«Hai davvero preparato i miei panzerotti preferiti!» esclamò Matteo con voce calda, rientrando a casa dopo essere stato dallamante; ma già al primo morso la sua faccia impallidì, perché allinterno del panzerotto lo aspettava una sorpresa inimmaginabile da parte della moglie.
Giulia sistemò con cura la teglia nel forno già caldo, soffiò via la farina dalle mani e lanciò unocchiata alle vecchie piastrelle dellorologio da cucina. Oggi doveva essere tutto impeccabile. I panzerotti dovevano gonfiarsi, dorarsi, diventare fragranti, proprio come li amava Matteo.
Un tempo, la vita di Giulia era calma e lineare. Aveva imparato a convivere con la solitudine, e quasi si era abituata allidea che sarebbe rimasta così per sempre. Ma tutto cambiò il giorno in cui al colloquio entrò un uomo alto, sguardo deciso. Da lui emanavano sicurezza e fascino. Giulia sentì qualcosa dentro di sé cedere, in un modo che non credeva possibile.
Da quellistante, la sua esistenza cambiò rotta. Lamore li travolse, poi le nozze e quellillusione dolce di aver finalmente trovato il proprio posto nel mondo. Era felice; così coinvolta, così piena della presenza di Matteo da non accorgersi di star perdendo se stessa.
Ma poi, dopo due anni, Matteo fece le valigie dicendo che doveva partire per Firenze per lavoro, soltanto un mese sarebbe stato via. Ma quel mese divenne un anno intero. Chiamava raramente, scriveva di fretta, parole fredde e vuote. Giulia lo attendeva, inventava scuse, si aggrappava alla speranza. Fino al giorno in cui, per puro caso, unamica le raccontò di averlo visto in centro a Milano. Non era solo. Passeggiava al supermercato, sorridente, insieme a unaltra donna: la storia della trasferta era una bugia.
Solo allora Giulia comprese linganno. Avrebbe potuto affrontarlo, urlare, invocare spiegazioni. Invece tacque. Decise di aspettare. La vendetta, in Italia, è un piatto che si serve freddo.
Un anno dopo, il telefono squillò. Era Matteo. Disse che il viaggio di lavoro era finito e che stava per tornare. Chiuse la conversazione con indifferenza: Prepara i tuoi panzerotti alla patate. Mi sono mancati.
«Hai davvero preparato i miei panzerotti preferiti!» sorrise Matteo rientrando a casa dopo essere stato dallamante. Prese subito uno della pila dorata, in cucina. Al primo morso, però, il volto gli diventò bianco come la farina. Quella vendetta non se laspettava di certo.
Matteo entrò in casa come se nulla fosse. Si sedette sullo sgabello, accavallò le gambe, scrutò la cucina come se quellanno fosse stato solo una breve assenza. Giulia lo accolse gentile, senza lasciar trasparire la tragedia che urlava nel suo cuore.
Vedo che hai fatto i panzerotti, disse lui, accennando un sorriso di chi non ha mai tradito, come se non ci fosse mai stata menzogna, né sparizione, né unaltra donna. Si avvicinò al tavolo, ne prese uno e ne azzannò un pezzo grande.
Un secondo dopo il volto gli si stravolse. Unespressione di orrore occupò i suoi occhi. Allinterno cera qualcosa di terribilmente sbagliato.
La mattina stessa Giulia aveva impostato la temperatura giusta del forno, impastato la farina senza il minimo tremito, preparato minuziosamente la farcitura. In tutti i panzerotti, tranne uno, era racchiuso il purè di patate che Matteo amava. In uno solo, invece, vi erano nascosti piccoli frammenti di vetro.
Matteo lo capì subito. Sputò il pezzo, ma già il sangue gli riempiva la bocca. Si illuminava di rosso, la lingua e le gengive punte e tagliate. Il dolore era sferzante e bruciante.
Strinse la mano al tavolo, tossendo, incredulo, annaspando.
«Hai davvero preparato i miei panzerotti preferiti!» ripeté con voce spezzata, ma questa volta leco era divenuto un urlo soffocato nel silenzio: il regalo della moglie lo avrebbe perseguitato per sempre.
Giulia gli rivolse uno sguardo calmo, spietato.
Questa è la vendetta per le tue menzogne e i tuoi tradimenti, dichiarò con voce ferma. Se ti verrà in mente di ingannare qualcuno ancora, pensa alla fitta di questa ferita.
Tentò di parlare, ma dalla sua bocca uscirono solo sibili e gorgoglii rossi. Cercava il telefono, tremando, ma Giulia aveva già voltato le spalle. Raccolse la valigia preparata da giorni, indossò il cappotto e si avviò verso la porta.
Non chiamò soccorsi, non disse più nulla. Uscì dalla casa per sempre, lasciando Matteo sulla sedia della cucina, con il sapore di sangue e tradimento che gli sarebbe rimasto in bocca per tutta la vita.



