Un saluto dalla moglie: La vendetta raffinata di Giulia contro un marito infedele — Quando il matrim…

Un saluto dalla moglie

Amore, puoi venire a prendermi al lavoro? mi telefonò Bianca, sperando che dopo una giornata infinita non le toccasse lorribile viaggio di quaranta minuti sullautobus affollato.

Sono impegnato, le risposi velocemente. In realtà, il rumore della televisione in sottofondo lasciava pochi dubbi: ero comodamente a casa.

Mi era dispiaciuto sentirla così, ma ormai il nostro matrimonio stava cadendo a pezzi. Solo sei mesi prima, ero pronto a portarla in braccio ovunque volesse. Cosa era successo in così poco tempo? Non saprei spiegare.

Bianca è sempre stata molto attenta al suo aspetto, andava spesso in palestra. In cucina era fenomenale: non per niente lavorava in un noto ristorante nel centro di Milano. Non mi aveva mai chiesto soldi, non faceva scenate, pronta a esaudire ogni mio desiderio…

Se continui così, tu gli stanchi subito, scuoteva la testa sua madre ogni volta che Bianca si lamentava di me. Non si deve mai viziare un uomo in tutto.

Io lo amo, le rispondeva sempre lei, sorridendo con malinconia. E lui ama me…

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Mi ero davvero stancato di lei? Bianca, mordicchiandosi le labbra, scorse la cronologia del mio computer. Le bastò poco per scoprire che passavo il mio tempo libero tra siti di incontri, chiacchierando con più donne contemporaneamente. Perché non potevamo semplicemente parlarne? pensò sconsolata. Avrei capito, lavrei lasciato andare. Perché trascinare questa farsa e tormentarsi a vicenda?

Divorzio, quindi. Pazienza, si sarebbe fatta forza. Ma in qualche modo, una piccola vendetta se la meritava…

Quella sera Bianca si iscrisse sullo stesso sito che frequentavo io, mi trovò e mi scrisse. Prese una foto da internet, la modificò un po, ed era certa che avrei abboccato. E io ci cascai in pieno.

Iniziammo a scriverci animatamente. Le raccontavo (senza sapere fosse lei!) che ero single, pronto a una relazione seria, pure ai figli. Mi vantavo di avere un carattere fantastico, tanto che la facevo addirittura ridere: chi meglio di lei sapeva quanto fosse difficile starmi dietro?

Incontriamoci, scrisse lei, trattenendo il fiato aspettando la mia risposta.

Benissimo! risposi quasi subito. Però a casa mia ora cè mia sorella, sta studiando per gli esami alluniversità. Meglio vederci in un posto neutro, poi magari finiamo la serata in albergo…

Davvero? sbottò Bianca leggendo il messaggio. Come fai a dare per scontato che una donna accetti subito di andare in hotel? Qualsiasi donna normale si offenderebbe, ma in realtà giocava a suo favore.

Allora, perché non vieni tu da me? Abito in una villetta poco fuori Bergamo, sono da sola, nessuno ci disturberà… Si chiedeva poi se avrei accettato.

Ottima idea! risposi con entusiasmo, forse più contento di risparmiare sulla serata che altro. Dammi indirizzo e ora, arrivo al volo!

Via Gelsomini 25, alle dieci di sera. Ti va bene?

Certo, aspettami!

Alle nove di sera finsi una chiamata di lavoro improvvisa. Non trovavo le chiavi della macchina e, piuttosto seccato, domandai a Bianca se le avesse viste.

Le avevi lasciate sul comodino, mi rispose fissandomi con quegli occhioni sinceri, mentre teneva le chiavi in tasca. Magari il gatto le ha fatte sparire?

Va bene, allora prendo un taxi. Non aspettarmi, vai pure a dormire.

Ma lei non aveva alcuna intenzione di aspettarmi. Perché farlo? Preferì fare buon uso di quel tempo: iniziò a sistemare le sue cose per andarsene. Fortunatamente aveva un appartamento suo, ereditato dalla nonna. Lunica cosa che lasciò fu la domanda di divorzio, bene in vista sul tavolo.

Io tornai a casa solo la mattina dopo, furibondo. Non solo ci misi oltre unora per raggiungere la casa, ma della “Angela” del sito nessuna traccia.

La via era reale, anche la casa esisteva. Ma ad aprire la porta fu una donna almeno tre volte la mia stazza, avvolta in una vestaglia trasparente. Avrei dato qualsiasi cosa per cancellare dalla memoria quella scena.

A mala pena riuscii a divincolarmi da questa matta. Dovetti chiamare un altro taxi pur di scappare via, rimanendo intirizzito nel mio giubbino troppo leggero, mentre la macchina tardava ad arrivare. Per di più, lautista sembrava poco raccomandabile, mi fece perdere la strada, e chissà come mi riportò finalmente a Milano… Una notte decisamente indimenticabile.

Fu soltanto entrando in casa e trovando sul tavolo la domanda di divorzio che compresi chi mi avesse organizzato tutta quella messinscena. Sul tavolo, accanto ai documenti, cera scritto con un rossetto rosso:

Questa è la mia dolce vendetta…

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