NELLA VITA NON HO MAI PRESO CIÒ CHE NON È MIO
Giulia, quando ancora andava a scuola, disprezzava Silvia ma al tempo stesso le invidiava qualcosa. La disprezzava perché i genitori di Silvia erano senza speranze, sempre in preda allalcol. Vivevano di lavoretti saltuari, sempre in difficoltà economiche. Così Silvia era sempre affamata, con i vestiti logori, e sembrava avere addosso unaria di oppressione costante. Suo padre la picchiava spesso: perché aveva bevuto troppo, o bevuto troppo poco, o… per qualsiasi motivo.
Sua madre non la difendeva mai. Temendo anchessa il marito, non spiccava parola. Solo la nonna di Silvia era un raggio di sole in quellombra: una volta al mese, dalla sua modesta pensione, la nonna elargiva la paga alla nipote per il suo comportamento esemplare. Silvia sapeva che, anche se avesse combinato qualche marachella, la nonna avrebbe fatto finta di nulla pur di non negarle la piccola somma. Cinquemila lire! Quello era per Silvia il giorno più felice! Subito correva al negozio a comprare un gelato (per sé e per la nonna), un po di torrone e qualche caramella.
Ogni volta Silvia sperava di riuscire a diluire quel piacere per tutto il mese. Ma dopo due giorni le leccornie sparivano inaspettatamente. E allora la nonna prendeva dal frigorifero il suo gelato e diceva:
– Prendilo tu, tesoro, oggi mi fa male la gola.
“Strano,” pensava Silvia, “alla nonna inizia a far male la gola proprio quando finiscono i dolci…”
Segretamente, Silvia sperava sempre nella porzione di gelato della nonna.
La famiglia di Giulia era proprio lopposto. Casa piena, genitori con un buon lavoro, pronti a soddisfare ogni capriccio della figlia. Giulia era sempre vestita seguendo lultima moda. Le compagne le chiedevano perfino in prestito i vestiti. Non le mancava nulla: né cibo, né scarpe, né cure.
Giulia però invidiava Silvia per la sua bellezza incantevole, quella luce negli occhi e la capacità innata di andare daccordo con tutti.
Per Giulia persino parlare con Silvia sembrava indegno. Quando la incrociava, la fissava con uno sguardo così glaciale che a Silvia pareva dessere investita da una doccia gelata. Una volta Giulia la umiliò davanti a tutti:
– Sei una poveraccia!
Silvia, in lacrime, corse a casa e raccontò tutto alla nonna. La nonna la fece sedere vicino, accarezzandole i capelli.
– Non piangere, Silvietta. Domani rispondi alla tua compagna: Hai ragione, sono povera… ma povera solo davanti a Dio! Silvia si sentì subito meglio.
Giulia era anche bella. Ma la sua bellezza era fredda, quasi irraggiungibile.
In classe cera anche Lorenzo, il beniamino di tutte le ragazze.
Un vero scapestrato, simpatico e spensierato. Non si preoccupava mai per una nota o una bocciatura. Rideva sempre, allegro e ottimista. I professori riempivano il suo registro di insufficienze ma, pur punendolo per il suo carattere indisciplinato, gli volevano bene per la sua bontà e giovialità.
Negli ultimi anni di scuola, Lorenzo cominciò ad accompagnare Giulia a casa dopo le lezioni. E al mattino la aspettava davanti al cancello scolastico, per entrare insieme e sentirsi dire dai compagni:
– Oh! Gli sposi!
Anche i professori capivano che tra Giulia e Lorenzo stavano nascendo sentimenti veri.
Suonò lultima campanella.
La festa di maturità passò in un attimo.
I ragazzi lasciarono la scuola e ciascuno prese la sua strada.
Giulia e Lorenzo si sposarono.
La cerimonia fu organizzata in fretta, perché lamore lasciava tracce evidenti Nemmeno labito a più strati riuscì a nasconderle. Dopo cinque mesi nacque Sofia, la loro figlia.
Silvia, finita la scuola, dovette subito andare a lavorare. La nonna laveva lasciata. I genitori si aspettavano che fosse lei a mantenere la famiglia. Di proposte di matrimonio ne ricevette tante. Ma nessuna le scaldava davvero il cuore, nessuna la prendeva profondamente. Così decise di non avere fretta. Provava anche imbarazzo per la dipendenza dallalcol dei genitori.
Passarono dieci anni in un soffio.
Davanti allambulatorio del SERT si trovarono due coppie: Silvia con sua madre, Lorenzo con Giulia.
