Luomo ricevette un pastore tedesco di nome Carlo dopo un mese passato a fare lo stage come addestratore di cani. Carlo, già con tre anni sul groppone, era un tipo tutto dun pezzo e aveva già cambiato tre padroni. Allinizio volevano mandarlo a fare la guardia in un qualche casello in autostrada, ma poi lhanno rifilato proprio allo stagista. Per qualche motivo misterioso, nessuno se la sentiva di tenerlo: era testardo come un mulo e alle regole dava meno retta di uno zio a Natale. Avevano anche pensato di lasciarlo in canile a uscire solo quando necessario. Ma, visto che sia io che mio marito abbiamo una mezza squadra di parenti che lavorano con cani (manco fossimo tutti in polizia), abbiamo detto: Ma sì, ce la caviamo!
Allinizio per dargli da mangiare usavo una pala sì, di quelle per la neve! per mettere la ciotola dentro il recinto. Ma, si sa, il cuore di un cane si scongela pure lui, quando meno te lo aspetti. Un anno dopo, Carlo era irriconoscibile. Il nostro figlio minore aveva circa un anno e mezzo allepoca. Era primavera, sono uscita in giardino a fare pulizie con la piccola che era allasilo e il piccolo con me. E qui la scena: il bimbo correva tra le aiuole ancora fradice, e Carlo avanzava dietro, guardingo; appena il bimbo cedeva e rischiava di finire nel fango, Carlo lo afferrava delicatamente per la giacchetta e… via, salvato! Tutto con una calma da filosofo.
Mio marito era nel mezzo di uno dei suoi famosi periodi astemi. Ma il capo della sicurezza (nostro vicino che si sentiva pure sceriffo) si ritirava e la serata aveva preso una piega in stile Festa dellUva: vino che scorreva a fiumi, brindisi come se non ci fosse un domani. Mio marito, uomo tutto dun pezzo, si è improvvisato bodyguard del quartiere e si è trattenuto per salutare il capo.
Ore 23.00: sono in veranda, telefono in mano, tento di chiamare mio marito per la ventesima volta. Niente. Nel mio cervello, scenari tragici: magari voleva attraversare lArno, scivolava, finiva a mollo e… Meglio non pensarci. Stavo quasi per uscire con la torcia come una novella Carabiniera, quando vedo la scena: il cancello si apre, entra Carlo tutto fiero, e dietro di lui mio marito, praticamente penzolante dal guinzaglio, mezzo addormentato. Carlo lo accompagna direttamente sul divano, si siede accanto a me e mi fissa. Non pensavo che un cane potesse avere così tanto sarcasmo nel muso. Ancora oggi, ogni tanto lo prendo in giro: Alla fine, se non cera Carlo, chissà chi ti riportava a casa!E da quella sera Carlo è diventato ufficialmente il nostro eroe, senza bisogno di mantello o distintivo. Ci ha insegnato che a volte il vero guardiano non abbaia agli estranei, ma protegge la famiglia quando meno ce lo aspettiamo: che sia per salvare un bimbo dal fango o riportare un marito un po troppo festaiolo tra le mura di casa.
Ogni tanto, dinverno, quando fuori piove e il vento sferza i vetri, lo guardo dormire sereno ai piedi del divano, e mi viene da sorridere. Non so chi abbia addestrato chi, alla fine. Forse noi siamo diventati un po più cani e lui un po più umano. Oppure no. Comunque sia andata, so solo che, senza Carlo, non saremmo stati mai davvero una famiglia.




