La pensionata Lilia (o come tutti la chiamavano, Lilli) Dimitri, sospirando profondamente, si girò faticosamente sull’altro fianco: le facevano male le articolazioni, le gambe erano molto gonfie. Era stanca di girare per ospedali, esausta dalle cure.

La pensionata Emilia (o meglio, Emilietta, come la chiamavano tutti in condominio), sospirò con fatica e si girò dallaltro lato. Le facevano male le articolazioni, le gambe si erano gonfiate come la focaccia in forno. Era esausta di medici, di check-up, di ricette che nemmeno lo chef di un ristorante stellato, stanca proprio di essere la paziente modello.

Viveva da sola. Mai sposata, aveva avuto un figlio tanti anni prima da un amore giovanile che sapeva di cinema italiano anni 70. In quel momento, ecco un trillo al campanello. Emilia, lottando con le sue ginocchia da curva Sud, si trascinò fino alla porta.

Sulluscio cerano suo figlio Andrea con la nuora, Martina. Accanto a loro, il nipotino di quattro anni, Ginetto, stringeva una macchinina con unaria seria e al suo fianco un cane grosso come un trattore.

Mamma, dobbiamo proprio scappare. Ma Ginetto e Polpetta restano con te. In cinque giorni siamo di ritorno, promesso. Li veniamo a riprendere disse Andrea trafelato.

Sì Ma io sto male Non cammino quasi riuscì solo a borbottare la povera Emilia appoggiandosi allo stipite.

Non ci sarebbe venuto in mente, davvero! Ma portarci dietro bimbo e cane otto ore di macchina per andare a Torino era folle. Mia madre non cè più, si disperò Martina, scoppiando a piangere.

Immediatamente, anche Ginetto si mise a piangere, e pure Polpetta guardò Emilia con una rassegnazione canina che strappava il cuore. In quel momento, Emilia capì: Bisogna darsi una mossa, non si scappa!.

Lartrite era arrivata sei mesi prima, come la pioggia quando hai appena steso le lenzuola. Sessantanni, mica cento, ma qui in Italia ormai mezza popolazione cammina col bastone. Basta una spolverata di acciacchi, e via.

Emilia, poi, lo sapeva bene: sua coetanea, la consuocera, Clara, era appena mancata. Suocero? Pace allanima sua, Nevio se nera andato da anni. Ora toccava anche allaltra nonna, più giovane di lei, ma la signora degli acciacchi non fa distinzioni.

Così Andrea e Martina partirono a razzo, lasciando Emilietta, dolorante ma coraggiosa, con Ginetto e Polpetta.

Il nipotino abbracciava il cane come se fosse una peluche; Polpetta rispondeva con grandi leccate.

Ginetto, ma questo qui morde? Non ce lo avevate un barboncino? Ma cosè, un cavallo camuffato? farfugliò Emilia.

Nonna, è un bulldog inglese! E si chiama Polpetta perché è tutto coccole! spiegò Ginetto, accarezzando la bestia.

E bisogna portarlo fuori, vero? Oh Madonna santa Emilia sentì il cuore accelerare.

Gatti ne aveva avuti, vero, ma con i cani zero esperienza. Fedele alla proverbiale arte di arrangiarsi italiana, si fece coraggio.

Doveva essere una gara di resistenza: cane, nipote, unEmilia quasi ko. Eppure, non si poteva lasciarli a loro stessi.

Bisogna pure dargli da mangiare. Carne, pappa E ora si esce, dai nonna! Si va fuori! È tardi! disse Ginetto con la serietà di un piccolo direttore sportivo, infilandosi gli stivaletti al contrario.

Emilia non ricorda neppure come si vestì; il nipote le appioppò il guinzaglio, prese la mano della nonna e via, direzione parco.

Non metteva piede fuori da una settimana, stava troppo male, ma adesso avanzava, tra dolori e qualche lacrima. Recitava il Padre Nostro sottovoce. Nessuno avrebbe aiutato quei due, se non lei. Il nipote e il cane di famiglia: lItalia è anche questo.

Polpetta, però, si comportava più da gentiluomo inglese che da cane da combattimento. Non tirava, ignorava gli altri cani impiccioni, saliva e scendeva dai marciapiedi che era un piacere. Una signora a quattro zampe, più civile di molti pensionati al mercato.

Emilia, inorgoglita, raddrizzò la schiena quando sfilò accanto alle comari, sedute sulle panchine, con il taccuino del gossip pronto.

O Emilia, ma chi sono questi? Non eri malata! E ora ti tieni pure bambino e cane? Ma finisci al cimitero in un lampo! Ma ti pare normale? E i tuoi figli, che cuor di pietra! Ti mollano nipote e bestione mentre loro chissà dove si svagano! urlò con lo stile di una conduttrice della Rai la vicina, Signora Zina dal quinto piano.

Emilia avvertì la manina del nipote stringerla forte. Persino Polpetta pareva scuotere la testa, indignato.

Silenzio, comari! Vi rode che non vi portano i nipoti nemmeno a Natale? Sono io che ho chiesto a Ginetto di rimanere! Non sono malata, mi arrangio! E poi il cane… da concorso di bellezza, mica bau-bau qualsiasi! E basta con queste lingue lunghe! Se siete curiose: mio figlio accompagna la suocera allultimo viaggio, altro che villeggiatura! tagliò corto Emilia, scappando via quasi di corsa, dimenticandosi di avere le gambe di ricotta.

Ascolta solo la tua nonna, Ginetto, che lei è sempre contenta di stare con te! gli sussurrò nellascensore.