Silvia riconobbe subito Lorenzo. Era diventato un uomo di bellaspetto, sicuro di sé. Giulia, invece, faceva pena a vederla: magrissima, la pelle gialla, mani tremanti, lo sguardo spento di chi ormai si è perso. E aveva appena ventotto anni!
Lorenzo lanciò a Silvia uno sguardo imbarazzato.
– Ciao compagna, – si intuiva che non avrebbe voluto incontrare nessuno di conosciuto, soprattutto Silvia, in quel contesto.
– Ciao Lorenzo. Vedo che non va bene Da quando cè questa situazione con Giulia? domandò Silvia.
– Da tempo, – rispose Lorenzo, abbassando gli occhi.
– Una donna che beve è una tragedia. Lo so dalla mia di madre. Mio padre se nè andato via così, bruciato dallalcol, sospirò Silvia.
Dopo la visita, Lorenzo e Silvia si scambiarono i numeri. Tanto per avere un sostegno reciproco. Quando si soffre la stessa disgrazia, è più facile andare avanti insieme. Lorenzo cominciò a far visita a Silvia. Chiedeva consiglio: “Tu ci sei già passata, aiutami”. E Silvia con piacere gli trasmetteva tutta la sua esperienza. Gli raccontava come affrontare chi soffre di dipendenza, quali cure possono essere utili, cosa non deve mai fare Sapeva bene che in un bicchiere affoga più uomini di quanta acqua ci sia nel mare.
Col tempo venne fuori che Lorenzo e sua figlia Sofia vivevano ormai soli, mentre Giulia era tornata dai suoi genitori. Lorenzo aveva deciso di proteggere Sofia dallinstabilità della madre.
La goccia che fece traboccare il vaso fu un giorno in cui Lorenzo tornò a casa e trovò Giulia ubriaca per terra, mentre la piccola Sofia era in piedi sul davanzale, pronta a cadere giù dal quinto piano! Lorenzo aveva ormai vissuto tutto con Giulia. Ma non basta guardare dentro lanima di una persona per capire chi è davvero E Giulia non voleva neppure curarsi. Continuava a dire di avere tutto sotto controllo, di poter smettere quando voleva. In realtà si lasciava andare verso il baratro, e sempre più a fondo.
Il loro matrimonio finì.
Un giorno Lorenzo invitò Silvia a cena in una trattoria. Fu lì che ammise di esserle stato innamorato fin dal liceo. Ma allepoca aveva paura di un suo rifiuto, poi Giulia era rimasta incinta e tutto era diventato una corsa frenetica. Quellincontro dal dottore ora gli sembrava un segno del destino. Dopo aver parlato con Silvia, si sentì come rinato.
Lorenzo chiese a Silvia di sposarlo. Aveva trovato finalmente la chiave del suo cuore. Silvia era pronta a ricambiare. A dire la verità Lorenzo le era piaciuto da tempo. Ma mai le sarebbe venuto in mente di rubare il marito a Giulia. Adesso però le cose erano cambiate. Lorenzo era libero e innamorato di lei. Nessun ostacolo. Finalmente Silvia poteva essere accolta da mani pronte ad amare.
Lorenzo e Silvia si sposarono in Comune, in semplicità. Silvia si trasferì da lui. Allinizio Sofia era timorosa allarrivo di questa zia in casa. Temeva che il papà avrebbe diviso il suo affetto. Ma Silvia circondò la bambina di così tanto calore, gentilezza e affetto che presto la piccola la chiamò mamma. Dopo un paio danni arrivò una sorellina, Martina.
Un giorno, nella casa di Silvia e Lorenzo, suonò il campanello. Silvia aprì la porta. Sulla soglia trovò… Giulia. Solo dalla voce la riconobbe. Lalito le sapeva di vino e il volto raccontava di una lunga amicizia con lalcol.
– Sei una vipera, mi hai rubato marito e figlia! Ti ho odiata tutta la vita! sibilò Giulia.
Sul volto di Silvia non tremò nemmeno un muscolo. Rimase lì, sicura, curata e serena.
– Nella mia vita non ho mai preso ciò che non era mio. Sei stata tu ad abbandonare la tua famiglia, senza capire nulla. Non ho mai parlato male di te. E sinceramente, Giulia, mi dispiace molto per te
Silvia le chiuse piano la porta sul viso.
Perché la verità è questa: ciò che davvero ci appartiene nella vita non va mai rubato agli altri, ma conquistato con rispetto, pazienza e amore. E la vera ricchezza non sta in ciò che si possiede, ma nelle scelte che facciamo per vivere con dignità e cuore pulito.





