Lorenzo era rannicchiato in un angolo, singhiozzando con il cuore spezzato. Non riusciva a capire quale colpa avesse commesso. Perché la sua mamma e il suo papà lo avevano lasciato, portandolo in un istituto? Eppure Lorenzo li aveva sempre amati profondamente, aveva sempre ascoltato ogni loro parola.
Sua madre lo aveva abbandonato quando era ancora nella clinica ostetrica di Firenze. Dopo poco, Marina e Giulio lo avevano adottato. Non avevano mai avuto figli loro, così presero quel bimbo dallorfanotrofio della città. Ma Giulio non riuscì mai ad amarne davvero il piccolo. Sentiva che Lorenzo era figlio di qualcun altro, e che non sarebbe mai stato suo. Marina invece riversò su di lui tutto il suo affetto, lo stringeva forte, si prendeva cura di lui con dedizione, ma dentro di sé non riusciva a sentirsi veramente la sua mamma.
Gli anni passarono. Lorenzo crebbe tra quelle mura, amando profondamente i suoi genitori adottivi. Un giorno però, Marina scoprì di aspettare un bambino. La gioia fu travolgente. Quando lo raccontò a Giulio, sembrava che un miracolo avesse toccato la loro casa.
Da quel momento, però, la vita di Lorenzo cambiò. I suoi genitori smisero di prestargli attenzione, ogni suo gesto divenne per loro una seccatura, quasi un fastidio. Giulio iniziò addirittura a picchiarlo. Lorenzo ormai non serviva più a nessuno, erano stanchi di lui. Così decisero di riportarlo allorfanotrofio. Firmarono la rinuncia davanti a un giudice, e così furono privati dei diritti genitoriali.
Dopo ludienza, Marina si avvicinò al bambino e con voce gelida gli sussurrò che da quel momento avrebbe vissuto in istituto. Lorenzo la chiamava tra le lacrime, Mamma, non andare, ma lei voltò le spalle e uscì senza più guardarlo. Aveva solo cinque anni: tradito dalle uniche persone che aveva amato, proprio come era già successo quando aveva perso la mamma naturale. Due volte tradito: la prima, da chi lo aveva messo al mondo; la seconda, da chi aveva promesso di proteggerlo.
Il giudice, la dottoressa Caterina Rinaldi, osservò la scena con le lacrime agli occhi. Non riusciva a sopportare il dolore di quel piccolo a cui era stato strappato lamore. Così si avvicinò alleducatrice dellorfanotrofio e dichiarò la sua decisione: avrebbe adottato lei Lorenzo. Con la pratica veloce che solo una giudice esperta può avere, Caterina preparò tutte le carte e in pochi giorni portò Lorenzo via con sé.
Iniziò subito a chiamarlo affettuosamente Lorenzino, e il bambino si lasciò cullare da quel nuovo amore, dimenticando pian piano il passato e legandosi in modo profondo a Caterina. Gli anni scorsero rapidi. Lorenzo si distinse a scuola, diplomandosi al liceo classico con il massimo dei voti e la medaglia doro. Entrò poi allUniversità di Medicina di Bologna, dove il suo talento fu subito notato e, finita la laurea, venne assunto in una delle cliniche più prestigiose di Milano.
Un giorno, tra i volti dei pazienti, ne riconobbe subito uno: era Giulio, il suo primo padre adottivo. Luomo, ormai segnato dalla vita, gli raccontò che Marina era morta durante il parto e il bambino non era sopravvissuto. Dopo quella tragedia aveva cominciato a bere, perdendo tutto. Solo lincontro con una donna, Paola, lo aveva aiutato a salvarsi dallautodistruzione e a cercare cure.
Lorenzo, pur essendo ancora giovane, ricordava tutto il dolore che Giulio gli aveva inflitto. Ma il giuramento di Ippocrate era più forte delle antiche ferite, così si prese cura di lui senza esitare. Come si dice spesso in Italia, Chi semina vento raccoglie tempesta, e la sorte aveva già punito Giulio e Marina. Lorenzo non cercò vendetta. Sapeva che la vita era stata abbastanza crudele con loro.




