L’ex moglie… Sono passati due anni da quell’episodio. La mia trasferta era quasi finita, e dovevo …

La mia ex moglie

Tutto è successo due anni fa. Il mio periodo di lavoro fuori casa stava per concludersi e presto sarei dovuto tornare a casa, a Siena.

Dopo aver comprato il biglietto, ho pensato di fare una passeggiata per la città, visto che mi restavano ancora tre ore prima della partenza. Per strada mi si è avvicinata una donna che ho riconosciuto subito, anche se avrei preferito non farlo.

Era la mia prima moglie, quella con cui avevo divorziato 12 anni prima. Carla non era cambiata granché, solo il viso, forse un po più pallido di come lo ricordavo. Evidentemente, anche per lei questa coincidenza non era facile da digerire; eravamo entrambi piuttosto emozionati.

Io Carla lavevo amata in modo esagerato, quasi doloroso. Talmente tanto che lavevo soffocata con la mia gelosia: la sospettavo di tutto, anche di nutrire troppa simpatia per sua madre. Se si attardava un po, mi si stringeva il cuore dallansia, convinto che stessi per morire.

Alla fine, Carla mi ha lasciato; non ne poteva più delle mie indagini da commissario Montalbano. Dove sei stata? Con chi? Perché? Fino a tardi. Un giorno tornai a casa dal lavoro con un cucciolo di cocker nella giacca, convinto che un po’ di tenerezza pelosa avrebbe calmato le acque. Entro in casa: niente. Sul tavolo, invece, una lettera.

Nella lettera Carla scriveva che doveva andarsene, anche se mi voleva bene. Le mie paranoie lavevano stremata, quindi meglio chiudere. Chiedeva scusa, pregandomi di non cercarla Beh, lho lasciata andare.

E quindi, dopo 12 anni senza sentirla, me la ritrovo davanti, mentre ero allestero per lavoro. Abbiamo parlato a lungo e ho realizzato che rischiavo di perdere lautobus interregionale. Finalmente, con un po di dispiacere le ho detto:
Scusami, ma devo andare. Sto già facendo tardi per il mio pullman.

Lei allora:
Marco, puoi farmi una cortesia? So che hai fretta, ma per tutto quello che di bello cè stato tra noi, non dirmi di no. Accompagnami in un ufficio, per me è importante e da sola proprio non me la sento.

Naturalmente ho acconsentito, ma ho precisato: Solo se facciamo presto!. Entriamo in questo mega edificio e giriamo di qua e di là: corridoi eterni, scale che sembravano non finire mai, avanti e indietro. A me pareva fossero passati al massimo 15 minuti. Attorno a noi gente di ogni età: bambini, anziani, un miscuglio strano. In quel momento non mi sono chiesto cosa ci facesse tutta quella folla in un ufficio amministrativo. Io, in realtà, pensavo solo a Carla.

A un certo punto lei entra in una stanza e richiude la porta dietro di sé. Prima di sparire, mi guarda come se fosse un addio serio, sussurrando:
Che strano: non ho saputo stare né con te, né senza di te.

Rimango lì, aspettando che esca. Avrei voluto chiederle che intendesse, ma lei non tornava. Tanto da farmi tornare in me di colpo: cavolo! Devo andare, sto perdendo lautobus! Con una sensazione di stranezza mi guardo attorno: ledificio era abbandonato, finestre senza vetri e al posto delle scale solo assi di legno marcio. Mi sono sentito in un film horror, ma dovevo solo correre giù.

Con grande destrezza scendo, inciampo, mi graffio, e arrivo giusto in tempo per scoprire che ho perso lautobus da unora. Mi tocca comprare un altro biglietto – spendendo altri cinquanta euro, così per sport.

Al botteghino mi dicono che il pullman che ho perso si è ribaltato nel fiume Arno. Nessun superstite.

Due settimane più tardi, mi faccio coraggio e busso alla porta di mia ex suocera, la signora Ermelinda Bianchi, trovata grazie a un amico impiccione dellanagrafe. La signora Ermelinda, dopo un caffè e due occhiatacce, mi informa che Carla era morta 11 anni fa, un anno dopo il nostro divorzio. Non ci ho creduto. Pensavo che mi dicesse così per paura che ricominciassi i miei vecchi show di gelosia.

Chiedo – quasi supplicando – di vedere la tomba. E con mio stupore, accetta.
Poche ore dopo mi trovo davanti a una lapide. Mi guarda, sorridendo nella foto, la sola donna che ho mai amato e che, in modo inspiegabile, mi aveva appena salvato la vita.

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