Oggi devo proprio scrivere quello che ci è successo ieri, perché ancora mi tremano le mani solo a pensarci.
Io e mia moglie Chiara stavamo tornando a casa dopo una lunga giornata di lavoro a Bologna. Era già sera, la pioggia rendeva lasfalto lucido come uno specchio e il bosco che costeggiava la strada provinciale sembrava ancora più silenzioso del solito. Chiara mi raccontava del suo collega simpatico, io pensavo solo a quanto avrei voluto essere nel nostro appartamento con una bella tazza di caffè.
Allimprovviso, proprio davanti alla macchina, è sbucato fuori un enorme orso marsicano sì, uno di quelli che ormai si vedono solo nel Parco Nazionale dAbruzzo, e mai mi sarei aspettato di incontrarne uno dalle nostre parti. Ho inchiodato di colpo. Lauto ha sbandato sulla strada viscida, un colpo al cuore che ancora adesso mi sveglia la notte. Lorso è rimasto a un metro scarso dal cofano e si è messo ritto sulle zampe posteriori, dritto come un giudice. Sembrava il padrone di quel pezzo di mondo.
Mi fissava con quegli occhioni profondi, senza nemmeno battere le palpebre. Poi, ha fatto un passo verso di noi, lento e maestoso così vicino che quasi avrei potuto sentirne il respiro se avessi abbassato il finestrino. Ho sentito Chiara trattenere il fiato, il terrore ci immobilizzava. Le portiere chiuse e il vetro ci sembravano sottili come carta velina.
A quel punto, la mia unica idea è stata di mettere la retro e iniziare pianissimo a indietreggiare, sperando di allontanarci senza provocarlo. Dentro labitacolo cera un silenzio irreale, e la paura mi aveva paralizzato le mani sul volante.
Ma proprio allora, è accaduto qualcosa che non ci saremmo mai aspettati. Un frastuono tremendo ha riempito laria: un pino secolare, cresciuto proprio sul bordo della strada, è crollato con un boato assordante. Il tronco ha sfiorato la nostra macchina: solo metà metro più vicino e sarei qui a scrivere un altro tipo di storia. Siamo rimasti vivi per un caso fortunatissimo.
In quel momento, lorso si è irrigidito, poi, di scatto, si è girato e con una corsa sorprendentemente agile è sparito tra gli alberi. Nel giro di pochi istanti, la foresta è tornata silenziosa e tutto sembrava come prima, come se nulla fosse mai accaduto.
Non so ancora cosa volesse fare quellorso. Voleva davvero attaccarci? O stava cercando di avvertirci del pericolo celato nel bosco? O, forse, si è solo spaventato dal rumore dellalbero che cadeva? Non troverò mai la risposta. Ma quello sguardo, così intenso e umano, mi resterà dentro per sempre.
La vita mi ha insegnato che a volte il pericolo arriva quando meno te lo aspetti, e che non tutto è sotto il nostro controllo. Da ora in poi, affronterò ogni giorno con più rispetto per la natura e la fortuna che spesso ci protegge senza che ce ne accorgiamo.


