Il mio corteggiatore mi ha proposto una passeggiata a meno venti gradi, perché “al bar ci vanno solo le mantenute”. Non mi sono persa danimo sono arrivata in tuta da sci e termica sotto Ma lui non poteva immaginare quale “sorpresa” lo aspettava lì.
Si chiamava Matteo. Nelle foto sembrava un uomo normalissimo sui trentacinque anni: ordinato, senza dettagli appariscenti. Il suo profilo era pieno di riflessioni su “consapevolezza”, “crescita personale” e ricerca di una “vera anima viva”. Già a questo punto avrei dovuto drizzare le antenne: lesperienza mi ha insegnato che più un uomo parla di “donne vere”, più spesso cerca una soluzione comoda, una donna che non pretenda nulla e non abbia desideri.
Abbiamo scambiato qualche messaggio per qualche giorno. Matteo si comportava correttamente, anche se ogni tanto spuntavano stranezze. Amava in particolare disquisire sul fatto che, secondo lui, le donne moderne sono rovinate dai soldi.
Vogliono solo ristoranti, Maldive e cellulari nuovi, scriveva. Nessuna vuole guardarti nellanima, semplicemente passeggiare e parlare.
Io, da persona educata, annuivo mentalmente, ovvio e cercavo con tatto di condurre la conversazione altrove. Ognuno ha le sue cicatrici. Magari una ex moglie lha lasciato senza casa o senza illusioni vai a sapere. Cerco sempre di non giudicare troppo in fretta.
Poi mi propone di vederci. Il problema era uno: cera gennaio, quello vero, con il freddo pungente e meno venti gradi sul termometro. I meteorologi raccomandavano di restare a casa, codice arancione di allerta. La Protezione Civile mandava messaggi per evitare uscite non necessarie.
Ci vediamo al parco, scrive Matteo. Così respiriamo aria fresca e ci conosciamo senza maschere.
Matteo, gli rispondo, fuori ci sono meno venti gradi, diventiamo statue di ghiaccio in dieci minuti. Non meglio bere un caffè al caldo?
Non tarda a rispondere.
Io nei bar non ci vado, lì ci stanno solo le mantenute, che sperano che qualcuno le offra qualcosa. Io cerco una compagna per la vita, una che mi segua nel fuoco, nellacqua e nel gelo. Se per te è fondamentale che mi metta a spendere venti euro per te, non siamo fatti per stare insieme.
La curiosità ha vinto. Volevo proprio conoscere questo “paladino della purezza dei rapporti”, per cui una tazza di americano era la prova della schiavitù finanziaria.
Va bene, ho scritto. Parco sia, alle 19:00 allingresso principale.
Ci ho messo non poco a prepararmi. Ho tirato fuori dallarmadio termica, felpa pesante eper finirela tuta da sci. Ai piedi stivali con suola spessa, calze di lana, in testa colbacco.
Dallo specchio mi guardava una persona pronta alla spedizione artica.
Forza, Matteo, che ti aspetta, ho sussurrato al riflesso, prima di varcare il gelo della sera.
Alle 19:00 precise ero già lì. Il freddo mi pizzicava le guance unico pezzo scoperto. La neve scricchiolava sotto gli stivali, attorno nessuno: le persone sane di mente, comprese le “mantenute”, avevano scelto il tepore.
Matteo era lì allingresso. Con un cappotto autunnale. Saltellava, si scaldava le mani soffiando, il naso già rosso prugna, le orecchie accese dal gelo.
Mi sono avvicinata.
Ciao, ho detto, la voce ovattata dal cappuccio.
Mi ha squadrata, probabilmente aspettandosi una fata esile in nylon, pronta a tremare per dargli lillusione di sentirsi eroe. Invece di fronte a lui cera una persona più simile ad una guida alpina.
Ciao, ha battuto i denti. Ti sei preparata proprio bene.
Hai detto di affrontare il fuoco e il gelo, e io parto dal freddo. Allora, facciamo questa passeggiata e respiriamo aria?
Quindici minuti di gloria
Siamo partiti lungo il viale. Questa uscita è entrata di diritto tra i più strani appuntamenti della mia vita.
Ti piace questo tempo? ho chiesto, impersonando la conversatrice educata.
Rinvigorente, ha risposto. Il volto quasi bloccato, si muovevano solo le labbra ormai blu. Amo linverno, mette alla prova le persone.
Concordo, ho annuito. Quanto alla teoria delle mantenute, spiegami meglio: perché pensi che il caffè sia una prova di vendita?
Parlare gli costava: il gelo bruciava la gola, ma la convinzione richiedeva sacrificio.
Perché tremava la voce, i rapporti devono nascere dallinteresse reciproco, non dal portafoglio. Se una donna non può semplicemente passeggiare ma pretende subito di essere “sfamata”, allora è solo una consumatrice.
E se una donna non vuole prendere una polmonite? ho ribadito, abbassando il cappuccio.
Scuse, ha tagliato corto e subito ha tirato su col naso. Chi vuole davvero, trova sempre il modo, basta vestirsi bene.
Ed io infatti mi sono vestita bene, ho aperto le braccia, mostrando il look da spedizione. Ma tu sembra che non sia molto equipaggiato. Sicuro di non avere freddo?
Sto benissimo! ha risposto, ma lo tremava così tanto che la cosa era evidente anche al buio.
Dieci minuti e siamo arrivati al centro del parco, davanti ad un chiosco di caffè chiuso. Matteo lo ha guardato con una malinconia degna di un eroe tragico.
Forse dovremmo tornare indietro? ha proposto. Il vento si è rinforzato.
Davvero? ho sorriso. Abbiamo appena iniziato. Volevi scoprire lanima. Parliamo di letteratura allora: ti piace Jack London? Ha scritto un racconto fantastico, “Accendere un fuoco”, dove luomo muore congelato perché sottovaluta il freddo.
Il suo sguardo aveva ben poco di spirituale.
Senti, devo andare, ha tagliato. Ho… delle urgenze, ora.
Quali urgenze? Avevamo programmato la serata.
Di lavoro. Mi sono ricordato di non aver inviato un report.
Alle otto di sera, di venerdì?
Esatto! ha quasi urlato.
Si è girato di scatto e ha praticamente corso verso luscita. Io lho seguito godendomi il momento: il mio “sopravvissuto” ha retto esattamente quindici minuti.
Alla metro nemmeno un saluto: si è lanciato nel caldo dellunderground. Spero che lì abbia riscaldato non solo le mani, ma forse anche le sue convinzioni. Anche se dubito.
Io sono tornata a casa, ho preparato un té bollente e cancellato la chat con Matteo. Non mi è dispiaciuto il tempo sprecato. Quei quindici minuti sono stati un vaccino contro il senso di colpa e un promemoria: prendersi cura di sé non fa di una donna una “mantenuta”.




