Carlo, il bagagliaio! Si è aperto il bagagliaio, fermati, fermati! Lisa gridava con la voce rotta, ma già capiva che era tutto perduto. Le cose volavano fuori dal bagagliaio lungo la statale e le macchine alle loro spalle di certo non le avevano nemmeno viste.
Tutti quei regali e le prelibatezze che avevano messo da parte per due mesi interi! Il caviale rosso, il salmone affumicato, il prosciutto crudo di Parma, e tante altre delizie che si concedevano solamente nelle grandi occasioni. Le borse con i cibi costosi e i doni erano state messe sopra, ben in vista, per non farle schiacciare. Avevano portato tante cose; stavano andando a festeggiare tutte le feste in paese dalla nonna di Carlo.
Il traffico era caotico sulla statale, molte famiglie cercavano di lasciare la città. Le auto erano strette una allaltra, procedevano piano, ma fermarsi subito era impossibile. Tutto quello che era uscito dal bagagliaio era ormai perso, chi lavrebbe mai più ritrovato?
I bambini, seduti dietro, guardarono la madre in silenzio, vedendola disperata si misero a piangere anche loro. Lisa li tranquillizzò mentre Carlo accostava lentamente e fermava lauto ai margini della strada. Speravano ancora, forse qualcosa era rotolato sulla corsia di emergenza. Tornarono indietro a piedi lungo la banchina, ma fu tutto inutile. Cercare ancora non aveva senso, avrebbero solo perso tempo.
Basta Lisa, non ci pensare più, quello che abbiamo perso si ricompra, capito? Se non altro possiamo anche farne a meno, disse Carlo vedendo la moglie così triste, sono solo cose, dai, torniamo in macchina. Hai visto? Sta cominciando a nevicare forte, si fa buio e la strada è pesante.
Lisa per tutto il viaggio rimase in silenzio. Cosa doveva fare ormai, rimproverare Carlo per non aver chiuso bene il bagagliaio? La loro macchina era vecchia, il blocco non reggeva più, così si era aperto. Provava a non pensarci, ma le lacrime tornavano ogni volta. Le dispiaceva tanto, aveva messo via soldi per mesi per comprare quelle cose, chi riuscirebbe a non arrabbiarsi? Perché doveva andar sempre così, prima una cosa poi laltra! Certo, poteva capitare di peggio, ma chi non ci resterebbe male? Poi si ricordò che anche la coperta morbida e calda che aveva preso per la nonna di Carlo era finita nel bagagliaio e questo le fece stringere ancora di più il cuore.
Arrivarono in paese che era già notte fonda, ormai oltre la mezzanotte. Pensavano che la nonna Maria si fosse già messa a letto, stanca di aspettarli. Ma un lampione acceso rischiarava luscio e dallinterno uscì subito la nonna con la vicina di casa, Zita.
Siete arrivati, alleluia! La nonna subito baciò tutti con trasporto. Lisetta, Carletto, benedetti figli miei, abbiamo temuto il peggio! Carlo, caro mio, e dovè Marco con Martina? Ah, eccoli qui, i miei tesori, sia lodato il Signore che va tutto bene!
Nonna, sta tranquilla, non è successo niente di grave, perché tanto trambusto? disse Carlo abbracciandola, dai, rientriamo, nevica e tu sei fuori solo col cappotto, non prendere freddo! Ma cosa ti ha fatta agitare così?
La nonna fece un gesto largo con la mano: Lascia perdere, figliolo, io e Zita tutto il pomeriggio abbiamo pregato per voi, non ridere! Oggi ho avuto una visione proprio davanti agli occhi, come se fossi sveglia. Ho sognato la vostra macchina che usciva di strada mi sono svegliata con il cuore in gola, agitata, ho passato la giornata con una brutta sensazione. È arrivata anche Zita a chiedermi se eravate già qui; suo figlio con la famiglia era già arrivato. Io le ho raccontato del mio brutto presagio.
Zita subito mi ha detto che dovevamo pregare tanto per voi, che magari saremmo riuscite a cambiare la sorte. Così abbiamo passato tutta la sera a chiedere alle Grazie e a San Nicola che vi proteggesse. Abbiamo pensato a come ringraziare anche i santi, se fosse andato tutto bene. Dio ci ha ascoltato: eccovi qui, sani e salvi!
Hai ragione nonna, dissero Lisa e Carlo, e se anche i nostri regali invece di andare persi faranno felice qualcun altro, allora vuol dire che ne aveva più bisogno.
Il Capodanno lo festeggiarono con una tavolata enorme e tanti amici e parenti. Patate novelle dellorto, pomodori e cetrioli sottolio della nonna. Linsalata russa e loca al forno, che bontà! E ovviamente le famose focacce della nonna. Marco e Martina passavano la serata a rubare le focacce calde dalla pentola accanto al camino, non gli serviva altro! Durante il giorno giocarono sulla neve con gli altri bambini del paese, tra discese in slittino e palle di neve. Gli occhi si chiudevano per la stanchezza, ma resistevano: a mezzanotte volevano vedere con i propri occhi se Babbo Natale avrebbe lasciato i regali sotto lalbero!
La nonna Maria rideva abbracciando i pronipoti, i suoi e quelli di Zita. Che felicità, tutti insieme! E questo era il vero tesoro.
Ma in un paesino dimenticato dal mondo, dove restavano soltanto tre case, due vecchie sorelle, Speranza e Vita, e il loro vicino Alfredo passavano la vigilia seduti a una tavola semplice, condividendo quello che avevano. La vita era dura, sopravvivevano come potevano. Parenti non ne avevano più, destate si arrangiavano con lorto, dinverno il freddo e la solitudine erano pesanti, ma almeno stavano insieme.
Alfredo, la mattina della vigilia, era andato nel bosco a raccogliere della legna secca con la slitta. Legando i rami, notò qualcosa che sporgeva sotto la neve a lato della strada. Si avvicinò, tirò per le cinghie: una borsa. Dentro cera di tutto il caviale, il salmone, il prosciutto. E in fondo una coperta di lana bianca, morbidissima. Alfredo si guardò attorno: non cera anima viva. Sistemò la borsa sopra la legna sulla slitta e la portò a casa. Stese la coperta davanti alle sorelle, accese la stufa, Speranza e Vita misero le prelibatezze in tavola.
Non pensavo di mangiare ancora una volta cose così buone in tutta la vita, si stupiva Vita.
Neanchio, è davvero un miracolo, rispondeva Speranza.
Io dico che è stato il Signore a mandarcele, una ricompensa per quello che ancora ci resta da vivere. Forse ci sarà ancora tempo per vedere le sue opere e gioire, concluse Alfredo.
Non vale la pena piangere per le cose perdute. Forse il destino trova il modo di salvare ciò che è davvero prezioso, lasciandoci andare quel che si può ricomprare. Alla fine, la vera fortuna era esserci ancora, insieme, sotto lo stesso tetto.





