VITA IN ORDINE
Livia, ti vieto di parlare con tua sorella e la sua famiglia! Loro hanno la loro vita, noi la nostra. Hai chiamato di nuovo Nunzia? Ti sei lamentata di me? Ti ho avvertita. Non sorprenderti se succede qualcosa, Bruno mi strinse forte la spalla, facendomi male.
Come accadeva in questi casi, me ne andai in silenzio in cucina. Le lacrime amare rigavano il viso. No, non mi sarei mai lamentata con mia sorella della mia vita. Parlavamo e basta. I nostri genitori erano anziani, cera sempre qualcosa da discutere. Questa cosa faceva infuriare Bruno. Odiava mia sorella Nunzia. Nella sua famiglia regnavano tranquillità e benessere. Non si poteva dire lo stesso di me e Bruno.
Quando mi sono sposata con Bruno, non cera ragazza più felice di me a Napoli. Bruno mi aveva travolta in un turbine di passione. Non mi turbava nemmeno che fosse più basso di me di una testa. Né feci caso a sua madre, che arrivò al matrimonio a stento in piedi. Più tardi scoprii che era unalcolista storica.
Accecata dallamore, non vedevo il male. Ma dopo un anno di matrimonio, cominciai a dubitare della mia felicità. Bruno beveva parecchio, tornava a casa più ubriaco del solito. Poi arrivarono i tradimenti. Lavoravo come infermiera allospedale. Lo stipendio era modesto. Bruno preferiva passare il tempo a bere coi suoi amici.
Pensare di mantenere la moglie non gli veniva nemmeno in mente. Allinizio sognavo dei figli, ma mi accontentai di badare al nostro gatto persiano. Non volevo più metter su famiglia con un marito alcolista. Eppure, amavo ancora Bruno.
Sei proprio scema, Livia! Guarda quanti uomini ti girano intorno, tutti ti fissano, e tu ostinata fissata con il tuo nano! Che ci hai trovato? Vai in giro con i lividi per i suoi schiaffi Pensi che nessuno noti i tuoi occhiali sotto il trucco pesante? Lascialo, prima che ti faccia davvero del male! mi rimproverava la mia amica e collega, Miriam.
Sì, spesso Bruno dava sfogo alla sua rabbia senza motivo, alzando le mani. Una volta mi picchiò così forte che non andai nemmeno al turno di giorno. E neanche bastasse, mi chiuse dentro, portandosi via la chiave.
Da quel momento presi a temerlo davvero. Lanima si rimpiccioliva e il cuore batteva fortissimo quando sentivo la chiave girare nella serratura. Pensavo che Bruno ce lavesse con me perché non ero riuscita a dargli un figlio, perché ero una moglie incapace, perché Così, subivo senza reagire. Né alle botte, né agli insulti, né alle umiliazioni. Ma perché lo amavo ancora?
Ricordo sua madre, dallaspetto di una strega, che mi diceva:
Liviuccia, ascolta tuo marito, amalo con tutta lanima, dimentica parenti e amiche che non portano a nulla.
Ed io mi dimenticai delle amiche, evitavo i parenti, mi sottomisi a Bruno. Ero sotto il suo totale controllo.
Mi piacevano i suoi pianti, le suppliche. Mi chiedeva perdono inginocchiato ai miei piedi. La riconciliazione era una caramella dolce-amara, quasi magica. Cospargeva il letto con petali di rose profumatissime sapevo bene che Bruno le rubava al suo amico ubriacone dal cortile. La moglie di quelluomo curava con dedizione i fiori, mentre il marito li barattava di nascosto con gli altri dello stesso giro per un niente. Le mogli si scioglievano con le rose ricevute e perdonavano i mariti.
Probabilmente avrei continuato a vivere così, schiava di Bruno, tutta la vita. Il mio paradiso immaginario si rompeva ogni volta, io tentavo di ricomporlo. Ma il destino decise diversamente.
Lascia libero Bruno, ho avuto un figlio da lui. Tu sei sterile. Sei solo un fiore secco, così, senza tatto, una sconosciuta mi chiese di lasciarle mio marito, per il bene del suo bambino.
Non ci credo! Vattene! urlai a quella donna, non invitata.
