Diario di Isabella
Non ce la faccio più! ho gridato lanciando il cucchiaio sul tavolo, incrociando lo sguardo di mia moglie, Giulia. È possibile chiamare questo cibo? Pasta scotta, ridotta quasi a una poltiglia, e un paio di polpette mezze crude Coshai fatto tutto il giorno? Sempre incollata al telefono?
Ma come puoi dirmi così? è scoppiata a piangere Giulia, cercando di nascondere lo smartphone. Ho dovuto badare a Federico! È un terremoto, davvero! Daltronde, è tutto suo padre, ha aggiunto con dispetto, vedendomi sempre più contrariato. Faccio fatica, lo capisci? Mi sembra che tutto mi sfugga di mano! La maternità è stata dura da affrontare
Federico ha già due anni e mezzo, ho detto cercando di mantenere la calma. È ora di portarlo allasilo nido, così potresti anche ritornare a lavorare. Vedrai che starai meglio!
Devo mandare mio figlio in quel covo di virus? ha protestato Giulia. Vuoi forse che finisca in ospedale tutte le settimane?
Bisogna occuparsi di lui, stimolarlo, farlo crescere! Lo sai o no?
Ce ne occupiamo! Federico per la sua età è sveglissimo, me lha confermato anche la neuropsichiatra infantile! cercava di difendersi Giulia. E questo discorso ormai si ripeteva spesso. Aveva il terrore che lo mandassi davvero allasilo, ed ancor meno avrebbe voluto tornare al lavoro! Ormai, dopo la maternità, si era abituata a passare le giornate online e non voleva saperne di cambiare abitudini.
E dobbiamo ringraziare chi per questo? a quel punto mi sono spazientito, ho battuto il pugno sul tavolo e il piatto ha sobbalzato. Mia madre! Sta lei con Federico, tu intanto dormi o smanetti col telefono! Non potresti almeno sistemare casa o cucinare qualcosa di buono? Perché devo tornare dal lavoro e mangiare questo? ho guardato la creazione culinaria con sconforto.
Non sono la tua cuoca! Né la tua colf! Sono tua moglie! E tu sei mio marito e dovresti offrirmi una vita dignitosa!
E Giulia lo pensava davvero. Dopo aver visto centinaia di talk show, letto ore e ore di discussioni su forum femminili, aveva cambiato idea su cosa significhi essere moglie. Prima credeva di dover circondare il marito di attenzioni, occuparsi della casa e dei figli. Ora era convinta che la moglie non deve fare tutto questo: questi sono compiti da domestica, non da moglie. E si riteneva troppo preziosa per ridursi a quel livello.
Questo vuol dire? sibilai, sentendo ribollire la rabbia. Io dovrei lavorare tutto il giorno per mantenerti, e tu invece a riscaldare il divano? È così?
Mi dedicherò alla crescita personale, dichiarò fiera Giulia. Un giorno ti vantenerai con i tuoi amici di quanto sono intelligente e preparata su tutti gli argomenti.
Davvero? Qual è stato lultimo libro che hai letto? Cosa hai imparato di nuovo? mi sono alzato, le sono andato vicino. Perché non rispondi? Ah già, perché passi il giorno tra social e reality in tv dove tutti urlano invece di arricchirti davvero. Ti chiedo seriamente: hai intenzione di occuparti di casa e figlio come fa una vera moglie o no?
No! Ho già detto che non sono una serva
Alla fine, mentre protestava a voce alta, mi ha riversato addosso tutti i possibili rimproveri: diceva che non guadagno abbastanza, che a casa sono un tiranno, che non ci sono mai Ascoltai in silenzio e poi gettai lì, severamente:
Voglio il divorzio.
Cosa? sgranò gli occhi Giulia, pronta a replicare con una nuova raffica di lamentele.
Divorziamo, ripetei freddamente. Troverò una donna che voglia davvero essere una buona moglie e una mamma per mio figlio. Tanto con Federico tu passi solo poche ore al giorno, il resto è tutto sulle nonne. Non sei una madre, non ne sei degna. E nemmeno una vera moglie.
