Giulia e Roberto si erano sposati da un anno. I genitori di entrambi organizzarono una festa di nozze sontuosa, in perfetto stile italiano. Essendo figli unici, le due famiglie decisero che il matrimonio doveva essere qualcosa di spettacolare, degno di una favola. La proposta degli sposi di radunare gli amici per una grigliata in campagna non fu neanche presa in considerazione: le madri sognavano una cerimonia classica, abito bianco e una carrozza degna di Piazza San Marco.
Gli sposi capirono che non avrebbero potuto eludere il gran gala, e così si lanciarono con dedizione nei preparativi. Cera tanto da organizzare: manicure, trucco, acquisto dellabito e del vestito, e una miriade di dettagli preziosi. I genitori si fecero carico di tutte le spese, tranne che dellabito della sposa e del completo dello sposo. Prenotarono il miglior ristorante di Firenze, scelsero un bouquet elegante per la sposa, e la torta sarebbe stata realizzata dalla vecchia amica della madre dello sposo, rinomata pasticcera.
Stilarono la lista degli invitati con cura maniacale, decisi ad invitare ogni parente, anche quelli con cui non avevano rapporti da anni. Si giustificarono dicendo che questi erano benestanti e avrebbero potuto donare regali generosi; con i soldi ricevuti, magari si sarebbe potuto comprare una macchina o mettere da parte per un appartamento. Dopo accese discussioni, si decise di escludere i parenti troppo lontani. Qualcuno si ritirò accampando motivi plausibili. Infine, la lista fu composta principalmente da amici, esattamente come desideravano Giulia e Roberto.
Il giorno del matrimonio, la luce dorata del sole filtrava attraverso le nuvole, sebbene al mattino fosse previsto un temporale. Giulia era radiosa in un abito di seta con pizzi delicati, e Roberto non riusciva a staccarle gli occhi di dosso, rapito come davanti a un dipinto di Botticelli. La giornata fu piena di gioia surreale. Il fotografo scattava senza sosta, come posseduto da uno spirito rinascimentale, mentre gli invitati non vedevano lora di andare al banchetto al ristorante.
Dopo il servizio fotografico, gli sposi salirono su una carrozza bianca come la neve e si diressero verso il ristorante. Lo spumante e gli auguri scorrevano a fiume, tra regali che erano per lo più buste con euro. Gli sposi avevano avvisato tutti che volevano solo soldi, ma alcuni invitati anziani non resistettero e regalarono coperte, lenzuola, stoviglie.
La torta a tre piani sorprese persino i più esperti, adornata da pizzi raffinati, fiori color crema e perle come in una fiaba veneziana. La festa fu un piccolo capolavoro. Solo allalba gli ospiti, ormai sfiniti, si dispersero, mentre gli sposi si rifugiarono nella camera dalbergo prenotata.
Il giorno seguente, tornando a casa dai genitori di lei, la madre di Giulia la informò che una delle buste era vuota. Era stato facile riconoscere il mittente: una cara amica, Chiara, aveva regalato la busta da non firmata. Giulia si sentì gelare, specialmente sapendo che Chiara, prima del matrimonio, aveva sostenuto che non era più costume regalare meno di mille euro ai novelli sposi, e aveva promesso di sostenerla economicamente.
Meno di un anno dopo, Chiara si sposò a sua volta e invitò Giulia e Roberto al suo matrimonio. Dal primo momento, raccomandò allamica di darle soldi, poiché lei e il marito speravano che le donazioni ricevute coprissero le spese della cerimonia. La giovane coppia iniziò a riflettere: che fare? Giulia proponeva di dare una busta vuota, come aveva fatto l’amica; Roberto invece suggeriva di mettere una cifra maggiore, per farla vergognare. La madre di Giulia consigliò di inserire la somma minima, così da non dire nulla e non vendicarsi, mantenendo la pace.
Si avvicina il matrimonio della sua amica e Giulia, immersa in una Milano che sembra sospesa tra sogno e realtà, non riesce ancora a decidere cosa fare.




