a quella madre elegante e distante che, di lato, applaudiva con le sue mani curate, un sorriso sospeso sulle labbra sottili. Gli occhi di Mariella incontrarono per un istante quelli di Tatiana: fu una frazione di secondo, carica però di tutto ciò che non era mai stato detto.

Tatiana seppe allora, senza che nessuno glielo spiegasse, che alcune cose nella vita non si possono accorciare per tornare indietro, né aggiustare come un orlo, né cancellare come le note a matita su un libro. Che le occasioni non vissute non si trasformano mai in quello che avrebbero potuto essere. E Mariella, con il suo abito lieve, danzò via leggera nel vento, mentre Tatiana restava a guardare, testimone silenziosa del tempo che intanto si allontanava, senza mai voltarsi.

Perché la felicità, a volte, passa solo una volta e ciò che abbiamo cucito con le nostre mani rimane, per sempre, la forma segreta della nostra ombra nel sole.

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