Allinizio Giulia rimase scossa, poi scrollò le spalle. Cercava di convincersi che io stessi solo bluffando: Tanto alla fine nessun giudice lascerà Federico al padre Lei è la madre, e questo basta! pensava.
Ma io cambiai. La ignoravo, passavo accanto a lei come fosse trasparente. Federico, insieme alla nonna Lucia, andò quindici giorni a Viareggio. Giulia acconsentì volentieri, così poteva finalmente stare a casa in santa pace a usare il telefono. Dopo pochi giorni, però, cominciò a sentire la mancanza del piccolo e telefonava spesso a mia madre.
Dopo due settimane dalla lite ricevette la convocazione in tribunale. Avevo mantenuto la parola: la richiesta di divorzio era partita. E lì la attendeva unulteriore sorpresa: si presentò anche sua madre, la signora Caterina, che senza indugio si schierò dalla mia parte.
Credo che Federico debba restare con il padre, affermò con fermezza, guardando Giulia con tristezza. Purtroppo Giulia non ha mai avuto istinto materno; di Federico me ne sono sempre occupata io o Lucia, la madre di Isabella. Isabella è molto presa dal lavoro, ma riesce comunque a dedicarsi a Federico. Mia figlia, invece
La giudice annuiva con un mezzo sorriso a vedere la tensione di Giulia. E aveva ragione a preoccuparsi: non aveva nulla. Niente casa, niente lavoro, nessun legame vero con Federico. Il padre aveva tutte le carte in regola per laffido.
Chiedo tempo per riconciliarci! Vi prego, non divorziare! Dammi una possibilità! Giulia piangeva disperata in aula. Isabella, giuro che cambierò. Cancellerò tutte le sciocchezze che mi sono messa in testa e sarò una moglie modello! Ti prego, dammi fiducia!
Va bene
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Un mese prima.
Mi vergogno per come si sta comportando Giulia, sospirò Caterina, sua madre. Isabella, ti capisco, che te ne fai di una moglie così? Passa le giornate in casa e non fa neanche le pulizie, nemmeno con suo figlio ci sta Se vuoi divorziare, non ti biasimerò. Solo fammi vedere Federico ogni tanto, ti chiedo solo questo.
Io la amo, Giulia, nonostante tutti i suoi difetti, confessai io, stanco. Ma la situazione ormai è insostenibile. Voglio darle unultima possibilità.
E perché no? Anzi, so già come fare: chiede il divorzio. Lei si opporrà e avrete tre mesi di riflessione. Vedrai che le farà bene.
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Giulia la lezione lha imparata. Ora la casa è tornata linda, profuma di buono e lei stessa è più gentile e presente che mai. Finalmente ha imparato a prendersi cura di Federico, che ne è felicissimo. Perché, sotto sotto, la sua mamma la voleva bene davveroMa quello che più sorprende è lo sguardo nuovo negli occhi di Giulia ogni mattina. Non è più la donna stanca e arrabbiata che tirava avanti per abitudine, né la ragazza persa dietro a sogni irreali. Ora cè qualcosa di vero, di dolce e testardo insieme, che non avevo mai visto prima. Forse ha capito che le cose belle, come una famiglia serena, non si trovano cercando fuori, ma ricostruendole ogni giorno dentro di sé.
Federico ride, si rincorre tra le stanze, chiede attenzione e abbracci, e a volte si rifugia tra le nostre braccia strette insieme. Io guardo Giulia mentre apparecchia il tavolo e le incrocio lo sguardonon è perfetto tutto ciò che abbiamo, non lo sarà mai, ma adesso è autentico.
Una sera, mentre riordiniamo i giochi sparsi per il salone, Giulia mi prende la mano. «Grazie per non avermi lasciato andare,» sussurra. Stringo piano le sue dita. «Grazie a te per essere tornata da noi.»
La cena di oggi è semplice: una pasta al pomodoro fatta con cura, polpette dorate al punto giusto. Ridiamo tutti insieme a una battuta di Federico, e per la prima volta da tanto tempo sento che questa casa è davvero casa.
Fuori piove piano, ma qui dentro ci scalda una luce nuova. E, in quel momento, capisco che a volte serve perdersi davvero per ritrovarsi migliori, insieme.