Bruno negava in tutti i modi.
Giura che non è tuo figlio! sapevo che non avrebbe potuto rinnegare il sangue suo.
Bruno tacque pesantemente. Avevo capito tutto
Livia, non ti ho mai vista sorridere. Hai dei problemi? il primario dellospedale, il dottor Giacomo Ferraro, che pensavo nemmeno mi notasse, allimprovviso si interessò a me.
Tutto a posto, risposi imbarazzata.
È bello avere la vita in ordine. Allora sì che è bella la vita, disse con un sorriso enigmatico il dottor Ferraro.
Il primario era stato sposato, aveva una figlia. Si diceva che avesse lasciato la moglie per un tradimento. Ora viveva solo. Aveva quarantadue anni, di aspetto comune, occhiali, i capelli un po radi e basso. Eppure, quando il dottor Ferraro si avvicinava, sentivo unonda di desiderio. Profumava di qualcosa daffascinante, quasi magico, da far girare la testa.
Era difficile resistere al fascino di Giacomo Ferraro. Provavo a svignarmela, fuggire dalla tentazione. Dopo le sue parole non trovavo più pace. È bello avere la vita in ordine. Parole semplici che mi hanno trafitto lanima. Ma la mia, di vita, era un caos totale. E gli anni scorrevano, senza la possibilità di fermarli per sistemare le cose.
Così, andai via da Bruno e tornai dai miei. Mia madre rimase sorpresa:
Liviuccia, che succede? Ti ha cacciata tuo marito?
No, mamma. Poi ti spiego, mi vergognavo troppo a raccontare la mia disastrosa vita matrimoniale.
Poi chiamò la madre di Bruno, urlando e insultandomi. Ma finalmente respiravo aria pulita, avevo ritrovato me stessa. Grazie al dottor Ferraro
Bruno era furioso, minacciava e mi seguiva ovunque. Ma non sapeva che non aveva più alcun potere su di me.
Bruno, non perdere tempo con me, pensa piuttosto a tuo figlio. Lui ha bisogno di te. La nostra storia è finita. Addio, gli dissi con estrema calma.
Finalmente tornai da Nunzia e dai miei genitori. Ritrovai me stessa, non ero più una marionetta.
Miriam notò subito il mio cambiamento:
Livia, sei unaltra persona! Più serena, più bella, sembri rinata.
E Giacomo Ferraro mi fece una proposta:
Livia, sposiamoci! Ti prometto che non ti pentirai. Solo una cosa: chiamami per nome, riservati il Dottore solo per il lavoro.
Ma tu mi ami, Giacomo? rimasi sorpresa.
Ah, già, scusa, ho dimenticato che le donne vogliono sentirlo dire. Forse ti amo, sì. Anche se do più valore ai gesti, disse baciandomi la mano.
Accetto, Giacomo! Sono sicura che imparerò ad amarti, la mia felicità era immensa.
Sono passati dieci anni.
Giacomo ogni giorno mi dimostra il suo amore sincero. Non mi ha mai baciato i piedi o sprecato parole vuote come il mio ex. Giacomo si prende cura di me, mi protegge, mi ama. Le sue attenzioni sono quelle di un vero uomo, generoso nei fatti. Figli insieme non ne abbiamo avuti probabilmente davvero sono fiore secco. Ma Giacomo non ci soffre, non mi ha mai fatto un rimprovero, mai una parola fuori posto.
Livia, vuol dire che era destino che restassimo solo noi due. E per me tu sei più che sufficiente, mi consola quando sono malinconica per quel figlio mai nato.
La figlia di Giacomo ci ha regalato una nipotina, Assuntina. Lei è diventata la nostra amata bambina.
Quanto a Bruno, affogò definitivamente nellalcol. Se nè andato prima dei cinquanta anni. La madre di Bruno, ogni tanto quando mi incontra al mercato, mi fulmina con lo sguardo. Ma ormai la sua rabbia non mi tocca più, si dissolve nellaria. Mi fa solo pena, niente di più.
E con Giacomo, ora, va tutto bene. La vita è davvero splendida.
Lezione imparata: la vera felicità arriva quando trovi il coraggio di mettere ordine nella tua vita e liberarti da chi non ti merita.






