Solo unamica dinfanzia
Stai davvero dicendo che vuoi passare tutto il sabato a rovistare nella roba vecchia in garage? Farmi capire: tutta la giornata? Giulia infilzò un pezzo di tiramisù con la forchetta, mi lanciò uno sguardo sornione alzando il sopracciglio verso di me, che sono Andrea, alto e a quanto pare sempre un po spettinato.
Mi appoggiai con la schiena allo schienale della poltroncina, scaldando le mani sulla mia tazza di cappuccino ormai freddo.
Giulia Non è spazzatura, sono i tesori della mia infanzia. Da qualche parte cè ancora la collezione delle carte dei gelati Eldorado, guarda che roba rara! Riesci a immaginare quanto valgono oggi?
Oddio. Conservi ancora le bustine delle gomme da masticare? Da quanti anni?
Giulia ridacchiò, trattenendo a fatica una vera risata. Quel bar, con i suoi divani usurati color prugna matura e i vetri sempre appannati, era il nostro rifugio da anni ormai. Martina, la cameriera, non ci chiedeva neanche più cosa volevamo metteva cappuccino per me, latte macchiato per lei e il dolce del giorno da dividere. Quindici anni di amicizia e il nostro rito era diventato una questione di abitudine.
Daccordo, lo ammetto, alzai la tazza in un brindisi ironico, il garage può tranquillamente aspettare. E i tesori pure. Marco mi ha invitato domenica a fare la grigliata, caso mai.
Lo so, lho sentito ieri: tre ore davanti al computer per scegliere una nuova griglia. Tre. Ore. Pensavo mi andassero in pappa gli occhi dalla noia.
Ridendo ancora, il nostro buon umore veniva accompagnato dal borbottio della macchina del caffè e i sussurri degli altri clienti ai tavolini.
Tra di noi non sono mai esistiti imbarazzi o segreti: conoscevamo luno laltra come le nostre stesse mani. Giulia ricordava ancora quando, magrolino e con le scarpe sempre slacciate, fui io il primo a parlarle il primo giorno di scuola. E io non ho mai dimenticato che lei, sola tra tutti, non prese in giro i miei occhiali rotondi.
Marco aveva sempre accettato la nostra amicizia con semplicità, già dal primo incontro. Osservava la moglie e il suo amico dinfanzia con quella serenità che solo chi ha fiducia in chi ama può avere. Nei nostri venerdì sera, tra Monopoli e UNO, Marco rideva più forte di tutti quando perdevo per la centesima volta a Scarabeo contro Giulia e versava tè a tutti, mentre loro due litigavano sulle regole di Nomi, Cose, Città.
Lei bara, ecco perché vince, aveva proclamato Giulia, lanciando le carte contro il marito.
Si chiama strategia, cara mogliettina, ribatteva Marco impassibile, raccattando le carte da terra.
Osservavo quelle scene con un sorriso affettuoso. Mi piaceva Marco, uno affidabile, con quellironia secca che ti porta a domandarti dove finisca la battuta e inizi il vero pensiero. Accanto a lui Giulia sembrava più luminosa, dolce e felice, e per questo ero davvero contento per lei. Come solo un vero amico può esserlo.
Lequilibrio si ruppe quando, nel nostro piccolo mondo, fece irruzione Chiara.
La sorella di Marco era comparsa alla porta del loro appartamento esattamente un mese prima, con gli occhi rossi e la decisione di ricominciare da capo. La separazione le aveva prosciugato ogni energia, lasciandole addosso solo amarezza e un grande vuoto dove prima cera almeno un briciolo di stabilità.
La prima volta, quando capitai da loro per la solita partita a giochi da tavolo, Chiara staccò gli occhi dal telefono e mi scrutò curiosa. Si sarebbe detto che in quel momento nella sua testa si attivasse un meccanismo di altri tempi. Davanti a lei cera un uomo tranquillo, con uno sguardo buono e quel sorriso che ti viene voglia di restituire.
Lui è Andrea, il mio amico del liceo, spiegò Giulia. E questa è Chiara, la sorella di Marco.
Piacere, allungai la mano.
La sua stretta fu più lenta, come se non volesse lasciarla.
Il piacere è mio.
Da quel momento, le casuali apparizioni di Chiara divennero la norma. Si materializzava al nostro bar proprio quando ceravamo io e Giulia. Entrava nella stanza con una teglia di biscotti esattamente nel momento in cui passavo a trovarli. Si sedeva accanto a me al tavolo da gioco, talmente vicina che le nostre spalle si sfioravano.
Mi passi quella carta laggiù? Chiara si inclinava su di me e i suoi capelli, quasi per caso, mi facevano il solletico sul collo. Ops, scusa.
Mi allontanavo piano, borbottando qualcosa di gentile. Giulia lanciava unocchiata a Marco, che si stringeva nelle spalle: sua sorella era sempre stata un po troppo.
Il flirt divenne via via più netto. Chiara mi fissava negli occhi più del necessario, mi faceva complimenti, cercava ogni pretesto per toccarmi. Rideva alle mie battute con una voce così squillante che a Giulia fischiavano le orecchie.
Hai delle mani bellissime, dita affusolate, da pianista, mi fece un giorno mentre mi prendeva la mano al volo sopra una scatola di pedine. Suoni?
Eh sono informatico.
Lo stesso, le hai proprio belle.
Ritirai pian piano la mano, concentrandomi sulle carte come se dovessi affrontare una finale di Poker. Ero diventato rosso come un pomodoro.
