Io e mio marito siamo arrivati in campagna – era ora di conoscere i suoi genitori. La mamma di Vas…

Мы с мужем приехали в деревню знакомиться с его родителями.
Io e mio marito siamo arrivati in campagna, per conoscere i suoi genitori.

La mamma di Vasco, uscendo sulla soglia e piantandosi le mani sui fianchi come una signora padrona che sorveglia il samovar, ha subito esclamato:
O mamma mia, Vasco! Nemmeno un cenno prima? Vedo che non sei tornato da solo!
Vasco mi ha afferrata, stringendomi con quellorgoglio da figlio prediletto:
Mamma, ti presento mia moglie, Valentina.

La montagna cinta da un grembiule tutto a balze, spalancando le braccia, si è avvicinata:
Benvenuta, nuora!
E mi ha baciato tre volte come vuole la tradizione.

Dalla signora Claudia Petronilla veniva un profumo intenso: aglio e pane caldo appena sfornato.
La suocera mi ha abbracciata stretta che quasi mi mancava il fiato: la mia testa finiva incastrata tra due cuscini ben imbottitile sue tette generose.
Poi mi ha staccata un attimo e passando in rassegna la sottoscritta dalla testa ai piedi mi ha chiesto:
Vasco, dove hai pescato questa pischelletta?

Mio marito ha sogghignato:
Dove, mamma in città! In biblioteca… E papà è a casa?
Sta dalla vicina, con la stufa… Dai, entrate tutti in casa, e levatevi le scarpe, che ho appena lavato i pavimenti!

Dal cortile, i ragazzini del vicinato ci osservavano spalancando la bocca.
Sandrino, va a chiamare la signora Speranza e dille che il figlio con la moglie è arrivato!
Arrivo! E via, di corsa per la via del paese.

Entriamo in casa. Vasco si è preso il mio cappotto di moda scontato, comprato in saldo, e lha appeso accanto alla stufa.
Poi ha appoggiato le sue mani rosse di freddo sulla pancia calda della stufa, dandole pure un buffetto affettuoso:
Mia salvezza! Ancora calda…

Intanto già tintinnavano pentole di coccio, si sentivano le tazze di vetro sbattere sul tavolo, forchette e cucchiai di alluminio: un concerto da cucina italiana!
La suocera apparecchiava e io curiosavo nella casa rurale.
Ecco lí, nellangolo, figurine sacre; alle finestre tende bianche a fiori; per terra e sulle seggiole, tappeti intrecciati a mano. Accanto alla stufa, con la coda girata, sonnecchia un gattone rosso o forse una gatta

Ci siamo sposati la settimana scorsa, mi sfiora la voce di Vasco.
Mi sono sorpresa: ma quanto erano veloci a servire da mangiare qui in campagna!
Al centro troneggiava un piatto di gelatina di vitello. Attorno, sottaceti: cavolo verza, pomodorini; latte appena tolto dalla stufa, coperto da una crosticina dorata; torta salata con uovo e cipolla
Madonna santa, che fame mi è venuta!

Mamma, dai, basta! Hai cucinato per una settimana! mugugnava Vasco, strappando una fetta di pane casereccio.
La suocera ha posato una bottiglia appannata di vino casalingo accanto al centro tavola e soddisfatta si è asciugata le mani sul grembiule:
Ecco qua, finalmente cè tutto!
Così ho conosciuto la mamma di Vasco.

Madre e figlio sembravano due gocce dacqua: entrambi scuri, le guance rosate. Solo che Vasco era quieto e arrendevole, la suocera invece una tempesta, rumorosa e imprevedibile.
Scommetto che più di un cavallo testardo era stato domato da lei, e più duna cascina salvata dal fuoco…

Un gran botto improvviso nella zona dingresso.
In cucina, con una folata daria fredda, è entrato un omino basso, che sembrava un burattino appena uscito dal camino.
Il nanetto ha battuto le palme:
Accidenti, che storia!
Senza nemmeno togliersi la giacca nera di fumo e di cenere, ha abbracciato Vasco.
Ciao, babbo!
Lava le mani, prima di salutare! ha tuonato la suocera.

Lomino mi ha stretto la mano:
Piacere signorina!
Occhi azzurri, scanzonati, con un guizzo furbo; barbetta rossiccia, capelli rame arruffati: ecco il suocero, Vittorio Vasili.
Mamma, dai una scodella di minestra pure a me! ha borbottato.
Abbiamo sollevato i bicchieri:
Alla vostra salute, cari!

Dopo aver bevuto e mangiato mi sono sentita improvvisamente coraggiosa:
Vittorio Vasili, ma come mai qui tutti si chiamano Vasco?
Tutto si spiega, Valentina! Il nonno, il papà e io siamo tutti maestri di forno da generazioni. Solo Vasco qui, e annuisce al figlio, ha deciso desser tornitore!
Babbo, anche i tornitori servono al paese!
E mettere su un forno, eh, difficile?
Ragazza mia, è unarte! il suocero solleva lindice Deve essere bello, che non tiri fumo, e cuocere la pizza come si deve! Non badare che sono secco così: noi rossi siamo tosti, baciati dal sole!
Vittorio Vasili, lui è il tuttofare! ha aggiunto la suocera.
Babbo, racconta una delle tue!
Il suocero ha sospirato, lisciato la barba, ha avuto uno sguardo furbo:
Va bene, sentite questa! Prima fiaba…

