Ero a casa di Benedetta quando è arrivato suo padre, il signor Russo. Si è presentato con un sacco di buste della Coop e ci ha beccato in soggiorno, proprio mentre stavo cercando di impressionare la loro gatta, Gina. Appena mi ha visto, ha alzato il mento con quellaria tipica da generale e subito ha iniziato a storcere il naso per la mia presenza.
Benedetta lha trascinato in cucina, forse per salvarmi da qualche interrogatorio da poliziotto, ma io ho sentito benissimo tutto quello che diceva (lo stile era tra il sussurro e il megafono): Quello lì è un contadino, sta puntando allappartamento di Benedetta! Sosteneva che mi aveva già visto girare attorno al loro palazzo a Firenze, come se fossi uno stalker professionista e non uno studente universitario che si perde spesso.
La cosa più sorprendente? Benedetta con tutta tranquillità gli ha risposto che siamo solo colleghi, che lavoriamo assieme in biblioteca una volta al mese, e quindi ci vediamo spesso. Eppure stavamo insieme già da due mesi! Mi è venuto da dirle che, solo perché i miei genitori hanno una villetta fuori Prato, non significa che io venga dalla campagna. Abitiamo vicino alla città, la casa ha pure il secondo piano, e mio padre fa limprenditore! Ok, non giro per Firenze in una Maserati né urlo per le strade che sono figlio di un magnate, però tutto sommato è meglio così. La gente come Benedetta e la sua famiglia si fa troppe idee.
Non per niente mia madre mi ha sempre detto di non parlare mai di soldi o ricchezza: chi ti ama davvero non dovrebbe guardare al portafoglio. E chi si vergogna di me, magari perché non sembrare un nababbo di Milano, forse non è proprio la persona giusta Daltronde, meglio una cenetta tranquilla in trattoria che una serata snob tra i fighetti almeno si mangia bene!



