Un Presentimento di Sventura: la Notte Insonne di Giulia, l’Ombra della Malattia di Suo Figlio e la …

PRESENTIMENTO DI UNA DISGRAZIA

Giulia si svegliò nel cuore della notte e non riuscì più a prendere sonno fino allalba. Forse era stato un incubo, o semplicemente strane inquietudini che non le davano tregua. Sentiva un peso enorme sul petto e, senza capire il motivo, iniziò a piangere. Non sapeva spiegarselo, ma le sembrava di sentire la presenza di unombra nera e imminente.

Si avvicinò al lettino dove dormiva il suo piccolo figlio, Leonardo. Nel sonno il bambino sorrideva e faceva dei buffi smorfie. Giulia sistemò la copertina e andò in cucina. Fuori, la notte era profonda e scura.

Giulia, di nuovo non riesci a dormire? la voce di Andrea la raggiunse alle spalle.

Succede ancora Non capisco, Andrea, cosa mi stia accadendo, rispose sottovoce.

Magari è la famosa depressione postparto! provò a sdrammatizzare lui.

Non credo sia questo, Leonardo ha ormai sei mesi, non è mai successo e ora così, tutto in una volta?

Può capitare ormoni, stress… Ma non ti preoccupare, andrà tutto bene.

Ho paura, Andrea! sussurrò stringendolo forte.

Andrà tutto bene! le rispose lui, abbracciandola.

Tre settimane dopo, Giulia fu convocata dal pediatra della ASL. Leonardo aveva appena compiuto sei mesi, avevano fatto i controlli e consegnato tutte le analisi. Quando la segretaria chiamò, Giulia ebbe un improvviso senso di angoscia.

È successo qualcosa? domandò.

Non si preoccupi, Giulia, il dottore le spiegherà tutto, rispose linfermiera.

In sala dattesa lansia cresceva. Quando finalmente entrarono, Giulia era già tesa come una corda di violino.

Si accomodi, signora Giulia Romano, devo parlarle, disse piano il dottore. Non si agiti, servono solo esami aggiuntivi.

Che succede? la voce di Giulia tremava. Aveva la certezza che le sue ansie stavano per avverarsi.

Le analisi di Leonardo non vanno bene. I globuli bianchi sono troppo alti, ci sono altri valori che preoccupano. È necessario rifare una serie di esami, preferibilmente al centro oncoematologico regionale.

Quale? domandò Giulia, sussurrando.

LIstituto Tumori di Milano, specificò il medico.

Giulia non ricordò nemmeno come tornò a casa. Andrea era già là, aveva lasciato il lavoro non appena letto il suo messaggio.

Giulia, che è successo?

Quelle lacrime che le scivolavano sulla faccia, sembrava non le percepisse.

Dobbiamo andare a Milano per far visitare Leonardo, sussurrò come una condanna.

Ma dai è solo un controllo! Non spaventarti così, provò a rassicurarla Andrea.

Sento che non sarà solo un semplice controllo lo sento nel profondo, rispose esausta.

Giulia strinse Leonardo e pianse. Il piccolo, nel dormiveglia, si agitò. Non sapeva ancora cosa gli stava accadendo intorno.

Leucemia acuta, dichiarò il primario, studiando gli esami. Bisogna iniziare subito le cure.

Giulia scoppiò in lacrime. Non riusciva ad accettare la realtà. Leonardo fu trasferito in terapia intensiva, lei rimase dietro la porta.

Vada a casa, cercava di convincerla linfermiera, oggi non le permetteranno di vedere il bambino!

Non posso. Non so stare senza lui lì dentro!

Giulia e Andrea erano sposati da otto anni. Per molto tempo avevano cercato senza esito un figlio; visite, analisi, tutto normale, eppure la gravidanza arrivò solo dopo anni. Quando finalmente nacque Leonardo, fu la loro gioia più grande e anche la loro ansia più grande: Andrea la proteggeva da ogni cosa, non la lasciava sollevare nemmeno una tazzina. Negli ultimi mesi Giulia era stata ricoverata per evitare rischi di parto prematuro. Sei mesi dopo nacque finalmente il loro adorato bimbo, chiamato come il padre di Andrea, scomparso tempo prima in un tragico incidente.