Unestate di qualche anno fa, tutti insieme andammo al prato per il fieno. Avevamo la Rosina, ti ricordi Cla, mica una mucca, produceva latte come fosse una fabbrica. Eravamo lì: femmine, maschi, tutti noi.
Il sole non era ancora sorto, ma già falciavamo come forsennati: zack-zack, zack-zack
Un caldo così neanche allinferno! E i tafani ci divoravano.
Quellanno i cinghiali nel bosco: una piaga!
E così, a ora di pranzo, sudati marci, esausti dopo giorni di lavori…
Ma che ti viene in mente di ricordare, scemo?… A Valentina non interessa.
Invece sì, molto!
E allora… guardavo la gente e pensavo: bisogna dargli una scossa! Mi venne questa idea bislacca sarà stato il caldo
Lascio la falce, corro a perdifiato urlando: Aiuto, aiuto! I cinghiali! E mi arrampico su un albero!
Vedo le donne e gli uomini lanciarsi via le falci e arrampicarsi pure loro!
E dopo?
Dopo ho rischiato che uomini e donne mi menassero con i rastrelli! Però, avete visto? Hanno lavorato svelti dopo!
La suocera non resiste e una scappellotto al marito glielo rifila:
Sei unanima persa!

Babbo, racconta quella volta dei cinghiali veri.
Sì, quella posso!
Ero giovane, con Claudia non avevamo ancora Vasco. Ero un cacciatore appassionato, ma da quel giorno ho lasciato perdere.
Quella sera era nevicato; dico a Claudia: Vado a caccia.
Vai pure, mi fa lei.
Prendo il mio fucile, mi inoltro nel bosco… Giro, giro: niente. Inizia a far buio. Sto tornando, quando sento i cinghiali vicini. Mi nascondo nello steccato e sparo. Pensavo daver preso un grosso, invece no!
Il cinghiale musone si lancia contro di me!
Sono scappato e mi sono arrampicato su un albero ancora adesso non so come.

Sarai morto per la paura! incalza la suocera.
Non interrompere!… Così me ne stavo lassù, né vivo né morto. Speravo che i cinghiali se ne andassero, poi sarei corso a casa! Macché! Il porcone scavava sotto lalbero, e quando capiva che era inutile, si sdraiava lì. Tutta la mandria accanto a lui.
Oddio! sgranai gli occhi. E dopo come hai fatto?
Cara, sono rimasto a cavalcioni dellalbero quasi tutta la notte. Fortuna che non faceva troppo freddo, o sarei gelato là!
E io allora ci ho quasi perso Vasco! Appena è uscito un po’ di sole, ho raccolto i paesani e sono andata a cercarlo.
A furia di chiamarlo, labbiamo trovato. Lho caricato su per un chilometro, tanto era inebetito.
Tu sì che sei la mia forza!
Ma piantala, matto! Valentina vuoi un po di tè? Un bel tè alle erbe con un po di miele nostro.
Arriva subito, grazie.
Claudia Petronilla ha servito il tè profumato nelle tazze.

Vasco, racconta come hai curato mia sorella, ha suggerito la suocera.
Il suocero ha quasi tossito dal ridere:
Una volta la sorella di Claudia ci manda un telegramma che viene a trovarci. Noi contentissimi, la accogliamo in famiglia… Un giorno a pranzo la Tatiana si lamenta: Non riesco a camminare, mi fanno un male le gambe!
Eh, cosè? chiediamo.
Mah, non so, bisognerebbe andare in ospedale sospira.
E con le api, hai provato? chiediamo.
Dove volete che le trovi le api, in città?
Su, Tatiana, vieni dal mio alveare, ti sistemo subito!
Un vero dottor Stranamore! ride la suocera.
Così siamo andati alle arnie. Dico a mia cognata: su il grembiule beh, almeno sopra al ginocchio, dai! Insomma, su ogni gamba le ho messo unape.
Tatiana, dopo avermi ringraziato, dopo mezzora ha iniziato a bestemmiare come un camionista! Era allergica al veleno, le gambe gonfie come zampogne non si muoveva più!
E te lo vuoi chiamare dottore!
Da dove dovrei saperlo io se aveva lallergia! Né io né te lo sapevate Dai Valentina, assaggia un po di miele, che allergica mica sei tu, vero?
No, Vittorio Vasili!
E meno male

Finito il tè.
Fuori era ormai buio e la stanchezza mi schiacciava.
La suocera ha tirato le tende:
Vasco, dove vi preparo il letto?
Mamma, possiamo dormire sulla stufa? Che ne pensi, Vale?
Certo che sì!
Subito! Lha fatta babbo con queste mani, pezzo per pezzo si è vantata la suocera.
Vittorio Vasili lha guardata fiero. E aveva ragione: una stufa qui nutre la casa, scalda il cuore, raduna la famiglia. Il fuoco acceso dentro, vivo!

Abbiamo ringraziato, ci siamo alzati da tavola. Vasco, prendendomi sottobraccio, mi ha aiutato a salire sulla stufa.
Dal buio, un profumo da mille e una notte: mattone stufato, erbe essiccate, lana di pecora, pane appena cotto.
Vasco si è addormentato subito. Io invece niente.

Ma cosa succedeva? Di lato a me qualcuno respirava piano:
Fiu-fiu, fiu-fiu
Il folletto della casa! Di sicuro Lho letto sui libri!
Mi ricordo la filastrocca dinfanzia:
Folletto caro, non farci dispetti, qui siamo solo ospiti!
Ma la mattina dopo, sorpresa: il folletto altri non era che limpasto del pane che la suocera aveva messo a lievitare al caldo e poi se nera scordata.

Torneremo ancora tante volte nella casa accogliente dei genitori di Vascoa sentire le storie di Vittorio Vasili, a scaldarci vicino alla stufa, a mangiare il pane fatto in casa.
Ma questa, amici miei, è unaltra storia per unaltra volta!

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

six − 6 =

Io e mio marito siamo arrivati in campagna – era ora di conoscere i suoi genitori. La mamma di Vas…