Stavamo viaggiando sull’autostrada quando all’improvviso un enorme orso è sbucato sulla strada e ha iniziato ad avvicinarsi lentamente alla nostra macchina

Stavamo guidando sulla statale che serpeggiava tra i cipressi fuori Firenze, quando, come in un sogno confuso, un orso colossale apparve allimprovviso davanti a noi, scivolando fuori dalla nebbia mattutina. Lorso si avvicinava lentamente, come immerso in una danza antica, e io e mio marito Riccardo ci fissavamo con occhi sgranati, certi che la bestia stesse per scagliarsi contro la nostra piccola Fiat. Il cuore mi batteva così forte che il rumore copriva perfino il ticchettio della pioggia sui vetri.

Intorno a noi regnava un silenzio ovattato, tagliato solo dal respiro del bosco umido. Pensavamo già al caldo di casa nostra, a un piatto di pasta fumante, quando lombra gigante si arrestsò a pochi passi dal cofano. Si sollevò sulle zampe posteriori, torreggiando sui fari come una creatura mitologica delle storie umbre. Ci osservava attraverso il parabrezza, occhi tondi e profondi, senza mai sbattere le palpebre. Il suo sguardo era tanto antico quanto la terra rossa sotto di noi, e io sentivo di dover trattenere il fiato per non svegliare tutto il Chianti.

Riccardo, con la mano tremante, cercò la retromarcia. Iniziò a indietreggiare piano, centimetro dopo centimetro, mentre io rimanevo paralizzata, incapace perfino di stringere la mano a Riccardo. Era come se il tempo scorresse a rovescio e nessuna porta chiusa potesse davvero proteggerci.

Ed è qui che il sogno smise di seguire ogni logica terrena: un enorme leccio, antico e nodoso come lAppennino stesso, scricchiolò e cadde con un frastuono assordante giusto accanto alla strada, tanto vicino che le foglie volarono a coprire il parabrezza. Bastava un soffio di vento in più e ci avrebbe schiacciati sotto le sue radici.

Lorso saltò indietro spaventato e, dopo unultima occhiata che pareva volerci dire mille cose, scomparve tra gli alberi fitti. La strada si fece di nuovo silenziosa, come se nulla fosse mai accaduto. I profumi della pioggia e dei pini tornarono a coprire ogni traccia.

Ancora oggi, quando attraverso la Toscana, ripenso a quello sguardo. Forse lorso voleva avvertirci, forse ci osservava solo per curiosità, o magari era affamato davvero. Non lo saprò mai. Ma quel suo sguardo intenso mi tornerà nei sogni, ogni volta che ascolterò il vento vibrare tra le fronde dolivo.

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