Giulia, non si può chiamare un bambino col nome di chi è morto in giovane età! predicava la nonna.

Nonna, sono solo superstizioni! rispondeva lei. Era felice e nulla doveva turbare la sua gioia.

Giulia restava accanto al lettino di Leonardo. In quelle settimane il piccolo era dimagrito e il suo viso era pallido, solcato da occhiaie profonde. Piangeva senza asciugarsi le lacrime. Ottenne il permesso di restare solo dopo un lungo litigio con il primario la difesa immunitaria di Leonardo era sempre più fragile, ma una madre non riusciva ad allontanarsi dal figlio.

Noi queste operazioni non le facciamo, disse il professor Gennaro Botti, il primario. Solo allestero potrebbero salvarlo. In Italia non abbiamo i mezzi.

Dove? chiese Giulia decisa.

In Israele. Ma costa tantissimo.

Troveremo i soldi. Preparate i documenti, vi prego.

Le cartelle cliniche furono inviate a una clinica specializzata vicino Tel Aviv. La risposta arrivò rapida: avrebbero potuto operare Leonardo, ma il costo era di oltre 250.000 euro.

Giulia, anche vendendo la casa e la macchina non racimoliamo nemmeno la metà! Ho messo un annuncio, ma ci vorrà del tempo Andrea era preoccupato.

Abbiamo al massimo due mesi! piangeva lei. Dobbiamo trovare una soluzione!

Ogni conoscente, ogni negoziante, ogni ente caritatevole in paese si diede da fare. Una parte della somma arrivò dal Comune, un’altra dagli amici, una parte dai volontari. Riuscirono a raccogliere poco più della metà. Il tempo scorreva e non si poteva aspettare oltre.

Giulia, vai tu a Tel Aviv con Leo, disse Andrea. Ci penso io a raccogliere il resto, ti mando tutto quel che riesco

Nel piccolo paese tutti soffrivano per loro, ma una cifra simile era quasi inconcepibile.

Giulia partì con Leonardo, col cuore in gola e il portafoglio che non bastava. Leonardo iniziò i preparativi per loperazione mentre lei smetteva di pensare a dove avrebbe trovato i soldi mancanti. Sperava soltanto nel miracolo. Tra poche settimane Leonardo avrebbe compiuto un anno.

Accanto a loro, nella stessa clinica, cera unaltra mamma italiana. Il suo bimbo, Matteo, aveva tre anni. Proprio come Giulia, anche Alessandra era giunta lì dalla provincia lombarda, e a differenza loro aveva raccolto tutti i soldi. Però la loro storia era ancora più grave: a Matteo avevano diagnosticato la leucemia tardi, la malattia avanzava e loperazione veniva rimandata di continuo.

Non piangere, confortava Alessandra, andrà tutto bene! Vedrai che porterai Leo al circo, allo zoo Lo scorso anno sono andata io con Matteo e si era innamorato degli orsi. Non sapevo ancora che fosse malato Al ritorno dal viaggio ha perso sangue dal naso e non si fermava Mi sono spaventata. È successo altre volte Solo dopo siamo corsi in ospedale: ormai era troppo tardi. Perché non me ne sono accorta subito!

Alessandra, andrà tutto bene! Lo giuro, un giorno porteremo insieme i nostri bimbi allo zoo, era Giulia stavolta a incoraggiare.

Ma io dovevo capire che non era normale! Matteo mangiava poco, dimagriva, era sempre debole! Perché non ho agito?! piangeva disperata Alessandra.

Pochi giorni dopo Matteo peggiorò; fu portato in terapia intensiva e alla madre non fu permesso entrare. Alessandra rimase nel corridoio, schiantata dal dolore.

Vieni a sdraiarti, la esortava Giulia.

Devo restare qui. Matteo sente la mia presenza, sa che sono vicina! replicava lei.

Le infermiere le diedero un calmante, ormai non piangeva più. Rimaneva lì, fissando il vuoto, aspettando solo un miracolo.

Andrea telefonò la sera. Giulia teneva tra le braccia Leonardo, non staccandosi un istante da lui.

