Ognuno per sé: la storia di una mamma italiana tra sacrifici, famiglia e la riscoperta di sé stessa

Ognuno per sé

Mamma, non hai idea di cosa stia succedendo nel mercato immobiliare adesso! Marco stava sfogliando agitato una pila di preventivi, prima impilandoli in ordinata precisione, poi sparpagliandoli di nuovo a ventaglio sul tavolo della cucina. I prezzi cambiano ogni settimana. Se non paghiamo subito lanticipo, ci soffiano questo appartamento da sotto il naso!

Lidia gli spinse una tazza di tè ormai freddo e si accomodò di fronte a lui. Sulle carte sfilavano piantine, numeri, tabelle di rate. Un trilocale nuovo di zecca: finalmente una stanza per Tommaso e una per Sofia, ognuno il suo regno.

Quanto vi manca?
Ottantaduemila euro. Marco si passò una mano sulla fronte. Lo so, è una cifra importante. Ma Antonella non ci dorme la notte, i bambini crescono e ancora viviamo in affitto…

Lidia osservava suo figlio e rivedeva il bambino che le portava mazzetti di margheritine raccolte in cortile. Trentadue anni, due figli, ma la ruga tra le sopracciglia era la stessa di quando si disperava per i compiti lasciati a metà.

Io qualche risparmio lho messo da parte.
Mamma, te li restituisco, giuro. Appena si mette tutto a posto comincio a mettere via i soldi.

Gli pose la sua mano, resa ruvida da una vita tra fornelli e detersivi.

Marco, ma sono per i nipotini. Che discorsi fai? La famiglia vale più di qualsiasi euro.

In banca, Lidia compilava i moduli con la precisione affinata in trentanni da ragioniera. Ottantaduemila euro, tutto quello messo via con sacrifici ‘per ogni evenienza’ che non si sa mai cosa ci riserva il futuro.

Marco la strinse forte proprio lì davanti alla cassa, noncurante della fila.

Sei la migliore, mamma. Davvero. Non lo dimenticherò mai.

Lidia gli diede una pacca sulla schiena.

Vai vai, Antonella ti starà aspettando.

…I primi mesi dopo il trasloco furono una baraonda di viaggi da una parte allaltra di Milano. Lidia arrivava con le buste del supermercato pollo, riso, olio, omogeneizzati. Aiutava Antonella ad appendere tende, montare mobili, strofinare la polvere di calcinacci dai davanzali.

Tommaso, attento con il trapano! urlava, mentre infilava le tende e spiegava alla nuora come si cucinano bene gli involtini di verza.

Antonella annuiva, continuando a scorrere Instagram. Marco si vedeva solo la sera, stravolto dopo il lavoro: ingollava la cena cucinata da mamma e spariva in camera.

Grazie, mamma… cosa faremmo senza di te?

…Sei mesi dopo, telefono. Numero noto.

Mamma, senti… questo mese la rata del mutuo coincide con il tagliando della macchina. Manca trentacinque euro. Anzi, trentacinque mila.

Lidia fece il bonifico senza domande. I giovani hanno le loro difficoltà, si sa. Nuove spese, bambini piccoli, lavori stressanti. Prima o poi ce la faranno restituiranno tutto. O magari no. Ma cosa importa, quando si parla di figli?

Gli anni scivolarono via veloci come acqua tra le dita. Tommaso compì sette anni, Lidia gli regalò il set dei mattoncini LEGO che desiderava da una vita. Sofia girava su se stessa in un vestitino rosa confetto, luccicante come le principesse della TV.

Sei la nonna più brava del mondo! gridò Sofia abbracciandola, odorosa di shampoo e caramelle.

Ogni weekend, Lidia portava i nipoti da sé oppure al teatro, al Luna Park, al pattinaggio sul ghiaccio. Mangiavano gelato, comprava libri, regalava giocattoli. Le tasche del suo vecchio cappotto sempre gonfie di caramelle e salviettine umide.

Cinque anni di questa felice, volontaria galera. Soldi per il mutuo “mamma, proprio questo mese è dura”. Influenze con i bambini “mamma, non possiamo chiedere ferie”. Spesa “tanto vai comunque a fare la spesa…” La gratitudine? Sempre più rara…

…Quella mattina fissava le macchie d’acqua sul soffitto della cucina. Aloni di ruggine che si allargavano nellintonaco. La avevano allagata, e restare in casa era ormai impossibile.

Chiamò il figlio.

Marco, mi serve aiuto per i lavori in casa. Ho subito un allagamento e chissà quando mi rimborsano…
Mamma… la interruppe Marco. Adesso ho altre priorità, lo capisci no? I corsi dei bambini, lo sport, Antonella si è iscritta a un master…
Ma non chiedo molto. Solo un consiglio, trovare un muratore, un idraulico… oppure…
Non ho tempo, mamma. E una scemenza adesso, fidati. Ne parliamo poi, ok? Adesso non posso.

