Io lo raddrizzerò, diventerà una persona – Mia madre sostiene che mio figlio non sarà mancino! – Mi…

Mio nipote non sarà mancino, sbotta la signora Teresa Benedetti.

Lorenzo si volta verso la suocera. Un lampo dirritazione gli attraversa lo sguardo.

Ma cosa cè di sbagliato? Elia è nato così, è una sua caratteristica.
Caratteristica! sbuffa la signora Teresa. Questa non è una particolarità, è una mancanza. Non sta bene. Da sempre la mano destra è quella giusta. La sinistra lasciamo perdere.

Lorenzo fatica a non mettersi a ridere. Siamo nel ventunesimo secolo e sua suocera ragiona ancora con la mentalità di un paese durante il dopoguerra.

Signora Teresa, la medicina ormai ha dimostrato che
Della tua medicina non so che farmene, lo interrompe. Ho fatto cambiare mano a mio figlio e adesso è diventato un uomo normale. Fate cambiare mano anche a Elia, prima che sia troppo tardi. Mi ringrazierete.

Si volta ed esce dalla cucina. Lorenzo rimane solo, con il caffè freddo tra le mani e un senso di disagio strisciante.

Inizialmente Lorenzo non dà troppo peso alla questione. La suocera con le sue idee un po superate niente di nuovo. Ogni generazione ha i suoi pregiudizi. Lui osserva Teresa mentre sposta con dolcezza la mano del nipote a tavola, prende il cucchiaio dalla sinistra e glielo mette nella destra, e pensa: che male cè. I bambini sono flessibili, una fissazione della nonna non può causare grossi danni.

Elia è mancino da sempre. Lorenzo ricorda come suo figlio, già a un anno e mezzo, scegliesse sempre la sinistra per afferrare i giochi. Poi aveva iniziato a disegnaregoffo e incerto, ma sempre con la sinistra. Sembrava la cosa più naturale del mondo, semplicemente parte di come fosse fatto Elia. Un dettaglio come il colore degli occhi, o la fossetta sulla guancia.

Per Teresa, invece, era un difetto. Un errore della natura da correggere subito. Ogni volta che Elia impugnava una matita con la sinistra, la nonna serra le labbra con unaria di rimprovero, come se stesse facendo qualcosa di sconveniente.

Con la destra, Elia. Prendi con la destra.
Ancora con questa storia? Nella nostra famiglia mancini non ce ne sono mai stati.
Ho cambiato mio figlio Marco, e lo farò anche con te.

Un giorno Lorenzo ascolta Teresa parlare di questa sua impresa con Serena. Racconta di come, da piccolo, anche Marco era sbagliato, ma lei era intervenuta per tempo: gli legava la mano, lo sorvegliava, lo puniva se non ascoltava. E adesso: un uomo a posto.

Cè tanta soddisfazione e sicurezza nella sua voce che a Lorenzo vengono i brividi.

I cambiamenti in Elia arrivano poco a poco. Lui diventa esitante ogni volta che deve prendere qualcosa dal tavolo. La mano resta sospesa in aria, come se dovesse risolvere un enigma. A un certo punto comincia a lanciare occhiate rapide verso la nonna, controlla se sta guardando.

Papà, con quale mano devo prendere?
Elia chiede questo durante la cena, guardando la forchetta con timore.

Come preferisci, tesoro mio.
Ma la nonna dice
Non ascoltarla, fai come vuoi.
Ma oramai Elia non è più a suo agio. Sbaglia, lascia cadere oggetti, si blocca nel gesto quotidiano. I movimenti sicuri del bambino si trasformano in una timida titubanza. Sembra che abbia smesso di fidarsi del proprio corpo.

Serena vede tutto. Lorenzo nota come lei si morda le labbra quando la madre sposta la mano di Elia; distoglie lo sguardo quando Teresa inizia le sue lezioni su come si educa bene. Sua moglie è cresciuta annullandosi sotto la volontà materna, e ha imparato solo a non discutere: meglio aspettare che passi la tempesta.

Lorenzo cerca di parlarle.

Serena, non è normale. Guardalo, nostro figlio.
Mamma vuole solo il meglio, lo sai.
Ma non vedi che Elia sta male?
Serena si stringe nelle spalle e cambia discorso. Lobbedienza, dopo tanti anni, è diventata più forte dellistinto materno.

E col tempo la situazione peggiora. Teresa ormai ci ha preso gusto: non si limita più a correggere, ora commenta ogni mossa di Elia. Quando usa la destra, lo elogia; quando usa la sinistra, sospira platealmente.

Hai visto, Elia? Ce la fai benissimo! Basta solo impegnarsi. Ho fatto diventare un uomo tuo zio, ci riuscirò anche con te.

Lorenzo prende finalmente coraggio e affronta la suocera. Aspetta che Elia sia in camera a giocare.