Giulia, sono riuscito a mandare circa 15.000 euro La casa lhanno visitata oggi, una coppia giovane; ho abbassato il prezzo, dicono che ci pensano

Va bene e tu

Un urlo disperato la interruppe. Il telefono cadde. Leonardo si svegliò e iniziò a piangere. Giulia lo carezzò, lo rimise a dormire, poi corse nel corridoio. Sapeva già cosa fosse successo. Davanti alla porta rianimazione Alessandra si era accasciata, circondata dalle infermiere. Piangeva senza fine, urlando parole di disperazione. Mai Giulia aveva visto tanta sofferenza.

Alessandra, fatti forza, la stringeva piangendo, ora devi resistere per Matteo!

Perché dovrei vivere? Mio figlio è morto! È tutta colpa mia! Come faccio a sopravvivere a questo dolore? si dispera Alessandra.

Linfermiera le fece uniniezione, Giulia la accompagnò in camera.

Ora deve riposare, sospirò il medico di turno, ci sarà tempo per piangere ancora

Quella notte Giulia non chiuse occhio. Rimase a guardare Leonardo nel lettino, a imprimersi ogni dettaglio.

Il giorno dopo Alessandra tornò a trovarla. Non pianse più, ma era invecchiata di dieci anni in una notte. Si abbracciarono a lungo.

Spero che a voi vada tutto bene, sussurrò Alessandra. Avete una speranza: sfruttatela. Ora devo occuparmi del mio Matteo funerale, i giorni, la tomba Dopo non so. Le consegnò una busta sigillata. Leggila dopo che vado via, non ce la faccio ora.

Va bene rispose Giulia a voce bassa.

Dopo la sua partenza, una tristezza infinita la avvolse. Leonardo fu portato per le cure. Giulia aprì la busta:

Cara Giulia, scritta con calligrafia tremante, voglio che Leonardo viva, che viva anche per il mio Matteo: che cresca, giochi a pallone, impari a sciare. Portalo allo zoo nostro, saluta il grande orso nero da parte di Matteo. Le lacrime le impedivano di leggere, dovette asciugarsi gli occhi. Avete la speranza di vivere. Nella busta ci sono i soldi che erano per Matteo. Non gli sono serviti, li usi per salvare il tuo Leo.

Giulia pianse, di gioia e di dolore: aveva finalmente i soldi per lintervento, ma il prezzo era altissimo.

Andrea, non vendere la casa! gli disse al telefono il giorno dopo. Abbiamo bisogno di un posto dove tornare.

E i soldi? domandò lui, incredulo.

Ce li ho, ora andrà tutto bene!

Andrea chiuse la telefonata e per la prima volta sorrise. Qualcosa nella voce di Giulia lo fece finalmente sperare. Giulia stessa ne era sicura.

Loperazione fu fissata il giorno dopo il primo compleanno di Leonardo. Giulia, come Alessandra, passò i giorni accanto alla terapia intensiva. Ma stavolta la speranza era fondata. Dopo poco tempo, le permisero di vedere Leo, poi lo trasferirono nella sua camera. Un mese di isolamento, mesi di riabilitazione; ma a quel punto tutto era superabile: loperazione era riuscita.

Il bambino tornava lentamente a sorridere, iniziò a giocare di nuovo, mangiare e a chiamare mamma. Giulia pianse di felicità: il miracolo era compiuto.

Orso! gridava Leonardo mostrando la zampa verso lenorme animale nella gabbia.

Non orso, Leonardo! Si dice orso! rideva Giulia correggendolo.

Erano andati tutti allo zoo in città, proprio lì dove un tempo Matteo guardava incantato gli orsi.

Ciao, Matteo ti manda un saluto, piccolo orso, sussurrò Giulia tra sé e sé.

Leonardo correva, si divertiva, mangiava il gelato e stava in spalla ad Andrea, osservando curioso tutti gli animali. Ora la sua vita era colma di gioia, scoperte e piccoli miracoli quotidiani. Lospedale era ormai lontano. Solo a volte, svegliandosi di notte, Giulia si avvicinava sussultando al lettino di Leonardo, ascoltando il respiro regolare del suo bambino. Linquietudine pian piano svaniva. Davanti a loro si apriva una nuova vita, piena di speranza, da vivere anche per chi, con grande amore, aveva donato loro la possibilità di rinascere.

Perché la solidarietà e il coraggio condiviso possono davvero cambiare il destino, e ogni giorno va vissuto con gratitudine e amore.

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