Alla terza proposta di vedersi per un caffè, giusto una chiacchierata tra amici, cedetti. Chiara mi piaceva era vivace, emotiva, piena di energia. Forse, pensai, se tra noi nasceva qualcosa, avrebbe finalmente smesso di guardarmi con quegli occhi affamati e tutto sarebbe tornato normale.
Le prime settimane filarono bene. Chiara era raggiante, io rilassato, le serate in famiglia tornarono tranquille. Poi Chiara notò ciò che avrebbe preferito ignorare.
Vedeva come mi illuminavo quando arrivava Giulia. Come il mio viso si apriva e mi rilassavo. Come ci capivamo con unocchiata, come completavamo le frasi luno dellaltra, quella complicità speciale che lei sentiva di non poter mai afferrare.
La gelosia di Chiara germogliò dentro di lei come uninfestante velenosa.
Perché ti vedi di continuo con lei? Mi sbarrò la porta con le braccia incrociate.
Perché è la mia amica da quindici anni, Chiara. È
Ma io sono la tua fidanzata! Io! Non lei!
Le liti si rincorrevano, una dopo laltra. Chiara scoppiava in lacrime, mi accusava, pretendeva spiegazioni. Io spiegavo, cercavo di calmarla, ma era un dialogo fra sordi.
Pensi più a lei che a me!
Chiara, è assurdo. Siamo solo amici.
Gli amici non si guardano in quel modo!
Il mio telefono squillava a ogni incontro con Giulia.
Dove sei? Quando torni? Perché non rispondi? Sei ancora con lei?
Alla fine imparai a mettere il silenzioso, ma lei iniziò a seguirmi. Spuntava al bar, al parco, sotto casa di Giulia ansante, con lo sguardo iniettato di rabbia e le lacrime agli occhi.
Ti prego, Chiara, mi massaggiavo le tempie esausto, questo non va bene.
Non va bene che passi più tempo con la moglie di un altro che con me!
Anche Giulia era stanca. Ogni visita si trasformava in una prova di resistenza, una gara a indovinare quando Chiara avrebbe fatto irruzione di nuovo con una scenata.
Forse dovrei vederti di meno, tentò una volta Giulia, ma la bloccai subito:
Neanche per idea. Non devi cambiare la tua vita per le sue crisi. Noi continueremo come sempre.
Ma Chiara aveva già deciso. Se non ci riusciva con le buone, ci avrebbe tentato con linganno.
Marco era in cucina quando lei arrivò scivolando lievemente.
Fratellino Devo dirti una cosa. Non volevo, ma è giusto che tu sappia tutta la verità
Gli raccontò la sua menzogna a puntate, alternando singhiozzi e silenzi carichi. Incontri segreti. Occhiate troppo lunghe. Io e Giulia che, certi di non essere visti, ci saremmo addirittura presi per mano.
Marco ascoltava impassibile, senza interrompere né fare domande. La sua faccia di marmo non lasciava trapelare nulla.
Quando io e Giulia varcammo la soglia unora dopo, trovammo latmosfera densa, come se in salotto si potesse tagliare laria col coltello. Marco era sprofondato nella poltrona, con lespressione di uno che si aspetta di assistere a uno spettacolo.
Sedetevi, ordinò indicando il divano. Mia sorella qui mi ha raccontato una storia davvero curiosa sulla vostra presunta relazione segreta.
Giulia rimase impietrita. Sgranai i denti per la rabbia.
Ma cosa
Lei dice di aver visto cose abbastanza compromettenti.
Chiara abbassò la testa, senza trovare il coraggio di incrociare lo sguardo di nessuno.
Mi rivolsi a lei di scatto, tanto che sussultò.
Basta, Chiara. Ho sopportato le tue follie anche troppo!
Il mio volto aveva perso qualsiasi traccia di pazienza. Il solito Andrea era svanito, al suo posto cera un uomo allesasperazione.
Tra noi è finita. Ora.
Non puoi
Questa volta le lacrime erano vere.
È tutta colpa sua! urlò indicando Giulia. Scegli sempre lei! Sempre!
Giulia aspettò che si sfogasse, poi con voce calma disse:
Chiara, se non avessi cercato di controllare ogni minuto della sua vita, se non avessi fatto tutte queste scenate, nulla di tutto questo sarebbe accaduto. Sei stata tu a rovinare tutto quello che cercavi di tenere stretto.
Chiara afferrò la borsa e fuggì fuori sbattendo la porta.
A quel punto Marco scoppiò a ridere un riso vero, di pancia, piegandosi allindietro.
Finalmente grazie al cielo.
Si alzò e strinse Giulia a sé.
Non ci hai creduto nemmeno per un attimo, vero? sussurrò Giulia, nascondendo il viso sul suo petto.
Neanche per un secondo. Sono anni che vi vedo insieme. Sembrate proprio fratello e sorella che litigano per lultima fetta di torta.
Mi lasciai andare, tirando finalmente un respiro vero.
Scusate per avervi trascinato in questa sceneggiata.
Ma va. Chiara è adulta, si prende le sue responsabilità. Ora però tutti a tavola: la lasagna si raffredda, e non la riscaldo per colpa delle crisi di qualcuno.
Giulia rise sottovoce, sollevata. La sua famiglia era ancora intatta, la nostra amicizia aveva retto. E Marco aveva di nuovo dimostrato che la sua fiducia valeva più di qualsiasi calunnia.
Ci sedemmo in cucina, dove la crosta dorata della lasagna brillava sotto la luce serale, e finalmente tutto tornò, piano piano, al suo posto.