Tu-tu-tu…

Lidia abbassò il telefono. Sullo schermo apparve la solita foto di Capodanno: lei, Tommaso, Sofia. Tutti sorridenti. Quelli erano i soldi che lui chiedeva senza pensarci. Quei weekend che regalava ai suoi figli. Il suo tempo, la sua energia, laffetto tutto prima. Adesso: altri impegni.

Una goccia dal soffitto le scivolò addosso. Gelida…

Il giorno dopo telefonò Antonella. Evento raro, che mise Lidia in allerta già dal primo ‘pronto’.

Signora Lidia, Marco mi ha detto della vostra chiacchierata già risuonava piccata . Capisce che ognuno deve cavarsela per conto suo, no? Noi la casa ce la mandiamo avanti da soli, il mutuo lo paghiamo noi…

Lidia rischiò di scoppiare a ridere. Il mutuo. Quello che lei aveva versato praticamente a rate ogni tre mesi. Lanticipo, praticamente tutto suo.

Certo, Antonella rispose composta . Ognuno per sé.
Appunto. Così Marco non si preoccupa che vi siete messa il broncio, vero che non ve la siete presa?
Ma no. Proprio per niente.

Tu-tu-tu…

Lidia lasciò il telefono sul tavolo e restò a fissarlo come fosse uno scarafaggio esotico. Andò alla finestra, ma si voltò subito: fuori dal vetro sporco non cera niente che potesse consolarla.

Le notti si fecero lunghi giri di pensieri sotto il peso del soffitto ammuffito. Lidia rimuginava attorcigliando nella mente gli ultimi cinque anni come una corona di rosario.

Era stata lei a crearla, questa situazione. Aveva instillato in Marco la certezza che una mamma è una fonte inesauribile.

La mattina dopo compose il numero dellagenzia immobiliare.

Voglio mettere in vendita la casetta con il terreno a Monza. Seicento metri quadri, acqua e luce.

La villetta costruita con Augusto ventanni fa. I meli che aveva piantato aspettando Marco. Il portico delle sere destate.

Trovato il compratore in un mese. Lidia firmò i documenti senza lasciarsi commuovere. Il bonifico arrivò subito, lei spartì tutto con metodo: lavori in casa, un conto deposito nuovo fiammante, un piccolo gruzzolo per imprevisti.

Arrivò la squadra degli operai. Lidia scelse da sé piastrelle, carta da parati, rubinetti. Finalmente, dopo anni, spese solo per sé, senza mettersi da parte nulla “per ogni evenienza”, senza pensare a quale parente avrebbe avuto bisogno.

Marco non chiamò. Due settimane, tre, un mese. Lidia neanche.

La prima chiamata arrivò a ristrutturazione finita. Cucina nuova splendente, finestre che non fischiavano al vento, tubi che non piangevano ruggine.

Mamma, come mai non passi mai? Sofia lo chiedeva.
Ero presa.
In che senso?
Dalla mia vita, Marco. La mia.

Arrivò a casa loro dopo una settimana. Portò ai nipoti dei libri, regali belli ma ordinari. Restò due ore a parlare del meteo, dei voti di Tommaso. Nessuna voglia di fermarsi a cena.

Mamma, sabato puoi tenere i bambini? Io e Antonella…
Impossibile. Ho programmi.

Lidia notò la faccia di Marco che si allungava: non capiva. Non ancora.
Passarono i mesi, e il concetto cominciò a filtrare lento, doloroso. Il mutuo, senza il salvagente materno, divorava il bilancio. Senza la baby-sitter gratis, i pargoli erano un problema.

Lidia intanto aprì un conto risparmio a interesse alto. Si comprò un cappotto nuovo vero, caldo, non in saldo. Si concesse due settimane in una spa termale. Si iscrisse al corso di Nordic Walking. Si ricordò di come i genitori di Antonella fossero sempre a distanza di sicurezza: saluti formali alle feste, visite programmate ogni due mesi, zero soldi, zero aiuti, zero drammi. E zero recriminazioni.

Forse avevano sempre avuto ragione loro?

Le visite ai nipoti divennero formali. Lidia arrivava, regalava un pensierino, parlava di scuola, amici, usciva senza fermarsi per la notte, senza portar via i bambini il weekend.
Una volta Tommaso chiese:

Nonna, perché non ci porti più al parco?
La nonna adesso ha mille impegni, Tommaso.

Il nipote non capì. Ma Marco, in fondo al corridoio, forse sì.
Lidia tornava nel suo appartamento ristrutturato, profumato di vernice fresca e mobili nuovi. Metteva a bollire un tè buono, si sedeva sulla poltrona comoda comprata coi soldi della casetta venduta.

Senso di colpa? Ogni tanto saliva di notte. Ma sempre meno. Perché finalmente Lidia aveva imparato questa lezione: voler bene non vuol dire sacrificarsi allinfinito, specialmente se il sacrificio non lo nota nessuno.

Per la prima volta in trentadue anni aveva scelto sé stessa.

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