Signora Teresa, lasci stare il bambino. È mancino, va bene così. Non deve cambiare.
La reazione supera ogni aspettativa: Teresa si gonfia di rabbia, come se lavessero offesa.

Sei tu che mi vuoi insegnare? Io ho cresciuto tre figli, chi sei tu per farmi la morale?
Non sto insegnando niente, vi sto solo chiedendo di non toccare mio figlio.
Tuo figlio? E i geni di Serena dove li mettiamo? È anche mio nipote, ci tengo io! Non permetterò che cresca così.
La parola così la pronuncia con un disgusto che ferisce.

Lorenzo capisce che la questione non si sarebbe risolta pacificamente.

Nei giorni seguenti è una guerra fredda. Teresa ignora Lorenzo, gli si rivolge solo tramite Serena. Lui fa lo stesso. Nellaria cè un silenzio pesante, carico di tensione, che scoppia di tanto in tanto in piccole liti.

Serena, di a tuo marito che la minestra è sul fuoco.
Serena, dì a tua madre che mi arrangio.
Serena vaga tra loro, pallida e stanca. Elia si rifugia sempre più spesso sul divano con il tablet, sperando che nessuno lo noti.

Lispirazione arriva a Lorenzo una mattina di sabato, mentre Teresa sta cucinando il ragù, con quei suoi gesti rapidi e sicuri che fa da una vita.

Lorenzo si mette alle sue spalle.

Sta tagliando male le cipolle.
Teresa non si gira nemmeno.

Come dici?
Le cipolle vanno tagliate più sottili. E non così, ma nellaltro senso.
Lei fa una smorfia e continua.

Non insisto. Ma nessuno lo fa così. È sbagliato.
Lorenzo, sono trentanni che cucino il ragù.
E per trentanni lo hai fatto male. Lascia, ti faccio vedere io.
Allunga la mano verso il coltello, lei lo scansa.

Sei matto?
No. Voglio solo che le cose siano fatte per bene. Guarda, indica la pentola cè troppa acqua. E il fuoco è troppo forte. E i pomodori li hai messi nel momento sbagliato.
Faccio così da sempre!
Non è una giustificazione. Bisogna reimparare da capo. Dai, cominciamo.

Teresa si blocca, con il coltello sospeso. Sul viso le si dipinge uno stupore vero.

Ma cosa dici?
Quello che tu ripeti a Elia ogni giorno, Lorenzo si avvicina. Devi cambiare, non va fatto così, non si usa questaltra mano.
Ma sono due cose diverse!
Davvero? Per me è lo stesso identico discorso.

Teresa posa il coltello, le guance arrossate dallira.

Mi paragoni la cucina con Ma io ho sempre fatto così! Così mi trovo meglio!
E anche Elia si trova meglio con la sinistra. Ma tu non ti fermi.
Ma lui è ancora un bambino, può cambiare!
E tu sei unadulta con abitudini radicate. Quindi perché vuoi costringerlo a cambiare?

Gli occhi di Teresa brillano di rabbia.

Ma come ti permetti? Ho cresciuto tre figli! Con Marco ha funzionato!
E comè adesso Marco? Felice? Sicuro di sé?
Silenzio.

Lorenzo sa di aver toccato un tasto dolente. Marco, il fratello maggiore di Serena, vive a Firenze e chiama la madre una volta ogni tanto.

Io volevo solo il meglio, la voce di Teresa trema. Ho sempre voluto il bene.
Non lo metto in dubbio. Ma il meglio per te significa solo come dico io. Elia è una persona, anche se piccolo. Ha il suo modo di essere. Ed è giusto proteggerlo.
Vuoi farmi la lezione?
Lo farò, se non la smetti. Commenterò ogni tuo gesto. Ogni tua abitudine. Vediamo quanto reggi.

Si guardano a lungo, come due duellanti esausti.

È crudele e meschino, sussurra Teresa a denti stretti.
Ma diversamente non capisci.
Qualcosa in lei sembra incrinarsi. Per la prima volta, appare fragile, vulnerabile.

Ma io… lo faccio per amore…
Lo so. Ma basta così. Se continui, non vedrai più Elia.
Il ragù inizia a ribollire sul fuoco, ma nessuno si muove.

La sera, quando Teresa si ritira nella sua stanza, Serena si siede a fianco di Lorenzo sul divano. Rimane in silenzio con la testa sulla sua spalla.

Da bambina nessuno mi ha mai difesa così, sussurra. Mamma aveva sempre ragione. E io tacevo.
Lorenzo la stringe forte.

Ma in questa casa tua madre non imporrà più la sua volontà. Mai più.
Serena annuisce, stringendogli la mano.

Dalla cameretta arriva il fruscio lieve di una matita sulla carta. Elia sta disegnando. Con la mano sinistra. Nessuno gli dice più che sta sbagliando.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

nine + nineteen =

Io lo raddrizzerò, diventerà una persona – Mia madre sostiene che mio figlio non sarà mancino! – Mi…