Nonna Ma tu non vai in cielo come la nonna Clara? Mamma e papà mi hanno detto che lei ora vive lì Lì cè anche il nonno. Ma io senza di te non ho più nessuno Non mi lasciare nonna, ti voglio bene! abbracciandole le ginocchia, Ginetto scoppiò in lacrime.

Ehi, cosa dici! Ma io ti sfinirò a furia di esserci! Non vado e non andrò da nessuna parte! Ti porto io alle elementari, alluniversità, perfino quando andrai a militare (se mai tornerà)! Ci sarà sempre la tua nonna, Ginetto! lo strinse forte Emilia, occhi lucidi e cuore di panna.

Forza di volontà italica? Altroché! Preparò la cena. Riuscì anche a passare al negozio. La sera, altro giro, altra corsa con Polpetta, serissimo e ligio come un vigile urbano in ferie.

Quando tutti dormivano, Emilia si prese le sue medicine. Ogni muscolo gridava vendetta, come dopo una vendemmia fatta da sola. Ma chi altro avrebbe pensato a Ginetto? Si sentiva nella mente quel pianto. Non poteva mollare.

Dio aiutami, toglimi almeno un po questo male! Non per me, ma per mio nipote! sussurrava al Crocifisso in cameretta.

Il giorno dopo, a sorpresa, si accorse che stava giocando con Ginetto per terra con le automobiline, ricaduta dinfanzia dopo quarantanni. Poi, tutti insieme a preparare la pappa. E infine, insaponata di Polpetta, che si era crogiolato per bene nelle pozzanghere primaverili.

Manco a dirlo, Emilia finì per sbaciucchiare il cane il doppio del nipote.

Ma guarda un po che bestione bello! E pensare che mi spaventava! Che tesoro di cane! Un vero miracolo a quattro zampe! rideva da sola, mentre gli asciugava le orecchie.

Ginetto, ma perché lo chiamate così, Polpetta? domandò divertita.

Il nipote la guardò come se chiedesse del Santo Graal.

Perché impazzisce per le polpette! Il suo vero nome è un altro, inizia con la P, ma Polpetta è più simpatico! e scoppiò a ridere.

I giorni volavano via tra fiabe lette e cartoni sul tablet (che Ginetto insegnò pure alla nonna come funzionavano, avanti con la tecnologia!), tra lettere imparate e pasta rubata da Polpetta dalla tavola.

Mamma! Come va? Scusa di tutto, non avevamo scelta. Rimarremo ancora qualche giorno, aiutare Martina con la perdita della madre. Non so come fai, ammalata, a cavartela con Ginetto e il cane. Dove potevamo lasciarli? Andrea chiamava, preoccupato.

Stai sereno! Io sono la nonna, per Dio! Fai ciò che devi. Stai vicino a Martina. Io resisto. Non sono una ragazzina, ma qua si fa quel che si può! rispose con una forza improvvisa Emilia.

Tornando, Andrea e Martina si aspettavano di trovare una nonna spalmata sul divano e un nipote in cima alla credenza.

Andrea, ma quella non è tua madre? Sta correndo?! balbettò Martina.

Quella è lei! Mamma mia, ce labbiamo bionica! rise Andrea.

Nel cortile, Emilia rincorreva Ginetto tirando un pallone, con Polpetta alle calcagna. Non correva così da ventanni e cera stato bisogno della tempesta perfetta: nipote più cane più comari impiccione!

Al momento dei saluti, Ginetto abbracciò la nonna, quasi soffocandola.

Nonna! Tra due settimane ti vengo a trovare io! Andremo in gelateria, poi ai giardinetti! Aspettami, promesso? Emilia lo strinse più forte di quanto si ricordasse di saper fare.

Ma mamma! È pesante! sbottò Andrea.

Suvvia! Aspettami, Ginetto! Tutto andrà bene! E tu, Polpetta, a presto! Di ciao alla nonna! Emilia rise di gusto, mentre salutava tutti.

La conosco bene, Emilia: è la mia vicina di casa e mi ha raccontato proprio lei questa storia. Un tempo non camminava quasi più, era distrutta. Poi qualcosa è cambiato.

Mi hanno guarita Ginetto e Polpetta. Certi malanni restano, ma pazienza. Bisogna muoversi, non restare immobili. E non compatirsi, che tanto non serve. Non sempre medici e medicine fanno miracoli: a volte lo fa solo lamore. Mi chiedevo: se mi lascio andare, che ne sarà di quei due? E allora mi sono tirata su! Mi sono messa in moto! Perché sono importante per loro!

Ho un motivo per vivere! Quindi, qualunque sia la fatica o il dolore, tiratevi su! Camminate! Fatelo per quelle manine dei vostri nipoti che si affidano a voi. È il meglio che la vita possa offrire!

Fatelo per i figli, per i mariti, per i vostri cagnolini e gattini che pure hanno tanto bisogno di voi!

Pregate il Signore, fate la faccia dura. Non cè niente che non possa affrontare una persona, quando ha una ragione vera. Nelle difficoltà, il corpo trova risorse che nemmeno si immaginano!

E godetevi ogni giornata. Sorridete, vivete! consiglia saggia nonna Emilia a tutti!

Se questa storia vi è piaciuta, lasciate un commento o un cuoricino! È il nostro carburante preferito per raccontarvene ancora di nuove, tutte italiane!

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La pensionata Lilia (o come tutti la chiamavano, Lilli) Dimitri, sospirando profondamente, si girò faticosamente sull’altro fianco: le facevano male le articolazioni, le gambe erano molto gonfie. Era stanca di girare per ospedali, esausta dalle cure.