La vigilia di Capodanno sono andata con la mamma da “Giochi e Sogni”… e lì mi sono innamorata di u…

Alla vigilia di Capodanno io e mia mamma entriamo in “Giochi e Bimbi”, un grande negozio per bambini vicino a Piazza Navona, a Roma. Dovevamo prendere solo qualcosa di semplice, forse delle lucine o magari qualche festone per la casa.

Ma appena entro, mi innamoro allistante di un vestito. È rosso, lavorato a maglia, con un bordo blu acceso in fondo e sulle maniche. Non riesco a smettere di guardarlo. Insisto così tanto che convinco la mamma a lasciarmi provarlo. Il vestito mi cade addosso a pennello, come se fosse stato fatto apposta per me. Già sogno: cè un ragazzo della mia classe che mi piace moltissimo, e desidero che mi veda con quel vestito alla festa in classe.

Resto lì, quasi in lacrime, perché non voglio togliermelo. La mamma, notando il mio sguardo triste, mi dice: Tra poco prendo lo stipendio, dai, prendiamolo. Torno a casa con una felicità che mi riempie il cuore.

Insieme alla mamma addobbiamo la casa: mettiamo le decorazioni, sistemiamo il presepe e vestiamo lalberello di Natale. Però, in frigo, cè rimasto solo un po di ghiaccio e un pezzetto di burro. Aspettiamo con ansia la busta paga della mamma. Era normale, in Italia, che il 31 dicembre si lavorasse, ma almeno si usciva prima dal lavoro.

Quando la mamma torna, ha gli occhi lucidi: hanno rimandato il pagamento dello stipendio. È delusa, e soprattutto si vergogna di non poter preparare una cena speciale per me. Ma io sinceramente non mi rattristo: latmosfera è comunque festiva. Mi siedo davanti alla televisione e guardo i classici film di Natale, che trasmettono solo in questi giorni, dato che di solito la TV offre pochissimi canali.

La mamma lessa le patate e ci aggiunge il burro, grattugia una carota e la spolvera di zucchero. Non cera altro in casa. Ci sediamo al tavolo, e la mamma scoppia in lacrime. Provo a consolarla e mi accorgo che sto piangendo anche io, ma non per la cena povera; piango perché mi dispiace tantissimo vedere la mia mamma così triste.

Alla fine ci infiliamo sotto la coperta sul divano, strette una allaltra, a guardare il concerto di San Silvestro. Arrivano le 12. I vicini cominciano a uscire in pianerottolo con i bicchieri di spumante, si scambiano auguri e cantano a squarciagola. Noi però restiamo in casa.

Allimprovviso sentiamo bussare forte e ripetutamente alla porta. La mamma apre ed è la signora Assunta, la nostra vicina anziana, quella che di solito brontola con me perché non pulisco bene il cortile o perché faccio troppo rumore sulle scale. Una vera rogna; nessun bambino le andava a genio, ci sgridava sempre se giocavamo troppo rumorosamente sotto casa.

La signora Assunta, già in clima di festa, si infila in casa guardando il nostro tavolo con solo le patate al centro e poi se ne va senza dire una parola. Dopo una ventina di minuti, sentiamo bussare ancora più forte; questa volta la mamma va ad aprire da sola. Entra la signora Assunta con le braccia cariche di buste e scatole. Da sotto il braccio le spunta una bottiglia di spumante e inizia a tirare fuori insalate, affettati, un barattolo di cetriolini sottaceto, mezzo pollo lesso, dolcetti e perfino qualche mandarino.

La mamma piange ancora, stavolta però sorride tra le lacrime. La signora Assunta la sgrida affettuosamente, le asciuga le lacrime col suo grande fazzoletto e poi se ne va senza aggiungere altro.

Dopo Capodanno, la signora Assunta continua a essere la padrona del cortile e delle scale, senza mai accennare a quella serata speciale. E quando, anni dopo, tutto il condominio si riunisce per darle lultimo saluto, scopriamo che in realtà tutti volevano bene alla nostra burbera vicina; ognuno aveva un ricordo di un momento in cui lei, a modo suo, aveva aiutato qualcuno.

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